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GLI SCHIAVI SONO UOMINI COME NOI
Dalle “Lettere a Lucilio"
Con piacere ho appreso dalle persone che vengono dalla tua casa,
che tratti familiarmente i tuoi schiavi: ciò s'addice
alla tua saggezza e alla tua cultura. Sono schiavi, sì, ma anche
uomini. Sono schiavi, sì, ma anche amici. Sono schiavi, sì, ma anche
compagni di schiavitù, se rifletterai che gli uni e gli altri
sono soggetti ai capricci della fortuna. Pertanto rido di costoro
che giudicano disonorevole pranzare col proprio schiavo: per quale
ragione, se non perché una consuetudine, prodotta
dalla più superba arroganza, mette attorno al padrone,
durante il pranzo, una moltitudine di schiavi
che stanno in piedi? Egli, il padrone, mangia più di quanto
è capace di contenere… Ma ai disgraziati schiavi non è lecito
muovere le labbra neppure per parlare. Ogni sussurro
è represso con la verga, e neppure quei fatti che avvengono
accidentalmente, la tosse, gli starnuti, i singulti,
sfuggono alle percosse: l’interruzione del silenzio dovuta
ad una semplice parola si sconta con una grave pena; durante
tutta la notte stanno in piedi senza mangiare, e in silenzio…
Si ripete poi il proverbio, conseguenza
Della stessa arroganza, che il numero dei nemici è uguale
a quello degli schiavi: essi non sarebbero nostri nemici, se noi
non li rendessimo li. Pel momento passo sotto silenzio
altri trattamenti crudeli, disumani: l’abuso che facciamo
di loro come uomini, ma come animali… Vuoi tu
considerare che costui, che chiami tuo schiavo, è nato
dallo stesso seme e gode dello stesso cielo e del pari
respira, vive e muore! Come tu puoi vedere lui libero, così
lui può vedere te schiavo. Allorché avvenne la disfatta di Varo
la fortuna abbassò molti di nobile origine, che attraverso
alla carriera delle armi aspiravano alla dignità di senatori:
chi fu ridotto alla condizione di pastore, chi a quella
di guardiano di una capanna: ora disprezza pure l’uomo
che si trova in tale stato, nel quale tu, mentre lo disprezzi,
puoi andare a finire. Non voglio affrontare un grave argomento
e trattare delle relazioni cogli schiavi, verso i quali
siamo molto arroganti, crudeli e facili all'ingiuria. Eccoti
in sostanza la mia regola: comportati con gli inferiori, come
vorresti che i superiori si comportassero con te.
LUCIO ANNEO SENECA
(Autore latino, 4 a.C. – 65 d.C.)