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giovedì 24 aprile 2014

PIAZZA A LA ROCHE-GUYON (Square in La Roche-Guyon) Camille Pissarro


 Piazza a La Roche-Guyon (1867) Camille Pissarro
Nationalgalerie - Berlino
Olio su tela cm 50 x 61

In questo quadro Piazza a La Roche-Guyon, troviamo un'applicazione della tecnica della spatola al paesaggio. Il paesaggio è il soggetto pittorico in cui la spatola viene più spesso usata, proprio perché sulle grandi superfici, è facile che il pittore cerchi di intervenire con qualche cosa di più corposo per far vibrare le superfici estese.
A volte capita che siano proprio i colori, le forme e i volumi del soggetto a chiedere al pittore di essere realizzati a spatola. Voglio dire che si "sente" subito il soggetto che può essere realizzato a spatola, cosa che può sembrare ridicola, ma è vera.

Pissarro fu una figura importantissima per tutti i giovani pittori dell'epoca. Molti di questi si recavano da lui a Pontoise e tra questi c'era Cézanne; Pissarro non aveva mai perso la fiducia nel talento del suo amico. Infatti scriveva a Antoine Guillemet:

"Il nostro Cézanne ci dà molte speranze e ho visto e ho a casa mio un quadro di un vigore, di una forza straordinaria. Se come spero resterà qualche tempo a Auvers, dove si deve stabilire, farà stupire molti artisti che hanno avuto troppa fretta di condannarlo".

Pissarro era felice che il suo protetto crescesse come pittore. Spesso i due, come facevano Monet e Renoir, sceglievano lo stesso soggetto da copiare e lavoravano fianco a fianco.

Così Cézanne imparò fino in fondo i segreti della tecnica di costruzione della materia del quadro e la visione del colore dell'amico e maestro.

Quando Emile Zola si sorprese della somiglianza tra i quadri di Pissarro e Cézanne, il primo rispose molto umilmente e logicamente che era sbagliato pensare che "gli artristi sono gli unici inventori del loro stile".

Si deve essere consapevoli che tra gli artisti che lavorano assieme c'è uno scambio e sia Cézanne che Pissarro erano consapevoli di essersi influenzati a vicenda.
Possiamo notare l'umiltà e la generosità di Pissarro in una corrispondenza tra lui e il critico d'arte francese Théodore Duret.
In una lettera Duret scrive: 

"Lei non ha il senso decorativo di Sisley né l'occhio fantastico di Monet, ma ha quello che loro non hanno, un'intuizione segreta e profonda della natura e una forza di pennello che fa di un suo bel quadro qualche cosa di assolutamente definitivo. Se dovessi darle un consiglio, le direi: non pensi né a Monet né a Sisley, non si preoccupi di quello che fanno loro, faccia per conto suo, vada per la sua strada, quella della natura rustica. Percorrerà una via nuova, andrà lontano e in alto quanto tutti i grandi maestri".

Pissarro, vedendo che Duret per elogiare la sua arte svalutava quella di Monet, gli rispose:

"Non ha paura di sbagliarsi sul talento di Monet? E un'arte molto studiata, fondata sul-l'osservazione e di un sentimento tutto nuovo; è la poesia attraverso l'armonia dei colori veri".

Guardiamo ora il nostro paesaggio. È stata usata una spatola speciale, molto lunga, piatta e flessibile, larga circa due dita. I colori hanno le caratteristiche della Natura morta che ho già esaminato, sono cioè terrosi, ocracei.
L'insieme è tutto tono su tono. Un po' di cielo grigio, realizzato con il bistro, compare dietro i tetti.
Seguendo la tecnica usata per il quadro Natura morta, bisogna capire i colori applicarti sulla tela.
Ben presto Pissarro abbandonerà questo tipo di pittura per una tecnica molto più analitica, realizzata con pennellate e piccoli tratti, tecnica che adotterà anche Cézanne. 
Pissarro e Cézanne, un binomio che portò la pittura all'effervescenza.


VEDI ANCHE ...







NATURA MORTA (Still Life) - Camille Pissarro

NATURA MORTA (1867) - Camille Pissarro (1830-1903)
Toledo Museum of Art -Toledo, Ohio
Olio su tela cm 81 x 100

Questa Natura morta Camille Pissarro la fece nel 1867. 
Pissarro è uno dei protagonisti e dei comprimari dell'Impressionismo. 
Nato nelle Antille francesi nel 1830, giovanissimo viene mandato a studiare in Francia. Tornato in patria lavora col padre per un breve periodo e intanto comincia a dipingere. 
Lasciata la ditta paterna, nel 1855 si stabilisce definitivamente in Francia. A Parigi entra in contatto con Corot, che frequenta assiduamente pur senza diventarne allievo. Si iscrive all'Académie des Beaux-Arts e poi all'Académie Suisse dove conosce Monet e Cézanne. 
Determinante, nei primi anni del suo soggiorno parigino, è la vicinanza di Courbet, che lo allontana gradatamente dall'influenza di Corot e lo spinge verso il "realismo".
Pissarro è anche attratto dall'uso che fa Courbet della spatola ed esegue alcuni dipinti con questa tecnica, tra cui appunto il quadro che ho proposto.
Nel 1866 si stabilisce a Pontoise, dove lo raggiunge l'amico Cézanne, al quale "dà lezione di impressionismo". 
Intorno al 1870 trascorre un breve periodo a Londra per sfuggire all'invasione prussiana della Francia, quindi torna in patria e si stabilisce ancora in campagna, senza mai perdere però i contatti con il mondo parigino dell'arte.
Nel 1874 è tra i partecipanti alla prima mostra degli impressionisti e sarà il solo a prendere parte a tutte le otto mostre del movimento.
Nel 1885 conosce Seurat e Signac, è attratto dalla loro tecnica puntinista e dal loro rigore formale, ma aderisce solo per breve tempo a quel modo di dipingere che giudica troppo
"scientifico".
Nel 1896 si trasferisce a Parigi dove continua a lavorare intensamente, nonostante una malattia agli occhi, fino alla morte avvenuta nel 1903.

Negli ultimi tempi, impossibilitato dalla malattia a dipingere all'aperto, Pissarro eseguì da dietro i vetri delle finestre una serie di vedute parigine immerse in un'atmosfera dolce e vibrante. L'ultima imrnagine dell'artista ce la dà Georges Leconte: 

"Si poteva vederlo da mattina a sera, un vegliardo con la lunga barba bianca, davanti alla sua finestra... in faccia al suo cavalletto, con la tavolozza in mano, un berretto in testa, lo sguardo acuto e sereno...".

L'equilibrio compositivo, la quieta delicatezza della luce che si trovano nei paesaggi di questo artista li possiamo osservare anche nella Natura morta che vi invito a vedere.

Per cercare di realizzare una composizione simile a quella di Pissarro, bisogna  disporre gli oggetti quanto più possibile nello stesso modo e poi ricostruire i colori.
Per prima cosa osserviamo il fondo. C'è una fascia scura proprio a contatto con la tovaglia: è realizzata con del bruno Van Dvck e un po' di blu oltremare, appena un poco per raffreddare il colore principale. Il resto della parete è ottenuto con terra di Siena naturale mescolata con una piccola parte del colore usato per la fascia scura e del bianco.



La spatola usata dal pittore è quella a cazzuola, con un'inclinazione di 45 gradi. Il colore generale del fondo, che presenta dei rilievi dovuti alle spatolate, viene schiarito con del bianco, usato in misura maggiore o minore secondo l'intensità della luce che cade su un determinato punto.
Per ottenere la piccola variazione rossastra della zona in alto a sinistra si  aggiunge al colore già preparato poca terra di Siena bruciata. Il colore metallico dei mestoli appesi alla parete si ottiene mescolando del bistro con del bianco. La spatola è sempre quella a cazzuola, ma in questo caso è usata di punta.
L'ombra dei mestoli è fatta con il colore degli stessi al quale è stato aggiunto pochissimo bianco. 
Per realizzare la brocca e il bicchiere si usa lo stesso colore dei mestoli al quale si aggiunge gradualmente del bianco.
Ci accorgiamo che il colore principale di questo quadro è il bistro. Con bianco più bistro è stato dipinto il piatto, la cui parte inferiore ha lo stesso colore con l'aggiunta di un po' d'ocra gialla, colore che è riflesso dalle mele.
Le mele hanno un colore un po' più chiaro del fondo.
Per ottenere il colore del pane si deve mescolare il colore della fascia scura con quello della parte chiara e aggiungere del bianco e un po' di terra di Siena bruciata.

giovedì 25 aprile 2013

LA SENNA E GLI IMPRESSIONISTI (The Seine and the Impressionists)

Colazione in riva al fiume (1879)
Pierre-Auguste Renoir  - Chicago, The Art Istitut
Olio su tela,
cm 55 x 66



     

Il dipinto è stato eseguito quasi certamente a Chatou ed è una prima idea della celebre Colazione dei canottieri, che Renoir esegue due anni più tardi.

Lo spazio pittorico è diviso in due parti dalla graticciata: sullo sfondo si vedono le imbarcazioni nel fiume, le cui acque si fondono e si confondono con il cielo.

In primo piano tre persone sono sedute a tavola, due uomini e una donna, che volta le spalle allo spettatore

I fiumi sono stati la culla di molte antiche civiltà del passato, come il Nilo per l’Egitto, il Tigri e l’Eufrate per la Mesopotamia, il Tevere per Roma e così via.

Nell’antichità i poeti e gli artisti erano convinti che nei fiumi abitassero spiriti divini che rappresentavano in pittura e scrittura come divinità maschili barbute, incoronate da canne palustri, talvolta con un remo in mano e appoggiate su un’urna capovolta da cui sgorgava l’acqua.

Nella pittura nordeuropea, ma anche in quella italiana, francese e tedesca, il paesaggio fluviale o lacustre conosce una vasta e duratura diffusione, fino ai primi decenni del Novecento.

Anche gli impressionisti si dedicano con passione a questo soggetto, ma abbandonano del tutto gli aspetti simbolici e le interpretazioni allegoriche in favore di un approccio più diretto e immediato con la natura.

Essi rimangono affascinati dalla ricchezza della flora e della fauna dei corsi d’acqua e degli ambienti nelle immediate vicinanze.

Non solo, ma anche le attività umane che si svolgono intorno ai fiumi appaiono ai loro occhi più vivaci e pittoricamente “interessanti”, dalla pesca al commercio, fino alle innumerevoli forme di sport e di divertimenti acquatici, raffigurati quasi sempre dal vero.

Per esempio Caillebotte ama particolarmente la navigazione fluviale, come attestano vari suoi dipinti, tra cui "Canottiere con tuba" del 1877-1878. ambientato a Yerres, la cittadina sul fiume omonimo a venti chilometri da Parigi, dove il padre possiede una tenuta di campagna.

Inoltre il pittore si dedica con impegno alla progettazione e costruzione di imbarcazioni, con le quali partecipa con successo a numerose regate.

I fiumi, soprattutto la Senna, attirano particolarmente i pittori impressionisti perché permettono loro di studiare e tradurre in pittura uno dei loro capisaldi: il modo in cui il nostro occhio percepisce i fuggevoli riflessi della luce nell’acqua in movimento.
     
La Senna e il Louvre (1903) - Camille Pissarro
Musée d’Orsay - Parigi
Olio su tela , cm 46 x 55



    
Pissarro ammira molto le vedute fluviali di Sisley, ma il suo approccio con la Senna e con i corsi d’acqua in generale è totalmente diverso.

Qui ad esempio il fiume non è inserito nel suo ambiente naturale, ma è raffigurato mentre scorre nella grande capitale francese, per creare un elemento di contrasto con alcuni dei palazzi più belli e famosi della città.
  
La Senna presso il ponte di Jena (1875) 
Paul Gauguin - Parigi, Musée d’Orsay
Olio su tela, cm 65 x 92
   
Questo è uno dei primi paesaggi di Gauguin, alcuni eseguiti in compagnia della figlia di Arosa, suo tutore, altri realizzati quando frequentava l’Accademia Colarossi.

Nell’opera qui riprodotta l’uso di colori freddi e scuri, che danno un’impressione di profondità, ma anche di immobilità, lo avvicina ai pittori di Barbizon, mentre il soggetto e il taglio della composizione sono simili a quelli usati da Guillaumin e da Jongkind.


VEDI ANCHE ...


LA SENNA E GLI IMPRESSIONISTI



IL SENTIERO CHE SALE TRA LE ERBE ALTE - Pierre-Auguste Renoir

DIANA CACCIATRICE - Pierre-Auguste Renoir

LE BAGNANTI - Pierre-Auguste Renoir

GABRIELLE CON LA ROSA - Pierre-Auguste Renoir

IL PALCO (La Loge) - Pierre Auguste Renoir

NUDI DI DONNE - Pierre-Auguste Renoir

* * *





mercoledì 24 aprile 2013

AUTORITRATTI DEGLI IMPRESSIONISTI (Self-portraits of the Impressionists)


Per i pittori gli autoritratti sono come le autobiografie per gli scrittori: oltre che a rappresentare un’interessante documentazione storica, ci raccontano la personalità e il carattere dei loro autori, svelandoci il modo in cui percepiscono se stessi e la maniera in cui vogliono essere visti e ricordati dagli altri.

Guardandosi a uno specchio, reale o figurativo, si interrogano sulla propria esistenza, sulla carriera intrapresa, sulle loro speranze e timori per il futuro e riescono ad esprimere tutto questo con il disegno e i colori.

Ce lo dicono con la posa che assumono, con le vesti che indossano, con la direzione dello sguardo, coi dettagli che emergono dal loro viso, con gli oggetti che tengono in mano o coi quali si circondano e persino con quello che volutamente, o inconsciamente, dimenticano di disegnare.

Ogni autoritratto nasce in un momento particolare della loro vita ed è stato determinato dalle più diverse motivazioni, alcune di queste note a tutti noi, altre conosciute solo dall’artista stesso, che gelosamente custodisce il suo segreto.

Naturalmente anche gli impressionisti non sfuggono a questa regola generale e i loro autoritratti sono alquanto significativi.

Nel quadro “riunione di famiglia” Bazille si raffigura sulla terrazza della sua dimora di campagna, all’estrema sinistra, con tutti i suoi parenti.

Manet, nella tela “Musica alle Tuileries” si confonde tra una moltitudine di personaggi; alcuni mesi più tardi si raffigura in abiti seicenteschi in compagnia di Suzanne e, nel 1879, esegue due autoritratti, il primo a figura intera, il secondo a mezzobusto con la tavolozza e il pennello in mano.

I più prolifici in questo senso sono però Van Gogh e Gauguin che ci hanno lasciato un gran numero di autoritratti, chiaro specchio dei profondi malesseri e delle angosce che contraddistinsero i due artisti.
  
Autoritratto (1873) - Camille Pissarro 
Museo d'Orsay a Parigi 
Olio su tela cm 56 x 46 (VEDI SCHEDA)

    
I suoi amici lo paragonavano molto spesso a Mosè, a un patriarca o addirittura al Padre Eterno, merito del portamento del fisico possente e della fluente barba.

Dotato di un carattere energico e combattivo, pur avendo un animo eccezionalmente sensibile, Pissarro cerca in ogni modo di tener unito il gruppo degli impressionisti lottando caparbiamente contro chi li criticava malevolmente, ma anche contro le incomprensioni e rivalità tra artisti e cerca continuamente di reperire gli aiuti e i mezzi necessari per organizzare le loro mostre.
  
Autoritratto (1885) Berthe Morisot 
Parigi, Musée Marmottan
Olio su tela, 61 x 50
   
Questa tela appartiene al periodo della maturità dell’artista che finalmente riesce a liberarsi della presenza utile ma ingombrante di Manet.

Anche Berthe Morisot, come Marie Bracquemond , Mary Cassat e le altre poche donne pittrici, dovrà lottare per tutta la vita contro i pregiudizi di chi trova disdicevole per una donna intraprendere la carriera artistica, tanto che nel suo certificato di morte è identificata come “senza professione”
  
Autoritratto con cappello (1879 circa) Paul Cézanne
Berna, Kunstmuseum - Olio su tela, cm 65 x 51
    
Accade raramente che Cézanne cerchi di nascondere la calvizie con un cappello, in questo autoritratto i capelli che egli ama lasciare lunghi sulla nuca, spuntano da sotto le falde e diventano un tutt’uno con la barba, ispida e incolta che cade sulla giacca fondendosi con essa.

Ma quello che colpisce più di tutto è lo sguardo fiero e sicuro di se, orgoglioso della propria arte, nonostante in quegli anni la critica non fosse tenera con lui.
  
Autoritratto(1854 – 1855) Edgar Degas
Parigi, Musée d’Orsay
Olio su tela, cm 81 x 64,5
   
In questa tela, dalle tinte scure e poco appariscenti, Degas si ritrae in atteggiamento serio e austero in contrasto con la giovane età dell’artista, 21 anni, ma assolutamente coerente con le sue ambizioni.



mercoledì 26 agosto 2009

PIAZZA DEL VECCHIO CIMITERO A PONTOISE (1872) Camille Pissarro

      
PIAZZA DEL VECCHIO CIMITERO A PONTOISE (1872)
Camille Pissarro (1830 - 1903)
Pittore francese
Carnegie Institut a Pittsburgh
Olio su tela cm. 55,8 x 91,4



Un incrocio di strade delimita, in primo piano, un vasto spazio che ospita un gruppo di case e giardini.

Poche persone, rapidamente schizzate, popolano la veduta..., un uomo che si avvia verso sinistra..., la donna con la bambina che passeggia riparandosi dal solleone sotto un ombrellino..., un piccolo corteo di donne nei pressi di un calesse.

La giornata è limpida, si avverte nell'aria una tranquillità che invita me spettatore a penetrare nell'atmosfera serena della composizione.

Realizzata nel 1872, l'opera rivela, soprattutto per quanto riguarda la resa degli effetti atmosferici, l'influenza su Pissarro dei paesaggisti inglesi Turner e Constable la cui opera l'artista aveva conosciuto durante il suo soggiorno a Londra nel 1870.



L'OPERA

Firmata e datata in basso a destra, l'opera in origine faceva parte della collezione parigina del mercante d'arte Durand-Ruel.

Pissarro presentò questo suo lavoro alla seconda Esposizione Internazionale di Pittsburgh nel 1897.

E nella città americana l'opera si trova ancora oggi, di proprietà del Carnegie Institut, acquistata dalla famiglia di Sarah Mellon Scaife.




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