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lunedì 11 aprile 2016

IL CROLLO DEL NAZISFASCISMO (The collapse of fascism)

Mussolini e Hitler

IL CROLLO DEL NAZISFASCISMO

IL SECONDO FRONTE


Il 6 giugno truppe anglo-americane sbarcarono in Normandia, nella Francia settentrionale, aprendo così finalmente il secondo fronte, quello che avrebbe deciso delle sorti della guerra. I mezzi adoperati per lo sbarco erano imponenti e avevano richiesto mesi e mesi di preparazione e di intensi bombardamenti contro le difese costiere tedesche. Le truppe alleate penetrarono in Francia e la stessa integrità del suolo tedesco fu messa in serio pericolo, mentre i bombardamenti a tappeto distruggevano letteralmente i centri industriali, i nodi ferroviari, le città tedesche.

Dinanzi allo sfacelo imminente, il 20 luglio alcuni alti ufficiali tedeschi attentarono alla vita del führer, collocando una bomba ad orologeria in una baracca del quartier generale in una località della Prussia orientale. La bomba esplose, ma Hitler riportò solo leggere ferite; la sua reazione fu terribile e tutti i responsabili furono condannati a morte.

Nell'agosto un nuovo sbarco alleato in Provenza permise la rapida liberazione della Francia; il 25 agosto Parigi era liberata.

Nella primavera e nell'estate del '44 anche il fronte russo si mosse. Le truppe sovietiche inflissero gravissime perdite a quelle tedesche, liberarono i Paesi baltici, penetrarono in Polonia. Nell'autunno Finlandia, Romania, Bulgaria, Ungheria si arrendevano; in Jugoslavia i Russi si congiungevano con i partigiani di Tito, mentre gli Inglesi liberavano la Grecia.

Nell'ottobre la città di Varsavia insorse contro i nazisti. Per oltre due mesi si combatté accanitamente; alla fine i Tedeschi prevalsero e si abbandonarono ad orrende stragi.

Sul fronte italiano nell'estate venivano liberate la Toscana e l'Umbria, mentre i Tedeschi si attestavano su di una nuova linea difensiva, la linea gotica. Nel giugno si era costituito un nuovo governo presieduto da Ivanoe Bonomi designato dai sei partiti e non più dal re.

Durante tutto l'anno il movimento partigiano prese sempre maggiore consistenza. Nel dicembre del '44 intercorsero trattative tra i partigiani, gli Alleati e il governo italiano: si giunse ad un accordo per cui il CLN dell'Alta Italia riconosceva la supremazia del governo italiano e quindi degli Alleati. Il comando delle formazioni partigiane fu affidato ad un generale dell'esercito regio, Raffaele Cadorna (figlio di Luigi); vice comandanti furono nominati Ferruccio Parri del Partito d'Azione e Luigi Longo, del Partito comunista italiano (dicembre 1944).


 Il crollo del nazifascismo

Stalin, Roosevelt e Churchill

Mentre su tutti i fronti, dall'Europa al Pacifico gli alleati erano all'offensiva, nel febbraio del '45 Stalin, Roosevelt e Churchill si incontrarono a Yalta, in Crimea, per discutere la futura sistemazione dell'Europa. La conferenza fu molto importante, perché i tre grandi decisero di dividere l'Europa in due parti, quella occidentale sotto l'influenza anglo-americana, quella orientale sotto l'influenza sovietica.

Nella primavera sui tre fronti europei si scatenò l'ultima offensiva. I Sovietici occuparono la Prussia-orientale e raggiunsero il fiume Oder e l'Austria. Gli Anglo-americani da Ovest superarono il Reno e penetrarono in territorio tedesco.
Il 26 aprile sul fiume EIba Americani e Sovietici si incontrarono e le forze tedesche in Europa venivano spezzate in due.
In Italia gli Alleati sfondarono la linea gotica, mentre il 25 aprile i comandi partigiani diedero l'ordine dell'insurrezione. Nel giro di pochi giorni l'intera Italia settentrionale era liberata dai partigiani.
Mussolini, in fuga verso la Svizzera con i gerarchi del fascismo, venne catturato il 27 presso Dongo sul Lago di Como. Il giorno dopo, in esecuzione di un ordine emesso dal CLN, venne condannato a morte e fucilato insieme ai suoi 15 stretti collaboratori.

Qualche giorno dopo Hitler si suicidava nei sotterranei della Cancelleria a Berlino, mentre le truppe sovietiche entravano nella città. I suoi successori avviavano rapide trattative di pace.
L'8 maggio la Germania firmava la resa incondizionata.
La guerra in Europa era finita.


Il crollo del Giappone

 Aprile 1945: soldati americani e sovietici si incontrano sul fiume Elba
nel cuore della Germania

Sul fronte del Pacifico all'inizio del '45 gli Americani, sferrarono l'attacco decisivo contro i Giapponesi, infliggendo loro gravi perdite. Ma i Giapponesi disponevano ancora di enormi risorse per una resistenza ad oltranza.
Allora il nuovo presidente degli Stati Uniti Harry Truman, successo a Roosevelt (che era morto il 12 aprile), prese una decisione di enorme responsabilità, quella cioè di bombardare il Giappone con le nuovissime bombe atomiche, di una potenza distruttiva decine di volte superiore a quella delle bombe normali.
Il 6 agosto una bomba atomica venne sganciata sulla città nipponica di Hiroshima. L'esplosione provocò la distruzione della città, la morte di 250.000 persone (uomini, donne, bambini, cani, gatti e le loro pulci) ed il ferimento di 100.000. Il 9 agosto la stessa sorte toccò alla città di Nagasaki. Lo stesso giorno l'URSS entrava in guerra con il Giappone.

Venne così a cadere, da parte giapponese, ogni velleità, perché era impossibile resistere ad una guerra combattuta con mezzi così potenti di cui allora solo l'America disponeva. Il Giappone accettava allora la resa incondizionata e l'armistizio venne firmato il 2 settembre a bordo della corazzata americana Missouri.
La terribile Seconda guerra mondiale aveva così termine. Era durata esattamente 6 anni!


Nuovo assetto dell'Europa


In seguito agli avvenimenti bellici le più importanti modifiche territoriali si ebbero nell'Europa orientale, soprattutto a vantaggio dell'URSS, a cui vennero annesse Estonia, Lettonia, Lituania, alcune terre finlandesi, le regioni orientali della Polonia, la Bessarabia, l'estremo lembo della Cecoslovacchia.

La Germania venne divisa in quattro zone d'occupazione: americana, inglese, francese e sovietica. Berlino, nel settore sovietico, venne anch'essa divisa in quattro zone.
Più tardi gli occidentali unificarono le tre zone della Germania e diedero vita alla Repubblica Federale Tedesca, con capitale Bonn, sotto la loro influenza. Altrettanto fece l'URSS, trasformando la propria zona nella Repubblica Democratica Tedesca.
Il territorio tedesco subì inoltre ingenti perdite. La Prussia orientale venne divisa tra URSS e
Polonia; la Pomerania fino ai fiumi Oder e Neisse passò alla Polonia.

L'Austria venne in gran parte occupata dalle truppe sovietiche. Il trattato di pace con gli alleati fu firmato ben 10 anni dopo la fine della guerra, nel 1955. Con esso le truppe straniere lasciarono il territorio austriaco con l'impegno di quel governo di condurre una politica di rigorosa neutralità.

L'Italia firmò il trattato di pace nel febbraio del 1947. Cessava così il regime di occupazione, ma il territorio nazionale perdeva Briga e Tenda in favore della Francia, parte della Venezia Giulia in favore della Jugoslavia. La zona di Trieste veniva dichiarata "Territorio Libero" e divisa in due zone, la A e la B, l'una sotto l'amministrazione alleata, l'altra sotto amministrazione jugoslava. Solo nel 1954 Trieste e la zona A tornarono all'Italia; la zona B passò alla Jugoslavia.

L'Italia perdette inoltre il Dodecanneso, che passava alla Grecia, e l'Albania, che tornava indipendente. La Libia divenne uno Stato indipendente nel '50; l'Eritrea venne annessa all'Etiopia nel '52; anche la Somalia, affidata in un primo momento dalI'ONU all'Italia in amministrazione fiduciaria, nel 1960 venne proclamata indipendente.

martedì 3 marzo 2015

IL NAZISMO E LA RESISTENZA (Nazism and Resistance)



L'oppressione nazista e la resistenza europea

Era ormai l'inizio della fine. Nel frattempo l'occupazione tedesca nei territori conquistati si faceva sempre più pesante e crudele. Secondo l'ideologia nazista l'umanità si divideva in due grandi categorie: i superuomini, cioè i po-poli di lingua tedesca, più forti e più intelligenti e destinati a governare il mondo, e i sottouomini, cioè il resto dell'umanità, incapaci di governare e di autogovernarsi, destinati quindi ad essere sottomessi o eliminati. 
Dei sottomessi, alcuni sarebbero stati gli schiavi della razza superiore, altri avrebbero trovato la morte in campi di sterminio scientificamente organizzati. Agli Ebrei era riservata la cosiddetta soluzione finale, cioè lo sterminio totale di tutta la razza.


Tale mostruosa ideologia, delineata nel Mein Kampf (La mia battaglia), l'opera che Hitler pubblicò nel 1926, trovò effettiva attuazione. A milioni Ebrei, Polacchi, Jugoslavi, Russi, Francesi furono uccisi nelle camere a gas dei campi di sterminio. I lager (campi di prigionia), tra cui Treblinka, Auschwitz, Mathausen, Buchenwald, divennero tristemente famosi.

Contro una simile oppressione sempre più forte si faceva il movimento di resistenza. Popoli interi si organizzarono nel movimento clandestino. Decine di migliaia di partigiani iniziarono la lotta nelle campagne e nelle città, dalla Francia agli Urali, dai fiordi norvegesi alle montagne di Grecia. Le retrovie tedesche, le strade, le ferrovie venivano continuamente attaccate dai partigiani. Agitazioni e scioperi bloccavano spesso la produzione e creavano serie difficoltà all'invasore.

Nel marzo del 1943 a Torino gli operai metallurgici incrociarono le braccia, dimostrando un coraggio ed una volontà di lotta che preoccuparono seriamente fascisti e nazisti.

Terribili erano le rappresaglie naziste. Gli ostaggi venivano uccisi indiscriminatamente secondo il rapporto, nei casi migliori, di dieci per ogni soldato tedesco. Con questo sistema abitanti di interi paesi vennero trucidati. 
Questa fu la fine di Lidice in Cecoslovacchia, Oradour sur Glane, in Francia, Marzabotto, presso Bologna. Ma le stragi perpetrate dai Tedeschi, invece di fiaccare la resistenza, accendevano sempre di più nei combattenti il coraggio di resistere e il desiderio di conquistare la propria libertà. Cosi Ia resistenza, da fenomeno italiano e tedesco, nata fin dai tempi dell'avvento del fascismo e del nazismo, si trasformò in fenomeno europeo.

La vittoria sovietica a Stalingrado galvanizzò tutti i movimenti partigiani e la resistenza europea cominciò a colpire più duramente Tedeschi e fascisti.


Lo sbarco in Italia

Stalin nel frattempo chiedeva con insistenza l'apertura di un secondo fronte in Europa, dato che il peso della guerra in vite umane era sostenuto soprattutto dai soldati, dai partigiani, dai civili sovietici, mentre I'azione anglo-americana in Europa consisteva unicamente nei massicci bombardamenti dei centri industriali e ferroviari e dei porti.

Aprire un secondo fronte significava attuare una poderosa operazione di sbarco, resa oltremodo difficile su tutte Le coste controllate dai Tedeschi, Le quali erano fortificatissime. Gli alleati preferirono quindi ripiegare sullo sbarco in Italia, più facile data la scarsissima difesa costiera, sbarco che avvenne in Sicilia nel luglio del 1943.


Il 25 luglio 1943

La classe dirigente italiana si sentì tremare la terra sotto i piedi. Pensò di salvare il salvabile liberandosi di Mussolini e indicando in lui l'unico responsabile delle situazione. La corte, lo Stato maggiore ed un gruppo di fascisti dissidenti tramarono allora un colpo di Stato.

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran consiglio del fascismo, organo supremo del partito fascista, votò un ordine del giorno che metteva Mussolini in minoranza e nel quale si chiedeva il ripristino dello Statuto, cioè praticamente le dimissioni del duce.
Il giorno dopo il re congedò Mussolini e lo fece imprigionare. Quindi incaricò il generale Pietro Badoglio della formazione del nuovo governo.

La caduta di Mussolini fu accolta con grande favore dal popolo, il quale sentiva ormai imminente la fine della guerra. Il nuovo governo, pur dichiarando ufficialmente che la guerra sarebbe continuata secondo gli impegni contratti con i Tedeschi, cominciò tuttavia ad avviare trattative con gli Anglo-americani per un armistizio. Queste vennero condotte all'insaputa dei Tedeschi, i quali però, temendo lo sganciamento italiano dalla guerra, provvidero nel frattempo ad inviare truppe nella penisola.


L'8 settembre 1943

L'armistizio, firmato il 3 settembre a Cassibile, presso Siracusa, venne reso pubblico soltanto l'8, ma, per il modo in cui si procedette, costituì per gli Italiani una vera e propria tragedia. La classe dirigente italiana ed il re, che nel '22 avevano consegnato l'Italia a Mussolini e nel '40 avevano precipitato il paese nella guerra, nel '43 lo abbandonavano nelle mani dei Tedeschi.
L'esercito italiano, già demoralizzato dalle sconfitte subite in Africa, in Russia, in Grecia, in Sicilia, fu lasciato senza ordini dai generali, che, insieme al re ed al governo, seppero organizzare soltanto la loro fuga da Roma a Pescara e di qui, per mare, a Brindisi.

Nel giro della stessa notte I Tedeschi occuparono tutti i centri nevralgici del paese. L'esercito italiano si dissolse. I soldati gettarono la divisa; molti tentarono di tornare a casa, altri salirono sui monti per dar vita alla guerriglia partigiana.

Non mancarono isolati episodi di resistenza. A Roma, a Porta San Paolo, si combatté aspramente contro i Tedeschi i quali, superiori per mezzi ed efficienza, ebbero ben presto ragione dei difensori.
Tragico fu l'episodio dell'Isola di Cefalonia nel Mar Jonio, dove 8.000 soldati italiani, dopo molti giorni di accaniti combattimenti, furono sopraffatti e trucidati dai nazisti.




La Resistenza italiana

Nella situazione nuova che si era creata, il 9 settembre i sei partiti antifascisti che si erano ricostituiti all'indomani della caduta del fascismo (comunista, socialista, democratico cristiano, cioè l'ex partito popolare, il Partito di azione, di ispirazione liberal-socialista, il Partito liberale, il Partito democratico del lavoro) dettero vita in Roma al CLN (Comitato di liberazione nazionale) che si proponeva di mobilitare il popolo nella lotta armata contro i Tedeschi e contro i fascisti.

Nello stesso mese paracadutisti tedeschi liberarono Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso.
Alla fine di settembre venne ricostituito il regime fascista, la cosiddetta Repubblica sociale italiana, il cui governo pose la sua sede a Salò, sul Lago di Ganda.
L'Italia era così smembrata. Nel Nord e nel centro vi era la RSI; il Trentino e la Venezia Giulia però venivano ceduti dai fascisti alla diretta amministrazione tedesca. Nel Sud vi era il governo del re a Brindisi, mentre gli Anglo-americani conservavano sotto la loro amministrazione i territori liberati dall'occupazione nazista.

Il 27 settembre si ebbe a Napoli la prima insurrezione popolare contro i nazisti. Per quattro giorni i napoletani combatterono casa per casa cacciando i Tedeschi. A liberazione avvenuta, il 10 ottobre, entrarono nella città le truppe anglo-americane, sbarcate a Salerno.

Gli Alleati anglo-americani, nella loro marcia verso il Nord raggiunsero Cassino,  ma qui i Tedeschi si attestarono su una linea difensiva formidabile che riuscirono a mantenere fino alla primavera del '44.

Il 12 ottobre il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania, proclamando lo stato di "cobelligeranza" con gli Alleati. Per tutto l'inverno nelle retrovie tedesche e soprattutto nell'Italia settentrionale il movimento partigiano si andò organizzando in modo sempre più massiccio. Il popolo italiano aveva ormai fatto la sua scelta, mettendo in pratica la lotta a fondo contro nazisti e fascisti.

Nel gennaio del '44 a Bari, i partiti del CLN, dopo accesi contrasti e lunghe discussioni, decisero di entrare nel governo del re, proponendo, nello stesso tempo che, alla fine della guerra, il popolo avrebbe scelto per il paese mediante libere elezioni la forma monarchica o quella repubblicana.

Nell'aprile Badoglio formò un governo di "unità nazionale" con i rappresentanti dei sei partiti. Il re si impegnava ad affidare al figlio Umberto la luogotenenza del regno quando Roma fosse stata liberata.

Nel gennaio 1944 gli Alleati erano intanto sbarcati ad Anzio, ma anche qui trovarono un'accanita resistenza tedesca. Tutte le operazioni militari ristagnarono per qualche mese. Finalmente nella primavera gli Alleati sferrarono l'attacco sul fronte di Cassino; ebbero ragione della linea difensiva tedesca e marciarono verso il Nord. Liberarono l'Italia centrale e nella notte tra il 4 e il 5 giugno entrarono in Roma.




giovedì 26 febbraio 2015

LA SECONDA GUERRA MONDIALE (The Second World War)




LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Scoppio e cause della guerra


Il primo settembre 1939 le truppe tedesche varcarono il confine polacco, mentre Hitler proclamava l'annessione di Danzica. Il 3 settembre gli Anglo-francesi, sulla base degli impegni assunti verso la Polonia, dichiararono guerra alla Germania
L'aggressività di Hitler fu la causa diretta dello scoppio del conflitto, ma non quella fondamentale. In effetti le ragioni della guerra vanno ricercate nei profondi contrasti che dividevano il mondo capitalista. Da una parte vi erano i capitalisti anglo-francesi, i quali con due vasti imperi coloniali controllavano gran parte del mercato mondiale, coadiuvati dai capitalisti americani che controllavano, a loro volta, gran parte dei mercati sudamericani ed asiatici. A loro volta, però, il capitalismo tedesco e quello nipponico, sollecitati da una grande spinta delle loro forze produttive, cercavano di conquistare nuovi mercati per la loro espansione. Accodato a questi era il gracile imperialismo italiano, spinto più dal desiderio di emulare i due potenti alleati che da reali esigenze di espansione.


Prime vittorie naziste

In poco meno di un mese le armate tedesche sconfissero la resistenza polacca, mentre le armate russe penetrarono in Polonia da Est e riconquistarono i territori perduti nella guerra russo-polacca del '21.
Sul momento gli Anglo-francesi non fecero nulla di concreto e la dichiarazione di guerra apparve puramente formale.

Gli Stati Uniti dichiararono la loro neutralità, ritenendo che i problemi europei non Ii riguardassero. L'Italia fascista, pur dimostrando di approvare l'iniziativa tedesca, dichiarò la non belligeranza.

L'URSS dette poi inizio all'invasione dei Paesi Baltici, i quali prima del 1917 appartenevano alla Russia zarista.
Venne attaccata la Finlandia che nel marzo del '40 firmò la pace e cedette alcuni territori all'URSS,

Nell'aprile del 1940 le truppe tedesche invasero la Danimarca e la Norvegia. Assicuratosi così sul fronte orientale, Hitler sferrò nel maggio l'offensiva contro la Francia.
Come era avvenuto nella Prima guerra mondiale, i Tedeschi, per evitare le difese nemiche, assalirono la Francia dal Nord calpestando l'indipendenza dell'Olanda, del Belgio e del Lussemburgo.


L'Italia in guerra

Il 10 giugno del '40 Mussolini, temendo che Hitler vincesse rapidamente la guerra e che l'Italia rimanesse esclusa dal bottino della vittoria, dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra. Il popolo italiano, ormai da 15 anni sotto il giogo della dittatura, non poté opporsi alla guerra. Ma gli antifascisti compresero che era giunto il momento di intensificare la lotta contro il fascismo: la guerra era contraria agli interessi del popolo italiano e costituiva un vero e proprio tradimento ai danni della nazione; lottare contro la guerra fascista significava lottare contro il fascismo stesso.

Le truppe italiane aggredirono la Francia dal Sud. Il 14 giugno i Tedeschi entrarono a Parigi; il 22 il governo francese firmò l'armistizio.
Nell'estate del '40 I'URSS riprese la sua espansione territoriale; occupò l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, costrinse la Romania a cederle la Bessarabia.

In Africa il peso della guerra era sostenuto sostanzialmente dall'Italia, unico paese fascista ad avere colonie in quel continente. In un primo tempo le operazioni furono favorevoli ai fascisti

Il 28 ottobre Mussolini, mal sopportando che tutte le iniziative belliche fossero sempre tedesche, decise di attaccare la Grecia. L'impresa, che nelle mire fasciste doveva risolversi in una passeggiata, si rivelò invece un vero disastro; le truppe italiane vennero inchiodate sulle montagne greco-albanesi dall'esercito greco, piccolo, ma animato da un grande spirito combattivo.

La guerra interessò ben presto anche il fronte navale e quello aereo. L'aviazione tedesca iniziò un selvaggio bombardamento su Londra per fiaccare il morale degli Inglesi.
Questi invece, guidati dal ministro Winston Churchill, seppero opporre una strenua resistenza, dimostrando all'aggressore una grande compattezza.


Le operazioni in Africa e nei Balcani

Le operazioni della guerra sul fronte etiopico, dopo il primo successo degli Italiani, volsero poi a favore degli Inglesi. Questi sferrarono una poderosa offensiva e l'Etiopia cadde nelle loro mani. Il 5 maggio 1941 truppe inglesi entrarono in Addis Abeba - esattamente cinque anni dopo l'ingresso delle truppe italiane - restaurandovi il potere del Negus, esule a Londra dal 1936.

Sul fronte libico gli Inglesi riconquistarono i territori egiziani, penetrando profondamente nella Cirenaica. Nella primavera del '41 giunsero in aiuto degli Italiani truppe corazzate tedesche, che sferrarono una vigorosa offensiva riconquistando i territori libici.

Sul fronte greco ancora una volta furono i Tedeschi che raddrizzarono le sorti degli Italiani. Infatti nella primavera del '41 Hitler ordinò l'invasione della Jugoslavia. Le truppe tedesche occuparono rapidamente il territorio jugoslavo da Nord, quindi penetrarono in Albania e di qui vennero in aiuto degli Italiani. L'urto tedesco fu decisivo e nel maggio l'intera Grecia venne occupata.

Tutta la Penisola balcanica cadde così sotto il dominio tedesco. Il popolo jugoslavo dimostrò una grande fierezza nei confronti dell'invasore, dando vita sulle montagne ad una vigorosa resistenza armata, di cui divenne capo e animatore il comunista Josip Broz, meglio noto con il nome di battaglia Tito, che divenne ben presto leggendario in tutto il paese.


Hitler attacca I'URSS

Nel marzo del 1941 gli Stati Uniti vararono una legge affitti e prestiti, per cui avrebbero fornito ai paesi in lotta contro Hitler materiale bellico dietro il semplice impegno di questi a restituirlo dopo la vittoria. Con tale legge, e con la sua partecipazione alla guerra europea, l'America, una volta di più, si salvava da una crisi economica esportando in Europa tutti i prodotti eccedenti sul mercato nazionale.

Hitler ovviamente temette che la diplomazia anglo-americana potesse spingere Stalin ad una politica diversa da quella seguita fino a quel momento. Decise allora di prevenire questa possibilità: ruppe il patto di alleanza con l'Unione sovietica e il 22 giugno 1941 le truppe tedesche varcarono il confine sovietico.


Stati Uniti e Giappone in guerra


L'attacco tedesco all'URSS provocò come reazione un ulteriore avvicinamento anglo- americano. Nell'agosto Churchill e Roosevelt si incontrarono su di una nave da guerra nell'Atlantico e sottoscrissero la Carta Atlantica, nella quale dopo la distruzione del nazismo, si impegnavano a ristabilire una pace giusta e promettevano ai popoli la libertà di scegliere il regime che avessero preferito. In effetti i capi anglo-americani erano soltanto preoccupati di dover perdere definitivamente il mercato europeo e asiatico; la Carta Atlantica sanciva comunque dei principi capaci dl mobilitare tutti quei popoli che stavano allora soffrendo sotto l'oppressione nazi-fascista.

Nel novembre, dopo la rapida avanzata estiva, le truppe tedesche furono costrette a fermarsi. I sovietici fecero blocco attorno a tre città, Leningrado, Mosca e Rostov.
In Libia le truppe inglesi riconquistarono nuovamente la Cirenaica.

Il 7 dicembre un fatto nuovo impresse una nuova svolta al corso della guerra. L'aviazione nipponica attaccò improvvisamente la flotta statunitense nella baia di Pearl Harbour, nelle isole Hawai, infliggendole gravissime perdite.
Tale azione provocò l'immediato intervento degli Stati Uniti in guerra.
All'inizio del '42 i Giapponesi occuparono molti territori asiatici. Inoltre, impegnati fin dal 1937 nella guerra contro la Cina, ripresero con maggior vigore la penetrazione nel territorio cinese e nell'Indocina.

Sul fronte libico le truppe dell'Asse sferrarono una terza offensiva e giunsero fino ad 80 chilometri da Alessandria d'Egitto.

Nella primavera del '42 i Tedeschi ripresero I'offensiva in Russia e conquistarono la Crimea e parte del Caucaso.


La controffensiva alleata

Lo sforzo tedesco sul fronte russo fu gigantesco, perché Hitler intendeva chiudere la partita prima del nuovo inverno. La città di Stalingrado venne investita dall'armata tedesca, ma i sovietici opposero una valorosa resistenza e bloccarono l'invasore. 
Nel novembre i Russi sferrarono una controffensiva sfondando il fronte tedesco nei pressi di
Stalingrado e ponendo così l'assedio agli assedianti della città. Anche gli Italiani, che in gran numero erano stati inviati da Mussolini sul fronte del Don, vennero accerchiati e circa 100.000 di essi furono messi fuori combattimento tra morti, prigionieri, dispersi, feriti.

Nell'ottobre gli Inglesi attaccarono per la terza volta sul fronte egiziano e riconquistarono nuovamente la Cirenaica. Nel novembre gli Americani sbarcarono in Marocco ed in Algeria.

Sul fronte del Pacifico nel corso del '42 gli Americani cominciarono la riconquista delle posizioni perdute durante il primo attacco giapponese. Sbarcarono a Guadalcanal, nelle Salomone, ed aiutarono concretamente la Cina con armi e munizioni nella sua lotta contro l'invasore.

Agli inizi del '43 la campagna d'Africa ebbe termine in seguito alla caduta di Tripoli e di Tunisi nelle mani degli Anglo-americani.

Nel febbraio l'armata tedesca di Stalingrado, nonostante gli ordini di Hitler, che chiedeva il sacrificio di tutti i soldati tedeschi piuttosto che la resa, stremata dall'assedio, dal freddo e dalla fame, dovette arrendersi.





venerdì 14 novembre 2014

SHOAH DEI BAMBINI - Al di là del bene e del male (HOLOCAUST OF CHILDREN - Beyond good and evil.)


La Shoah dei bambini

Nel suo racconto autobiografico Anni d'infanzia (La Giuntina, 1989) Jona Oberski narra. con un linguaggio straordinariamente sobrio, il suo rapporto con una realtà vissuta al di là del bene e del male.



Al di là del bene e del male
Trauma su trauma

La sera la mamma mi domandò che cosa avevo fatto durante il giorno. Le raccontai che ero stato insieme ai ragazzi più grandi. Mi domandò se mi prendevano così senz'altro con loro e io le spiegai che ora sì, mi prendevano con loro, perché avevo superato la prova. Ero stato all'osservatorio.
Lei mi domandò che cos'era, un osservatorio. Risposi che lo sapeva benissimo, che lì c'erano i cadaveri e che sapeva anche benissimo che mio padre era stato gettato sopra gli altri cadaveri e che non aveva neppure un lenzuolo e io avevo detto ai bambini che ne aveva sì uno, mentre avevo visto benissimo che non ne aveva.
Mi misi a strillare che lei era matta a lasciare che lo buttassero così sugli altri cadaveri senza lenzuolo e che non mi aveva neppure raccontato che era stato portato via dalla baracca dell'infermeria e che io volevo andare almeno a salutarlo un'ultima volta e che lei era stata cattiva e che era colpa sua se era lì così nudo sopra i cadaveri.
La mamma diceva soltanto: "no", "non è vero", ma io non l'ascoltavo e non la smettevo e le dicevo che non aveva bisogno di mentire con me, perché tanto avevo visto tutto con i miei occhi. Alla fine scoppiai in un pianto dirotto, terribile.
La mamma disse che non si chiamava osservatorio, ma obitorio.
Ma a me non me ne importava niente.
Lei disse che i corpi dei morti venivano portati lì perché all'infermeria avevano bisogno dei letti per gli altri ammalati. E ogni giorno venivano degli uomini che portavano via i corpi e li trasportavano in un posto appartato nel bosco, dove venivano seppelliti. 
Ma quel giorno per combinazione non erano venuti. E disse anche che il papà era avvolto in un lenzuolo, ma che non potevo averlo visto, perché i fagotti erano tutti uguali e dopo di lui ne erano morti tanti altri che erano tutti nel mucchio. E lui era rimasto nel mucchio, sotto gli altri.
La mamma mi strinse a sé, mi carezzò e mi baciò. Poi cominciò anche lei a piangere e disse che anche per lei non era bello affatto.





VEDI ANCHE . . .



SHOAH DEI BAMBINI - Hurbinek, figlio della morte (HOLOCAUST OF CHILDREN - Hurbinek, the son of death)


La Shoah dei bambini

Nella Tregua, Primo Levi dà una descrizione lenta e stupita del ritorno alla vita dopo l'atroce esperienza nei campi della morte. Nei suoi ricordi vivissima è l'immagine di Hurbinek, un bambino nato e morto ad Auschwitz.


Hurbinek, figlio della morte

Nel corso di quei pochi giorni, intorno a me si era verificato un mutamento vistoso. Era stato l'ultimo grande colpo di falce, la chiusura dei conti: i moribondi erano morti, in tutti gli altri la vita ricominciava a scorrere tumultuosamente. Fuori dai vetri, benché nevicasse fitto, le funeste strade del campo non erano più deserte, anzi brulicavano di un viavai alacre, confuso e rumoroso, che sembrava fine a se stesso. Fino a tarda sera si sentivano risuonare grida allegre o iraconde, richiami, canzoni.
Ciononostante la mia attenzione, e quella dei miei vicini di letto, raramente riusciva a eludere la presenza ossessiva, la mortale forza di affermazione del più piccolo e inerme fra noi, del più innocente, di un bambino, di Hurbinek.
Hurbinek era un nulla, un figlio della morte, un figlio di Auschwitz.
Dimostrava tre anni circa, nessuno sapeva niente di lui, non sapeva parlare e non aveva nome: quel curioso nome, Hurbinek, gli era stato assegnato da noi, forse da una delle donne, che aveva interpretato con quelle sillabe una delle voci inarticolate che il piccolo ogni tanto emetteva. Era paralizzato dalle reni in giù, e aveva le gambe atrofiche, sottili come stecchi; ma i suoi occhi, persi nel viso triangolare e smunto, saettavano terribilmente vivi, pieni di richiesta, di asserzione, della volontà di scatenarsi, di rompere la tomba del mutismo. La parola che gli mancava, che nessuno si era curato di insegnargli, il bisogno della parola, premeva nel suo sguardo con urgenza esplosiva: era uno sguardo selvaggio e umano a un tempo, anzi maturo e giudice, che nessuno fra noi sapeva sostenere, tanto era carico di forza e di pena.  Nessuno, salvo Henek: era il mio vicino di letto, un robusto e florido ragazzo ungherese di quindici anni. 
Henek passava accanto alla cuccia di Hurbinek metà delle sue giornate. Era materno più che paterno: è assai probabile che, se quella nostra precaria convivenza si fosse protratta al di là di un mese, da Henek Hurbinek avrebbe imparato a parlare [...]. 
Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senza-nome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek morì ai primi giorni del marzo 1945,libero ma non redento. 
Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole. Henek era un buon compagno, e una perpetua fonte di sorpresa.
Anche il suo nome, come quello di Hurbinek, era convenzionale [...].
Era stato catturato, e deportato ad Auschwitz con tutta la famiglia.
Gli altri erano stati uccisi subito: lui aveva dichiarato alle SS di avere diciotto anni e di essere muratore, mentre ne aveva quattordici ed era studente. Così era entrato a Birkenau: ma a Birkenau aveva invece insistito sulla sua età vera, era stato assegnato al Block dei bambini, ed essendo il più anziano e il più robusto era divenuto il loro Kapo. 
I bambini erano a Birkenau come uccelli di passo: dopo pochi giorni, erano trasferiti al Block delle esperienze, o direttamente alle camere a gas. Henek aveva subito capito la situazione, e da buon Kapo si era "organizzato", aveva stabilito solide relazioni con un influente Häftling ungherese, ed era rimasto fino alla liberazione. 
Quando c'erano selezioni al Block dei bambini, era lui che sceglieva. Non provava rimorso?
No: perché avrebbe dovuto? esisteva forse un altro modo per sopravvivere? [...] 
Non era Hurbinek il solo bambino. Ce n'erano altri, in condizioni di salute relativamente buone: avevano costituito un loro piccolo " club", molto chiuso e riservato, in cui l'intrusione degli adulti era visibilmente sgradita. Erano animaletti selvaggi e giudiziosi [...].

SHOAH DEI BAMBINI - Le ultime parole di Anne Frank (HOLOCAUST OF CHILDREN - The last words of Anne Frank


La Shoah dei bambini

Le ultime frasi di Anne Frank nel suo celeberrimo Diario ( Einaudi, 1993 ).

Un destino terribile ma anche "Una lezione ignorata" come scrive Bruno Bettelheim nel suo Sopravvivere.


 Le ultime parole di Anne FranK

Oh, vorrei tanto ascoltarli, ma non riesco, se sono silenziosa e seria tutti pensano che sia uno scherzo e devo salvarmi con una battuta di spirito, per poi non parlare dei miei familiari che pensano che io stia male, mi fanno inghiottire pastiglie per il mal di testa e calmanti, mi toccano il collo e la fronte per sentire se non ho la febbre, s'informano se sono andata di corpo e criticano ii mio cattivo umore.
Non sopporto, quando si occupano tanto di me, allora sì che divento prima sfacciata, poi triste e alla fine torno a rovesciare il cuore, giro in fuori la parte brutta e in dentro la buona e cerco un modo per diventare come vorrei tanto essere e come potrei essere se... nel mondo non ci fosse nessun altro.

Tua Anne M. Frank





SHOAH DEI BAMBINI - Benvenuti a Auschwitz! (HOLOCAUST OF CHILDREN - Welcome to Auschwitz!)


La Shoah dei bambini

Debórah Dwork, nel suo libro Nascere con la stella. I bambini ebrei nell'Europa nazista (Marsilio, 1994) focalizza con estrema lucidità la sostanza del genocidio.
f n teoria ad Auschwitz non c'erano
Ibambini..


Benvenuti ad Auschwitz!

Le agghiaccianti testimonianze riportate sempre nel libro di Debórah Dwork  lasciano irrisolte molte domande.

Quando venne il [loro] turno... di passare di fronte all'ufficiale delle SS, il fratello di Lena, Adek, e sua moglie erano in una fila. Con loro c'erano Samek e la moglie, avevano dato a Miriam, due anni, un sedativo e l'avevano messa nello zaino che Samek portava sulla schiena. La colonna avanzava lentamente, in testa c'era l'SS che magnanimamente distribuiva vita e morte, sinistra e destra, links und rechts
Nel silenzio colmo di tensione, all'improvviso risuonò un lamento infantile.
L'ufficiale delle SS si irrigidì e un migliaio di uomini e donne trattennero il respiro. Una guardia ucraina accorse, affondò più volte la baionetta nello zaino da cui era provenuto quel colpevole suono.
In pochi secondi lo zaino divenne uno straccio imbevuto di sangue.
"Du dreckiger Schweinehunde! " urlò l'SS indignato colpendo col manico del frustino il viso cinereo del padre che aveva osato tentare di far passare sua figlia di nascosto.
Misericordiosamente, un proiettile dell'ucraino mise ben presto fine alla sofferenza di quel padre. Da allora, divenne un'abitudine per le guardie verificare con la baionetta ogni fagotto
o zaino. [...]

Queste selezioni tra vita e morte furono la cerimonia di benvenuto nei maggiori campi di concentramento. Per le donne sole v'era la possibilità di un temporaneo rinvio dell'esecuzione, ma le madri con figli venivano immediatamente messe a morte. 
Sara Grossman-Weil, che era all'epoca (1944) una giovane donna di venticinque anni, rievoca con immensa tristezza: 

"[...] Non mi rendevo conto di quanto stava accadendo. È assurdo. E stavo lì in piedi, con mia suocera, mia cognata e sua figlia, quando qualcuno si avvicinò e disse: ''Dai la bambina
alla nonna''. E mia cognata diede la bambina a mia suocera. Loro andarono a sinistra, noi andammo a destra...
Mia suocera prese la piccola e andò a sinistra. Regina, Esther e io andammo a destra. A sinistra stava tutta la gente che venne mandata alle camere a gas, ai forni crematori, o come si chiamavano. Noi fummo rimesse in fila per cinque".

Per quanto riguardava i tedeschi, i bambini - e le loro madri - non erano che carne per la macina dello sterminio. Non avevano alcun interesse a prolungarne la vita, nemmeno di un attimo. La loro morte rientrava in una procedura automatica.


SHOAH DEI BAMBINI - Nascondersi per sopravvivere (HOLOCAUST OF CHILDREN - Hiding to survive)


La Shoah dei bambini

Debórah Dwork, nel suo libro Nascere con la stella. I bambini ebrei nell'Europa nazista (Marsilio, 1994) focalizza con estrema lucidità la sostanza del genocidio.



Nascondersi per sopravvivere

Fortunatamente per tutti, alcuni bambini riuscirono a sfuggire alla follia del genocidio nazista. È il caso di Ivan Buchwald di cui Debórah Dwork ci racconta il salvataggio in extremìs.

Ivan Buchwald aveva cinque anni.
Separato dai suoi genitori, stava per essere deportato ad Auschwitz dalla sua città natale di Novi Sad in Jugoslavia.

"Marciavamo allineati in una lunga coda, una fila di persone dietro l'altra, verso la stazione.
Camminavamo, accanto alla strada sulla nostra destra c'era un bosco e una mia zia, Etel Scheer, che abitava a Vrbas, a venti miglia da Novi Sad, una donna dal carattere molto deciso, uscì correndo dal bosco, mi prese in braccio e sempre di corsa fuggimmo tra gli alberi... 
Andai a vivere con mia zia e vi rimasi per tutto il periodo della guerra. La sua casa era in campagna; restai lì nascosto sino alla fine della guerra, e sopravvissi. [...] 
Mi tenevano in casa per quanto era possibile ed ero stato ammonito che per nessuna ragione al mondo avrei dovuto dire di essere ebreo; sebbene avessi solo cinque anni sapevo di essere ebreo. [...] 
Fortunatamente la casa della zia era in piena campagna, e i vicini che seppero di me non
parlarono."

II salvataggio di Ivan Buchwald fu estremamente drammatico, un'azione decisa in modo precipitoso, molto diversa dalla partenza progettata e organizzata di Anna Frank e della sua famiglia da casa al luogo in cui vissero nascosti [...]. 
I genitori di Anna, Otto e Edith Frank, avevano preso per tempo accordi economici e pratici per il periodo di reclusione; i familiari di Ivan erano stati deportati prima di poter pensare a piani del genere. 
La famiglia Frank riuscì a nascondersi restando unita; Ivan Buchwald rimase solo.



VEDI ANCHE . . .

SHOAH DEI BAMBINI - L'ideologia del diverso

SHOAH DEI BAMBINI - Nascondersi per sopravvivere

SHOAH DEI BAMBINI - Un destino insospettato

SHOAH DEI BAMBINI - Benvenuti ad Auschwitz

SHOAH DEI BAMBINI - Le ultime parole di Anne Frank

SHOAH DEI BAMBINI - Al di là del bene e del male

SHOAH DEI BAMBINI - Hurbinek, figlio della morte



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