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sabato 1 novembre 2014

P - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (P - Art History - The great artists)

Ercole e Anteo - Pollaiolo (Vedi scheda)

I GRANDI ARTISTI

A - B - C D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z
(In costruzione)


PALLADIO Andrea (Vedi biografia)

Architetto italiano (Padova 1508 - Vicenza 1580).
E uno dei maggiori costruttori del Rinascimento. Dopo aver studiato a Roma I'architettura classica, il Palladio si stabilì a Vicenza, dove lasciò numerose sue opere, a cominciare dalla Basilica, fino alle celebri ville dei dintorni. L'incontro con l'umanista Gian Giorgio Trissino fu di capitale importanza: Andrea ricevette da questi consigli per lo studio dei monumenti antichi e per la lettura del De architectura di Vitruvio, di cui illustrò una nuova edizione.


PAOLO UCCELLO, Paolo di Dono (Vedi biografia)

Pittore italiano (Pratovecchio 1397 - Firenze 1475).
Aiuto di Lorenzo Ghiberti a Firenze, si trasferì a Venezia e forse anche a Padova, dove, in rapporto con queste scuole, si affermò per la sua abilità prospettica. Si distinse per la plasticità delle sue Battaglie, conservate tuttora agli Uffizi, al Louvre e alla National Gallery di Londra.


PARMIGIANINO - Francesco Mazzola (Vedi biografia)

Pittore italiano (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540).
Figlio del pittore Filippo Mazzola, subì profondamente I'influsso del Correggio; trasferitosi a Roma, vi eseguì la Sacra Famiglia degli Uffizi ed altre opere. Fu successivamente a Bologna, Parma e, per un breve periodo, a Napoli. 
Il Parmigianino ha inoltre importanza nella storia dell'incisione poiché fu tra gli iniziatori della pratica dell'acquaforte.


PERUGINO, Pietro di Cristoforo Vannucci

Pittore italiano (Città della Pieve 1448 - Fontignano 1523).
Allievo di Piero della Francesca, fu condiscepolo di Leonardo alla scuola fiorentina del Verrocchio. Nel 1481 ricevette I'incarico di lavorare a Roma, in Vaticano, insieme al Botticellial Ghirlandaio
Lavorò in tutta Italia, lasciando ovunque le testimonianze della sua arte; ovunque ebbe allievi, tra i quali, particolarmente insigne, Raffaello
Operò soprattutto in Toscana e a Perugia, dove, nel 1500, decorava a fresco la Sala del Cambio; nel 1522 portò a termine in S. Severo a Perugia l'affresco di Raffaello della Gloria dei Santi, I'opera lasciata interrotta dall'immatura morte del suo più grande allievo. Mori di peste nel 1523.


PICASSO Pablo Ruiz (Vedi biografia)

Pittore spagnolo (Malaga 1881 - Mougins 1973).
Figlio di un insegnante di disegno, segue il padre a La Coruna, a Barcellona, e più tardi a Madrid, frequentando le locali scuole d'arte.
Nel 1900, dopo essersi già affermato tra le correnti moderne della pittura spagnola, va a Parigi, dove si stabilisce definitivamente nel 1904. 
Un viaggio in Italia fatto nel 1919 per curare a Roma la scenografia e i costumi dei balletti russi del Djagilev, lo pone a contatto con I'arte classica. 
Direttore del Museo del Prado per incarico del governo repubblicano, durante gli anni della guerra civile spagnola, dipinge, tra I'altro, Guernica, il più disperato grido di rivolta e commozione contro gli orrori della guerra. Questi temi saranno presenti durante tutto il periodo della seconda guerra mondiale. 
Installatosi, dopo la guerra, nella Francia meridionale, I'artista si dedicò alla scultura e all'incisione, alla litografia, all'acquerello e alla ceramica.


PIERO DELLA FRANCESCA, Pietro di Benedetto dei Franceschi (Vedi biografia)

Pittore italiano (Borgo San Sepolcro 1415-1492).
Allievo di Domenico Veneziano, forse sin dal 1430, fu con lui in diverse città della Toscana, delle Marche e dell'Umbria, finché, verso il 1442, oramai riconosciuto valido artista, cominciò ad ottenere le prime commissioni. Più tardi si allontanò dal paese natale e lavorò ad Urbino, Ferrara e a Rimini.
Verso il 1452, chiamato ad Arezzo, vi dipinse nel coro di S. Francesco la Storia della vera Croce.
L'attività dell'artista continuò poi in diverse località: a Roma, Perugia e Urbino, dove dipinse i ritratti di Federico da Montefeltro e di Battista Sforza.


PINTURICCHIO, Bernardino Betti

Pittore italiano (Perugia 1454 - Siena 1513).
Allievo probabilmente di Benedetto Bonfiglio e di Fiorenzo di Lorenzo, fu aiutante del Perugino, che seguì a Roma coadiuvandolo negli affreschi della Sistina; in questa città tornò poi altre volte eseguendo le decorazioni (oggi quasi completamente perdute) del Palazzo dei Penitenzieri, affreschi in palazzo Colonna e in Vaticano, oltreché il celebre ciclo dell'appartamento Borgia. 
Tornato da Roma, eseguì diversi lavori in Umbria. Da questo momento (1501) il Pinturicchio dimorò quasi esclusivamente a Siena, salvo un breve soggiorno a Roma, dove preparò le tele per il presbiterio di S. Maria del Popolo.


POLLAIOLO, Antonio di Jacopo Benci (Vedi biografia)

Pittore, scultore ed orafo italiano (Firenze 1432 circa - Roma 1498).
È ricordato in genere con il fratello Piero, che ne fu collaboratore in diverse opere. Dopo essersi affermato come orafo insieme con il fratello, Antonio si fece notare come incisore, sia fornendo disegni a Maso Fininguerra, sia incidendo egli stesso alcune op€re, come gli Ignudi combattenti
Ma dell'attività di orafo egli non si dimenticò mai, anzi essa appare sempre presente nelle sue opere di scultore e di pittore, che esaltano gli scatti dinamici e i profili lineari della figura umana (il bronzetto di Ercole e Anteo e il Profilo di donna).


martedì 29 dicembre 2009

VIOLINO (Violin) - Pablo Picasso

  
VIOLINO (1912)
Pablo Picasso (1881 – 1973)
Pittore spagnolo
Museo Picasso a Parigi
Papier collé cm. 65 x 50



Al suo ritorno a Parigi, nell'autunno del 1912, Pablo Picasso si dedicò a una serie di dipinti eseguiti con una nuova tecnica: il "papier collé" ottenuto mediante l'accostamento di frammenti di carta (giornali, cartone ondulato ecc.).
Fra questi è anche Violino, sicuramente una delle opere più minimali del “Cubismo Sintetico”.
L'artista ricostruisce lo spazio reale attraverso l'uso di piani semplificati…, la composizione è chiara, formata da pochi elementi, da linee sintetiche.
Il colore è limitato a una gamma monocromatica, così da conferire maggior forza espressiva agli elementi strutturali della composizione.
Grazie all'uso di materiali diversificati e tecnica mista, dal 1907 al 1915 Pablo Picasso si dedicò all'elaborazione di un nuovo linguaggio artistico che vede l'arte ridotta a segno, dove forma e colore non devono riflettere necessariamente la natura com'è, ma devono comunicare allo spettatore l'idea dell'artista…

“La natura è una cosa, la pittura un'altra. La pittura è un equivalente della natura”.

Il Cubismo fu per Picasso un banco di prova per cercare di fare uscire la pittura dalla pura imitazione della natura, verifica questa necessaria per affermare l'autonomia dell'immagine dipinta.
In fondo la definizione del Cubismo non può assolutamente essere ridotta a stile che tende a deformare l’immagine, piuttosto è il tentativo di ricostruire l'immagine partendo dai suoi vari frammenti.

Nonostante l'opera non sia datata, generalmente si crede che si tratti di un lavoro eseguito da Picasso nell'autunno del 1912.
Essa compare all'esposizione “Picasso's Picasso” allestita all'Hayward Gallery di Londra nel 1981.
Il dipinto, da sempre parte della collezione privata dell'artista, è oggi conservato presso il Museo Picasso di Parigi.


Gli esordi del Cubismo

L'inizio del movimento cubista si può far coincidere con “Les Demoiselles d'Avignon” (New York, Museum of Modem Art).
L'opera, dipinta da Picasso nel 1907, non piacque non solo alla critica ma persino agli amici dell'artista e a Braque, l'altro esponente di spicco del Cubismo.
Sia Picasso che Braque si dedicarono ad una pittura rigorosamente strutturata, che si avvaleva in maniera quasi ossessiva dell'incidenza di linee rette e di piani.
Proprio grazie a queste caratteristiche, che provocarono l'ostilità della critica, il movimento venne etichettato come “Cubismo”.
Dal 1910 in poi il rivoluzionario linguaggio formale si diffuse in tutta Europa, influenzando giovani artisti attivi in Italia, Germania, Russia e Inghilterra.


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I SALTIMBANCHI - Pablo Picasso


IL FLAUTO DI PAN - Pablo Picasso



martedì 21 ottobre 2008

I SALTIMBANCHI (The acrobats) - Pablo Picasso

        

I SALTIMBANCHI
(1905)

Pablo Picasso
(1881 - 1973)

Pittore spagnolo

National Gallery
of Art di Washington

XX secolo

Periodo rosa

Tela cm. 213 x 229,5





Nella primavera del 1905 Picasso realizza molti bozzetti e disegni sul tema dei personaggi del circo (acrobati, clown, giocolieri).
Questi studi si concretizzano in due grandi composizioni: LA FAMIGLIA DI ACROBATI ... e I SALTIMBANCHI

Il poeta Rainer Maria Rilke rimase così affascinato dai SALTIMBANCHI di Picasso da chiedere, nel 1918, al proprietario della tela, Hert von Kolnig di Monaco, di consentirgli di vivere nella stanza dove era custodita l'opera.
In effetti questa è una delle tele meglio riuscite del periodo artistico conosciuto col nome di ''periodo rosa'', o più precisamente di quel ciclo di opere che affrontano il tema del circo.
In un quadro precedente, L'ATTORE, si preannuncia una svolta nell'itinerario pittorico di Pablo Picasso; dopo aver abbandonato le tonalità monocrome, fatte di blu grigiastri e cupi, l'artista utilizza un tratto fine, elegante, di maniera, con tonalità grigie o rosa.
Questo periodo esprime una visione più ottimistica del mondo, che si oppone alla precedente ("periodo blu") più cuopa e nostalgica, sul tema dei diseredati.
Il cambiamento è ancora più profondo e include nuovi aspetti: i contorni duri lasciano il posto ad una linea incisiva, ma modulata, una ricerca di plasticità nel disegno che denota un interesse per Degas.
I personaggi del circo si staccano da uno spazio profondo, deserto, quasi irreale; a sinistra sono raggruppati cinque personaggi; a destra, isolata, una figura di donna isolata, in posizione avanzata rispetto agli altri e ciò crea un'atmosfera di attesa, di indecisione, che domina tutta la scena.
Il senso di inquietudine è rafforzato dal precario equilibrio dell'insieme della composizione.
Dietro ai sei personaggi, che sono frutto di studi particolari e approfonditi, un alto orizzonte lascia poco spazio all'azzurro del cielo.
I SALTIMBANCHI, capolavoro frutto delle ricerche intraprese dall'artista in questi anni, misura più di sei metri quadrati ed è uno dei più grandi quadri dipinti da Pablo Picasso.


ALCUNE NOTE SU PABLO PICASSO


Pablo Picasso è nato a Malaga, in Andalusia, nel 1881; a quattordici anni si iscrive alla Accademia di Belle arti.
Nel 1904 è a Parigi, dove incontra Apollinaire e, due anni dopo, Matisse.
Le opere iniziali, conosciute come "periodo blu", risalgono al 1901 e sono caratterizzate dal tono monocromatico.
Segue, a partire dal 1905, il "periodo rosa", che si concluderà alla fine dell'anno seguente.
La problematica posta da Cézanne circa i rapporti tra lo spazio, l'oggetto e la scultura africana, porta l'artista ad interpretare un processo di studio della decomposizione della forma attraverso la semplificazione dei piani volumetrici.
Tale ricerca figurativa culminerà nel quadro DEMOISELLES D'AVIGNON del 1907.
Nello stesso anno avviene l'incontro con Braque, con il quale l'artista intraprenderà l'avventura cubista.
Dopo aver attraversato la fase analitica, nella quale abolisce la linea curva e tutti gli effetti dinamici, Picasso perviene negli anni tra il 1914 e il 1915 al cubismo sintetico.
Intorno al 1930 si avvicina al SURREALISMO e, dopo alcuni anni, inizierà gli studi preparatori di GUERNICA, che dipingerà nel 1937.
La COLOMBA DELLA PACE e LA GUERRA E LA PACE, del 1952, sono testimonianze dell'impegno politico dell'artista in questo periodo.
Pablo Picasso muore a Mougins nel 1973.

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IL FLAUTO DI PAN - Pablo Picasso


VIOLINO (1912) - Pablo Picasso



domenica 19 ottobre 2008

IL FLAUTO DI PAN (The pipes of pan) - Pablo Picasso


IL FLAUTO DI PAN (1923)
Pablo Picasso(1881 - 1973)
Musée National Picasso -Parigi
Olio su tela cm. 205 x 174

Nella complessa vicenda di Picasso IL FLAUTO DI PAN può definirsi un'opera "pompeiana", maniera inaugurata dall'artista verso il 1920 con TRE DONNE ALLA FONTE.

Quando nel 1917 l'artista si recò in Italia, rimase particolarmente affascinato dalla bellezza degli affreschi di Pompei.
I ricordi della tecnica e della maniera pompeiana riaffiorarono nella memoria di Pablo Picasso, nelle opere realizzate al suo ritorno a Parigi.

In questo dipinto l'artista recuperò un'antica leggenda: si narra che la ninfa Siringa, per sfuggire alle brame del dio Pan, si trasformò in canne palustri.
Pan, affascinato dal suono delle canne, le tagliò per farne un flauto, che porta il nome della ninfa.

Le due figure, nella densità dei volumi, mostrano un equilibrio classico filtrato dall'arte dell'antica Grecia.
I corpi dei due giovani costruiscono una poderosa monumentalità, dove il volume piuttosto compatto si chiude nella propria massa.

Pablo Picasso realizzò quest'opera durante un periodo in cui, oltre al fascino dell'arte antica, recuperò alcuni elementi dei suoi periodi Blu e Rosa.
D'altra parte, nel corso della sua attività, egli fece continui salti nelle sue esperienze passate.

Pablo Picasso realizzò IL FLAUTO DI PAN nell'estate del 1923, durante il soggiorno a Cap d'Antibes.
Testimonianza degli interessi di quel periodo, oltre ad altri dipinti vicino allo stile di quest'opera, come per esempio IDILLIO, è un carnet di studi e schizzi.
Come la maggior parte delle opere dell'artista, il quadro è conservato al Musée National Picasso di Parigi.

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lunedì 14 luglio 2008

PABLO PICASSO - Vita e opere (Life and Work)

   
NOVECENTO... IL SECOLO DI PICASSO

Pablo Picasso (Malaga 1881 - Mougins 1973)

Alcuni anni fa, Parigi aveva aperto in onore di Picasso, al Grand e al Petit Palais, una vasta rassegna della sua opera: circa 300 quadri, 200 sculture, 130 ceramiche, 250 disegni.
A questa grande mostra, che racchiude almeno settant'anni di attività del grande Maestro spagnolo, si devono aggiungere le mostre della grafica picassiana alla Bibliothèque Nazionale, nonché le numerose altre mostre presso le più famose Gallerie di arte private.
Insomma tutta Parigi, per quella occasione, era stata invasa da un vero e proprio "esercito" di opere uscite dalle mani sue prodigiose e instancabili.

Quante opere ha dunque creato, Picasso? E' difficile dirlo, ma certo molte migliaia. Egli cioè non è solo un grande artista, ma anche un grande lavoratore, per cui non vi è mai stato riposo o stanchezza.
La mostra ufficiale, con cui la Francia ha inteso rendergli omaggio, è senz'altro la più completa esposizione che sia mai stata organizzata della sua opera. Si parte dalle tele che egli ha dipinto a quattordici anni, come l'UOMO COL BERRETTO e la RAGAZZA COI PIEDI NUDI, e si arriva ai disegni eseguiti in età molto avanzata: disegni di una vivacità e di una fantasia davvero straordinarie.
Girando le sale di questa grande esposizione, ordinata da Leymarie con attenta sensibilità e scrupolo storico, il peso decisivo che l'azione figurativa di Picasso ha avuto nel corso di tutta l'arte contemporanea, appare con estrema evidenza: non c'è strada che egli non abbia aperto, non c'è enunciazione plastica che egli non abbia formulato, non c'è zona dei sentimenti umani che egli non abbia espresso. Ancora una volta, guardando la sua opera così riunita, si ha veramente coscienza di questa sua formidabile onnipresenza nella vicenda artistica del Novecento sino alle esperienze più recenti. Ma ciò che ancora una volta colpisce profondamente è soprattutto il fatto che, in nessun momento del suo lavoro creativo, Picasso è stato un artista "neutrale". Questa è anche la ragione per cui lui, per tutto il secolo scorso (non si può parlarne con indifferenza), la ragione per cui, in certi momenti, egli è apparso come un vero e proprio segno di contraddizione, al centro di polemiche violente. La sua pittura infatti si è trovata coinvolta nella storia del nostro tempo. Talvolta è stata addirittura una pittura d'allarme, una pittura di emergenza, capace di affrontare i grandi temi che preoccupavano milioni di persone. Basta pensare al BOMBARDAMENTO DI GUERNICA, al MASSACRO DI COREA e alla COLOMBA DELLA PACE.
Non è un caso dunque che sin dagli inizi, sin dai cosiddetti periodi blu e rosa, tra il 1901 e il 1906, i suoi quadri siano intrisi di populismo, siano cioè affollati di mendicanti, di suonatori ambulanti, bambini malati, madri dolenti, e quindi di poveri clowns, di acrobati, di arlecchini nei loro vestiti di toppe. E non è un caso che quando arriva a Parigi nel 1900, anziché rivolgersi a quei pittori che sulla scia dell'impressionismo si dedicano esclusivamente al paesaggio, egli guardi soprattutto a Steinlen, il disegnatore socialista dell'ASSIETTE AU BEURRE, la più famosa rivista della caricatura e del disegno politico, e a Toulouse-Lautrec.
All'interno di questi temi, dolcemente crepuscolari, vagamente letterari, ma sempre di un'altra e suggestiva bellezza, verso la fine del 1905, già incomincia però a rivelarsi l'energia vitale di Picasso. Il disegno si fa più asciutto, più sintetico, il colore più energico. Si avvicina insomma il momento in cui Picasso sta per dipingere le famose RAGAZZE D'AVIGNONE (LES DEMOISELLES D'AVIGNON), un'opera, terminata nel 1907, che costituisce un punto chiave dell'arte contemporanea.


LE RAGAZZE D'AVIGNONE
LES DEMOISELLES D’AVIGNON
(1907)

Pablo Picasso (1871-1973)

Pittore spagnolo

Museum of Modern Art – New York


Tela cm. 244 x 233

Risoluzione 1.794 x 1.854 - Kb 737



VEDI SCHEDA




Oggi, guardando questo quadro (e gli studi che l'accompagnano) ci si domanda cosa veramente ha significato per Picasso e per la pittura moderna tale rottura di valori tradizionali. Non c'è dubbio che per Picasso questo momento creativo segna la scoperta di se stesso attraverso la scoperta del "primitivo" e per l'arte moderna l'inizio d'una totale libertà di visione nei confronti dei canoni ottocenteschi. Quest'opera infatti è il primo vero esempio di quel furore istintivo e cerebrale, insieme che poi si è confermato così tipico della natura creativa di Picasso. Ma non è soltanto questo. In questa composizione di nudi, dove è presente la suggestione della scultura negra, l'esotismo perde i suoi aspetti letterari per diventare vero strumento di rovina delle norme tradizionali della cultura figurativa, non solo nell'uso antinaturalistico del colore ma nelle strutture stesse su cui tale pittura si basa. La prospettiva è spaccata, frantumata in volumi scanditi, marcati, incidenti l'uno nell'altro, con un ritmo spaziale da cui esulano ormai le misure dello spazio classico.
La forza primordiale che si manifesta in questa tela in qualche modo si conserverà con lo stesso carattere per circa due anni, esprimendosi in una serie di figure imponenti, di nature morte squadrate, angolose, e di paesaggi dipinti con secca volumetricità. Ed è una forza che, in particolare, ritornerà liberamente ad emergere dal 1934 al 1938, cioè dal ritorno in Spagna a Guernica.
Ma tutto sommato è proprio questa forza che mantiene vivo anche il cubismo di Picasso impedendogli di piegare verso quel puro esercizio formale a cui avrebbero voluto farlo approdare le teorie "neoplatoniche" di Gleizes e Metzinger, che aprivano la strada all'astrattismo neoplatonico di Mondrian.
Cubismo analitico, cubismo sintetico, grande cubismo: ogni momento di questa esperienza figurativa che ha avuto l'influenza più larga e determinante sull'arte contemporanea, è documentato nella mostra attraverso una ricca selezione di opere.
All'interno del cubismo Picasso ha sviluppato una attività impressionante sia per intensità creativa che per quantità produttiva. Anche se il cubismo, dopo la rottura delle RAGAZZE D'AVIGNONE. è stato per Picasso, in qualche modo, una forma di particolare rigore e disciplina, non è certo mai stato una via verso una forma di cristallizzazione mentale dei dati reali. Ciò è tanto vero che senza abbandonare, ma anzi sviluppando le scoperte cubiste, inizia e svolge contemporaneamente quello che è stato chiamato il periodo neoclassico, un periodo che nel 1920 ha la sua piena maturazione.
Questo periodo coincide con la "scoperta" del mare. Picasso infatti, nella primavera di quest'anno, si trasferisce sulla costa meridionale della Francia, che poi diventerà la sua dimora abituale. E' qui, appunto, che egli dipinge e disegna le sue donne abbandonate agli ozi felici di una mitica esistenza. Sono nudi di donne grandi, talvolta enormi, tal'altra meno massicce, ma sempre disegnate con estrema scioltezza, spesso con ardite disarticolazioni, con deformazioni totali della verità anatomica, con soluzioni formali insomma che non si conoscessero le premesse cubiste.
Queste immagini femminili assumono il carattere di sublimi simboli della vita, quasi di divinità naturali. Anche perciò forse, in questo periodo, Picasso ha dipinto tante maternità: madri enormi, con vasti e colmi seni, feconde e indolenti.
Ma a quest'opera, nel '25 avviene l'incontro di Picasso coi surrealisti. Da questo momento i risultati stilistici precedenti, neoclassici e cubisti, sono sottoposti ad un prepotente trattamento espressionistico che li contorce e deforma, dando origine ad una pittura che corrisponde assai bene al concetto di "convulsivo" che Breton ha unito al termine di bellezza. Nell'arte di Picasso è un momento di eccezionale importanza, il momento in cui egli scopre quel segno tagliente, aggressivo, crudele che poi confluirà nell'intero ciclo di GUERNICA allorché da una situazione di tormento esistenziale, la sua visione si incontrerà con un tragico dramma della storia.
Nel 1934 Picasso è ritornato in Spagna. Il contatto con la sua terra, con la sua gente; la vista degli spettacoli popolari, le corride, i combattimenti di galli, gli hanno acceso la fantasia di nuove e incalzanti immagini, sollevando di colpo la sua produzione a uno dei vertici più alti. E' il momento dei tori trapassati dalla spada, dei cavalli feriti nell'arena. In queste opere il sentimento della realtà è così forte che l'espressione sembra liberarsi con improvvisa evidenza. Un accento virile le domina, pieno, scattante; e il linguaggio è impetuoso, mordente.
Queste opere sono quelle che preparano GUERNICA, il Picasso civile, lo stesso che più tardi dipingerà il CARNAIO, la GUERRA e la PACE, il MASSACRO IN COREA.



GUERNICA (1937) - Pablo Picasso (1883-1973)
Centro de Arte Reina Sofia - Madrid
Olio su tela cm. 349,3 x 776,6

Risoluzione Kb 882 - Pixel 2.556 x 1.128



Il grande quadro di GUERNICA fu dipinto tra il maggio e il giugno del 1937, cioè nelle settimane immediatamente successive al bombardamento, da parte degli aerei tedeschi e italiani, della cittadina basca, in Spagna.
E' un quadro d'alta tensione spirituale, di dolore e di collera. L'emozione per l'avvenimento ha scosso Picasso fin dentro le viscere. Sulla tela, l'enunciazione della tragica visione non ricorre neppure al colore: i termini netti e precisi del bianco e nero sono sufficienti. Così l'enunciazione appare più essenziale e incisiva. Il segno che traccia il profilo delle case in fiamme, del toro, del cavallo, delle donne, dell'uomo atterrato, è un segno tagliente, elementare. L'immagine, nel suo insieme, è di un'estrema violenza.
Ma il segno della morte e del dolore c'è anche in altre opere, in quelle che ha dipinto durante l'ultima guerra: nella lunga serie delle DONNE SEDUTE, per esempio. Picasso un giorno l'ha spiegato chiaramente...
"Io non ho dipinto la guerra perché non sono di quei pittori che, al pari dei fotografi, vanno in giro cercando un soggetto. Ma non c'è dubbio che nei quadri che ho dipinto allora la guerra c'è".
Ma ecco il Picasso del dopoguerra. Altri vent'anni d'infaticabile lavoro, altri grandi cicli, la GIOIA DI VIVERE, le variazioni su Delacroix, su Velasquez, su Manet, la serie del PITTORE E LA MODELLA, sino ai quadri più recenti, degli ultimi suoi anni. Osservando quest'ultima produzione di Picasso, tele come UOMO E DONNA NUDA..., DONNA IN RIVA AL MARE..., il CHITARRISTA, si vede subito come la pittura di Picasso si sia fatta essenziale, una pittura di straordinaria semplicità, di una freschezza e spontaneità assolute. E' una pittura che vive di una ispirazione nitida, ferma e pura, dove una consumatissima perizia è messa al servizio di una continua e vivace adesione al mondo, alla natura, alle cose: un'adesione terrestre, senza sofismi e senza misticismi.
Ma questa è la sostanza più autentica di tutto ricasso, che la mostra di Parigi ha riconfermato attraverso le grandi e le piccole sculture - L'UOMO CON L'AGNELLO..., la RAGAZZA CHE DANZA..., la CAPRA - e attraverso le ceramiche e tutta l'opera grafica.
Picasso crede nella realtà oggettiva del mondo, di cui gli uomini fanno parte. E' dentro questa concezione che agisce la sua forza creativa: una concezione laica e moderna, non metafisica, e tuttavia vivamente consapevole delle più complesse dimensioni e della profondità inesauribile del reale.
La vera grandezza di Picasso sta proprio in ciò: nell'averci mostrato e nel mostrarci coi mezzi specifici della pittura tale inesauribile sostanza del mondo e, in esso, della nostra esistenza. Da questo punto di vista Picasso è veramente un Maestro, un protagonista del nostro tempo. L'arte moderna sarà certamente indicata nel futuro (e nel presente ormai) come l'arte dell'epoca picassiana.



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venerdì 2 maggio 2008

LE BAGNANTI (The bathers) - Pablo Picasso

       

LE BAGNANTI ( 1918)
The bathers
Les baigneurs

Pablo Picasso (1883-1973)


Pittore spagnolo

Museo Picasso – Parigi

Olio su tela cm. 27 x 22






Tre bagnanti, che indossano un costume alla moda, sono sulla riva di una spiaggia che si apre sul mare, solcato da una barca a vela, antistante il porto, come suggerisce il faro che si staglia all’orizzonte.
Una donna, seduta di spalle, si strizza i capelli, quella di centro è sdraiata e si gode il sole che bagna il suo corpo, infine l’ultima è in piedi, le chiome scosse dal vento, forse pronta con uno scatto a tuffarsi in acqua.

Nessun legame con le proporzioni anatomiche, nessun interesse per la prospettiva, ma un rapporto diretto con la recente tradizione artistica francese e in particolare con la linea arabesca delle voluttuose figure de IL BAGNO TURCO di Ingres.



BAGNO TURCO (1859-1863)

Turkish bath
Bain turc

Jean Auguste Dominique Ingres

Pittore francese

Museo del Louvre - Parigi

Tela applicata su tavola
Diametro cm. 108






Nel dipinto di Picasso sono ancora evidenti sono i riferimenti alla cultura contemporanea, da Derain a Seurat, ma soprattutto al gusto näif di Henri Rousseau.

L’appiattimento spaziale è strettamente legato alla scelta delle AVANGUARDIE STORICHE di abbandonare la prospettiva a favore della rappresentazione bidimensionale.
L’eleganza formale verrà però presto abbandonata da Picasso a favore di forme più voluminose e plastiche che in qualche modo denunciano l’interesse dell’artista per l’arte rinascimentale italiana.
Con DUE DONNE CHE CORRONO SULLA SPIAGGIA (1922), l’artista opta invece per la forma massiccia che evoca la cultura mediterranea arcaica.

Il tema delle “bagnanti” è abbastanza frequente nella pittura francese dei primi anni del XX secolo; ricordiamo la GIOIA DI VIVERE di Matisse, I TEMPI DELL’ARMONIA di Signac e COMPOSIZIONE: L’ETA’ D’ORO di Derain.

Al ritorno dal viaggio in Italia, Picasso, insieme a Olga Koklova, divenuta sua moglie, si recò a Biarritz, nota località balneare, dove nel 1918 eseguì questo quadro.
La tela oggi è parte della consistente collezione di opere di Picasso, e di alcuni artisti a lui contemporanei, conservata nel museo parigino dedicato al grande artista spagnolo.




Due donne corrono sulla spiaggia (1922)
Women Running on the Beach
Deux femmes courant sur la plage

Pablo Picasso

Museo Picasso - Parigi

Olio su compensato cm 32,5 x 41,1





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mercoledì 13 febbraio 2008

LES DEMOISELLES D'AVIGNON (1907) - Pablo Picasso


 LES DEMOISELLES D’AVIGNON (1907)
Pablo Picasso (1871-1973)
Museum of Modern Art – New York
Tela cm. 244 x 233
     
L’opera, “LES DEMOISELLES D’AVIGNON”, era talmente cara a Picasso che decise di tenerla nel suo atelier, tanto che quando il mercante d’arte Kahnweiler espresse la volontà di acquistarla, l’artista in cambio gli cedette solo gli schizzi e i disegni preparatori; nel 1920, dietro consiglio di Adré Breton, Picasso la vendette al sarto Jacques Ducet. La prima apparizione pubblica della tela risale al 1937, esposta al Petit Palais di Parigi con il suo primitivo titolo “IL BORDELLO DI AVIGNON”, mutato nell’attuale solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
“LES DEMOISELLES D’AVIGNON” sono cinque figure femminili squadrate, di grande impatto emotivo, che si muovono dentro uno spazio rigido, trasformato in una sorta di gabbia che condiziona i loro movimenti; i volti assumono le sembianze di maschere africane, molto diffuse a Parigi fra gli artisti che avevano preso le distanze dall’arte accademica, ormai svuotata da ogni significato dopo la grande rottura che si era determinata dall’esperienza impressionista in poi. In primo piano è una natura morta proiettata bidimensionalmente. Picasso con quest’opera, in genere considerata il capolavoro della sua complessa attività dopo il periodo blu, rivela di essere ormai cosciente della sua maturità, pronto per andare oltre la pittura di Cézanne, le cui famose BAGNANTI sono all’origine di questo quadro, in particolare la versione già di proprietà di Matisse oggi conservata al Petit Palais di Parigi.
Impressionato dall’esotismo di Gauguin e dalle insolite soluzioni formali della pittura africana, largamente diffusa nella capitale in virtù del rapporto della Francia con le sue colonie, alla realizzazione finale Picasso giunse progressivamente, così come testimonia la lunga serie di disegni preparatori.
Con “LES DEMOISELLES D’AVIGNON” Picasso aprì la strada verso il CUBISMO.


* * *

Nella memoria storica di Picasso “LES DEMOISELLES D’AVIGNON” sono le prostitute che popolavano la “Carrer de Avinyo” a Barcellona, dove l’artista soggiornò fra il 1906 e l’anno successivo. Ancora prima che il quadro venisse esposto, Wilhelm Uhde, favorevolmente stupito, avvertì Kahnweiler che Picasso aveva portato a termine “un quadro molto strano, qualcosa di assiro”. E puntualmente alla sua prima apparizione pubblica l’opera venne giudicata indecente non solo dal pubblico e dalla critica ma anche dagli amici più cari; Braque quando la vide gridò scandalizzato:…”Tu vuoi farci bere petrolio e mangiare stoppa”.
Gli unici che capirono fino in fondo la portata innovativa di “LES DEMOISELLES D’AVIGNON” furono Kahnweiler e Apollinaire.



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mercoledì 2 gennaio 2008

GUERNICA (1937) - Pablo Picasso

   
GUERNICA (1937) - Pablo Picasso (1883-1973)
Centro de Arte Reina Sofia - Madrid
Olio su tela cm. 349,3 x 776,6


Il grande dipinto, oggi conservato al Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, fu commissionato a Picasso dal governo repubblicano spagnolo per decorare il padiglione allestito dagli architetti razionalisti La casa e Sert, per l’Esposizione Internazionale delle Arti e Tecniche di Parigi. Il tema fu scelto dall’artista poco tempo prima dell’inaugurazione della mostra, a seguito dello sgomento suscitato dal bombardamento di Guernica.
Nel 1982 il dipinto, fino a quel tempo conservato al Museum of Modern art di New York. è ritornato in Spagna dopo quarant’anni di esilio. Infatti Picasso aveva chiesto che la sua opera ritornasse in patria dopo la fine del franchismo.

La situazione politica in Europa intorno agli anni ’30 del secolo scorso si presentava assai confusa e minacciosa. In Germania la grande crisi aveva consentito ad Hitler di emergere politicamente, tanto da divenire una grossa minaccia alla democrazia di tutto il vecchio continente.
Il primo della lunga lista di avvenimenti luttuosi dovuti all’avvento del nazismo fu il bombardamento, il 26 aprile 1937, della cittadina basca di Guernica, ad opera dell’aviazione che sosteneva la dittatura fascista del generale Franco. Il tragico avvenimento può essere letto come la prima manifestazione che da lì a poco avrebbe condotto l’Europa intera alla guerra. Il crudele eccidio non mancò di sollevare lo sdegno degli intellettuali che chiaramente lo interpretarono come una minaccia per la democrazia. a loro si affiancò anche Pablo Picasso, politicamente molto impegnato, che negli anni del soggiorno in patria, appoggiò la politica della sinistra, e immediatamente dopo la fine del secondo conflitto, si iscrisse al Partito Comunista Francese.

L’OPERA

Questo lavoro, uno dei più travagliati di Picasso, nacque, come appena detto, a seguito del bombardamento dell’antica città basca di Guernica, nel 1937. In una moltitudine di immagini, drammaticamente confuse, uomini e animali sono uniti, tutti vittime della stessa tragedia. Con il suo lacerante nitrito, il cavallo si ribella alla sorte crudele. La caotica scena è illuminata sommariamente dalla lampada da soffitto e da una candela.
I colori sono il bianco, il nero e il grigio, questi imprimono alla scena la medesima impostazione formale della pagina di un quotidiano: non è escluso che Picasso abbia voluto alludere alla cronaca dei giornali del tempo che riferivano del massacro. GUERNICA è la cronaca che si trasforma in uno dei rari esempi di pittura di storia del secolo scorso. Ma in primo piano resta la reazione emotiva dell’artista, toccato dalla tragedia che colpisce la sua patria, dalla sofferenza della guerra.
Procedure formali inedite rivelano citazioni dell’arte del passato: la figura femminile con le braccia tese verso l’alto che fugge dalla casa in fiamme, sulla destra della composizione, è desunta da quella con la medesima posa ne L’INCENDIO DEL BORGO, affresco di Raffaello nelle stanze vaticane; la dinamicità che avvolge tutta la composizione e la tensione dei personaggi, prendono spunto da LA STRAGE DEGLI INNOCENTI (Bologna, Pinacoteca Nazionale) di Guido Reni.

Nel variegato percorso artistico di Picasso, quest’opera rappresenta il superamento della fase surrealista verso soluzioni formali ancora tutte da esplorare.


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