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martedì 27 settembre 2016

NUDI DI DONNE (Naked women) - Pierre-Auguste Renoir

DIANA CACCIATRICE (1867) 
Washington, National Gallery of Art 
(Chestet Dale Collection) 
Olio su tela cm 195 x 130
VEDI SCHEDA

Respinto al Salon del 1867. Renoir dirà più tardi che voleva fare solo uno studio di nudo ma che poi aveva aggiunto accessori mitici perché il dipinto non fosse considerato impudico, e con la speranza che, più agghindato secondo la moda accademica, fosse accettato al Salon.

TORSO DI DONNA AL SOLE (1876)
Étude - Torse, effect de soleil
Museo d'Orsay - Parigi
Olio su tela cm. 81 x 65

Questa opera era per Renoir una prova per catturare la luce, intrappolandola tra la pelle vellutata di una giovane fanciulla e la superficie delle foglie della vegetazione. 
Il dipinto è firmato in basso a destra. Fu acquistato a Renoir da Gustave Caillebotte e passato al museo del Lussemburgo col lascito nel 1896; oggi al Louvre dal 1929.

GIOVANE BAGNANTE (1892) 
New York, Robert Lehman Collection, 1975 
Olio su tela cm 32 x 25 

Uno dei più intensi dipinti dell'ultimo decennio dell'Ottocento. 
Il corpo costruito è insieme sciolto da una pennellata che è soltanto più sottile e unita rispetto al fogliame leggero della siepe, su cui il nudo si rassoda, vicino e vero.

BAGNANTE IN PIEDI (1896)
Friburgo, collezione privata. Dedicato "Al barone di Chollet".
Firmato e datato
Olio su tela cm 81 x  60

DUE BAGNANTI (1896)  
Coppet, Svizzera, collezione privata. Firmato
Olio su tela cm 34 x 41

Dipinto probabilmente a Beairlieu-sur-mer, dove Renoir era nell'estate del '96, e dove compose vari dipinti di bagnanti che si riposano o si muovono sulla riva assolata del mare.

DONNA NUDA IN POLTRONA (1895-1900)
Zurigo, Kunsthaus
Olio su tela cm 71 x 
58,4

NUDO IN UN PAESAGGIO (1905 circa) 
Parigi, Museo dell'Orangerie. Firmato e datato
Olio su tela cm 65 x 52 

La data che è stata letta sul dipinto e solitamente accettata, 1883, non sembra rispondere al clima della pittura di Renoir in quell'anno. Il dipinto manifesta una ricerca di eccezionale vigore e opulenza coloristica, quasi nel ricordo dei maestri veneti del Cinquecento, che infiamma e dilata la forma in un ampio respiro, proprio di opere più tarde.




DONNA NUDA CORICATA (Gabrielle) (1910 circa) 
Parigi, Museo dell'Orangerie
Olio su tela cm 67 x 160

La fedele modella e custode della casa Gabriella, appare in numerosi dipinti dei primi quindici anni del Novecento


NUDO DI DONNA VISTO DA TERGO (1909 circa)
Parigi, Jeu de Paume. Firmato
Olio su tela cm 41 x 52

LE BAGNANTI (1918)
 Pierre-Auguste Renoir
Musée d'Orsay, Parigi
Olio su tela cm 110 x 160
VEDI SCHEDA

Dipinto a Cagnes, pochi mesi prima di morire. Renoir si servì probabilmente della modella Dedée, una giovane che posava per lui da qualche anno e che diverrà la moglie di Jean, il regista.
Il quadro presenta due gruppi di donne nude: due donne in primo piano e tre in secondo piano. Lo sfondo del dipinto è un giardino di proprietà del pittore, situato a Cagnes-sur-Mer. I corpi sono volumetrici e risaltano sul paesaggio impressionista.
Il tema delle bagnanti è frequente nell'ultima produzione del pittore.
Il grande dipinto è considerato il testamento di Renoir, espresso nel tema prediletto delle bagnanti immerse nella luce estiva e fa seguito alle splendide pitture e sculture degli ultimi anni: Il giudizio di Paride, i Concerti (ragazze con mandolino), su cui l'artista si applicava con energia ancora nell'estremo anno di vita. 
Il dipinto fu esposto alla Biennale di Venezia del 1948.






sabato 27 febbraio 2016

LE BAGNANTI (The Bathers) - Pierre-Auguste Renoir

LE BAGNANTI (1918)
 Pierre-Auguste Renoir
Musée d'Orsay, Parigi
Olio su tela cm 110 x 160

Dipinto a Cagnes, pochi mesi prima di morire. Renoir si servì probabilmente della modella Dedée, una giovane che posava per lui da qualche anno e che diverrà la moglie di Jean, il regista.
Il quadro presenta due gruppi di donne nude: due donne in primo piano e tre in secondo piano. Lo sfondo del dipinto è un giardino di proprietà del pittore, situato a Cagnes-sur-Mer. I corpi sono volumetrici e risaltano sul paesaggio impressionista.
Il tema delle bagnanti è frequente nell'ultima produzione del pittore.
Il grande dipinto è considerato il testamento di Renoir, espresso nel tema prediletto delle bagnanti immerse nella luce estiva e fa seguito alle splendide pitture e sculture degli ultimi anni: Il giudizio di Paride, i Concerti (ragazze con mandolino), su cui l'artista si applicava con energia ancora nell'estremo anno di vita. 
Il dipinto fu esposto alla Biennale di Venezia del 1948.


A settant'anni, benché risenta i disagi del male fisico, si dedica alla scultura, e di sua mano riesce a modellare un profilo e un busto di Claude, l'ultimo figlio e qualche anno dopo, guidando i gesti del giovane scultore Richard Guino, compone La lavandaia e la Venere vittoriosa, 1915-16, (casa di Cagnes), o l'altorilievo col Giudizio di Paride (Zurigo, collezione Werner e Bär), dove è la stessa duttile materia della pittura, che si muove e snida nel bronzo con un ritmo lento e solenne, quasi di una sognata classicità, animata al rallentatore, naturale e senza tempo.
Anche nell'apparente declino di alcuni ultimi dipinti, in cui sembra sfaldarsi l'onda delle vegetazioni, o stapparsi in brani lacerati la carne dei fiori, o dilagare la sostanza delle Bagnanti o dell'estremo Concerto, è presente ancora quel tratto "indescriptible et inimitable" che voleva trovare nella pittura. 
Antico e moderno, simile e diverso da Monet, I'unico degli amici antichi che ancora lavorava vigoroso a Giverny, Renoir aveva cercato quell'opera intesa come travaso immediato dell'esistenza. 

"L'œuvre d'art - diceva - doit vous saisir, vous envelopper, vous emporter".

In tutti i pensieri espressi da Renoir negli ultimi anni, in cui ricorre più insistente il nome degli antichi maestri e dei grandi classici, occorrerà avvertire e ricordare non solo il suo speciale e libero entusiasmo di fronte alle opere dei Musei, ma certo anche la posizione polemica che egli sentiva di occupare, come Claude Monet e Cézanne e Degas, nell'ultimo decennio dell'Ottocento e negli anni del nuovo secolo, così carichi di invenzioni e già, anche, di teorie, di esperienze intellettuali; dal Sintetismo al Cubismo
Nomi grossi e movimenti che opinavano secessioni e ribellioni inaspettate e, come a Renoir apparivano, non autentiche. Egli poteva parlare ancora di tradizioni, invece che negarne i valori, poiché il suo legame col mondo antico era di qualità vivente, spontaneamente fuori da ogni tipo di esumazione, mentre rendeva attuali antichi e universali sedimenti di sensibilità, tanto che le risorse infinite che egli aveva scoperto nella vita che passa, potevano fermentare in poeti altissimi come Matisse o Bonnard, del cui debito a Renoir, non ci fossero le rivelazioni dette e scritte, basterebbe il respiro intenso della loro pittura a dirne il significato.
La portata del lavoro di Renoir è ancora più vasta se, davanti ad ogni frammento della sua pittura che porta luce sulla cronaca dei gesti e dei luoghi, di ogni giornata dell'uomo, usuale e banale, e la rende da cosa sconosciuta che era, evidenza visiva mirabile, si può dire con Proust che "costui aveva saputo in modo immortale fermare la corsa del tempo in un istante luminoso".







venerdì 31 ottobre 2014

SUSANNA E I VECCHIONI (Susanna and the Elders) - Tintoretto

Susanna e i vecchioni (1557) Tintoretto
Kuruthistoris Museum - Vienna
Olio su tela cm  145 x 193

Durante gli anni Cinquanta del Cinquecento, Tintoretto alterna dipinti di soggetto mitologico con l'incessante produzione di immagini religiose. 
L'opera più affascinante di questo periodo è probabilmente la splendida Susanna e i vecchioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna. 
Accostandosi ai toni chiari e ai sereni soggetti della contemporanea pittura del Veronese, Tintoretto frena la consueta foga luministica, e per rischiarare il corpo purissimo della fanciulla sceglie un delicato chiarore che filtra tra le fronde di un giardino. 
I due vecchioni che spiano la ragazza dalle estremità opposte di una spalliera di rose non turbano la serenità di un momento di sospesa poesia. 
Degna di nota è l'accurata descrizione degli oggetti da toilette sciorinati sul prato da Susanna, e la minuziosa analisi dell'acconciatura. 

Pur trattandosi di un tema biblico, Tintoretto interpreta il soggetto in moda delicatamente elegiaco: la nostra attenzione non è certo concentrata sui due vecchioni, che fanno capolino alle estremità della siepe fiorita sulla sinistra, ma sul luminoso corpo della fiorente Susanna presso la fontana zampillante. 
Gli oggetti da toilette della fanciulla sono stesi sul prato, e creano un capriccioso disordine: la luce naturale che filtra nel verde del giardino accresce il fascino di questo capolavoroo.






mercoledì 30 luglio 2014

DIANA CACCIATRICE (Diana the Huntress) - Pierre-Auguste Renoir

DIANA CACCIATRICE (1867) Pierre-Auguste Renoir
Washington, National Gallery of Art (Chestet Dale Collection) 
Olio su tela cm 195 x 130

Respinto al Salon del 1867. Renoir dirà più tardi che voleva fare solo uno studio di nudo ma che poi aveva aggiunto accessori mitici perché il dipinto non fosse considerato impudico, e con la speranza che, più agghindato secondo la moda accademica, fosse accettato al Salon.

La Diana cacciatrice non nasceva più come soggetto mitologico, tra il 1866 e il '67, ma era il primo nudo di Renoir. Vi riprende ancora, in parte, il lavoro a spatola e sembra concedersi al gusto di una compiutezza modulata, tra Courbet ed Ingres. Non c'è da stupire che l'opera non venisse accettata al Salon del '67, se si osserva quella nuova cruda dolcezza che argina l'oro fané del nudo incerto e rorido tra l'erba e i sassi. 
In queste prime opere l'esperienza dei maestri passa in un contesto affettivo già così personale, tra passione di studio en bon ouvrieramore del naturale, che è difficile parlare di imitazioni precise, o di suture riconoscibili tra l'una e l'altra predilezione. 
Renoir, da bon gamin come era, non ha mai tatto mistero delle sue irregolari simpatie, per Corot, Courbet, Ingres e Delacroix; per Boucher, Fragonard, Watteau; ed anche Lancret e Goujon. A quella gran scuola del Louvre, con Fantin che copiava di tutto, ammirava i Tiziano e i
Veronese, Velàzquez e Rubens. Ma sono esperienze che matureranno col tempo. All'inizio cerca se stesso con una semplicità inedita, preso dalla meraviglia della verità, dotato di un occhio pronto per gli aspetti comuni, senza mito e storia. Tanto che riprende persone e cose che talvolta, poco ci manca, sono spinte ad una colorazione di qualità fotocromatica. E quello che sembra I'impressionista più dotato di senso comune - e forse mai libero dal sospetto di una calda sensibilità borghese - non ebbe più fortuna degli altri compagni di strada, in anni nei quali la pittura stava acquistando una nuova percezione visiva della realtà mondana, quasi rivedendo da capo la sintassi pittorica, fuori dalle regole, di fronte ad una società che le preferiva immutabili dentro tradizioni diventate sterili.
Anche per Renoir, come per gli amici, furono rare le critiche benevoli.







sabato 21 dicembre 2013

ESPRESSIONISMO - IL PONTE (Expressionism - The Bridge - Die Brücke)

Ernst Ludwig Kirchner - Mezza figura nuda con le braccia alzate - Frankfurt Städel

IL PONTE

Nel primo decennio del Novecento si affermano nuovi valori spirituali ed estetici: gli artisti prendono coscienza che l'arte non può più essere soltanto contemplazione ma comunicazione e impegno costruttivo nella volontà di incidere concretamente sulla situazione storica contemporanea. Le origini dell'espressionismo sono da ricercarsi già nelle opere di fine '800 di EnsorMunch, anche se i presupposti del movimento sono riscontrabili nella visione angosciata della realtà di Van Gogh che, avvertendo la crisi dell'unità spirituale del suo secolo, aprì la strada a quella larga corrente artistica di contenuto che è appunto l'espressionismo moderno.

Tra il 1904 e il 1905 si forma a Dresda il gruppo Die Brücke (Il Ponte) che, pur condividendo l'esigenza comune al fauves di intensa espressività, anticipa ed esprime con un più acuto senso di angoscia esistenziale il malessere profondo della società, destinato a sfociare negli eventi tragici della prima guerra mondiale e successivamente nell'avvento del nazismo. 

Questi artisti rendono quindi più denso di contenuti il proprio messaggio e, sul piano stilistico, accentuano fortemente la carica emotiva del segno. 
Animatore del gruppo fu Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) attorno al quale si creò un sodalizio di altri artisti come Erich Heckel (1883-1970), Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976) ed Emil Nolde (1867-1956).

Nella loro pittura si possono cogliere due diversi atteggiamenti: l'uno di aperto e violento contrasto con la civiltà borghese dell'epoca, l'altro invece di distacco e rifiuto della realtà per rifugiarsi in un'arte d'evasione. Comune a questi due filoni è comunque la volontà di rappresentare non più il mondo esterno ma l'universo interiore dell'artista, il suo modo di sognare e di pensare. Per arrivare a ciò è necessario deformare violentemente la realtà, stravolgendone le immagini e comunicando attraverso un colore non naturale, ma denso d'implicazioni psicologiche, una intensa carica emotiva e simbolica, spesso portata sino al parossismo.

Gli espressionisti tedeschi cercano la liberazione dell'uomo dando pieno sfogo a quelle emozioni trasgressive, istintive ed irrazionali che la cultura del tempo tende a controllare e a schiacciare. Si battono pertanto contro il lavoro industriale, inesorabilmente predeterminato in ogni sua fase, poiché lo ritengono la causa prima dell'infelicità dell'uomo moderno.

Rappresentante dell'architettura espressionista fu Erich Mendelsohn (1887-1953) che si oppose alla tendenza razionalista e funzionalista, rifiutando ogni geometria. Nella sua Torre Einstern, a Potsdam, crea una drammatica contrapposizione di pieni e di vuoti, modellando l'edificio quasi come se fosse una scultura.

Appartengono al filone della pittura espressionista Oskar Kokoschka (1886-1980), Egon Schiele (Tulln 1890-Vienna 1918), George Grosz (Berlino 1.893-1959), Otto Dix (1891-1969) e Max Beckmann (1884-1950), riuniti questi ultimi nel gruppo della Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) e autori di opere satiriche di drammatica denuncia della situazione sociale negli anni precedenti il nazismo.

Per l'ampiezza di contenuti culturali, sociali e politici nonché per il carattere rivoluzionario, l'espressionismo si diffuse rapidamente in molti paesi d'Europa tra cui l'Italia.
In tal modo, più che un semplice "movimento artistico", divenne una chiave di interpretazione sofferta della realtà, che ritroviamo anche in alcuni artisti famosi dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri (Henry Moore, Graham Sutherland, Francis Bacon).


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domenica 16 giugno 2013

IL REGNO DI FLORA (The Kingdom of Flora ) Nicolas POUSSIN


IL REGNO DI FLORA (1631) 
Nicolas POUSSIN (1594 - 1665) 
Pittore francese 
Staatliche Kunstsammlungen a Dresda 
Tela cm. 131 x 181 


Il Regno di Flora è un quadro di Nicolas Poussin che riunisce il tema della grazia primaverile con quello degli insuccessi amorosi e dell'origine dei fiori dalla metamorfosi di alcuni dei. 

La scena si svolge in un giardino dall'impostazione scenografica e artificiosa determinato dal contrasto e dalla "varietas" degli elementi costitutivi: l'esile grazia del pergolato e l'incombente roccia ricoperta da viluppi di fronde e di muschi che lasciano intravedere un antico bassorilievo e un'alta erma con un busto maschile. 
Un grande vaso raccoglie ma non contiene dell'acqua corrente che cade insinuandosi fra il gruppo delle figure che popolano la scena. 
Sostenendo un lembo della veste per non intralciare la grazia leggera del proprio passo, Flora incede spargendo fiori e danzando insieme ad un girotondo di amorini. 
Sulla sinistra, Narciso si specchia nell'acqua contenuta nel cratere che gli porge una ninfa e allarga le braccia stupito per la propria bellezza, inutile vanto che lo condurrà, morendo, a tramutarsi nel celebre fiore. 
Dietro, Aiace, deposte le armi e gli abiti ma ancora con l'elmo alato e piumato simbolo del suo passato guerriero, si uccide lasciandosi cadere sulla spada: ma è una nota di dramma che non turba il clima apparentemente festoso e allegro dell'insieme. 
Dietro di lui, Clizia si scherma gli occhi con la mano per guardare il rapido passare del luminescente Carro del Sole, mentre dall'altra parte Adone, appoggiato ad una lancia, osserva la ferita mortale procuratagli dal cinghiale e dal cui sangue Afrodite, innamorata e contrita, farà sbocciare l'anemone. 
A fianco di lui l'efebico Giacinto si tocca il capo colpito involontariamente a morte da Apollo e osserva il fiore che tiene in mano e nel quale verrà tramutato. 
In primo piano, le dolci effusioni amorose di una coppia ispirano l'ingenua voglia di tenerezza della bianca cagnetta di Adone che guarda con espressione interrogativa e speranzosa il proprio compagno. 


Nicolas Poussin dipinse il "Regno di Flora" e la "Peste di Azoth" nel 1631 e li vendette entrambi al noto avventuriero e amatore d'arte Fabrizio Valguarnera. 
I due quadri costituiscono un pendant, la "Peste" esprime lo smarrimento dell'uomo quando il destino si accanisce contro di lui, disvelandogli una verità diversa da quella nella quale credeva... 
Il "Regno" evoca invece un mondo solo apparentemente felice e ideale ma nel quale persino la bellezza, cioè il fiore, nasce dalla sofferenza, ossia dalla morte degli dei. 

Descritto dal Bellori come "La trasformazione dei fiori", il quadro appartenne alla collezione degli Elettori di Sassonia fino al 1722. 


OVIDIO FONTE DI ISPIRAZIONE PER POUSSIN 

Verso la fine del 1620 Poussin trae largo spunto dalle opere di Ovidio, le "Metamorfosi", che narrano le gesta degli eroi mitologici, e le "Feste", una sorta di calendario delle antiche feste sacre romane. 
Nelle "Metamorfosi" Flora descrive il giardino nel quale vive come "carezzato dalla brezza e rinfrescato dalla sorgente d'acqua". 
La dea condivide il suo regno con il marito, Zefiro, dio dei venti, che aveva adornato il giardino con "i fiori più nobili", dicendo alla moglie "dea, sarai la regina dei fiori". 


VEDI ANCHE . . .

NICOLAS POUSSIN - Vita e opere

TANCREDI ED ERMINIA - Nicolas Poussin

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI (The massacre of the innocents) - Nicolas Poussin

L'ESTASI DI SAN PAOLO - Nicolas Poussin



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