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sabato 1 novembre 2014

P - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (P - Art History - The great artists)

Ercole e Anteo - Pollaiolo (Vedi scheda)

I GRANDI ARTISTI

A - B - C D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z
(In costruzione)


PALLADIO Andrea (Vedi biografia)

Architetto italiano (Padova 1508 - Vicenza 1580).
E uno dei maggiori costruttori del Rinascimento. Dopo aver studiato a Roma I'architettura classica, il Palladio si stabilì a Vicenza, dove lasciò numerose sue opere, a cominciare dalla Basilica, fino alle celebri ville dei dintorni. L'incontro con l'umanista Gian Giorgio Trissino fu di capitale importanza: Andrea ricevette da questi consigli per lo studio dei monumenti antichi e per la lettura del De architectura di Vitruvio, di cui illustrò una nuova edizione.


PAOLO UCCELLO, Paolo di Dono (Vedi biografia)

Pittore italiano (Pratovecchio 1397 - Firenze 1475).
Aiuto di Lorenzo Ghiberti a Firenze, si trasferì a Venezia e forse anche a Padova, dove, in rapporto con queste scuole, si affermò per la sua abilità prospettica. Si distinse per la plasticità delle sue Battaglie, conservate tuttora agli Uffizi, al Louvre e alla National Gallery di Londra.


PARMIGIANINO - Francesco Mazzola (Vedi biografia)

Pittore italiano (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540).
Figlio del pittore Filippo Mazzola, subì profondamente I'influsso del Correggio; trasferitosi a Roma, vi eseguì la Sacra Famiglia degli Uffizi ed altre opere. Fu successivamente a Bologna, Parma e, per un breve periodo, a Napoli. 
Il Parmigianino ha inoltre importanza nella storia dell'incisione poiché fu tra gli iniziatori della pratica dell'acquaforte.


PERUGINO, Pietro di Cristoforo Vannucci

Pittore italiano (Città della Pieve 1448 - Fontignano 1523).
Allievo di Piero della Francesca, fu condiscepolo di Leonardo alla scuola fiorentina del Verrocchio. Nel 1481 ricevette I'incarico di lavorare a Roma, in Vaticano, insieme al Botticellial Ghirlandaio
Lavorò in tutta Italia, lasciando ovunque le testimonianze della sua arte; ovunque ebbe allievi, tra i quali, particolarmente insigne, Raffaello
Operò soprattutto in Toscana e a Perugia, dove, nel 1500, decorava a fresco la Sala del Cambio; nel 1522 portò a termine in S. Severo a Perugia l'affresco di Raffaello della Gloria dei Santi, I'opera lasciata interrotta dall'immatura morte del suo più grande allievo. Mori di peste nel 1523.


PICASSO Pablo Ruiz (Vedi biografia)

Pittore spagnolo (Malaga 1881 - Mougins 1973).
Figlio di un insegnante di disegno, segue il padre a La Coruna, a Barcellona, e più tardi a Madrid, frequentando le locali scuole d'arte.
Nel 1900, dopo essersi già affermato tra le correnti moderne della pittura spagnola, va a Parigi, dove si stabilisce definitivamente nel 1904. 
Un viaggio in Italia fatto nel 1919 per curare a Roma la scenografia e i costumi dei balletti russi del Djagilev, lo pone a contatto con I'arte classica. 
Direttore del Museo del Prado per incarico del governo repubblicano, durante gli anni della guerra civile spagnola, dipinge, tra I'altro, Guernica, il più disperato grido di rivolta e commozione contro gli orrori della guerra. Questi temi saranno presenti durante tutto il periodo della seconda guerra mondiale. 
Installatosi, dopo la guerra, nella Francia meridionale, I'artista si dedicò alla scultura e all'incisione, alla litografia, all'acquerello e alla ceramica.


PIERO DELLA FRANCESCA, Pietro di Benedetto dei Franceschi (Vedi biografia)

Pittore italiano (Borgo San Sepolcro 1415-1492).
Allievo di Domenico Veneziano, forse sin dal 1430, fu con lui in diverse città della Toscana, delle Marche e dell'Umbria, finché, verso il 1442, oramai riconosciuto valido artista, cominciò ad ottenere le prime commissioni. Più tardi si allontanò dal paese natale e lavorò ad Urbino, Ferrara e a Rimini.
Verso il 1452, chiamato ad Arezzo, vi dipinse nel coro di S. Francesco la Storia della vera Croce.
L'attività dell'artista continuò poi in diverse località: a Roma, Perugia e Urbino, dove dipinse i ritratti di Federico da Montefeltro e di Battista Sforza.


PINTURICCHIO, Bernardino Betti

Pittore italiano (Perugia 1454 - Siena 1513).
Allievo probabilmente di Benedetto Bonfiglio e di Fiorenzo di Lorenzo, fu aiutante del Perugino, che seguì a Roma coadiuvandolo negli affreschi della Sistina; in questa città tornò poi altre volte eseguendo le decorazioni (oggi quasi completamente perdute) del Palazzo dei Penitenzieri, affreschi in palazzo Colonna e in Vaticano, oltreché il celebre ciclo dell'appartamento Borgia. 
Tornato da Roma, eseguì diversi lavori in Umbria. Da questo momento (1501) il Pinturicchio dimorò quasi esclusivamente a Siena, salvo un breve soggiorno a Roma, dove preparò le tele per il presbiterio di S. Maria del Popolo.


POLLAIOLO, Antonio di Jacopo Benci (Vedi biografia)

Pittore, scultore ed orafo italiano (Firenze 1432 circa - Roma 1498).
È ricordato in genere con il fratello Piero, che ne fu collaboratore in diverse opere. Dopo essersi affermato come orafo insieme con il fratello, Antonio si fece notare come incisore, sia fornendo disegni a Maso Fininguerra, sia incidendo egli stesso alcune op€re, come gli Ignudi combattenti
Ma dell'attività di orafo egli non si dimenticò mai, anzi essa appare sempre presente nelle sue opere di scultore e di pittore, che esaltano gli scatti dinamici e i profili lineari della figura umana (il bronzetto di Ercole e Anteo e il Profilo di donna).


giovedì 5 settembre 2013

PAOLO UCCELLO E LA DOLCE PROSPETTIVA (The sweet perspective)

Ritratto di Paolo Uccello, anonimo del XVI secolo, Louvre
     
Paolo di Dono, fiorentino, (1397-1475) "dotato dalla natura d'ingegno sottile, non ebbe altro diletto che d'investigare alcune cose di prospettiva difficili ed impossibili... Degli animali sempre si dilettò, e per farli bene vi mise grandissimo studio... e tenne sempre per casa dipinti cani e gatti, uccelli ed ogni sorte d'animali strani che potesse avere in disegno, non potendo tenerne molti de' vivi per essere povero". (Giorgio Vasari)


Già grandi pittori erano vissuti prima di Paolo Uccello, e le loro pitture, imponenti e complicate, mancavano tuttavia di rilievo, erano piatte, senza profondità.
Paolo Uccello se ne accorse. Perchè quelle figure, così ben colorite, avevano l'aspetto di farfalle aderenti alla parete? Perchè quelle sproporzioni? Perchè i monti sembravano alti come le persone?
Una pittura deve dare l'illusione della cosa vera. Ci si deve, insomma, poter passeggiare dentro. Con un gioco sapiente di proporzioni geometriche l'artista deve far sì che le figure e le cose più lontane siano rimpicciolite in confronto a quelle che sono in prima fila.
I travicelli del soffitto, i colonnati paralleli di un portico devono sembrare avviarsi tutti verso un sol punto... Ed anche i colori delle figure più vicine sono sempre più forti è decisi di quelli di figure collocate più indietro; senza contare che in natura tutti i corpi hanno un volume e che la pittura deve rappresentarlo esattamente.

Fu Paolo Uccello l'uomo paziente e intelligente che si sforzò di ottenere quella sapienza; e vi riuscì. Fu lui in gran parte a risolvere i primi problemi della prospettiva, cioè a tentare la rappresentazione geometrica dello spazio e delle dimensioni dei corpi secondo la lontananza.

Una scienza arida e difficile la prospettiva!

E Paolo Uccello ci perdette proprio la testa. 
Diventò solitario, strano melanconico.
Ma le sue passioncelle, i suoi svaghi li aveva anche lui.
Come gli piacevano gli uccelli, per vederli vivi e per dipingerli.
Lo chiamavano Paolo Uccello appunto per questo (Paolo di Dono era il suo vero nome). In casa sua sentivi cantare in tutte le chiavi l'orchestra allegra dei boschi e dei campi. Era tutto un fischiare, un trillare, un martellare argentino, un gorgheggiare... 
Tutti gli uccellini che poteva lasciar liberi perchè nè troppo piccoli, nè troppo grossi, li sprigionava dal pugno nella vecchia casa silenziosa, appena comprati per pochi soldi da un monello o sul mercato; e si godeva nel vederli saltellare tra i travi del soffitto, rincorrersi sull'impiantito di mattone, nascondersi sotto le cassapanche, tentare volatine brevi verso la luce. 
contemplava la grazia delle loro forme, la radiosa bellezza dei loro colori, la bizzarria dei loro costumi (I'originale disposizione delle penne e delle piume che coi loro colori, nelle varie gradazioni e sfumature, rivestono gli uccellini di un vero e proprio caratteristico costume), la varietà delle piccole creature canore. 
Li avrebbe lasciati tutti fuori delle gabbie, liberi come l'aria, se avesse avuto una uccelliera da principe come la sognava.
E di notte, nei brevi sonni che lo rapivano alla sua ansia di sapere, vedeva alberi brulicanti di colombe, e di cardellini, e praterie fiorite su cui camminavano fagiani dorati e pavoni tronfi spiegavano I'immensa ruota piena d'occhi di zaffiro.
Ma non amava solo gli uccelli. Cani e gatti, ghiri e scoiattoli, lepri e volpi erano una delizia per il suo cuore amoroso e per i suoi occhi da pittore... 
E tutte le bestie che non poteva comprarsi con un soldo, come i passeri e i pettirossi, se le faceva imprestare, quando riusciva: e le ritraeva con pennello paziente e innamorato, nei radi quadri che dipingeva o sulle pareti del suo studio. 
Quando Donatello o il Brunelleschi entravano in quella stanza piena di volatili vivi o dipinti, trovavano sempre qualcosa di nuovo sul muro: ora una vigna piena di passeri, ora una caccia in uno sfondo di campagna arata, con cavalieri al galoppo e cani avventati e cervi fuggenti... 
E ne ridevano di gusto e ci si divertivano un mondo...
Potevano ben ridere di lui: ma da quella testa matematica e paziente la pittura usciva armata di nuovi mezzi che la facevano più simile al vero, che le davano una nuova potenza di rilievo e di colore, che la arricchivano di tutte le creature e le cose curiose che brulicano nella vita oltre l'uomo...

E così egli aprì la strada a tanti artisti, rimanendosene tutta la vita oscuro.

È la sorte di coloro che preparano il cammino agli altri.




domenica 19 dicembre 2010

Paolo di Dono detto l'Uccello


La battaglia di San Romano (1435)
Paolo Uccello (1396-1475)
Galleria degli Uffizi di Firenze



Paolo di Dono detto l'Uccello (1396-1475) coadiuva il Ghiberti nell'eseguire la seconda porta del Battistero…, a Venezia (1425-32), restaura mosaici, e a Padova dipinge in terretta verde gli scomparsi giganti di casa Vitaliani, che indicano, con il solo ricordo, l'aspirazione al grandioso, coltivata (le poche opere rimaste ce lo confermano) dalle insistenti ricerche di spazio e, di volume.
I contorni secchi e gli scorci audaci appiattiscono le figure come in un lavoro di commesso…, le fabbriche si complicano nelle prospettive…, i paesaggi si fanno piú profondi con i duri diagrammi scientifici…, i colori sono distesi, nitidi, e in faccia alla natura l'artista proclama la sua assoluta indipendenza.

Paolo è il primo pittore di combattimenti - dacché non si possono stimare saggi di tal genere i miseri affreschi di Spinello Aretino in Sena -, e della Battaglia di S. Romano (1432) si conservano tre tavole negli Uffizi, nel Louvre di Parigi e nella Galleria Nazionale di Londra (Battaglia di S. Egidio).

I pesanti cavalli s'impennano o scalciano, e le lance s'incrociano o si drizzano nel tumulto…, i contrasti prospettici aumentano con gli animali caduti, che ingombrano la linea di terra…, gli ornamenti di stucca luccicano, come le terse corazze, tra gli elmi piumati ed i pennoni, e larghe zone d'ombra e di luce animano gli scontri.

Nel monumento pittorico di Giovanni Acuto (Hawkwood), ”cautissimus et rei militaris peritissimus”
(Firenze, Santa Maria del Fiore) il solido cavallo, per il quale si dimentica il vero e la norma classica della sta tua equestre di Marco Aurelio, alza simultaneamente la zampa anteriore e posteriore dalla stessa parte, ed il capitano mostra l'incisività d'un rilievo di bronzo.

Il refettorio di Santa Maria Novella in Firenze conserva vestigia del tragico Diluvio e del Sacrificio di Noé, eroico risultato della tendenza prospettica, cui si subordinano i volumi coloristici.


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giovedì 9 ottobre 2008

IL MONUMENTO EQUESTRE DI GIOVANNI ACUTO (Equestrian statue of John Hawkwood) - Paolo Uccello




IL MONUMENTO EQUESTRE
DI GIOVANNI ACUTO (1436)


Paolo Uccello
(1397 - 1475)
Cattedrale di Santa Maria in Fiore - FirenzeXV secoloAffresco trasferito su tela
cm. 820 x 515

















Il grandioso affresco (oggi trasferito su tela) si trova nella navata sinistra della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze.
Esso rappresenta il monumento commemorativo al condottiero John Hawkwood, nome italianizzato dai Fiorentini in Giovanni Acuto.
Nella parte superiore dell'affresco si trova un finto monumento equestre realizzato in terra verde ad imitazione della materia bronzea.
Il ritratto dell'uomo d'arme fu eseguiti forse sulla base della sua maschera funebre, come spesso accadeva a quel tempo.
Lo sguardo fermo e compunto del condottiero, la posa eretta e grave, la descrizione dell'armatura,il passo da parata del massiccio destriero mettono in evidenza il clima aulico ed ufficiale della composizione.
Cavallo e cavaliere sono collocati su un alto basamento a due ordini, dipinto da Paolo Uccello secondo i principio rigorosi della prospettiva brunelleschiana.
Anche l'architettura della parte inferiore ha il medesimo tono solenne e monumentale.
Nell'architrave che divide in due il basamento l'artista ha posto orgogliosamente la sua firma... PAULI UGIELLI OPUS..., consapevole che il MONUMENTO ALL'ACUTO era una delle fatiche più importanti della sua carriera.

L'affresco fu commissionato a Paolo Uccello dagli Operai del Duomo di Firenze il 30 maggio 1436, anche se il concorso per tale opera era già stato indetto nel 1433.
Nel 1436 però in vista della consacrazione della cattedrale da parte di papa Eugenio IV, in seguito alal conclusione dei lavori della cupola del Brunelleschi, ci si affrettò a far eseguire anche il previsto MONUMENTO A GIOVANNI ACUTO.
Paolo Uccello ne dovette eseguire due redazioni: la prima, compiuta alla fine di giugno, non piacque infatti agli Operai del Duomo.
La seconda e definitiva versione fu portata a termine dal pittore nel successivo mese di agosto.


Paolo Uccello nacque a Firenze nel 1397.
La sua formazione artistica avvenne nella bottega dello scultore ed orafo Lorenzo Ghiberti
Nel 1414 egli risulta iscritto alla Compagnia di San Luca o dei Pittori a Firenze.
Tra il 1425 e il 1430 soggiornò a Venezia ma non so dire con certezza quale fu la sua attività nella città lagunare.
Probabilmente s dedicò al mosaico, la cui tradizione era molto viva a Venezia.
Immediatamente successivi al ritorno a Firenze sono gli affreschi del Chiostro Verde di Santa Maria Novella con le STORIE DELLA CREAZIONE.
Tra il 1435 e il 1436 l'artista lavorò agli affreschi della Cappella dell'Assunta del Duomo di Prato, con STORIE DELLA VERGINE..., STORIE DI SANTO STEFANO..., figure di SANTI e di VIRTU'.
Nell'estate del 1436 affrescò il MONUMENTO EQUESTRE A GIOVANNI ACUTO nel Duomo di Firenze.
Qualche anno più tardi (1443 - 1444), sempre per il Duomo, Paolo Uccello eseguì l'OROLOGIO della controfacciata e fornì i cartoni per alcune vetrate.
Forse allo stesso momento risalgono le STORIE DI NOE', ancora nel Chiostro Verde di Santa Maria Novella.
In questo importante ciclo Paolo Uccello mostra tutta la sua grande cultura prospettica: sapiente è il rapporto tra figure e sfondo, e la scansione dello spazio è affidata a rigorose intelaiature prospettiche.
Nello stesso periodo Paolo ricevette una commissione assai prestigiosa: la serie di tre pannelli con la BATTAGLIA DI SAN ROMANO, richiesta da Cosimo il Vecchio de' Medici per una sala del suo palazzo (oggi divisa tra gli Uffizi di Firenze, il Louvre di Parigi e la National Gallery di Londra.).
Verso il 1446 l'artista fece un viaggio a Padova, dove eseguì un importante ciclo di affreschi in casa Vitaliani raffigurante gli UOMINI ILLUSTRI, oggi purtroppo perduto.
Paolo Uccello morì a Firenze nel 1475 e fu sepolto nella chiesa di Santo Spirito.


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martedì 29 gennaio 2008

PAOLO UCCELLO di Dòno

Paolo Uccello, soprannome di Paolo di Dòno (Pratovecchio 1397 - Firenze 1475) coadiuva Lorenzo Ghiberti (1378-1455) nell’eseguire la seconda porta del Battistero a Firenze; a Venezia (1425-32), restaura mosaici, e a Padova dipinge in terretta verde gli scomparsi giganti di casa Vitaliani, che indicano, con il suo ricordo, l’aspirazione al grandioso, coltivata (le poche opere rimaste ce lo confermano) dalle insistenti ricerche di spazio e di volume. I contorni secchi e gli scorci audaci appiattiscono le figure come in un lavoro di commesso; le fabbriche si complicano di prospettive; i colori sono distesi, nitidi, e in faccia alla natura l’artista proclama la sua assoluta indipendenza.

Quindi, formatosi in patria nel gusto del Ghiberti e poi a Venezia nell’ambiente dell’ultimo gotico internazionale, Paolo Uccello realizzò una personale interpretazione del linguaggio di DONATELLO, di MASACCIO e del Brunelleschi, fondendo in una sintesi felicissima e irripetibile la semplificazione geometrica delle forme, il rigore matematico delle prospettive un gusto prezioso del colore, candito in tarsie a fissare le immagini in un’atmosfera cristallina di favola surreale.

E poi, Paolo Uccello è il primo pittore di combattimenti – dato che non si possono stimare saggi del genere i miseri affreschi di Spinello Aretino in Siena – e della BATTAGLIA DI SAN ROMANO (1432) si conservano tre tavole negli Uffizi a Firenze, nel Louvre a Parigi e nella National Gallery di Londra (BATTAGLIA DI SANT’EGIDIO). I pesanti cavalli s’impennano o scalciano, e le lance s’incrociano o si drizzano nel tumulto; i contrasti prospettici aumentano con gli animali caduti, che ingombrano la linea di terra; gli ornamenti di stucco luccicano, come le terse corazze, tra gli elmi piumati ed i pennoni, e larghe zone d’ombra e di luce animano gli scontri. Nel monumento pittorico di GIOVANNI ACUTO (Hawkwood) “cautissimus et re militaris peritissimus” (Firenze, Santa Maria del Fiore) il solido cavallo, per il quale si dimentica il vero e la norma classica della statua equestre di MARC’AURELIO, alza simultaneamente la zampa anteriore e la posteriore dalla stessa parte, ed il capitano mostra l’incisività d’un rilievo di bronzo. Il refettorio di santa Maria Novella in Firenze conserva vestigia del tragico DILUVIO e del SACRIFICIO DI NOE’, eroico risultato della tendenza prospettica, cui si subordinano i volumi coloristici.
Affreschi della GENESI (Firenze, Chiostro Verde di Santa Maria Novella)…, vetrate della NATIVITA' E DELLA RESURREZIONE (Firenze, Santa Maria del Fiore), SAN GIORGIO E IL DRAGO (Parigi, Museo Jaquemart-André), CACCIA NOTTURNA (Oxford, Ashmolean Museum).


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