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mercoledì 7 maggio 2008

IO VORREI ESSERE LA' - Luigi Tenco


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IO VORREI ESSERE LA'


Io vorrei essere là
dove i soldati muoiono
senza sapere dove,
senza saper perché.

Vorrei essere là
per dire a quei soldati:
chi mai coltiverà domani il vostro campo?
Vorrei essere là, però
io non ci posso essere,
perché anche nel mio campo, qui,
c'è ancor tanto da fare…

Io vorrei essere là
dove i bambini imparano
che il mondo in cui viviamo
è tanto, tanto grande.

Vorrei essere là
per dire a quei bambini
che pure tanta gente
non ha un posto per vivere.
Vorrei essere là, però,
ma devo rimanere,
perché non ho trovato ancora
il mio posto nel mondo.

Io vorrei essere là,
nella mia verde isola
ad inventare un mondo
fatto di soli amici.

Vorrei essere là
per non dover difendere
giorno per giorno, sempre,
il mio diritto a vivere.
Vorrei essere là,
ma resto qui ad attendere,
perché anche qui, domani,
qualcosa cambierà.



Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967)


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sabato 19 aprile 2008

NASCERANNO UOMINI MIGLIORI - Nazim Hikmet

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Nasceranno uomini migliori


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Nasceranno da noi uomini migliori.

La generazione che dovrà venire sarà migliore

di chi è nato dalla terra,

dal ferro e dal fuoco.

Senza paura

e senza troppo riflettere

i nostri nipoti si daranno la mano

e rimirando le stelle del cielo diranno:

"Com’è bella la vita!"

Intoneranno una nuova canzone,

profonda come gli occhi dell’uomo,

fresca come un grappolo d’uva,

una canzone libera e gioiosa.

Nessun albero ha mai dato frutti più belli.

E nemmeno la più bella delle notti di primavera

ha mai conosciuto questi suoni,

questi colori.

Nasceranno da noi uomini migliori.

La generazione che verrà,

sarà migliore di chi è nato dalla terra,

dal ferro e dal fuoco.


* * *


Nazim Hikmet (Turchia 1902 - 1963 )


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VEDI ANCHE . . .

PAESAGGI UMANI – Vita di Nazim Hikmet


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venerdì 11 aprile 2008

LA COSA PIU' BELLA - Saffo


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La cosa più bella


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Quale la cosa più bella

sopra la terra bruna? Uno dice “una torma

di cavalieri”, uno “di fanti”, uno “di navi”.

Io, “ciò che s’ama”.


Farlo capire a tutti è così semplice!

Ecco: la donna più bella del mondo,

Elena, abbandonò

il marito (era un prode) e fuggì


verso Troia, per mare.

E non ebbe un pensiero per sua figlia,

per i cari parenti: la travolse

Cipride nella brama.


...

anche in me d’Anattoria

ora desta memoria, ch’è lontana.


Di lei l’amato incedere, il barbaglio

del viso chiaro vorrei scorgere,

più che i carri dei Lidi e le armi

grevi dei fanti.


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SAFFO

(Poetessa greca VII – VI secolo a.C.)


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martedì 8 aprile 2008

PARLANDO DI MALINCONIA DELLA III GUERRA MONDIALE (TALKIN' WORLD WAR III) - Bob Dylan


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Qualche tempo fa ho fatto un sogno pazzo,
Sognai che stavo entrando nella terza guerra mondiale,
Andai dal dottore subito il giorno seguente
Per sentire quali parole mi avrebbe detto.
Egli affermò che era un brutto sogno.
Non me ne sarei preoccupato troppo, in ogni modo,
Si trattava di sogni miei ed erano solo nella mia testa.
Dissi, "Un attimo, dottore,
una guerra mondiale mi ha attraversato il cervello."
Egli disse, "Infermiera, prenda il suo taccuino,
questo ragazzo è pazzo, "
Mi afferrò per un braccio, io dissi "Ahi!"
Mentre atterravo sul lettino d'analisi,
Egli disse, "Raccontami tutto".
Beh, tutto è cominciato alle tre in punto,
Era tutto finito per le tre e un quarto.
Ero giù nella fogna con una qualunque fidanzatina
Quando sbirciai dal tombino
Chiedendomi chi avesse acceso le luci.
Beh, mi alzai e feci un giro
Su e giù per la città deserta.
Rimasi in piedi chiedendomi da quale parte andare,
Accesi una sigaretta sopra un parchimetro
E camminai lungo la strada.
Era una giornata normale.
Beh, suonai la campana del rifugio anti-nucleare
E chinai la testa e urlai,
"Datemi un fagiolino, sono un uomo affamato".
Un fucile da caccia sparò ed io fugii via.
In ogni caso non li biasimo più di tanto,
Lo so che sembro buffo.
Giù all'angolo accanto ad un chiosco di hot-dog
Vidi un uomo, dissi, "Salve, amico,
Suppongo che ci siamo solo noi due."
Gridò un po' e corse via.
Pensava che fossi un Comunista.
Beh, notai una ragazza e prima che potesse andarsene,
"Perché non ce n'andiamo a giocare a Adamo ed Eva?"
La afferrai per mano ed il mio cuore batteva forte
Quando lei disse, "Ehi tu, ma sei pazzo o che altro
Non hai visto cosa è successo
l'ultima volta che hanno cominciato?"
Beh, vidi una Cadillac in città
E non c'era nessuno in giro,
Mi misi sul sedile di guida
E guidai per la 42ma strada
Nella mia Cadillac
Una buona macchina da guidare dopo una guerra.
Beh, mi ricordo d'aver visto una pubblicità,
E così accesi la mia Conelrad
Ma non avevo pagato il mio conto Con Ed,
E così la radio non funzionava troppo bene.
Accesi il mio apparecchio-
Era Giornata Rock, Johnny cantava,
"Di' a tua madre, di' a tuo padre,
I Nostri Amori Cresceranno Ooh-wah, Ooh-wah."
Mi sentivo un po' solo e depresso,
Avevo bisogno di qualcuno con cui parlare.
Così chiamai il servizio dell'ora esatta
Solo per sentire una voce qualsiasi.
"Dopo il beep saranno le tre esatte"
Disse così per più di un'ora
Ed io riagganciai.
Beh, il dottore m'interruppe in quel momento,
Dicendo, "Ehi, io ho avuto gli stessi sogni,
ma i miei, vedi, erano un po' diversi
Ho sognato che l'unica persona rimasta dopo la guerra ero io.
Non ti ho visto in giro."
Beh, il tempo è passato e adesso sembra
che tutti facciano quei sogni.
Tutti si vedono che girano da soli.
Metà delle persone possono avere una parte di ragione sempre,
Alcune persone possono avere completamente ragione
per una parte di tempo.
Credo che questo l'abbia detto Abraham Lincoln.
"Ti permetterò d'essere nei miei sogni
se io posso essere nei tuoi, "
Questo l'ho detto io.


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TALKIN' WORLD WAR III
Some time ago a crazy dream came to me,
I dreamt I was walkin' into World War Three,
I went to the doctor the very next day
To see what kinda words he could say.
He said it was a bad dream.
I wouldn't worry 'bout it none, though,
They were my own dreams and they're only in my head.
I said, "Hold it, Doc, a World War passed through my brain."
He said, "Nurse, get your pad, this boy's insane,"
He grabbed my arm, I said "Ouch!"
As I landed on the psychiatric couch,
He said, "Tell me about it."
Well, the whole thing started at 3 o'clock fast,
It was all over by quarter past.
I was down in the sewer with some little lover
When I peeked out from a manhole cover
Wondering who turned the lights on.
Well, I got up and walked around
And up and down the lonesome town.
I stood a-wondering which way to go,
I lit a cigarette on a parking meter
And walked on down the road.
It was a normal day.
Well, I rung the fallout shelter bell
And I leaned my head and I gave a yell,
"Give me a string bean, I'm a hungry man."
A shotgun fired and away I ran.
I don't blame them too much though,
I know I look funny.
Down at the corner by a hot-dog stand
I seen a man, I said, "Howdy friend,
I guess there's just us two."
He screamed a bit and away he flew.
Thought I was a Communist.
Well, I spied a girl and before she could leave,
"Let's go and play Adam and Eve."
I took her by the hand and my heart it was thumpin'
When she said, "Hey man, you crazy or sumpin',
You see what happened last time they started."
Well, I seen a Cadillac window uptown
And there was nobody aroun',
I got into the driver's seat
And I drove 42nd Street
In my Cadillac.
Good car to drive after a war.
Well, I remember seein' some ad,
So I turned on my Conelrad.
But I didn't pay my Con Ed bill,
So the radio didn't work so well.
Turned on my player-
It was Rock-A-Day, Johnny singin',
"Tell Your Ma, Tell Your Pa,
Our Loves Are Gonna Grow Ooh-wah, Ooh-wah."
I was feelin' kinda lonesome and blue,
I needed somebody to talk to.
So I called up the operator of time
Just to hear a voice of some kind.
"When you hear the beep
It will be three o'clock,"
She said that for over an hour
And I hung it up.
Well, the doctor interrupted me just about then,
Sayin, "Hey I've been havin' the same old dreams,
But mine was a little different you see.
I dreamt that the only person left after the war was me.
I didn't see you around."
Well, now time passed and now it seems
Everybody's having them dreams.
Everybody sees themselves walkin' around with no one else.
Half of the people can be part right all of the time,
Some of the people can be all right part of the time.
I think Abraham Lincoln said that.
"I'll let you be in my dreams if I can be in yours,"
I said that.

Bob Dylan
(Stati Uniti 1941)

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sabato 5 aprile 2008

SHEMA' - Se questo è un uomo - Primo Levi Voi_che_vivete_sicuri_nelle_vostre_tiepide_case


* * *


Shemà


Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:


Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.


Meditate che questo è stato

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.


* * *


Questa poesia costituisce la Prefazione di

“Se questo è un uomo”.

Primo Levi (1919 – 1987)


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mercoledì 2 aprile 2008

LA GUERRA CHE VERRA’ (The war which is coming) – Bertolt Brecht


* * *

La guerra che verrà


non è la prima. Prima

ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima

c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente

faceva la fame. Fra i vincitori

faceva la fame la povera gente egualmente.


* * *


Bertolt Brecht (Germania 1898 – 1956)


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mercoledì 26 marzo 2008

EPITAFIO - Riccardo Bacchelli

* * *

Epitafio


* * *

Che cosa c’è, che cos’è lei, la morte

Lo sa, ma lo racconta solo ai morti.


* * *

Riccardo Bacchelli (1891 – 1985)


* * *


mercoledì 19 marzo 2008

Masters of War (Padroni della guerra) 1963 - Bob Dylan


* * *

Venite padroni della guerra
Voi che costruite i grossi cannoni
Voi che costruite gli aeroplani di morte
Voi che costruite tutte le bombe
Voi che vi nascondete dietro ai muri
Voi che vi nascondete dietro alle scrivanie
Voglio solo che sappiate
Che posso vedere attraverso le vostre maschere
Voi che non avete mai fatto nulla
Se non costruire per distruggere
Voi giocate con il mio mondo
Come se fosse il vostro piccolo giocattolo
Voi mettete un fucile nella mia mano
E vi nascondete dai miei occhi
E vi voltate e correte lontano
Quando volano le veloci pallottole
Come Giuda dei tempi antichi
Voi mentite ed ingannate
Una guerra mondiale può essere vinta
Voi volete che io creda
Ma io vedo attraverso i vostri occhi
E vedo attraverso il vostro cervello
Come vedo attraverso l'acqua
Che scorre giù nella fogna
Voi caricate le armi
Che altri dovranno sparare
E poi vi sedete e guardate
Mentre il conto dei morti sale
E voi vi nascondete nei vostri palazzi
Mentre il sangue dei giovani
Scorre dai loro corpi
E viene sepolto nel fango
Avete causato la peggior paura
Che mai possa spargersi
Paura di portare figli
In questo mondo
Poichè minacciate il mio bambino
Non nato e senza nome
Voi non valete il sangue
Che scorre nelle vostre vene
Che cosa so io
Per parlare quando non è il mio turno
Direte che sono giovane
Direte che non so abbastanza
Ma c'è una cosa che so
Anche se sono più giovane di voi
Che perfino Gesù non perdonerebbe
Quello che fate
Voglio farvi una domanda
Il vostro denaro vale così tanto
Vi comprerà il perdono
Pensate che potrebbe
Io penso che scoprirete
Quando la morte esigerà il pedaggio
Che tutti i soldi che avete accumulato
Non serviranno a ricomprarvi l'anima
E spero che moriate
E che la vostra morte venga presto
Seguirò la vostra bara
Un pallido pomeriggio
E guarderò mentre vi calano
Giù nella fossa
E starò sulla vostra tomba
Finché non sarò sicuro che siete morti.

* * *

Bob Dylan (USA, 1941)

* * *

martedì 4 marzo 2008

TERRE OFFESE - Pablo Neruda

* * *


Regioni affondate

nell'interminabile martirio, per infinito

silenzio, battiti

d'ape e roccia sterminata,

terra che invece di grano e di trifoglio

hai tracce secche di sangue e delitti:

fertile Galizia, pura come pioggia,

salata per sempre di lacrime:

Estremadura sulla cui riva

di cielo e d'alluminio, scuro come squarcio

di proiettile, tradito e ferito e distrutto,

Badajoz tra i suoi figli morti

giace senza memoria

guardando un cielo che ricorda:

Màlaga arata dalla morte

e perseguita in mezzo ai precipizi

fino a che le madri impazzite

sferzavano la pietra con i figli appena nati.

Furore, ala di lutto,

e morte e collera,

fino a che le lacrime e il dolore uniti,

fino a che le parole, lo smarrimento e l'ira

non saranno che un cumulo d'ossa in una strada

e una pietra seppellita dalla polvere.

Tante, tante

tombe, tanto martirio, tanto

galoppo di bestie qui sulla stella!

Nulla, né la vittoria

cancellerà la ferita terribile del sangue:

nulla, né il mare, né il passare

della sabbia e del tempo, né il geranio

che brucia sulla tomba.


* * *

Pablo Neruda

Cile 1904 - 1973

* * *

domenica 24 febbraio 2008

IL SOLDATO ALLA MADRE (The soldier to mother) - Sauvage

  

La storia dell' umanità è tutta punteggiata di guerre. Anche allorché guerra non c'era, spesso episodi di crudeltà atterrivano gli uomini comuni.
La fraternità umana, predicata da sapienti e profeti, è una costruzione molto difficile, perché di tempo in tempo, le passioni istintive si scatenano di nuovo e l'odio corre sulla terra come il sanguinario Marte del mito. Allora anche gli uomini sembrano tornare indietro di secoli, diventano insensibili al dolore altrui e, per affermare se stessi o le proprie idee, non esitano a sopprimere spietatamente altri uomini.
Di tempo in tempo si rinnovano episodi nei quali ogni pietà é morta e la crudeltà diventa la legge irrazionale di chi non ha altro valore o altra speranza che la forza.
Le vittime di tutti i tempi e di tutti i luoghi, non devono aver sofferto invano; esse ci rammentino che l'umanità progredisce non con la legge dell' odio ma per quella ben più forte e feconda dell'amore.




IL SOLDATO ALLA MADRE

Mi hai dato il latte
perché diventi un criminale
dovevi insegnarmi a pensare
amare cercare le cause
o soffocarmi nel ventre
La mia ombra mi ripudia
al mio fianco cammina la morte
mi hanno inquinato le vene
mi hanno imbottito il cranio
come il culo di una matrona
di missione nel mondo
di seminare la morte
di ubriacarmi di sangue
Perché mi hai lasciato partire
ora non sono più me stesso
sono uno sporco arnese
un bisturi in mano
a luride carogne
Mi hanno dato le armi
una benda scura sul volto
sono un uomo finito
ho sporcato la mia coscienza
lorda di sangue come la divisa
Ti prego dammi una penna
una falce un martello
strapperò la benda scura
voglio uccidere il sistema
pisciando in bocca alla reazione.


* * *

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
ARTICOLO 11


L' Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni rivolte a tale scopo.



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IL BELLICISTA - Anacreonte


* * *

E amò le armi che grondano pianto.

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Anacreonte

Poeta greco - VI secolo a.C.

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martedì 5 febbraio 2008

CANZONE DI MADRE COURAGE - Bertolt Brecht



CANZONE DI MADRE COURAGE


O comandante basta i tamburi,
dategli requie alle fanterie.
Madre Courage è qui con le scarpe
che dentro meglio ci si cammina.
Con quelle loro lèndini e pulci,
con i carriaggi, i cannoni e i traini,
se la battaglia devono marciare
di scarpe nuove hanno bisogno.


Vien primavera. Sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.
O comandanti, le vostre genti
senza salsiccia alla morte non vanno.
Per tutti i guai di corpo e d'anima
Courage col vino se li conforti.
O comandanti, a digiuno il cannone
alla salute non fa troppo bene;
ma se non sazi, benedetti voi,
e fin in fondo all'inferno portateveli.

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.
Da Ulm a Melz da Melz all'Order!
Madre Courage è sempre qua!
chi fa la guerra guerra lo campa
ma le ci vuole polvere e piombo.
Di piombo solo non riesce a vivere,
neanche di polvere le ci vuol gente!
Dunque segnatevi ai reggimenti
che se no crepa! ma oggi e subito!
Vien primavera. Sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

Bertolt Brecht 
(Germania, 1898-1956)


* * *

lunedì 21 gennaio 2008

SOLDATI (Soldiers) – Giuseppe Ungaretti

* * *
*




  
SOLDATI

Bosco di Courton luglio 1918

** * *
Si sta come

D’autunno

Sugli alberi

Le foglie




GIUSEPPE UNGARETTI (Alessandria d’Egitto 10 febbraio 1888 – Milano 2 giugno), deve essere ricordato, se così si può dire, l’inventore della poesia moderna. Nei suoi versi vengono davvero bruciate senza residui le esperienze dei crepuscolari, dei futuristi… Come giustamente è stato detto, egli avvertì subito – e la estrema nudità a cui la guerra obbliga l’animo umano lo aiutò – che la parola oratoria o decorativa o estetizzante, pittorescamente bozzettistica o malinconica e sensuale “falliva il suo scopo poetico”. Il risultato la parola scarna, essenzialissima, proprio come essenziale è il sentimento dell’uomo di fronte al dramma della guerra.


VEDI ANCHE . . .

giovedì 17 gennaio 2008

E POI SULLA TERRA INTERA - David Maria Turoldo


* * *
E poi sulla terra intera a innalzare
monumenti "AI CADUTI" !
così felici di essere caduti!

Ma provate a fissare quei corpi squarciati,
fissare la loro smorfia ultima
sulle facce frantumate,
e quegli occhi che vi guardano.

Provate a udire nella notte
l’infinito e silenzioso urlo degli ossari:
- "Uccideteci ancora e sia finita"!
* * *
David Maria Turoldo 
(Coderno del Friuli 22 novembre 1916 - Milano 6 febbraio 1992)

* * *

mercoledì 16 gennaio 2008

HARRY WILMANS – Edgar Lee Masters

* * *

Avevo appena ventun anni
e Henry Phipps sovrintendente della Scuola
fece un discorso al Teatro Bindle.
“L'onore - ci disse - della bandiera va difeso,
sia che venga assalita dai barbari Tagalog
o dalla potenza più forte d'Europa”.
E noi altri applaudimmo, applaudimmo il discorso e la bandiera
che lui sventolava parlando.
Così andai alla guerra nonostante mio padre,
e seguii la bandiera finché la vidi levarsi
nel nostro campo tra risaie vicino a Manila.
Tutti noi acclamammo, acclamammo,
ma là c'erano mosche e bestie velenose;
c'era l'acqua mortifera,
e il caldo crudele
e il cibo nauseante e putrido
e il fetore della latrina proprio dietro alle tende,
dove ci si andava a vuotare;
le puttane impestate che ci venivano dietro,
e atti bestiali tra noialtri e da noi soli,
e tra noi prepotenze, odio, abbrutimento,
e giornate di disgusto e notti di terrore
fino all'assalto traverso la palude fumante,
seguendo la bandiera,
quando caddi gridando con gli intestini trapassati.
Ora c'è una bandiera su di me a Spoon River.
Una bandiera! Una bandiera!

* * *

Edgar Lee Masters (U.S.A., 1869-1950)

* * *

martedì 15 gennaio 2008

LA GUERRA DI PIERO - Fabrizio de Andrè


* * *
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu no lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

* * *

Fabrizio de André

(Genova-Pegli, 18 febbraio 1940Milano, 11 gennaio 1999)


* * *

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