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sabato 23 giugno 2018

SIGMUND FREUD, vita e opere (Life and works)



SIGMUND FREUD

Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia.

Nato da modesta famiglia israelitica, a Freiberg (Moravlà), Freud attribuiva a questa sua condizione - I'essere ebreo e austriaco - la propria capacità di sopportare il peso di una posizione impopolare, il misconoscimento, la solitudine, le accuse, le calunnie che glienederivavano: quasi una predestinazione.
A Vienna, dove la famiglia si era trasferita quattro anni dopo la sua nascita, si iscrisse dapprima alla facoltà di Scienze, dedicandosi, con alcuni successi, alla ricerca pura. Sua guida era in questo periodo lo psicologo Brücke, portavoce di quel fervore scientifico, di quella positivistica fede nella scienza che dominava allora la maggior parte degli studiosi. Questo atteggiamento penetrò fortemente il giovane Freud.
Costretto da problemi economici a lasciare la facoltà di Scienze, si iscrisse a Medicina. Nel 1881 si laureò. Quattro anni dopo ebbe la libera docenza in neuropatologia ed una borsa di studio: ne approfittò per per andare a Parigi, alla  Salpêtrière, da Charcot, il più grande neurologo europeo di quei tempi: questi, studiando i fenomeni isterici da un punto di vista neurologico, era giunto alla conclusione che l'isteria, come le altre nevrosi, è un'affezione funzionale, esente da lesioni organiche. Freud accettò questa concezione, che significava il superamento di secoli di ricerche su una "sede" fisica dell'isteria, da quando Ippocrate aveva creduto di localizzarla nell'utero (donde, appunto, il nome).
Per la cura degli isterici Charcot si serviva dell'ipnoterapia, ed in quegli anni l'interesse di Freud per I'ipnosi divenne vivissimo. Questa dunque la ragione dell'altro suo viaggio, del 1889, a Nancy, dove Bernheim, con Liébeault ed altri, praticava la terapia ipnosuggestiva.
Dell'ipnosi si serviva, a Vienna, il dottor Joseph Breuer, per la terapia dei casi isterici. Già dal 1880-82 egli era riuscito a curare un'isterica (è il caso famoso di Anna O.) inducendola a rievocare nell'ipnosi le circostanze precorritrici dei sintomi e le emozioni concomitanti; era quello che egli definiva "trattamento catartico". Fu Freud a spingere Breuer, medico generico e non psicologo, ad approfondire ed a pubblicare le sue scoperte. Dal lungo periodo - 1887-1895 - di collaborazione con Breuer, Freud ricava alcune acquisizioni che resteranno essenziali per la terapia dell'isteria e più tardi delle altre nevrosi: I'importanza terapeutica dell'abreazione - lo "sblocco" - di una carica emotiva rimossa e dell'affioramento alla coscienza di quanto prima era inconscio; e soprattutto la convinzione che l'isterico soffre di reminiscenze (come ebbe a dire negli Studi sull'isteria - Studien über Hysterie -pubblicati nel 1895 con Breuer, in cui sono riassunti i risultati del lavoro comune).
Motivi teorici e pratici, e in massima parte una sostanziale diversità d'interessi, provocarono il graduale allontanamento, che si compì poco dopo la pubblicazione degli Studi.
Freud si mette decisamente sulla strada della psicoanalisi.
Già il "trattamento catartico" di Breuer conteneva in germe alcuni fondamenti della teoria psicoanalitica; si trattava, come primo passo, di sostituire alle rievocazioni ipnotiche le "associazioni libere". Quanto al rapporto tra psicoanalisi e terapia ipno-suggestiva, Freud lo descrive icasticamente, paragonando la prima alla scultura (in cui si procede per via di levare, secondo Leonardo da Vinci: il materiale portato alla coscienza è "levato", eliminato dall'inconscio), ed il secondo alla pittura (in cui, sempre Leonardo, si procede per via di mettere: le suggestioni impartite del terapeuta si sovrappongono, senza eliminarne le cause, al sintomo).
Ma Freud aveva fatto un'importante scoperta: che la chiave delle nevrosi è nella psicologia. E questo voleva dire una netta rottura con il passato, comportava il problema di una nuova impostazione della psicologia: significava la necessità di inventare una scienza nuova. Questa preoccupazione appare spesso - in quel periodo 1895-98 - nelle lettere scritte all'amico Fliess.
Intanto, dal '95, Freud aveva cominciato la propria autoanalisi. Punto di partenza fu il famoso sogno dell'iniezione di Irma; egli giunse alla conclusione che tutti i sogni hanno un significato, cui si può arrivare, anche per autoanalisi, attraverso le associazioni libere, e che essi rappresentano la realizzazione di un desiderio del giorno prima. Dal punto di vista personale, scoprì di essere perseguitato da sentimenti di colpa nei confronti della famiglia, di amici, di pazienti e colleghi. A quei tempi egli era marito e padre - apparentemente - felice, e già neurologo di un certo successo.
In questa situazione di ambivalenza scoppiò,nel '96, il fulmine della morte del padre, che egli definì come "l'avvenimento più importante, la perdita più straziante della vita di un uomo". Ma la crisi che ne seguì non era sofferenza pura; i suoi sogni di allora gli rivelarono quei conflitti interiori, quell'inevitabile violenta ostilità del figlio contro il padre, pure amato, che sono propri di ogni uomo, e che, per lui, erano alla base dei sentimenti di colpa già dedotti dal sogno di Irma; egli stava sperimentando su di sé quel "ritorno del rimosso, e quella un'ambivalenza affettiva" che ebbero tanta parte nella sua impostazione di pensiero.
L'autoanalisi, con il sostegno dei sogni, strumento di cui egli diveniva sempre più padrone, continuò e si approfondì, dilatandosi nello spazio psichico e nel tempo e aprendogli la strada a fondamentali scoperte scientifiche e personali, I'inconscio e la censura, la libido infantile ed il complesso edipico.
Durò cinque anni; il suo compimento segnò anche la fine di un lungo periodo estremamente criticò; Freud fu più calmo e più sereno; ma la fine dell'autoanalisi coincise anche, nel tempo, con la rottura dell'amicizia-dipendenza con Wilhelm Fliess.
Del sogno parlò nel libro a lui più caro, L'Interpretazione dei sogni (Die Traumdeutung), scritto nel 1899.
Nella sua autoanalisi Freud aveva anche scoperto che il nevrotico differisce dall'individuo normale per una questione di grado, non di "genere". Il sogno è, come il sintomo nevrotico, una manifestazione del materiale che giace rimosso nell'inconscio; e questo era vero anche per le azioni dette "sintomatiche casuali" dell'individuo "normale", lapsus, amnesie passeggere, sbadataggini, smarrimenti di oggetti. Da questa idea nacque quell'altra opera fondamentale che è la Psicopatologia della vita quotidiana (Psychopathologie des Alltagslebens), scritta nel 1901.
Approfondendo le intuizioni elaborate nel corso dell'autoanalisi e confermate, per quanto possibile, nella pratica medica, Freud scrive, nel 1905, i Tre saggi sulla teoria della sessualità (Drei Essays zur Sexualtheorie): sulle aberrazioni sessuali, sull'importanza della sessualità infantile, sulla tendenza alla perversione, che egli ritiene essenziale nell'istinto sessuale.'

Intanto va via via (1901-1914) preparando la raccolta dei cinque Casi clinici, ciascuno dei quali si sarebbe rivelato fortemente esemplificativo.
Questi anni straordinariamente fertili, all'incirca tra il 1895-1905, sono quelli che egli definisce di "splendido isolamento", quelli in cui, perso in Breuer I'ultimo maestro, non aveva ancora seguaci. Anche i riconoscimenti che via via riceveva - la libera docenza nel 1885, la carica di professore straordinario all'Università di Vienna nel 1902, e, in seguito, nel 1920, di professore ordinario - erano dovuti al suo prestigio di neuropatologo; la psicoanalisi era ignorata, fraintesa e ritenuta scandalosa, causa ed oggetto di accuse e di polemiche.
All'inizio, in effetti, parve a Freud si trattasse d'un lavoro isolato, atemporale, senza problemi di concorrenza, di priorità. Sotto questo aspetto, egli lo potrà ricordare perfino come un momento felice. I saggi, più spesso, venivano respinti dalle riviste specializzate, ma non c'era fretta.
L'Iterpretazione dei sogni, come il Caso di Dora, poterono essere pubblicati solo quattro o cinque anni dopo essere stati già perfettamente formulati nella mente del loro autore, senza che questo creasse motivo di ansia od una qualche difficoltà nella loro collocazione storica.
Altrimenti, di pericoloso per l'ambizione prioritaria di Freud, c'era solo la ovvietà degli argomenti che si trattavano. Tanto ovvi che ciascuno in cuor suo non aveva potuto non sperimentarli, direttamente o indirettamente: medici, nurses, genitori; e tuttavia, con tanta intensità, da non osare d'esprimerli pubblicamente, con tale urtante evidenza d'averli perfino negati a sé stessi.
Intanto, I'atteggiamento di rifiuto dell'ambiente circostante si prestava, per sua consolazione, ad essere spiegato negli stessi termini in cui egli stesso tendeva a spiegarsi la resistenza d'un nevrotico di fronte al materiale rimosso che gli veniva presentato. (O forse, al contrario, era stato proprio quell'ambiente a sollecitare il tipo di razionalizzazione ch'egli avanzava!).
Di diverso c'era, comunque, che nel primo caso I'universale resistenza avrebbe certo reso impotente I'azione del singolo, a meno che questi non si fosse affidato, saggiamente, all'azione rivendicatrice del tempo.
E difatti la diffusione della psicoanalisi iniziò a realizzarsi lentamente ma con sempre crescente successo, anche se non senza pesanti polemiche e malintesi esterni né senza vivacissimi dissensi e contrasti interni.
Alcune date rimasero maggiormente impresse nella mente di Freud.
Nel 1902 si costituì un primo gruppo di Vienna, con segretario Otto Rank, nel quale si ebbero già le prime ripicche per questioni di priorità.
Nel 1907 si strinsero i primi rapporti con il Burghölzli,la clinica psichiatrica di Zurigo, e cioè con Bleuler ed i suoi assistenti Eitington e Jung, che dovevano ben presto dar luogo alla pubblicazione di una rivista di studi comuni, lo Jahrbuch für Psychopathologie und Psychotherapie. Questa convergenza ebbe degli aspetti positivi e degli aspetti negativi. Un aspetto nettamente positivo lo ebbe per quel che riguarda la diffusione pratica della psicoanalisi, grazie alla istituzione di una associazione privata, ed all'insegnamento che pubblicamente se ne faceva da una clinica di così grande risonanza. La valutazione di un suo aspetto negativo poteva invece essere giustificata, secondo Freud, dall'evidente sottovalutazione che esisteva, sia in Bleuler che in Jung, del fattore libidico come elemento unitario per I'interpretazione della patologia psichica in generale, ed in certo senso dai loro pregiudizi organici. (A proposito di Jung, Freud citava il suo intervento al congresso di Salisburgo del 1908).
Nel 1909, Freud e Jung furono invitati da Stanley Hall alla Clark University of Worcester (Boston). Freud vi andò accompagnato da Ferenczi.
Queste conferenze furono molto utili, con le discussioni che seguirono, per gettare il seme psicoanalitico sulla terra vergine d'America, nella quale perfino Havelock Ellis era riuscito a pubblicare i suoi volumi di studi sessuologici. Il seme fruttò le prime adesioni: Jones, Brill, Putnam.
Nel 1910, il Congresso di Norimberga tenta finalmente una prima organizzazione della psicoanalisi. Si fonda una Associazione ufficiale con un suo capo nella figura di Jung e con uno statuto ordinativo centrale e periferico.
Dopo il Congresso di Weimar (1911), e quello di Monaco del '13, la psicoanalisi esce ormai definitivamente dalla sua preistoria, e da tecnica terapeutica che essa era si sforza d'apparire come una vera e propria carta culturale, con una collocazione ancora non del tutto precisa nel difficile giuoco ideologico internazionale. Intanto, si propone nel suo aspetto
di puro ma necessario momento di chiarificazione; ed in questo senso, quale momento pienamente umano, momento superpolitico di coscienza radicale.
Intanto continuava la sua attività di scrittore. Il progressivo estendersi del suo interesse alle varie scienze dell'uomo, la sociologia e I'antropologia, si rivela in Totem e tabù (Totem und Tabu), del 1913, in cui dimostra che i processi inconsci riscontrati in una forma data di società non sono in realtà dissimili da quelli che si riscontrano in altre, che esistono conflitti basilari comuni a tutta I'umanità, in qualunque forma societaria.
In Al di là del principio del piacere (Jenseits des Lustprinzips) del 1920, introduce, in antitesi agli istinti libidici, il concetto di "istinto di morte". Ne L'Io e l'Es (Das lch und das Es) del 1923, stabilisce la divisione della psiche in Es, Io e super-Io.
Nelle opere di questi anni affiora altresì, in modo talvolta sotterraneo, talvolta assolutamente esplicito, il disagio dell'animale-uomo posto, dalla Grande Guerra, di fronte alla rivelazione della sua natura più vera, della sua natura "rimossa", il suo sconvolgimento nel pacifico possesso di quei beni, portati dal progresso e dal benessere, che credeva definitivamente acquisiti.
Nel febbraio del '23 si presentarono i primi sintomi di un male che poi si rivelò un cancro alla mascella. Ernest Jones, amico, seguace ed ottimo biografo di Freud, descrive dettagliatamente il lento decorso della malattia, i disagi e le sofferenze cui il malato fu sottoposto.
Freud conservò la sua straordinaria vitalità; continuò il lavoro di analista e di scrittore; volle rimanere sempre consapevole e presente a se stesso, rifiutando ogni pietoso inganno; nonostante i dolori, non prendeva calmanti, per non ottundere la propria usuale chiarezza intellettiva. Aveva continuamente accanto, in un rapporto sempre più stretto, la figlia Anna, cui era legato, dice Jones, da "una reciproca, profonda, silenziosa comprensione e simpatia". Anna era la sua compagna, la segretaria, I'assistente, la collaboratrice. Seguiva il lavoro del padre e spesso lo sostituì a riunioni e congressi.
Intanto la psicoanalisi stava assumendo una straordinaria diffusione, dagli Stati Uniti (con centro New York) all'Inghilterra, alla Germania. Ma si era anche intensificata la violenta opposizione ad essa. Nell'articolo La resistenza alla psicoanalisi ("Imago", 1925) Freud spiega questa ostilità anzitutto inserendola nel fenomeno generale dell'ambivalenza che si prova per ogni cosa nuova - il timore e la ricerca ansiosa di essa ed attribuendola in particolare a motivi affettivi, soprattutto quelli basati sulla repressione della sessualità: la civiltà è legata al controllo degli istinti primitivi, e le rivelazioni della psicanalisi sembrano in grado di minare questo controllo.
Da parte sua, Freud aveva raggiunto una notevole fama.
Nel 1910 ebbe il premio Goethe della città di Francoforte.
Conobbe altre notissime personalità del suo tempo, come Albert Einstein e Thomas Mann.
Dei vecchi amici, molti ne aveva perduti col passare degli anni; Adler, con il suo gruppo dissidente, nel 1911; Jung nel 1913, dopo la pubblicazione di Libido. Simboli e trasformazioni; Otto Rank, che era stato uno dei primi seguaci del movimento psicoanalitico, nel 1922; qualche anno più tardi, Ferenczi; nel '25 la morte di uno dei suoi più strenui difensori, Abraham. In una lettera scritta in questa occasione Freud dice tra l'altro: 
"Noi dobbiamo lavorare e tenerci uniti. Nessuno può colmare la perdita personale, ma per ciò che riguarda il lavoro nessuno è insostituibile. Io me ne andrò presto; è sperabile che agli altri ciò tocchi molto più tardi, ma il lavoro dev'essere continuato: in confronto alla sua mole, siamo tutti ugualmente piccoli".
Nel 1933 i nazisti prendono il potere in Germania; nonostante i cattivi presagi di un'aggressione all'Austria e le ripetute esortazioni degli amici, Freud non acconsente a lasciare Vienna. Vi si deciderà solo cinque anni più tardi, di fronte all'Anschluss.I suoi libri vengono bruciati.
Così, nel '18 la famiglia si trasferisce a Londra. Freud prosegue il suo lavoro; continua le analisi fino a qualche settimana prima della morte; scrive alcuni articoli, lavora al Compendio di psicoanalisi che resterà incompiuto e sarà pubblicato postumo. Nonostante I'intensificazione del dolore fu sino alla fine estremamente lucido e profondamente consapevole e rassegnato.
Morì a Londra il 23 settembre 1939.


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LA PSICANALISI (Psychoanalysis)- Freud, Jung, Adler, Rank, Stack Sullivan

PSICOANALISI (Psychoanalysis) - Sigmund Freud

SIGMUND FREUD, vita e opere (Life and works)



giovedì 13 novembre 2014

PSICOANALISI (Psychoanalysis) - Sigmund Freud

Sigismund Schlomo Freud detto Sigmund
(Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939)
è stato un neurologo e psicoanalista austriaco,
fondatore della psicoanalisi,
una delle principali branche della psicologia.

Psicoanalisi: anche l'inconscio può essere conosciuto

La psicoanalisi è una disciplina scientifica basata sull'indagine dei meccanismi e dei contenuti profondi, non manifesti alla coscienza, della psiche umana e della loro influenza sui comportamenti.

Fondata all'iniziò del Novecento dal medico viennese Sigmund Freud (1856-1939) la psicoanalisi ha conosciuto in seguito un grande sviluppo nell'opera di autori che hanno elaborato, approfondito e talora modificato l'impostazione teorica freudiana. Si dovrebbe quindi parlare di ''scuole psicoanalitiche'' piuttosto che di psicoanalisi al singolare; tuttavia, per esporre i principi fondamentali di questa nuova disciplina, sarà sufficiente riferirsi al nucleo originario del pensiero di Freud. 
L'idea fondamentale della psicoanalisi, la più grande novità da essa introdotta dal punto di vista concettuale, è il rilievo dato all'inconscio (la zona della psiche normalmente sottratta alla coscienza) nell'interpretazione dei comportamenti dell'uomo. 
Anche la psicologia precedente riconosceva I'esistenza di una dimensione inconscia, ma la riteneva il regno del caos, delI'irrazionalità, di ciò che non è comprensibile alla ragione umana e limitava quindi il proprio raggio d'azione all'analisi dei comportamenti manifesti e direttamente osservabili. 
La psicoanalisi rovescia questa impostazione, sostenendo la possibilità di descrivere e analizzare i fenomeni dell'inconscio e di trarre proprio da questi la spiegazione dei comportamenti e la cura delle patologie (le cosiddette ''malattie mentali'').

Non bisogna infatti dimenticare che la psicoanalisi è sia una disciplina scientifica - e in quanto tale si pone l'obiettivo di costruire un sapere sull'uomo - sia una pratica terapeutica, cioè un insieme di procedimenti rivolti alla guarigione della sofferenza psichica e fisica (in quanto quest'ultima abbia una causa di ordine psichico).

Freud inizio il suo lavoro proprio occupandosi di un fenomeno morboso, l'isteria, al cui interno venivano classificati una serie di comportamenti patologici, quali l'astenia (rifiuto del cibo), l'insonnia, paralisi motorie localizzate, stati perduranti di angoscia.

Lavorando con il grande psichiatra parigino Charcot, Freud vide che i sintomi dell'isteria potevano essere curati con I'ipnosi - una sospensione dell'attività cosciente provocata dal medico -, conducendo il paziente a rievocare e talvolta a rivivere eventi traumatici della sua esistenza, in modo da liberarsi degli effetti patogeni a questi associati. Freud si convinse che le cause della malattia sono {a ricercarsi nel profondo della psiche umana, cui è possibile accedere solo con metodi che indeboliscano I'attività della coscienza, come appunto I'ipnosi. 
La malattia - in questa ipotesi - non è altro che un modo attraverso il quale i contenuti inconsci si manifestano all'esterno, localizzandosi come manifestazioni patologiche (sintomi) in una certa parte del corpo.

Ciò avviene perché nell'inconscio di ogni uomo si trovano quei contenuti psichici - desideri, pulsioni, paure, traumi - che la coscienza ha nascosto a se stessa non potendoli accettare. 
Quello che noi normalmente crediamo di avere dimenticato, allontanando così la sofferenza che vi è legata, è stato in realtà rimosso nell'inconscio, ed è pronto a riemergere in forma patologica se il sistema delle rimozioni e delle difese messo in opera dalla coscienza non è più in grado di assolvere pienamente al suo compito.
Il lavoro della psicoanalisi consiste allora nel riportare gradualmente alla luce - nel ricordare - ciò che si è voluto dimenticare e nel rivivere le esperienze traumatiche che sono all'origine della sofferenza psichica all'interno del rapporto tra il paziente e I'analista. 
A tale scopo la psicoanalisi ha elaborato una complessa tecnica terapeutica, che non possiamo ora descrivere.

Possiamo però porci questa domanda: se I'inconscio è - per definizione - nascosto alla coscienza, come sarà possibile studiarlo, analizzarlo? 
La risposta di Freud costituisce al tempo stesso una seconda grande rivoluzione concettuale. 
La tradizione del pensiero occidentale, a partire dall'elaborazione filosofica dei greci, aveva sempre identificato la razionalità con la consapevolezza, la verità con la riflessione cosciente. La psicoanalisi inverte questa prospettiva: quello che l'uomo pensa e dice di se stesso nella riflessione razionale non è mai ''vero'', perché non può dar conto dei contenuti psichici profondi ed anzi li deforma o li elude per renderli accettabili. 
Occorre dunque cercare la ''verità'' attraverso le manifestazioni dove l'attività razionale è meno presente: il sintomo della malattia, i lapsus e gli atti mancati (le piccole dimenticanze e gli errori ai quali non diamo di solito nessuna importanza) e, soprattutto, il sogno. 
Proprio l'Interpretazione dei sogni, l'opera pubblicata da Freud nel 1900, può essere considerata la pietra di fondazione della psicoanalisi.

Durante il sonno la sorveglianza della coscienza è attenuata e ciò che vi è nell'inconscio ha quindi modo di affiorare: il sogno è l'espressione di questi contenuti e, nello stesso tempo, assolve I'importante compito di salvaguardare il sonno, che verrebbe altrimenti interrotto.

Il sogno è dunque - secondo I'espressione di Freud - la ''via regia all'inconscio''. 
Ma proprio per poter assolvere alla sua funzione di guardiano del sonno, esso non esprime mai i contenuti inconsci così come sono, ma li trasforma e deforma: il sogno va dunque interpretato.
I suoi contenuti non vanno presi alla lettera, perché non sono le cose accadute e rimosse, ma simboli di queste, stanno al posto di queste. Nell'interpretazione, l'analista non fa altro che percorrere a ritroso, con il paziente, il cammino compiuto dal sogno nel rielaborare i suoi contenuti; questa interpretazione (vera e propria ''decifrazione'' di un codice) non è però lasciata al caso o all'intuizione dell'analista (che pure ha un peso notevole): è possibile elaborare una logica del sogno - completamente diversa da quella della veglia - che permette di decifrarne il misterioso linguaggio.

In questo modo il sogno - da sempre considerato dominio di indovini e stregoni - diventa il terreno fondamentale di un'indagine razionale.

Dopo l'Interpretazione dei sogni Freud lavorò instancabilmente alla costruzione di un modello teorico della psiche, cioè a una descrizione e spiegazione dei suoi meccanismi fondamentali. 
Il complesso della psiche umana è costituito - nell'impostazione freudiana - da tre elementi fondamentali (Freud parla di istanze): l'Es, l'Io e il Super-Io

L'Es (la parola ''Es'' è il pronome personale neutro della lingua tedesca) è il polo pulsionale della personalità, i cui contenuti sono inconsci. Nell'Es ha origine la libido, l'energia pulsionale sessuale che mira al suo soddisfacimento rivolgendosi a oggetti d'amore. 
L'Es è governato dunque dal principio del piacere, che spinge a ricercare il soddisfacimento immediato della libido.

La seconda istanza è I'Io, che costituisce la struttura fondamentale della personalità. L'Io controlla la percezione, il pensiero logico ed ha la funzione essenziale di mediare le pulsioni dell'Es con la realtà e con l'ambiente circostanti (principio di realtà).

Benché buona parte della sua attività si esplichi a livello della coscienza, I'Io non coincide tuttavia con il conscio: alcune sue funzioni importanti - come per esempio l'attivazione dei meccanismi di difesa, tra i quali la rimozione e la censura, destinati ad allontanare le pulsioni che potrebbero minacciare I'integrità e I'equilibrio della personalità - si svolgono a livello inconscio.

Freud individua infine una terza istanza, il Super-Io, in cui vengono ''interiorizzati'' i comandi e i divieti paterni e, successivamente, i modelli di comportamento e i valori della società. Attraverso il Super-Io I'individuo si erge a giudice severo di se stesso: se questa funzione di autocritica prende il sopravvento, nella personalità dilaga il senso di colpa, che produce stati di depressione e di lutto.

Con questo modello teorico Freud propone una visione dinamica della personalità: i nostri comportamenti sono il risultato del conflitto e dell'interazione tra queste tre istanze; I'equilibrio e la salute dipendono dalla forza dell'Io, dalla sua capacità di realizzare una mediazione tra queste forze divergenti e con la realtà circostante.

In questo giocano un ruolo determinante i primi anni di vita e le esperienze che segnano I'evoluzione della psiche.
Contrariamente all'opinione corrente, Freud vede agire nel bambino, fin dalla nascita, una forte carica sessuale e descrive con precisione I'evoluzione della libido infantile. Particolarmente importante per lo sviluppo futuro della personalità è la soluzione del complesso d'Edipo (il termine è derivato dalla tragedia di Sofocle Edipo re), caratterizzato dall'amore del bambino per il genitore di sesso opposto e quindi dalla rivalità e dall'odio per quello dello stesso sesso. L'accettazione dell'impossibilità di soddisfare questo desiderio - e quindi l'accettazione del genitore-rivale - costituisce.un elemento essenziale nella formazione dell'Io e quindi nella corretta impostazione dei rapporti con se stessi e con gli altri.



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