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venerdì 28 giugno 2013

LA PESTE DI AZOTH (The plague of Azoth) Nicolas Poussin


LA PESTE DI AZOTH (1631 circa) 
Nicolas Poussin (1594 - 1665) 
Pittore francese 
Museo del Louvre a Parigi 
Tela cm. 148 x 198 


La peste di Azoth (detta anche "I Palestinesi colpiti dalla peste") è opera di un periodo particolarmente positivo dell'artista. 
Egli riprende a dipingere dopo una lunga convalescenza ed il suo solo problema è quello di rifiutare le commissioni, che gli giungono numerose, tanto è grande la sua fama. 
Il dipinto riproduce fedelmente un episodio dell'Antico Testamento (Samuele 5, 1-6)..., sulla sinistra è raffigurata l'Arca dell'Alleanza fra le colonne del Tempio di Dagon, accanto ad essa, sparse al suolo, sono le rovine della statua della divinità, tutt'intorno vi è il macabro spettacolo dei corpi senza vita degli appestati. 
La decorazione architettonica, che dà profondità alla scena, è tratta da un'incisione del veneziano Sebastiano Serlio. 
Il gusto per le rappresentazioni storiche è molto pronunciato in Poussin, egli è solito inserire nei suoi lavori (come anche in questo caso) dei particolari archeologici, che vengono resi con dovizia di dettagli. 
Gli artisti seicenteschi, tuttavia, muovevano la loro ricerca soprattutto verso l'analisi dell'interiorità umana e anche Poussin elabora un linguaggio pittorico prossimo all'impeto drammatico e, attraverso i suoi personaggi spesso coinvolti in situazioni dolorose, raffigura la molteplicità delle passioni umane. 
Ciò deriva anche da una rigorosa poetica che esige dall'artista uria partecipazione quasi fisica alla creazione dell'opera. 
Non è un caso se, qualche anno più tardi (1646), egli rifiutò di dipingere l'episodio di Cristo che porta la croce, e così scriveva a questo proposito... 

"Non ho sufficiente serenità né salute per dedicarmi ad un soggetto così triste. La Crocifissione mi ha fatto ammalare [...] ma raffigurare la Via Crucis finirà per uccidermi". 

In rapporto ad opere precedenti, come "La strage degli innocenti" o "Il martirio di Sant'Erasmo", dove il pittore utilizza una gamma di colori intensi, questa "Peste di Azoth" presenta toni più scuri e volutamente meno accesi. 


L'OPERA 

Dopo una serie di passaggi di proprietà, l'opera fu acquistata dal duca de Richelieu, e successivamente fu da questi venduta a Luigi XIV nel 1665. 
Il soggetto biblico non comune è tratto dall'Antico Testamento ed è possibile che sia stato suggerito all'artista dalla tragica epidemia di peste che devastò Milano e la Lombardia nel 1630. 


POUSSIN TRA IL 1629 E IL 1630 

Non appena arrivato a Roma, Poussin si dedicò a conquistare anche nella capitale italiana la fama che aveva a Parigi, riuscendo ben presto a farsi apprezzare da collezionisti e mecenati. 
Nel 1628 il Vaticano gli commissionò "Il martirio di Sant'Erasmo" (ancora oggi conservato nella basilica di San Pietro). 
Intorno al 1630 la vita dell'artista si modificò radicalmente..., il 9 agosto 1633 egli sposò Anne-Marie Dughette, figlia del cuoco Jacques, di modesta estrazione sociale, a dimostrazione della sua rinuncia a qualsiasi ambizione sociale, e decise di stabilirsi definitivamente a Roma. 
I dipinti di dimensioni più ridotte vennero sostituiti da grandi tele, produzioni di studio destinate ad amatori. 
Poussin attraversò poi un periodo di crisi dovuto ad una lunga e grave malattia, che lo portò a scrivere all' amico Cassiano del Pozzo... 

"Ti supplico con tutte le mie forze di aiutarmi in qualche modo, ne ho veramente bisogno, sono malato e non ho nient'altro che il lavoro delle mie mani per vivere". 

Superata questa difficile situazione, la sua produzione pittorica si caratterizzò per l'adozione di un linguaggio sempre più marcato di austero classicismo.


domenica 23 giugno 2013

MORTE DI SAFFIRA (Death of Sapphira) - Nicolas Poussin


MORTE DI SAFFIRA (1655 circa)
Nicolas Poussin (1594-1665)
Museo del Louvre a Parigi
Tavola cm. 122 x 199 


Su un fondale architettonico classicheggiante, con palazzi e gradinate di grande effetto, la scena si sviluppa in primo piano. 

A destra San Pietro con la veste blu e il manto ocra, accompagnato da due apostoli, fa morire con un gesto la moglie di Anania, Saffira, a terra, le cui carni ceree sono accentuate dall'abito rosso vermiglio. 

Accorre in suo aiuto una donna, mentre un uomo di dietro la prende per un braccio, pronto ad obbedire al comando di San Pietro di condurla presso il sepolcro dove già è stato tumulato il marito. 


Poussin raffigura il tema sacro come se fosse la rappresentazione di una tragedia greca, così come suggeriscono i costumi anticheggianti dei personaggi e l'enfasi della loro gestualità. 

La scena narra la storia di Saffira e di Anania, tratta dagli "Atti degli apostoli". 
I fedeli che formarono la prima Chiesa attorno a Pietro obbligatoriamente dovevano avere tutto in comune e i loro guadagni divisi in parti uguali fra la comunità. 
Ma Anania, d'accordo con la moglie Saffira, consegnò a Pietro solo una parte della somma ricavata dalla vendita di un possedimento. 
Accortosi di ciò l'apostolo fece morire entrambi. 
Il fondale della scena presenta la costruzione di una veduta urbana, costruita con grande precisione prospettica. 
All'interno di essa, in secondo piano, s'intravede un episodio di carità. 

Il rapporto stretto fra personaggi e architetture, il tono amplificato e teatrale, derivano in parte da un consapevole confronto che Poussin stabilisce con i cartoni commissionati a Raffaello da Leone X nel 1514 per gli arazzi destinati alla cappella Sistina, rappresentanti gli "Atti degli apostoli", fra cui la "Morte di Anania", databile intorno al 1655..., la "Morte di Saffira" è generalmente considerato uno dei capolavori di Poussin. 


Venduto dal mercante e pittore Hérault, il quadro fu acquistato da Luigi XIV nel 1685. 
Dai documenti d'archivio è emerso che il quadro è stato restaurato nel 1792. 
È segnalata un'incisione di Jean Pesne, forse eseguita poco prima che fosse nella collezione di Jean Froment. 
Il quadro è stato esposto in occasione delle mostre dedicate a Poussin: quella del 1960 svoltasi al Louvre, quella del 1977-1978 a Roma (Villa Medici) e all'esposizione del 1985 sul Classicisme Français a Berlino (poi trasferita a Budapest e a Parigi).


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domenica 16 giugno 2013

IL REGNO DI FLORA (The Kingdom of Flora ) Nicolas POUSSIN


IL REGNO DI FLORA (1631) 
Nicolas POUSSIN (1594 - 1665) 
Pittore francese 
Staatliche Kunstsammlungen a Dresda 
Tela cm. 131 x 181 


Il Regno di Flora è un quadro di Nicolas Poussin che riunisce il tema della grazia primaverile con quello degli insuccessi amorosi e dell'origine dei fiori dalla metamorfosi di alcuni dei. 

La scena si svolge in un giardino dall'impostazione scenografica e artificiosa determinato dal contrasto e dalla "varietas" degli elementi costitutivi: l'esile grazia del pergolato e l'incombente roccia ricoperta da viluppi di fronde e di muschi che lasciano intravedere un antico bassorilievo e un'alta erma con un busto maschile. 
Un grande vaso raccoglie ma non contiene dell'acqua corrente che cade insinuandosi fra il gruppo delle figure che popolano la scena. 
Sostenendo un lembo della veste per non intralciare la grazia leggera del proprio passo, Flora incede spargendo fiori e danzando insieme ad un girotondo di amorini. 
Sulla sinistra, Narciso si specchia nell'acqua contenuta nel cratere che gli porge una ninfa e allarga le braccia stupito per la propria bellezza, inutile vanto che lo condurrà, morendo, a tramutarsi nel celebre fiore. 
Dietro, Aiace, deposte le armi e gli abiti ma ancora con l'elmo alato e piumato simbolo del suo passato guerriero, si uccide lasciandosi cadere sulla spada: ma è una nota di dramma che non turba il clima apparentemente festoso e allegro dell'insieme. 
Dietro di lui, Clizia si scherma gli occhi con la mano per guardare il rapido passare del luminescente Carro del Sole, mentre dall'altra parte Adone, appoggiato ad una lancia, osserva la ferita mortale procuratagli dal cinghiale e dal cui sangue Afrodite, innamorata e contrita, farà sbocciare l'anemone. 
A fianco di lui l'efebico Giacinto si tocca il capo colpito involontariamente a morte da Apollo e osserva il fiore che tiene in mano e nel quale verrà tramutato. 
In primo piano, le dolci effusioni amorose di una coppia ispirano l'ingenua voglia di tenerezza della bianca cagnetta di Adone che guarda con espressione interrogativa e speranzosa il proprio compagno. 


Nicolas Poussin dipinse il "Regno di Flora" e la "Peste di Azoth" nel 1631 e li vendette entrambi al noto avventuriero e amatore d'arte Fabrizio Valguarnera. 
I due quadri costituiscono un pendant, la "Peste" esprime lo smarrimento dell'uomo quando il destino si accanisce contro di lui, disvelandogli una verità diversa da quella nella quale credeva... 
Il "Regno" evoca invece un mondo solo apparentemente felice e ideale ma nel quale persino la bellezza, cioè il fiore, nasce dalla sofferenza, ossia dalla morte degli dei. 

Descritto dal Bellori come "La trasformazione dei fiori", il quadro appartenne alla collezione degli Elettori di Sassonia fino al 1722. 


OVIDIO FONTE DI ISPIRAZIONE PER POUSSIN 

Verso la fine del 1620 Poussin trae largo spunto dalle opere di Ovidio, le "Metamorfosi", che narrano le gesta degli eroi mitologici, e le "Feste", una sorta di calendario delle antiche feste sacre romane. 
Nelle "Metamorfosi" Flora descrive il giardino nel quale vive come "carezzato dalla brezza e rinfrescato dalla sorgente d'acqua". 
La dea condivide il suo regno con il marito, Zefiro, dio dei venti, che aveva adornato il giardino con "i fiori più nobili", dicendo alla moglie "dea, sarai la regina dei fiori". 


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giovedì 13 giugno 2013

IL TEMPO E LA VERITÀ (Truth Stolen Away by Time Beyond the Reach of Envy and Discord) - Nicholas Poussin


IL TEMPO E LA VERITÀ (1641) 
Nicholas POUSSIN (1594-1665) 
Pittore francese 
MUSEO DEL LOUVRE a PARIGI 
Olio su tela - diametro cm. 297 


L'allegoria de "Il Tempo che sottrae la Verità all'Invidia e alla Discordia" (Truth Stolen Away by Time Beyond the Reach of Envy and Discord) era molto popolare nella pittura rinascimentale e barocca. 
È possibile che la complessa invenzione sia stata fornita a Poussin dal colto committente, il cardinale Richelieu che volle per la sua residenza una decorazione con temi morali. 

Il Tempo è rappresentato dal vecchio alato che rapisce la Verità, impersonificata da una candida fanciulla. 
Accanto a loro Cupido tiene fra le mani la falce, che serve a recidere la vita dell'uomo, e un cerchio, simbolo del sole che rivela la verità. 
Su di un solido parapetto, che segue il profilo del taglio della tela, sono seduti a destra l'Invidia avvolta dal serpente, suo attributo in quanto simbolo della sua lingua avvelenata, e a sinistra la Discordia, con in mano una torcia e una lama affilata. 
Il gruppo centrale con il Tempo e la Verità, fortemente scorciato, è come risucchiato nel vuoto, creando così un suggestivo effetto spaziale. 

La composizione risente dell'influenza della pittura rinascimentale italiana, così come dimostra la soluzione del gruppo centrale che pare dipenda dalla cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma affrescata da Correggio con il tema del San Giovanni a Patmos, che fu fonte d'ispirazione anche per Raffaello nella decorazione della cupola della Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo a Roma, e che certamente Poussin conosceva bene, avendo trascorso molti anni in questa città. 


La tela, insieme a "Mosè davanti ai cespugli ardenti" (Copenaghen, Statens Museum for Kunst), venne commissionata a Poussin dal cardinale Richelieu per completare la decorazione del soffitto del Grand Cabinet del suo palazzo (Grand Palais), e qui testimoniata dal Bellori nel 1672. 
Quando l'edificio passò a Luigi XIII l'opera venne fatta spostare da Anna d'Austria e trasferita al Castello di Fontainebleau. 
Nel 1658 il quadro venne inserito nel soffitto del Cabinet du roi al Louvre e rimosso nel 1752 per essere sostituito con una copia eseguita da Challe. 
È possibile che durante i vari spostamenti l'opera sia stata danneggiata, tanto che un restauro è già testimoniato nel 1777.


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giovedì 6 giugno 2013

L'ESTASI DI SAN PAOLO (The Ecstasy of Saint Paul) - Nicolas POUSSIN


L'ESTASI DI SAN PAOLO (1649 - 1650) 
Nicolas POUSSIN (1594 - 1665) 
Pittore francese 
Museo del Louvre a Parigi 
Olio su tela cm. 148 x 120 



"L'Estasi di San Paolo" fu un tema assai sfruttato nel corso del XVII secolo grazie al consenso della Chiesa controriformista. 

Esso deriva dall'Epistola dei Corinzi (XII, 1-3) che recita testualmente... 

"Conosco un uomo in Cristo che (...) fu rapito fino al terzo cielo (...) e udì parole indicibili che non è lecito alcuno pronunciare". 

La complessa scena si svolge in un ambiente definito da dei pilastri classicheggianti, che si apre ad un ampio paesaggio, e ritrae il trasporto del corpo di San Paolo. 

Sulla balaustra sono appoggiati una spada e un libro, che alludono all'attività del committente, Paul Scarron, celebre commediografo francese. 
Gli angeli che accolgono fra le braccia il corpo del Santo sono tre, secondo quanto previsto dall'iconografia sacra in riferimento al terzo cielo. 
Una versione semplificata de "L'Estasi di San Paolo" si trova al John and Mable Ringling Museum of Art di Sarasota, eseguita da Poussin nel 1643 per Paul Fréart de Chantelou. 
Per ambedue le opere, il riferimento iconografico dell'artista fu "La Visione di Ezechiele" di Raffaello, ("La Visione di Ezechiele" - Raffaello - Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti)....dal 1589 esposta agli Uffizi, dove probabilmente Poussin l'ammirò durante un suo soggiorno fiorentino. 


L'OPERA 


Benché Poussin vivesse stabilmente a Roma, i suoi rapporti con la Francia, da dove riceveva continue commissioni, non erano mutati. 
Egli continuava a seguire anche gli avvenimenti culturali che si svolgevano in patria, e conosceva le commedie di Paul Scarron, che disprezzava. 
Così quando il commediografo gli commissionò "L'Estasi di San Paolo", l'artista decise di accettare l'incarico giusto per dargli una lezione di gusto e dignità. 
Successivamente la tela passò nella collezione del banchiere Jabach, quindi in quella del cardinale Richelieu, ed infine, nel 1665, approdò nelle Raccolte Reali e fu quindi esposta al Louvre. 


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giovedì 14 luglio 2011

IL RATTO DELLE SABINE (The Rape of the Sabine) Nicholas Poussin

    
IL RATTO DELLE SABINE (1637 circa)
Nicholas Poussin (1594 - 1665)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm. 159 x 206
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1775 x 2300 - Mb 2,05


La tela rappresenta il "Ratto delle Sabine" uno dei più famosi episodi della storia romana.

Nicholas Poussin nel suo quadro coglie il momento più drammatico dell'evento: uomini e donne lottano e fuggono verso l'esterno della scena..., in primo piano a sinistra una donna si divincola e strappa i capelli al suo rapitore, mentre a destra un'altra scappa rincorsa da un romano.
Gli abiti intensamente colorati hanno una foggia classicheggiante come le architetture dello sfondo che formano una sorta di quinta teatrale.
In alto a sinistra si trova Romolo vestito da imperatore, che solennemente impartisce gli ordini.

Quando Poussin realizzò il quadro, intorno al 1637, era a Roma già dal 1624.
Nel 1640 sarebbe tornato per due anni a Parigi dove ricevette un'accoglienza trionfale.
Rappresentante di un'arte densa di cultura e di erudizione, nella città papale l'artista frequentava una ristretta cerchia letteraria, a cui appartenevano personaggi come Cassiano del Pozzo, protettore anche di Pietro da Cortona.

È particolarmente evidente nel dipinto del Louvre, l'intento di Poussin di esprimere pittoricamente la sua personale interpretazione del classicismo.
Il tema del "Ratto delle Sabine" era assai sfruttato a Roma in quegli anni: circa un decennio prima Pietro da Cortona lo aveva utilizzato in un quadro per Marcello Sacchetti ora ai Musei Capitolini.
Rispetto all'opera del francese, la scena del cortonese è molto mossa e drammatica, i sentimenti tragici dei personaggi risaltano sullo sfondo che rimane secondario..., la rievocazione di un fatto lontano in una età mitica diventa un'immagine teatrale dove sono messe in evidenza la sensualità e la forza dei corpi.
È il trionfo della scenografia barocca.

Nel XVII secolo il Bellori ricordò che il quadro oggi al Louvre fu eseguito da Poussin per il cardinale Omodei.
Nel 1685 passò a Luigi XIV.
Al Metropolitan Museum di New York esiste un'altra versione del "Ratto delle Sabine" dello stesso artista.
Costituita da gruppi più statici e scultorei, la composizione americana risulta di poco precedente a quella francese databile al 1637-1638.


LA LEGGENDA DEL "RATTO DELLE SABINE"

I Sabini erano una popolazione dell'Italia antica, la cui storia appare strettamente legata alle vicende della fondazione di Roma.
Intorno all'VIII secolo a.C. abitavano sul Quirinale, uno dei sette colli della futura città.
Secondo la storia narrata da Tito Livio, Virgilio e Plutarco, gli uomini che con Romolo a capo avevano fondato Roma, pensarono di procurarsi delle donne perché la loro nuova patria continuasse a vivere e a ingrandirsi.
Invitarono così a una festa i Sabini, loro vicini, e nel momento più opportuno presero senza pietà le loro donne.
I Sabini decisero di dichiarare guerra ai rapitori, ma furono le Sabine stesse a interporsi fra i contendenti e a favorire la pace e l'unione fra i due popoli.
Così Tito Tazio, re dei Sabini, e Romolo regnarono insieme.


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venerdì 29 ottobre 2010

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI (The massacre of the innocents) - Nicolas Poussin

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI (1625 circa)
Nicolas Poussin (1594 - 1665)
Museo Condé a Chantilly
Tela cm. 147 x 171 (Particolare)
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione


Dall'intensità e luminosità dei colori fatte risaltare dall'accostamento fra il panno bianco che avvolge il bimbo, il mantello rosso del soldato e gli abiti blu e ocra delle due figure femminili, è evidente l'attenzione prestata in quegli anni da Poussin alla pittura di Pietro da Cortona.

La composizione della scena è di grande effetto emozionale e si svolge su una sorta di palcoscenico delimitato, sulla sinistra, da una monumentale colonna scanalata, e sulla destra, da un edificio di sfondo, contro cui si staglia, come in un bassorilievo classico, la splendida figura femminile, di profilo, che alza la testa al cielo, tenendo sotto il braccio il proprio bimbo morto.

L'artista concentra l'attenzione su un gruppo dall'aspetto quasi scultoreo, di grande evidenza plastica, con il soldato che sta per avventarsi sul bimbo e allo stesso tempo trattiene per i capelli la madre che cerca di fermarlo.



LA STRAGE DEGLI INNOCENTI (Versione completa)


Dipinta intorno al 1625, "La strage degli innocenti" di Chantilly faceva parte della raccolta del marchese Vincenzo Giustiniani, collezionista romano, che forse ne fu il committente.



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NICOLAS POUSSIN - Vita e opere (Life and works)

AUTORITRATTO (1650)
NICOLAS POUSSIN (1594 - 1665)
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm 98 x 74



Nato presso Les Andelys nel 1594, Nicolas Poussin, dopo gli anni di apprendistato a Parigi, dove lavorò alla Galleria del Lussemburgo, a fianco di Philippe de Champaigne, e dopo alcuni viaggi in Italia, decise di trasferirsi definitivamente a Roma nel 1624.

Qui fu subito introdotto nella cerchia di eruditi e pittori, gravitante intorno alla potente famiglia di papa Urbano VIII

Barberini, venendo a contatto con Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, nonché importanti mecenati e collezionisti quali Sacchetti e Cassiano del Pozzo.

Le opere giovanili denotano un particolare interesse da parte di Poussin per il colore come mezzo espressivo, attraverso il neovenetismo sensibilmente interpretato da Pietro da Cortona, che si andava affermando a Roma intorno al 1630.

Dopo tale data, tuttavia, si inizia ad avvertire nei suoi dipinti un mutamento stilistico che lo avrebbe condotto a un progressivo interesse per il disegno e alla ricerca di un ideale classicista in antitesi al coevo movimento barocco.

Richiamato a Parigi nel 1640, fu incaricato della decorazione della Galleria Lunga del Louvre..., in qualità di pittore ufficiale del re abitò alle Tuileries.

II soggiorno francese fu importantissimo per il suo futuro, giacché conobbe una cerchia di mecenati che gli commissionarono diverse opere, fatto che suscitò l'invidia di un certo ambiente artistico parigino.

Al suo rientro a Roma nel 1642 egli si isolò progressivamente dall'ambiente artistico romano, perseguendo fino alla fine un classicismo sempre più nobilitato e idealizzato.

Già dagli anni Trenta Poussin aveva dimostrato interesse per la pittura di paesaggi: in tale genere egli realizzò i suoi più grandi capolavori.


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domenica 5 luglio 2009

TANCREDI ED ERMINIA - Nicolas Poussin

    
TANCREDI ED ERMINIA (1635 circa)
Nicolas POUSSIN (1594-1665)
Pittore francese
Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo
Tela 145,3 x 98,5


La composizione, tagliata orizzontalmente come fosse un fregio, ospita in primo piano la giovane Erminia, figlia del re di Antiochia, e lo scudiero Vafrino intenti a soccorrere Tancredi che giace a terra ferito dopo il duello con Argante, il cui corpo senza vita giace in secondo piano sulla sinistra.
Vafrino, inginocchiato, solleva il giovane eroe cristiano, mentre la fanciulla per potergli tamponare la ferita sacrifica i suoi lunghi capelli tagliandoli con la spada.
In primo piano giacciono abbandonate le armi di Tancredi mentre quelle di Argante sono ancora accanto al suo corpo.
Attorno al gruppo sono disposti due cavalli: quello di sinistra, bruno, è in penombra..., quello di destra, bianco, è illuminato da una luce che mette in risalto il suo possente profilo.

Nonostante la drammaticità dell'accaduto i protagonisti assumono una posa composta e affrontano la tragedia con dignità, senza lasciarsi andare a gesti disperati.
II paesaggio in cui si svolge l'azione è spoglio, investito dalla luce del sole che sta per tramontare, disegna il profilo delle montagne che si intravedono sullo sfondo e incide i corpi degli eroi in primo piano creando un toccante gioco chiaroscurale.

Il dramma qui raffigurato è desunto dalla "Gerusalemme liberata", celebre poema epico di Torquato Tasso.

Poussin affrontò l'episodio ancora una volta nel 1637, in un'opera oggi conservata al Barber Institute of Fine Arts di Birmingham, che però mostra una maggiore ricerca formale e un esasperato sentimentalismo: l'amore di Erminia per Tancredi è manifestato con una forte carica sentimentale, validamente sostenuta dalla presenza di due putti..., il corpo di Vafrino è forte, la muscolatura tesa rende con rande efficacia lo sforzo da lui compiuto per rare il pesante corpo dell'eroe.


L'OPERA

Acquistato a Parigi dal pittore e miniaturista E. A. Abel nel 1766 per conto della zarina Caterina di Russia, il quadro ancora oggi si trova nella collezione reale esposto al museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, dove si conserva anche una versione raffigurante "Tancredi ed Erminia" di Poussin.
Il dipinto è stato esposto a Parigi nel 1960 in occasione della grande mostra dedicata al grande maestro francese.



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