Visualizzazione post con etichetta Mussolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mussolini. Mostra tutti i post

mercoledì 21 gennaio 2015

EDDA CIANO, figlia di Mussolini (The daughter of Mussolini)


EDDA CIANO

Edda Mussolini coniugata Ciano, contessa di Cortellazzo e Buccari (Forlì, 1º settembre 1910 – Roma, 9 aprile 1995), è stata una dei cinque figli di Benito Mussolini.
È stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per l'opera di assistenza svolta anche a rischio della vita, durante la prima fase della seconda guerra mondiale, come crocerossina, sia sul fronte russo che in Albania, dove la nave su cui svolgeva servizio venne affondata.

Figlia primogenita di Benito Mussolini e di Rachele Guidi, nacque a Forlì il 1 settembre 1910 quando i genitori non erano ancora sposati (a lungo si insinuò che non fosse figlia di Rachele bensì di Angelica Balabanoff), e quando il padre era ancora uno squinternato agitatore socialista reduce dalla dura gavetta delle piazze di Romagna. 
In omaggio alle rigide convinzioni anticlericali dell'ambiente, Edda, che traeva il proprio nome dalla superdonna nietzschiana, protagonista di un dramma di Ibsen (Hedda Gabler),non fu battezzata: lo sarebbe stata solo molti anni dopo alla vigilia del Concordato.

Bambina, conobbe lo squallore degli alloggi suburbani, la vita povera e fuori dalle regole dei "sovversivi", la familiarità con i ragazzi dell'altro sesso alimentata dalle comuni scorribande tra i prati delle periferie milanesi; ma conobbe pure l'atmosfera elettrica delle redazioni, la confusione delle tipografie, le animate riunioni di partito dove il padre spessissimo era solito portarla con sé. 
Fin da giovanissima, insomma, respirò qualcosa del disordine e della libertà dei tempi moderni: acquistò forse allora quell'irrequietudine, quella continua intenzione di stupire, che certamente le venivano pure dal retaggio familiare e che sarebbero diventate poi la cifra del suo modo d'essere e di stare nel mondo.

"A quattordici anni fumai la prima sigaretta [...] ero bravissima anche a correre, a saltare, in tutti gli attrezzi come la fune, la pertica"; si aggiungano le predilette letture salgariane e la precocissima passione per I'automobile: fu lungo queste vie, all'epoca non troppo consuete, che l'adolescente Edda, a detta di molti simile a un "maschiaccio", divenne nell'Italia degli anni Venti una giovane donna emancipata. 
Non già di certo grazie agli studi: al liceo Parini infatti, rimediò sempre voti mediocri nonché un disonorevolissimo (per quei tempi) otto in condotta, mentre al raffinato Collegio "per signorine" di Poggio Imperiale, sui colli fiorentini, dove il padre ormai capo del Governo aveva voluto mandarla, resistette solo pochi mesi.

Ottenuto finalmente di potersene allontanare, I'onnipresente autorità paterna tuttavia non allentò la presa e, a mo' di surrogato educativo, la spinse a intraprendere lunghi viaggi all'estero anche allo scopo di farle acquisire la necessaria pratica del mondo: così fu dapprima in Africa settentrionale, e poi a Ceylon e in India con una lunga crociera. 
Il duce seguiva abbastanza dappresso la vita della figlia che considerava I'unica, vera Mussolini della sua progenie, e anche in occasione di questi viaggi come tante altre volte in seguito, non mancò di inviarle frequenti affettuose missive di consiglio e di incitamento.

Dopo alcuni amori giovanili di scarso peso - perlopiù, significativamente, di ambiente forlivese-romagnolo, tra i quali quello con un giovane di buona famiglia messo alla porta dal duce per aver richiesto informazioni sull'eventuale dote della giovane Mussolini - Edda decise senza pensarci su un momento ("e perchè no?" fu la sua risposta), di accettare la repentina offerta di matrimonio rivoltale quasi per gioco, mentre insieme stavano assistendo allo spettacolo in un cinema romano, dall'appena conosciuto Galeazzo Ciano, allora giovane diplomatico di belle speranze, figlio di un alto papavero del regime. 
Aveva solo vent'anni, e lui ventisette, quando si sposarono a Roma, il 24 aprile 1930, con un ricevimento fastoso che costituì una delle poche occasioni di alta mondanità che la nomenclatura fascista offrì in un ventennio al paese.

Fino al matrimonio la vita di Edda si era svolta in pratica tutta all'ombra di suo padre. Ella non aveva certo corrisposto ai canoni che egli avrebbe voluto imporle (al duce, per esempio, sigarette e pantaloni apparvero sempre cose incompatibili con una donna, mentre la figlia ne fece costantemente grande uso), e però la violazione di quei canoni da parte della giovane, all'insegna di una certa impulsiva audacia, di una ribalda indipendenza di modi e di carattere arieggianti un modello virile, era in fin dei conti fatta apposta per incontrarsi con i gusti più riposti di Mussolini: che infatti non fece mai mancare alla figlia un'intesa affettuosa venata di complicità.
L'emancipazione di Edda, insomma, era stata fino ad allora un'emancipazione sì, ma per così dire sotto tutela, previo consenso paterno. Ora, invece, con Galeazzo, tutto sarebbe stato diverso; con lui, infatti, Edda avrebbe conosciuto un'emancipazione più personale e più vera, anche se infinitamente più contraddittoria e più aspra, destinata alla fine a toccare il culmine della tragedia.

Il matrimonio fu tanto solido quanto all'apparenza poco felice. Nacquero negli anni tre figli - Fabrizio, Raimonda, Marzio - ma l'attrazione fisica tra i due sposi fu subito assai scarsa e finì rapidamente per spegnersi del tutto. 
Fortissimo, invece, doveva rivelarsi il legame psicologico ed affettivo tra l'incerto, vanitoso Galeazzo, familista e maschilista quanto giusto, e la caparbia, generosa Edda, insofferente dei ruoli tradizionali di donna. Come se lui si sentisse rufforzato dall'avere quella moglie sicura al proprio fianco, compiacendosi al tempo stesso di proteggerla dalle sue eccessive sconsideratezze, e come se lei, dall'altra parte, riuscisse a placare le sue irrequietudini nell'indulgente maternage di quel suo marito leggero, apprezzandone, lei così spigolosa, i tratti accomodanti di buon figliolo italiano, spessissimo canaglia, ma assai difficilmente carogna.

Gli agi, la giovane età e i temperamenti di entrambi, la levità dell'ambiente mondano-diplomatico della Roma del fascismo trionfante, infine l'avvento dei tempi nuovi: tutto contribuì a fare di Edda e Galeazzo "una coppia moderna". 
Fin dall'epoca dl Shanghai dove erano andati subito dopo il matrimonio (lui essendo stato nominato console generale d'Italia) si erano lasciati una reciproca libertà di incontri e di storie. 
Edda ebbe le sue, ma senza riuscire mai a trovare qualcosa di più di qualche affettuosa devozione, come fu quella che seppe poi dimostrarle nelle circostanze più tragiche il marchese fiorentino Emilio Pucci di Barsento. In genere furono corteggiamenti e flirt di nessuna importanza sullo sfondo della bella casa ai Parioli, della villa del Castiglione a Capri, mèta sempre più frequente di lunghi soggiorni, del Circolo del golf dell'Acquasanta alle porte di Roma, dei languidi pomeriggi estivi sulla spiaggia di Castelporziano. 
"Da bambina - confesserà molto avanti negli anni - ho disperatamente sognato di essere un uomo: un archeologo o un esploratore. Non mi sentivo tagliata per essere un'impeccabile padrona di casa, una madre modello, una nuora da manuale, insomma una perfetta donna qualunque".

In fuga perenne da se stessa, Edda ama il gin e il tavolo da gioco (dove perde somme favolose per trovare le quali non esita a ricorrere al segretario del padre), predilige i quadri di De Chirico di cui addobba il suo salotto, e s'interessa di politica. 
L'ha respirata fin da piccola, la politica, è un'ammiratrice decisa di suo padre e può essere definita una fascista convinta. La sua qualità di moglie-figlia del duce indubbiamente conta qualcosa nella folgorante carriera del marito (ministro degli Esteri a soli trentatre anni nel 1936), ma ella si astiene dal darlo a vedere, e soprattutto sa resistere alla tentazione di svolgere un qualsiasi ruolo sulla scena pubblica. Tuttavia le sue battute mordaci, i suoi giudizi senza peli sulla lingua nei confronti di aspetti e personaggi del regime, Mussolini incluso, se necessario (per esempio a proposito del suo rapporto con Claretta Petacci), fanno in un baleno il giro della Roma che conta.

Così come è nota la sua simpatia per Hitler e per il nazionalsocialismo, visto come una sorta di fascismo più deciso, capace, lui sì, di fare i conti con i poteri tradizionali. Si reca anche da sola più volte in Germania, e in un ambiente che certo non è propenso a eccessiva indulgenza per I'impegno politico di una donna, suscita una ammirazione non di maniera nei circoli massimi del regime, a cominciare dal Führer, conquistato dalla sua aggressiva sincerità, dalla sua passione ideologica senza mezze misure.

Scoppiata la guerra, Edda, che l'ha voluta, vi partecipa come crocerossina volontaria. Tra lei e la principessa Maria Josè, presidente del Corpo, non corre buon sangue, ma le due si rassegnano a sopportarsi a vicenda. 
Nella baia di Valona si salva a nuoto dal naufragio della nave ospedale su cui è imbarcata, e alla vigilia dello sbarco alleato in Sicilia non manca di segnalare al padre - in una lettera durissima per la franchezza spietata - le condizioni materiali penose in cui versano le popolazioni dell'isola e insieme i sintomi del disfacimento dell'organismo militare del paese.

Ma ormai è tutto inutile. Il 25 luglio, con l'adesione di Galeazzo Ciano all'ordine del giorno che approvato dal Gran Consiglio del fascismo segna la fine di Mussolini, inizia la tragedia di Edda. Nelle settimane seguenti, fidandosi della sua antica amicizia con i nazisti, è lei che commette l'errore fatale di consigliare il marito di rifugiarsi presso l'ambasciata tedesca di Roma. Da lì saranno portati non già in Spagna, come avevano sperato, bensì in Germania dove sarà subito chiara la sorte che aspetta l'ex ministro degli Esteri. 
Ma perché la sorte decisa a Berlino si compia è necessario il consenso di Mussolini. Dalla metà ottobre del '43 a metà gennaio del '44 Edda ingaggia una battaglia disperata per impedire quel consenso. Il destino l'ha posta nell'alternativa di dover scegliere tra il padre e il marito ed Edda sceglie Galeazzo, quasi con la volontà di stare dalla parte della propria autonomia, della propria vita individuale, in definitiva della propria libertà. 
Lo scontro con il padre raggiunge, in un ultimo drammaticissimo colloquio, vertici di tensione ineguagliabile: "la guerra è finita. Siete tutti pazzi [...]. Tra noi tutto è finito, finito per sempre. Ti odio, ti disprezzo,.non sei più mio padre", urla in faccia a Mussolini. 
Dopo il no del duce gioca infine la carta disperala della trattativa con i tedeschi per la consegna dei Diari del marito in cambio della sua vita. La contessa Ciano ora si muove da sola, da sola deve lottare per la vita e per la morte, non ha l'aiuto di nessuno salvo che di qualche amico coraggioso.
Anche così, nel lutto e nella disperazione la guerra può obbligare una donna italiana a scoprire il proprio valore, la può spingere a battersi per ciò che vuole e che ama, a scoprire la propria singolare irriducibilità.

Dapprima Himmler e le SS sembrano interessati allo scambio, ma all'ultimo momento tutto salta: l'accordo non ci sarà e per Galeazzo giunge l'ultima ora. A Edda viene impedito perfino di incontrarlo prima della fucilazione: non le resta che la possibilità di mandargli qualche riga che firma "Edda tua", "Deda tua". Il marito le si rivolge chiamandola "buona, sincera, generosa".

Dopo quei giorni terribili la sua vita non avrà più storia. Consegnata nell'estate del 1945 alle autorità italiane dalla Svizzera presso cui si era rifugiata subito dopo la morte del marito, viene inspiegabilmente mandata al confino a Lipari, dove tuttavia starà per pochi mesi. 
I decenni seguenti saranno spesi in lunghi viaggi che assomigliano a un vagabondare senza pace tra la piccola casa che ha conservato ai Parioli, la Romagna, Capri e il mondo. A farle compagnia solo i ricordi, che il tempo ingigantisce, ma di cui almeno tempera lo strazio. 
Edda si spegne a Roma la domenica delle Palme del 1995.


domenica 4 gennaio 2015

CLAREATTA PETACCI, l'amante di Mussolini (The lover of Mussolini)


CLARETTA PETACCI

Clarice Petacci conosciuta come Clara o Claretta (Roma, 28 febbraio 1912 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è nota per essere stata amante di Benito Mussolini, da lei idolatrato fin dall'infanzia. Era sorella dell'attrice Miria di San Servolo (vero nome Maria Petacci).

Lei no, non doveva essere uccisa. Lo ammetterà nel 1983 Sandro Pertini, capo dello Stato, un tempo capo partigiano: 
"La sua unica colpa era quella di avere amato un uomo".

Claretta Petacci andò incontro al suo destino di morte per inseguire un riscatto. Un amore eterno in cambio della vita. Sua per sempre, di fronte agli assassini e al mondo, dopo oltre un decennio d'incontri fugaci e in fondo banali. È dalla banalità di quel bene che lei voleva affrancarsi.

Amante clandestina, passatempo profumato, mantenuta, puttana del duce.
Quella morte avrebbe cancellato e risarcito. Così fu. La pietà avrebbe fermato con una spilla la sua gonna alle ginocchia, nel pieno del furioso oltraggio sui corpi senza vita di piazzale Loreto. "Una macelleria messicana", disse disgustato Ferruccio Parri.
La pietà, poco più tardi, avrebbe spinto il governatore americano della Lombardia ad interrompere il disumano scempio.


  
Ora, forse, lo si può ammettere. senza quel finale di partita, Claretta sarebbe poco più di un'amante (fra le tante) di Mussolini. La sua figura sarebbe stata storicamente irrilevante. Al centro, semmai, di postumi gossip nei salotti romani post-fascisti. Così simili a quelli, fascistissimi, dove si discettava sulle sue visite in sidecar a Palazzo Venezia e sulla nuova villa dei Petacci, troppo lussuosa per non essere argomento di pettegolezzi velenosi. Invece no. Quella morte per amore, solo per amore, la fece ingombrante. E d'improvviso così grande. 
Vergogna per la memorialistica resistenziale, ricordare che con il dittatore fu assassinata anche una donna senza colpa. E brutto incubo per i nostalgici del duce-patria-famiglia, quel corpo estraneo, quasi come aggiunto al copione della storia da chi volesse infangare la figura del duce, fame un ometto in fuga con l'amante, alla stregua di un fedifrago da quattro soldi nell'ora più buia per l'Italia.

La vita di Claretta aveva avuto il suo momento di svolta. Come se un fumetto fosse diventato realtà in carne ed ossa. Accade così in un film di Woody Allen, col protagonista che fuoriesce dallo schermo per fuggire - come un sognato principe azzurro - al fianco dell'innamoratissima spettatrice in sala.

A Claretta era capitata la stessa cosa. L'amore infantile per quell'uomo potente e lontano, si era fatto ossessione. Aveva agitato i suoi sogni d'adolescente. Ma la vita aveva seguito il suo corso, senza scossoni. Musica, sport, amorini giovanili, un fidanzamento tranquillo, una stagione fatta di ozi e di sospiri, di confidenze e di poesie dedicate a Mussolini. Per lei era un mito, come un attore del cinema, dei telefoni bianchi.

Quando lo vide, il giorno che cambiò la sua vita, era primavera. La giovinezza di Claretta, nell'aprile del '32, coincide con la maturità di Mussolini e con il massimo del consenso popolare nei confronti del fascismo. 
L'incontro avvenne alla rotonda di Ostia, Mussolini restò impressionato da quella bella ragazza ventenne, seno aggressivo, occhi nerissimi, autrice di versi spediti via posta e che il duce finse di ricordare
... Fu I'inizio d'un amore. Per lei esaltante, totale, esclusivo: gioia di vivere, ragione per morire. Per lui importante e dolce, parentesi sentimentale tra cattivi pensieri e ragion di Stato.


  
Claretta sposò ugualmente il suo fidanzato d'un tempo. E Mussolini continuò come prima a ricevere donne senza scrupoli per avventure di pochi minuti, che non meritavano nemmeno d'essere vissute senza stivali...

Eppure Claretta scelse infine l'amore matto e disperatissimo per Benito. E lui, come un giovane borghese perbene, un giorno chiese alla signora Giuseppina Petacci: 
"Mi permettete di amare vostra figlia?". 
La risposta, fatalista o furbastra e rassegnata: 
"Mi conforta l'idea di saperla vicina a un uomo come voi". 
La passione divorante di lei contagiò anche lui. Fu amore vero, negli anni euforici del massimo
fulgore per l'Italia mussoliniana. La fiamma esaltante durò, inevitabilmente, solo alcuni anni. Pesarono, senza cancellare del tutto il sentimento, le voci sul fratello di lei, spregiudicato faccendiere. Condizionò il comportamento del duce la reiterata richiesta della sua figlia amata, Edda: 
"Liberati di lei, ti scongiuro!".

Ma fu la storia a scegliere per loro. Come per tutti. Dopo il '38 si fece più inquieto lo scenario internazionale. Gli osanna filo-mussoliniani si attenuarono. La tragedia della guerra assorbì e avvilì l'animo del duce, ne ammalò il fisico. Anche Claretta ebbe un momento difficilissimo. Incinta, a causa di una'gravidanza exra-uterina, perse il figlio, il frutto del suo amore che aveva in grembo. Un anno dopo morì Bruno, il figlio prediletto del duce, che ne risentì gravemente, sempre più addolorato e depresso.


   
La storia con Claretta era ormai di dominio pubblico. Lo scandalo quasi inevitabile. Al punto che nell'ottobre '41 Pio XII incaricò personalmente il vescovo di Tripoli, Monsignor Facchinetti, amico di Mussolini, di chiedere al "diletto figlio" l'interruzione di quel rapporto. Il duce promise. E il 20 maggio '42 scrisse all'amante: 
"Clara, il sacrificio che ho chiesto al tuo amore, più che alla tua sensibilità ed obbedienza, può essere ed è grande; ma torno a ripeterti che questo è necessario per chiarire tutto e riportare persone e cose ed eventi in una tranquilla luce. Torno a dirti che un giorno - presto, io credo - mi ringrazierai di ciò e sarai contenta di questa eclissi di una abitudine che ti era e mi era cara. Ti scongiuro di non vedere in quanto accade, altra cosa diversa da quanto il mio cuore ti disse. Riposati e guarisci. I miei nervi hanno bisogno di quiete e i tuoi anche. Quando l'orizzonte sarà sgombro di nubi, vi vedrai una fiamma che non si spegne e che queste lettere intendono: A.T.D.B".

Come un liceale innamorato dei giorni nostri alle prese con un sms, Mussolini si firmava languidamente A.T.D.B. (a te da Ben). Ma la tragedia era alle porte. Per lei, I'umiliazione di venire respinta dagli uscieri di Palazzo Venezia. Per lui, le disavventure belliche e il dramma del 25 luglio '43.

Privato e pubblico si intrecciarono fino a confondersi. Prima di recarsi dal re, dopo il voto del Gran Consiglio, la telefonata a Claretta che lo implorò, intuitiva come un uomo non può mai essere: 
"Non andare, non ti fidare. E guardati da Badoglio!". 
Aveva chiamato la sua donna anche tre anni prima, quando stava per affacciarsi al balcone e gettare l'Italia nel circolo cieco d'una guerra sbagliata.


  
Dopo l'arresto, e l'armistizio, nei mesi di Salò anche quel loro amore divenne strumento, quasi ostaggio di guerra. I tedeschi si servirono di Claretta per meglio e più da vicino controllare il duce, conoscerne le intenzioni, spiarne i pensieri.

Cosa restava, della fiamma più ardente, dell'ardore degli anni ruggenti? Così un testimone nel '50 ricorderà quegli incontri nella casa sul Garda dove i Petacci si erano trasferiti: 
"Qualche volta, sul far della sera, arrivava Mussolini [...]. Lui la guardava con tenerezza, le tendeva la mano, le diceva: *Buonasera, signora*. Poi, con lei accanto, s'inoltrava verso il salone dove la principessa lo accoglieva sempre con un "Benvenuto, Duce". A volte si tratteneva per la cena. Ma dire cena è esagerato. Sia la principessa sia Mussolini mangiavano come uccellini. Soltanto la signorina Claretta sembrava avere appetito. Si servivano minestrine, verdure lessate, un po' di formaggio, la frutta. Dopo un po' Mussolini salutava, Claretta lo accompagnava alla porta e lui raggiungeva a lunghi passi la scorta. Non ricordo di averlo mai udito trattare confidenzialmente la signorina".

All'inizio del '45 Mussolini predispose la partenza dei Petacci per l'estero. Lei non volle lasciare I'Italia e il suo Ben. Lo raggiunse a Milano, lo seguì a Como.
Furono catturati separatamente dai partigiani, che li tennero assieme, fino al tragico 28 aprile. Quel giorno, la mantenuta del duce consumò nella tragedia la sua rivincita: 
"Mi odiano perché lui mi ama. Perché la mia vita è tutta per lui". 
Era pronta, più dello stesso Mussolini, al sacrificio. Alla sorella Myriam, sua confidente: 
"Non lo abbandonerò mai, qualunque cosa avvenga. [...] Fa' sì che sia finalmente detta la verità su di me, su di lui, sul nostro amore sublime, bellissimo, divino, oltre il tempo, oltre la vita".

Un partigiano, dopo la mortale raffica di mitra, le strappò dal collo un ciondolo d'oro. Dietro c'era scritto: 
"Clara, io sono te e tu sei me. Ben". 
A rileggerle oggi, quelle parole, si fatica a riconoscervi I'impronta della storia. Eppure... forse è stata ancora più tagliente e spietata, la storia, con quella frase di Ben, che non sfigurerebbe stampata su carta velina, attorno a un bacio di cioccolato.


I corpi di Mussolini (secondo da sinistra) e di Petacci (riconoscibile dalla gonna)
 esposti a Piazzale Loreto.
Il primo cadavere a sinistra è Nicola Bombacci.
Gli ultimi due a destra sono Pavolini e Starace.



lunedì 22 dicembre 2014

RACHELE MUSSOLINI

DONNA RACHELE

Rachele Guidi, casalinga. Nasce a Salto, in Romagna, l'11 aprile del 1890. Morirà per collasso cardiocircolatorio alle ore 13,20 del 30 ottobre 1979 nella propria abitazione a Villa Carpena, a Predappio.

Azdora e perciò contadina, raccontata da una leggenda che la vuole matriarca di una famiglia devastata dal dolore, Rachele conquista il titolo di "donna" in virtù del suo carattere forte e combattivo, in ragione del suo essere stata fondamentalmente un monumento di dignità. 

Tal prefetto Saverio Polito, quando la porta via da Villa Torlonia verso una destinazione d'ufficio stabilita dall'empio maresciallo Badoglio, le strappa la mano dalla rigidità che è propria di una signora ignobilmente sequestrata per compiere su di lei un volgare oltraggio sessuale, per infangare ulteriormente questa figlia del popolo che nessuna lusinga borghese aveva mai distolto dalla propria natura di madre, moglie e padrona.
Immune ai richiami e alle chimere della nobiltà perfino, sollecitata ad accettare un titolo principesco o una ducea almeno, questa donna cui hanno strappato il marito col sotterfugio tipico degli inquilini del Quirinale in un'Italia rovinata nel disastro civile ha dalla sua parte la regina Elena, sangue montenegrino, ..culto della lealtà e dell'onore, che tuona contro Vittorio Emanuele: 
"A casa nostra, sotto il nostro tetto, contro tutte le regole dell'ospitalità, quell'orrenda autoambulanza nel giardino...".

La vita di Rachele Guidi, zappatrice alla valle del Rabbi, è stata messa da parte per Euripide. È appena una bambina delle elementari quando Rachele s'innamora di Benito Mussolini. Lui sostituisce la madre a scuola, la maestra Rosa Maltoni, la rivede la domenica all'uscita della messa, la fulmina di sguardi ma vivranno per un periodo come fratello e sorella quando Alessandro "il fabbro", il padre di Mussolini nel frattempo vedovo, si porterà in casa la madre di Rachele diventata sua compagna.

A diciannove anni è Rachele che diventa compagna di Benito Mussolini, anzi, è registrata nei brogliacci della forza pubblica come "concubina dell'imputato Benito Mussolini". 
In un disegno di anonimo graffiato col carboncino si vedono Rachele e Benito intorno a una culla, il futuro fondatore dell'Impero suona una ninna nanna col violino. 
Rivoluzionari e socialisti, Rachele e Benito hanno già una figlia, Edda. La bambina viene registrata all'anagrafe come figlia di Benito Mussolini e di N.N. 
È una formula insolita, darà adito a un sospetto che sopravviverà nel tempo, quando Edda, futura contessa Ciano, sarà sempre più diversa dalla madre così popolana, e sempre più contessa, forse figlia naturale di Angelica Balabanoff, nobile e bohémienne rapita d'amore per Mussolini. 
"Tu non puoi essere mia figlia"..., dirà spesso la madre alla figlia e madre e figlia condurranno sempre l'una contro I'altra armata una guerra sorda e lunga sigillata in un amore feroce, un legame affondato nella carne viva di ferite inaudite, come quella cena con i Mussolini riuniti per l'ultima volta insieme, con donna Rachele ostentatamente girata di spalle per non voler guardare il genero, Galeazzo, chiedendo ripetutamente al marito: 
"Quando ti libererai dei traditori?". 
Adolf Hitler in persona chiede la grazia per Galeazzo Ciano già condannato a morte dal tribunale di Verona. 
Mussolini risponde: 
"Come potrei chiedere alla mia gioventù di andare a morire se poi restituisco la vita a mio genero". 
Come avrebbe mai potuto guardare in faccia sua moglie piuttosto, se solo avesse salvato Galeazzo Ciano. 
La vita di Rachele Guidi, pratica di orto e di allevamenti, donna di modi spicci e nervosi, è stata messa da parte per Euripide. Rachele e Benito si sposeranno civilmente nel 1915, si uniranno in matrimonio anni dopo, e questa volta davanti all'Altare, quando lui avrà trovato 'posto' alla guida della nazione italiana. Lei è un caratteraccio, lui I'asseconda sempre. L'unica volta che Benito Mussolini si potrà permettere il lusso di una sfuriata con la moglie sarà a causa di un 'furto'.

Claretta Petacci
Pratica e sbrigativa, donna Rachele raduna tutta la paccottiglia dei riconoscimenti ottenuti dal marito: le targhe, le coppe, le medaglie; ori e argenti che fa fondere per ricavarne il denaro con cui poi compra una "cucina economica". 
Il marito diventa un cerbero: "Hai rubato allo Stato, quell'oro e quell'argento non I'hanno dato a me, lo hanno dato al capo del Governo". 
Avranno altri quattro figli: Vittorio, letterato, soldato e ottimo critico cinematografico, quindi Bruno, un angelo dell'aviazione morto in giovane età, la dolcissima Anna Maria, colpita giovanissima dalla poliomielite e infine Romano, jazzista, pittore, un artista dal tratto amorevole, papà di Alessandra, l'inaspettata nipote che infine ha coraggiosamente raccolto I'eredità politica di una complicata e affascinante famiglia italiana.

Analfabeta, Rachele imparerà solo a scrivere il proprio nome e cognome per potere firmare le dediche per le migliaia e migliaia di visitatori che si recheranno in pellegrinaggio a Predappio negli anni del dopoguerra per renderle omaggio; Gloria Sabatini, prima firma de Il Secolo d'Italia, già quotidiano del Msi, conserva una foto di lei bambina ritratta accanto alla vedova del Duce ma perfino Marco Pannella, leader radicale, troverà negli anni del suo impegno libertario il sorriso di questa contadina felice di vederlo imbavagliato davanti agli schermi della tivù per inscenare sempre più aspre proteste civili. 
Devota di Padre Pio riceverà dalle mani del santo una corona di rosario per recitare le preghiere in memoria del marito, lei aggiungerà motu proprio un'Avemaria per Claretta Petacci, l'amante, ovvero la donna che le aveva sottratto il privilegio di morire accanto all'uomo della sua vita. 
A Rachele spetterà il potente compito di officiare alla restituzione delle spoglie martoriate del Duce.

Alessandra Mussolini
Dopo anni di opprimente ipocrisia democratica, in un mezzogiorno di sabato - grazie anche alle intercessioni di Pietro Nenni, amico di famiglia - convocata segretamente al cimitero di Predappio, donna Rachele riceve in una cassa di sapone la salma del marito. 
Si inginocchia, chiede al marito tutta la forza per resistere allo strazio, "effettua il riconoscimento", mette nome e cognome sul verbale, rifiuta assolutamente una più acconcia bara affinché i posteri abbiano vergogna di quella cassa per sapone con ancora appiccicata sopra la réclame e maledice, ancora una volta, i traditori. 
A poco a poco si diffonde in paese la voce dell'avvenuta consegna: 
"È tornato il Duce! E tornato il Duce!".

La vita di donna Rachele è un canovaccio di Euripide ma la biografia più bella, quella che l'ha consegnata ai posteri, l'ha scritta Francobaldo Chiocci: Donna Rachele.




VEDI ANCHE . . .

mercoledì 27 novembre 2013

IL FASCISMO IN ITALIA (Fascism in Italy)


IL FASCISMO IN ITALIA

Le rivoluzioni proletarie

La Rivoluzione di ottobre in URSS aveva convinto i rivoluzionari europei che i tempi tanto attesi per una trasformazione radicale della società erano ormai maturi. La stanchezza della guerra, la miseria e la fame spinsero migliaia di uomini alla rivolta.

Nel novembre del 1918 in Germania era stata proclamata la repubblica (la Repubblica di Weimar, come fu detta dalla città nella quale venne convocata l'Assemblea Costituente), ma i socialdemocratici,che costituivano il maggior partito, non intendevano realizzare fino in fondo le riforme socialiste.
Per questo nel gennaio del 1919 i comunisti tedeschi (che avevano preso il nome di spartachisti, guidati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, tentarono la rivoluzione: il  governo socialdemocratico, di fatto difensore dell'ordine borghese, schiacciò con le armi gli insorti. Liebknecht e la Luxemburg furono massacrati (settimana di sangue; 10 - 17 gennaio).

Nel marzo anche in Ungheria scoppiò l'insurrezione comunista, diretta dal rivoluzionario Bela Kun. Anche qui però dopo qualche tempo la reazione borghese rovesciò il governo rivoluzionario.

Nonostante le sconfitte, la tensione rivoluzionaria andava aumentando. 
Nel marzo del 1919 si costituì a Mosca la III Internazionale comunista, alla quale aderirono i partiti comunisti di nuova formazione e quei partiti socialisti che avevano denunciato il tradimento della II Internazionale.


La reazione borghese

La borghesia, nel corso della sua storia, per estendere più saldamente il suo potere politico ed economico su tutte le classi sociali, aveva creato la libertà di associazione, di riunione, di stampa, le elezioni politiche, il Parlamento. Non poteva ora permettere che di queste istituzioni si servisse la classe operaia per la sua rivoluzione; era piuttosto disposta a sbarazzarsi di queste istituzioni, soprattutto in quei paesi dove più forte era la pressione proletaria.
Per questo motivo ostacolò in tutti i paesi la formazione dei nuovi partiti rivoluzionari, ne bloccò ogni tentativo insurrezionale e tentò di rovesciare lo stesso potere sovietico in URSS, alimentando con armi, danaro, soldati la controrivoluzione all'interno del territorio russo.

Questa operazione della borghesia portò naturalmente ovunque alla creazione dei regimi fascisti.


La situazione italiana

Nell'immediato dopoguerra in Italia la situazione era veramente critica. Da un lato la profonda disillusione per la cosiddetta "vittoria mutilata" agitava le classi medie, dall'altra motivi ben più concreti, quali i bassi salari, la disoccupazione, la miseria, agitavano le classi popolari.

La lotta sociale, quindi, dopo la parentesi dell'età giolittiana e della guerra, riprese violentissima, senza che il partito socialista fosse capace di dare uno sbocco rivoluzionario a tale volontà, sicuro che il sistema borghese sarebbe crollato da solo e che al proletariato non restasse che attendere fiducioso l'ora del crollo borghese e della rivoluzione.

Nel gennaio del 1919 i cattolici, dopo un lungo travaglio politico (ricordiamo che il papa, dopo la caduta del  potere temporale, aveva vietato alle masse cattoliche di prendere parte alla vita politica dello Stato italiano) fondarono il partito popolare. Esso si prefiggeva graduali riforme sociali, da attuarsi con la collaborazione di tutte le classi. Si trattava di una operazione borghese che, facendo leva sul sentimento religioso, mirava a sottrarre ai partiti rivoluzionari in favore delle masse.

Nel marzo del 1919 Benito Mussolini, l'ex socialista che, allo scoppio della guerra, aveva assunto posizioni interventiste, fondava a Milano i Fasci di combattimento, sulla base di un programma politico assai confuso, mirante a convogliare iI malcontento dilagante su posizioni politiche controrivoluzionarie e nazionalistiche.


Il 1919 e il 1920

Nell'estate del 1919, in coincidenza con la crisi politica aperta dalla caduta del Ministero Orlando, violente agitazioni popolari scossero tutto il paese. Fu una grande occasione rivoluzionaria, ma la mancanza di un partito deciso a dare uno sbocco politico al movimento fu dannoso al movimento stesso. Così il nuovo governo, presieduto da Francesco Saverio Nitti, riuscì a tenere in pugno la situazione. Non solo, ma nel settembre le forze reazionarie lanciarono addirittura una sfida controrivoluzionaria al governo Nitti con l'occupazione di Fiume.
Nel novembre il governo indisse le elezioni politiche, che dettero 156 seggi ai socialisti, 101 ai popolari, 251 ai liberali. I fascisti ottennero poche migliaia di voti.

Nel giugno del 1920 si costituì l'ultimo gabinetto Giolitti, che durò in carica poco più di un anno. Il vecchio statista dimostrò la consueta abilita sia nel trattare la questione fiumana, sia nel varare una serie di provvedimenti di carattere popolare, miranti a contenere la pressione delle agitazioni sociali.

Nell'estate del 1920 una seria agitazione fu iniziata dagli operai metallurgici per una rivalutazione dei salari.
L'intransigenza padronale fu assai ferma e gli operai risposero con l'occupazione delle fabbriche. Il movimento interessò tutte le aziende del Nord; ma ancora una volta il PSI e i sindacati non furono in grado di assumere alcuna iniziativa. Giolitti attuò la solita tattica del "lasciar fare", in attesa che il movimento si esaurisse per l'incapacità interna di andare avanti. Gli operai intanto, pur gestendo le fabbriche, non potevano far proseguire la produzione, perché le reti commerciali, le fonti bancarie, il governo stesso non erano nelle loro mani. Essi così dovettero porre fine all'occupazione e accettare le trattative con i datori di lavoro.


Il fascismo al potere

Fu allora che molti industriali e molti agrari del Nord, decisi a porre fine al movimento rivendicativo degli operai, forti della vittoria conseguita, cominciarono a finanziare squadre d'azione composte di fascisti, i cui obbiettivi antioperai e antidemocratici si andavano precisando sempre più.
Comuni nelle mani delle forze popolari, Camere del lavoro, sedi di cooperative e di partiti di sinistra furono sistematicamente devastate e incendiate. Dirigenti politici e sindacali dei lavoratori vennero bastonati, torturati, uccisi.

Nel gennaio del 1921, in occasione del XVII congresso del PSI, due gruppi guidati da Gramsci e da Bordiga, seriamente preoccupati della reazione fascista e della incapacità del PSI, uscirono dal partito socialista e crearono il Partito comunista d'Italia, che entrò a far parte della III Internazionale.

La situazione nel paese si faceva intanto sempre più incandescente. Giolitti chiese allora al re lo scioglimento della Carnera e la convocazione dei comizi elettorali. Il re accettò e nel maggio del '21 si votò per la nuova Camera. 
Giolitti pensava a un successo dei liberali, ma questo non si verificò: i popolari ebbero 107 deputati, i socialisti 123, i comunisti 15, i fascisti 35. Giolitti non riuscì a formare il governo. 
Era la fine dell'Italia liberale!

Venne allora costituito un governo sotto la direzione di Ivanoe Bonomi, che durò in carica dal luglio '21 al febbraio '22. 
Fu un periodo in cui la violenza fascista fu più bestiale che mai. Eccidi e stragi ormai non si contavano più. 
Alla violenza fascista la classe operaia rispose con un imponente sciopero generale. La rabbia dei fascisti toccò allora il culmine. Essi scesero in piazza contro gli scioperanti. 
Esercito e polizia non solo non intervennero a difendere i lavoratori aggrediti, ma addirittura dettero manforte ai fascisti. Segno evidente che ormai la borghesia italiana aveva fatto la sua scelta: si apprestava a gettare a mare Bonomi e a consegnare il governo a Mussolini.

Non rimaneva ormai che l'ultimo atto. Nell'ottobre del '22 colonne di fascisti iniziarono da tutta Italia una marcia su Roma; con tale manifestazione di forza, intendevano fare pressione sul re, perché affidasse iI governo a Mussolini, che attendeva a Milano il maturare degli eventi.

Il 28 ottobre i fascisti giunsero a Roma. Il nuovo presidente del consiglio, Luigi Facta, aveva predisposto un piano di emergenza per bloccare con l'esercito i fascisti alle porte di Roma. Ma il re non ne volle sapere, si rifiutò di firmare lo stato d'assedio proposto dal Facta e lasciò via libera ai fascisti. 
Quindi convocò Mussolini e gli affidò l'incarico di formare un nuovo governo.


I primi anni del fascismo

Il Gabinetto costituito da Mussolini non fu composto di soli fascisti, ma anche di uomini della destra liberale e del Partito popolare. Socialisti, comunisti, liberali di sinistra votarono contro il governo.

Fra i primi provvedimenti fascisti fu la costituzione della Milizia volontaria di sicurezza nazionale, esercito di parte, con chiari fini repressivi e liberticidi. 
Lo squadrismo intanto continuava nelle sue violenze; nel dicembre a Torino fu consumata un'orrenda strage di operai antifascisti.

Ebbero poi inizio le pressioni fasciste sul movimento cattolico: Mussolini si sforzò di convincere i cattolici che il miglior difensore dei valori religiosi era lui e non il Partito popolare. Molti settori cattolici cedettero a questa manovra e nel '23 don Sturzo, convinto antifascista e fondatore del Partito popolare, dovette lasciare la segreteria del partito.

Ormai la marcia verso la dittatura era aperta. 
Forte dell'appoggio degli industriali, degli agrari, della Chiesa, di vasti settori della vecchia classe dirigente, Mussolini organizzò per l'aprile del '24 nuove elezioni, dopo aver varato una nuova legge elettorale, secondo la quale il partito che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti avrebbe avuto alla Camera ben due terzi dei seggi. 
Si giunse alle elezioni in un clima di intimidazione e di sopraffazione.
I fascisti e i loro alleati ottennero 356 seggi su 535. Ma non tutte le voci erano spente: socialisti e comunisti mantenevano una ferma e coraggiosa opposizione.

Un esponente socialista, Giacomo Matteotti, il 30 maggio 1924 tenne alla Camera un chiaro discorso, in cui senza mezzi termini denunciava al paese il terrore su cui il regime si reggeva. 
I fascisti non gliela perdonarono: iI 10 giugno Giacomo Matteotti venne aggredito, rapito e trucidato.

Il delitto suscitò nel paese una profonda indignazione.
Ma ancora una volta i partiti rivoluzionari e quelli democratico-borghesi non furono in grado di organizzare una lotta a fondo contro il fascismo. Essi si limitarono ad una sterile protesta. Come la plebe romana nella sua lotta contro i patrizi era solita rifugiarsi sull'Aventino per esprimere la sua protesta, allo stesso modo i deputati dell'opposizione abbandonarono la Camera, convinti che così facendo avrebbero isolato politicamente il fascismo e costretto il re a chiedere le dimissioni dal governo. 
Il ritiro dell'opposizione dai lavori parlamentari fu chiamato Aventino.


La dittatura fascista

Il calcolo delle opposizioni si dimostrò sbagliato. II re non intervenne contro gli assassini di Matteotti e Mussolini capì che non solo non era necessario cedere, ma che era anzi il momento di rafforzare il suo potere.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini annunciò in un discorso alla Camera i provvedimenti che intendeva adottare per costituire la dittatura fascista. 
Furono sciolti partiti e associazioni, furono soppressi i giornali dell'opposizione; gli antifascisti vennero arrestati: molti di questi furono costretti all'attività clandestina, altri dovettero riparare all'estero, dando luogo ad un nuovo fuoruscitismo, che dai tempi del  Risorgimento gli Italiani non avevano più conosciuto.

Mentre l'opposizione in Italia e all'estero dava vita ad un movimento di resistenza al fascismo, questo rafforzava il suo dominio di anno in anno. 
Non ci fu più settore della vita nazionale in cui la dittatura non fosse presente. 
Nel '26 i sindaci e i consigli comunali, eletti dal popolo, furono sostituiti dal podestà e dalle consulte comunali, nominati dal governo. 
Nello stesso anno venne istituita I'Opera nazionale Balilla, con cui il fascismo si assumeva in prima persona il compito di educare i giovani, spinti al culto del duce, delle armi, della superiorità della razza italica.

Nello stesso anno venne istituito il Tribunale speciale, con il chiaro intento di perseguitare gli antifascisti. Esso poteva emettere anche condannare a morte. 
Insieme a moltissimi altri, Antonio Gramsci venne condannato da questo tribunale a 20 anni di carcere perché, come disse il pubblico ministero Isgrò, "occorreva impedire che il suo cervello funzionasse". Gramsci morirà di stenti in una clinica romana il 27 aprile del 1937.

Nel 1927 venne varata la Carta del lavoro, con la quale si codificavano i nuovi principi corporativi fascisti. Le corporazioni si sostituivano ai vecchi sindacati dei Lavoratori: erano organizzazioni delle quali facevano parte sia i lavoratori che i datori di lavoro. Poiché i capi di esse dovevano essere uomini "di sicura fede nazionale", cioè fascisti, la "collaborazione" tra datori di lavoro e lavoratori si risolveva in una solenne beffa ai danni di questi ultimi.


La politica economica del fascismo

I lavoratori pagarono di persona la politica economica fascista. Questa tendeva alla cosiddetta autarchia, a rendere cioè l'Italia capace di produrre da sola tutto ciò che le occorreva, naturalmente senza tenere in alcun conto la qualità dei prodotti e la economicità del prezzo.

Poiché il potere d'acquisto delle masse lavoratrici era assai basso, gli industriali non potevano produrre beni di consumo popolare e quindi tendevano a produrre per lo Stato, che commissionava loro soprattutto forniture militari, accumulando ingenti profitti. 
Alla politica autarchica era così strettamente legata una politica di preparazione alla guerra e di dispendiose quanto inutili realizzazioni, le cosiddette "opere del regime".
Tutto questo pesava enormemente sui bilanci delle famiglie italiane.

Il fascismo tuttavia dovette andare incontro alle esigenze, ormai più che mature, relative alla protezione del lavoro. Fu fissata in otto ore la giornata lavorativa e furono sancite norme per la previdenza e l'assistenza.

Tra le opere pubbliche che ebbero una certa utilità, ricordo la bonifica delle Paludi pontine, nel Lazio, mediante la quale oltre 60.000 ettari di terre incolte vennero trasformati in fertili poderi. Tra le "opere del regime", ispirate solo alla mania di grandezze, ma rovinose dal punto di vista economico, ricordo la "battaglia del grano".
Con essa si riuscì a non importare grano dall'estero, ma l'agricoltura, nazionale venne sconvolta: laddove erano pregiati frutteti e oliveti venne imposta la coltivazione del grano e alla fine dell'operazione questo prodotto venne a costare in Italia molto di più del prodotto importato.


I Patti lateranensi

Procedeva nel frattempo il riavvicinamento tra Mussolini e la Chiesa. 
Nel '26 ebbero inizio i contatti per una conciliazione tra Stato e Chiesa, che ponesse fine alla grave tensione esistente dalla liberazione di Roma del 1870.
Le trattative furono lunghe e laboriose, ma giunsero in porto l'11 febbraio 1929 con la firma dei Patti lateranensi, così chiamati dal Palazzo Laterano, dove furono sottoscritti.

Essi sono costituiti di tre documenti:

1) il Trattato, secondo il quale, abrogate le leggi delle guarentigie,  I'Italia riconosceva il nuovo Stato della Città del Vaticano.

2) la Convenzione finanziaria, con cui l'Italia si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di circa due miliardi di lire a titolo di indennizzo per i territori sottratti alla Chiesa nel 1870.

3) il Concordato. Secondo quest'ultimo documento, ai vescovi veniva garantita la più ampia libertà di comunicare con il clero e con i fedeli. I chierici venivano esonerati dal servizio militare. 
Agli ecclesiastici venivano riconosciute particolari agevolazioni nei procedimenti penali. 
I preti apostati, quelli cioè che rinunciavano al sacerdozio, non avrebbero potuto ricoprire nessun ufficio statale che Ii mettesse in contatto con il pubblico.
Il matrimonio cattolico avrebbe avuto gli effetti civili.
Lo Stato inoltre si impegnava a considerare come "fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento della dottrina cristiana" e a introdurre così l'insegnamento della religione in ogni ordine di scuole.
All'Azione Cattolica veniva riconosciuta piena libertà di movimento, purché questo fosse staccato da ogni attività sociale e politica.

La soddisfazione di tale vittoria per questo accordo, che costituiva una netta vittoria della Chiesa sullo Stato, venne chiaramente espressa da papa Pio XI che in un discorso del 14 febbraio ebbe a dire: 

"Il Concordato è, se non il migliore di quanti ne possono essere, almeno fra i migliori ... Forse ci voleva un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale".



Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (5) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (3) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) CGIL (1) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (28) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (3) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (17) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (11) Disegni Personali (2) Disney (1) Divisionismo (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (8) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (10) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (56) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (2) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (4) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giuseppe Pellizza da Volpedo (1) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (5) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Horus (1) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (88) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (5) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (58) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Longoni (1) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (10) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (18) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Materialismo (1) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (15) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (25) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (26) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pastello (1) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (1) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (9) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Pittura (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicanalisi (2) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (21) RAPHAËL MAFAI (1) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (21) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) S. Francesco (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salgari (1) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sandokan (1) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Schopenhauer (2) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Scultura (1) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (2) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (124) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (48) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Taoismo (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (6) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (16) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (3) Von Humboldt (1) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Windsor (6) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)