Pietro da Cortona (1596 - 1669)
Pittore italiano
XVII secolo
Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze
Affresco, parete sinistra della stanza della stufa
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Nella luce limpida di una giornata primaverile, contro un cielo percorso da nuvole grigie simili a nebbioline mattutine che svaniscono col salire del sole, un gruppo di animali e figure si riposa divertito e sereno.
Un giovane di statuaria bellezza, per il quale il pittore ha realizzato un disegno-studio conservato nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, si è arrampicato su una quercia per staccarne e gettarne a terra dei rami che un puttino offre alla coppia seduta sotto l'albero... un apollineo suonatore di siringa, sulle cui chiome dorate una fanciulla depone una corona d'alloro.
Dall'altro lato, una donna con i capelli raccolti in un ciuffo ed ornati da file di perle, incorona con una ghirlanda di rose un fanciullo abbandonato sulle sue gambe, sotto lo sguardo consenziente ed allegro di un putto seduto a cavalcioni di un leone.
Dietro di loro, mentre un giovane raccoglie una fronda piena di ghiande, altri si muovono con passi eleganti e leggeri tenendosi per mano come se stessero per iniziare un giro di danza.
Una leggiadra serenità anima i protagonisti della scena, interpreti di un mondo non ancora contaminato dalla civiltà e dunque liberi di vivere seguendo soltanto la legge del proprio desiderio naturale.
Nel tema de L'ETÁ DELL'ORO, particolarmente congeniale al suo spirito felice e pagano, Pietro da Cortona ha raggiunto un'atmosfera di tranquillità e di pace diffusa che neppure il feroce leone ha voluto turbare mantenendo, per l'occasione, un atteggiamento mansueto che non lo distanzia dal timido apparire del coniglio fra le gambe del putto i primo piano.
L'affresco fu commissionato a Pietro da Cortona nel luglio del 1637 dal granduca Ferdinando II che approfittò della temporanea presenza dell'artista a Firenze per sollecitarlo a decorare la stanza della stufa a Palazzo Pitti.
Dapprima il pittore eseguì i due riquadri con L'ETÁ DELL'ARGENTO e L'ETÁ DELL'ORO, secondo un programma tratto dalle METAMORFOSI di Ovidio ed elaborato da Michelangelo Buonarroti il giovane, nipote del famoso scultore.