IL GRUPPO DEGLI SCRITTORI UMANISTI NAPOLETANI
GIOVANNI PONTANO
Promossa dal Panormita, si sviluppò a Napoli una vasta corrente umanistica, nella quale primeggiò il Pontano.
Giovanni (o, come poi egli latinizzò, Gioviano) Pontano, da Cerreto nell'Umbria, fu dei non pochi letterati che alla loro cultura dovettero un'alta posizione politica.
Potentissimo presso Ferdinando I d'Aragona, fu maestro del suo figlio Alfonso.
Ma il carattere era in lui troppo più debole dell'ingegno.
Quando, sulla fine del secolo, Carlo VIII dalla Francia discese in Italia, e arrivò fino a Napoli, e Ferdinando riparò in Sicilia, egli cantò le lodi del nuovo signore, e vituperò il caduto.
Ma Carlo VIII ritornò assai presto in Francia..., Ferdinando ricomparve a Napoli..., e da allora il Pontano, screditato alla corte, attese nella solitudine la morte, che lo portò via nel 1503.
In una delle più frequentate vie di Napoli sorge il tempietto che innalzò alla Vergine e alla propria moglie, Adriana Sassone, e intorno al quale sono scolpiti detti di sapienza e di virtù civile: documento singolare dei tempi.
Egli scrisse esclusivamente in latino, che trattò con felicità e libertà grandi.
E lasciò opere moltissime: dialoghi vivaci, dove si trattano argomenti morali e letterari..., trattati di filosofia, dove, contro la tendenza dei filosofi platonici fiorentini, si esalta la dignità di quella vita attiva che il Pontano visse con tanta intensità..., opere storiche, astronomiche..., il poema "Urania", o meglio "De Stellis" (Delle stelle), dove, ogni pianeta personificandosi nella divinità corrispondente, il poeta può esporre le splendide favole mitologiche, che hanno riferimento a quella divinità.
Angiolo Ambrogini detto IL POLIZIANO (1454 - 1494)
IL MORGANTE - Luigi Pulci
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Giovanni (o, come poi egli latinizzò, Gioviano) Pontano, da Cerreto nell'Umbria, fu dei non pochi letterati che alla loro cultura dovettero un'alta posizione politica.
Potentissimo presso Ferdinando I d'Aragona, fu maestro del suo figlio Alfonso.
Ma il carattere era in lui troppo più debole dell'ingegno.
Quando, sulla fine del secolo, Carlo VIII dalla Francia discese in Italia, e arrivò fino a Napoli, e Ferdinando riparò in Sicilia, egli cantò le lodi del nuovo signore, e vituperò il caduto.
Ma Carlo VIII ritornò assai presto in Francia..., Ferdinando ricomparve a Napoli..., e da allora il Pontano, screditato alla corte, attese nella solitudine la morte, che lo portò via nel 1503.
In una delle più frequentate vie di Napoli sorge il tempietto che innalzò alla Vergine e alla propria moglie, Adriana Sassone, e intorno al quale sono scolpiti detti di sapienza e di virtù civile: documento singolare dei tempi.
Egli scrisse esclusivamente in latino, che trattò con felicità e libertà grandi.
E lasciò opere moltissime: dialoghi vivaci, dove si trattano argomenti morali e letterari..., trattati di filosofia, dove, contro la tendenza dei filosofi platonici fiorentini, si esalta la dignità di quella vita attiva che il Pontano visse con tanta intensità..., opere storiche, astronomiche..., il poema "Urania", o meglio "De Stellis" (Delle stelle), dove, ogni pianeta personificandosi nella divinità corrispondente, il poeta può esporre le splendide favole mitologiche, che hanno riferimento a quella divinità.
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