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venerdì 1 giugno 2018

TRIONFO DI GALATEA (Triumph of Galatea) - Raffaello

TRIONFO DI GALATEA (1511-12)
Raffaello  (Urbino 1483 – Roma 1520) 
Roma, Villa Farnesina 
Affresco cm 295 x 225

Oltre che sede della corte papale, Roma era anche I'antica capitale dell'impero, e il richiamo alla cultura classica era più forte qui che altrove. I nobili romani tentavano di rinnovare con i loro palazzi lo splendore delle case patrizie delle quali ammiravano le rovine. Nella villa di Agostino Chigi, ricco banchiere senese, ispirata ad architetture antiche descritte in testi letterari, Raffaello affresca Il Trionfo di Galatea (Roma, Farnesina) rivisitando il mito antico in un clima di gioiosa vitalità. 

L'affresco è un esempio della stretta collaborazione tra committente, artista e letterati.
Raffaello si è ispirato alla descrizione del mito antico che Angelo Poliziano aveva proposto nelle sue "Stanze per la giostra" (Stanze, I, 118-119) :

"Due formosi delfini un carro tirano 
sovr'esso è Galatea che 'l fren corregge! ...". 

L'affresco rappresenta la ninfa in trionfo circondata da Tritoni e Nereidi, bersaglio degli amorini che svolazzano in cielo. Lo stile è di diverso da quello delle figure della prima Stanza, alle quali va accostato cronologicamente, perchè il tema pagano è svolto in un clima di gioiosa vitalità. La costruzione delle figure, che si torcono e si dibattono, è ripresa da  Michelangelo, ma la scelta dei colori - in particolare il brillante rosso del mantello in contrasto con I'azzurro del cielo, e il mare limpido e immobile come una lastra di marmo - è
ispirata a qualche esempio di pittura romana.


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giovedì 30 ottobre 2014

R - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (R - Art History - The great artists)

Madonna della seggiola - Raffaello (Vedi scheda)

I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)


RAFFAELLO Sanzio (Vedi biografia)

Pittore ed architetto italiano (Urbino 1483 - Roma 1520).
Fu, forse, giovanissimo, allievo del padre, Giovanni Santi, quindi, dopo la morte di questi, a Perugia nello studio del Perugino, col quale operò fino agli inizi del secolo XVI, affermandosi subito, nonostante la giovanissima età. Nel 1505 il giovane artista è a Firenze dove si intrattiene per un breve periodo, eseguendo il San Michele e il San Giorgio e I'affresco della Trinità, per la chiesa di San Lorenzo. Lasciata Firenze, si reca a Roma (1508) dove, su pressione del Bramante, lo aveva chiamato papa Giulio II. Qui viene affidato al giovane artista il compito di affrescare alcune pareti della stanza della Segnatura; dopo il successo di questi lavori, passò a dipingere anche altre Stanze vaticane. Raffaello ebbe modo di distinguersi anche nel campo architettonico: ricordiamo la cappella Chigi in S. Maria del Popolo, a Roma, e il Palazzo Pandolfini a Firenze.


RENOIR Pierre-Auguste (Vedi biografia)

Pittore francese   (Limoges, 25 febbraio 1841 – Cagnes-sur-Mer, 3 dicembre 1919) 
Renoir dipinse con tecnica pittorica rapida, a piccoli tocchi di colore, evitando di fondere i toni sulla tela e di impastare il bianco ed il nero al colore per tare il chiaroscuro.
La sua fu una pittura di variegato e vivace cromatismo.
Tra le sue opere ricordiamo Il ballo del mulino della Galette (1876), che è un quadro sulla vita quotidiana del popolo, colta nel suo scorrere incessante.
Il soggetto del quadro è una folla animata da un vortice di danze, che consente al pittore di ottenere straordinari effetti di colore e di ritmo.
Il dinamismo del ballo è reso infatti con una miriade di note colorate.
Lo spazio del quadro non .è in proiezione prospettica: le figure sono aeree, quasi generate dalla luce.
Paesaggista non inferiore a Jean-Baptiste Corot e Claude Monet, Renoir è altresì splendido nella resa di nudi femminili, siano essi quelli acerbi del periodo giovanile oppure quelli, classici e mediterranei, della sua piena maturità (Bagnante seduta, 1914).


ROSSO FIORENTINO Giovanni Battista di Jacopo (Vedi scheda)

Pittore (Firenze 1494 -Parigi 1540).
Si formò alla bottega di Andrea del Sarto ed in seguito subì I'influenza di Piero di Cosimo, maturando un'attitudine anticlassica.
Alcune sue opere sono: la Deposizione (1522), la Pala di S. Spirito (1522), Mosè e le figlie di Ietro.
Rimase a Firenze sino al 1523, poi si trasferì a Roma.
In seguito al Sacco di Roma (1527), il pittore fuggì prima a Perugia, poi a Città di Castello ove dipinse la Gloria di Cristo (1528-30), e, dopo una tappa breve a Venezia, si recò, invitato, alla corte di Francia dove divenne pittore ufficiale del re Francesco l, godendo di vari privilegi. 
A Fontainebleau decorò, tra il 1532 e il '35, insieme al Primaticcio, il padiglione di Pomona e nel 1534 iniziò la decorazione della galleria di Francesco I, compiuta nel 1537.
Eseguì inoltre disegni per mascherate, argenteria e apparati trionfali tra cui quelli allestiti per la venuta di Carlo V.



giovedì 31 luglio 2014

INCENDIO DEL BORGO - ENEA FUGGE DA TROIA (Fire in the Borgo - Aeneas escapes from Troy) - Raffaello

INCENDIO DEL BORGO - ENEA FUGGE DA TROIA (1514) Stanze di Raffaello in Vaticano
Certe volte la letteratura può ispirare agli artisti elementi iconografici utilizzabili in contesti diversi da quello originario, come dei 'tipi' eterni e sempre validi.
In questo affresco, ad esempio, Raffaello ha mostrato la scena dell'incendio di Roma scoppiato nel IX secolo, al tempo del papa Leone IV, e da questi spento per miracolo con un segno di croce. 
Nel fondo dell'affresco si vede la vecchia basilica di San Pietro minacciata dalle fiamme; a destra, su di una loggia, appare il Papa benedicente, mentre in primo piano la folla terrorizzata fugge, distinta in tre gruppi principali: a destra degli uomini sono intenti a gettare acqua sul fuoco, a sinistra gli abitanti scappano, ed un giovane balzato nudo dal letto si cala dal muro, mentre una madre cerca di mettere in salvo un neonato, porgendolo al marito che è già in strada. 
Fin qui l'artista si è ispirato ad immagini di genere, a soggetti ricavati dalla 'cronaca' di un comune incendio. Ma ci colpisce soprattutto un gruppo di figure a sinistra: si tratta di un uomo che porta sulle spalle un vecchio ed è accompagnato da un ragazzo. Questo gruppo è un richiamo alla letteratura, ispirato dalla descrizione che Virgilio nell'Eneide ha fatto dell'incendio di Troia. 
A questo punto non siamo più di fronte all'incendio del Borgo nella Roma del IX secolo, ma siamo di fronte all'incendio della mitica Troia, dalla quale sta fuggendo Enea con il vecchio padre Anchise e con il figlio Ascanio. L'identificazione con i personaggi letterari era già stata riconosciuta come valida nel Cinquecento dal Vasari.


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mercoledì 2 luglio 2014

MADONNA COL BAMBINO (Virgin and Child) - RAFFAELLO (o Giovanni Santi)

 Madonna col Bambino (1495-97)
 Raffaello Urbino, Casa Santi - Affresco cm  97 x 57 


L'affresco rappresenta la Vergine leggente con il Bambino addormentato sulle ginocchia, inserita di profilo in una nicchia, second,o una soluzione che ricorda i ritratti di Piero della Francesca e del Berreguete, già a Urbino, e le terracotte toscane. L'opera è stata attribuita da alcuni critici a Giovanni Santi, padre del pittore, ma è da considerare una delle prime prove di Raffaello per la resa del volume delle figure, in particolare della Vergine avvolta nel mantello, e la ricerca di un rapporto tra la Madre e il Bambino, visibile soprattutto nel fiducioso abbandono di quest'ultimo.
Tipicamente raffaellesco è l'uso dei colori intensi nell'abito, in contrasto con i toni tenui degli incarnati.




La formazione a Urbino, il soggiorno il Perugino e le prime opere indipendenti (1483-1504)

Raffaello nasce a Urbino il 6 aprile 1483, nella dignitosa casa borghese che il nonno ha acquistato e ampliato per accogliere la famiglia. Il padre, Giovanni Santi - dal quale il pittore riprenderà il cognome, latinizzandolo in Santius o Sanzio - è un pittore di buon livello e un poeta apprezzato alla corte di Federico e Guidobaldo di Montefeltro, signori della città; della madre, Magia di Battista Ciarla, sappiamo che muore nel 1491, quando il figlio ha otto anni.
Raffaello cresce nel clima raffinato e raccolto della cittadina marchigiana, che il duca Federico aveva voluto trasformare in una moderna capitale convocandovi architetti come il Laurana e Francesco di Giorgio a ricostruire palazzi e chiese, pittori e scultori ad arricchirle di opera d'arte e letterati a celebrarne la bellezza nei loro scritti. 
Il sogno del duca si era concretizzato nel Palazzo Ducale, dove la cultura classica si affiancava a quella cristiana, il Tempietto delle Muse alla Cappella dello Spirito Santo. Presso la sua corte si era ritirato anche Piero della Francesca, che aveva realizzato ad Urbino alcune tra le sue opere più belle (i ritratti ducali degli Uffizi, la Flagellazione e la Pala di Brera), semplificando le figure fino a renderle come solidi geometrici accarezzati dalla luce, inseriti nello spazio definito da quinte prospettiche.
Incoraggiato dal padre, Raffaello comincia a studiare le opere del pittore, esercitandosi nel disegno e nella prospettiva, la difficile scienza che aveva negli studiosi dei circoli di Urbino alcuni tra i suoi più validi teorici, e presso la bottega paterna compie le sue prime esperienze. Proprio la casa natale ospita quella che viene riconosciuta come la prima opera del giovane, l'affresco che rappresenta la Madonna col Bambino, immersa in meditazione nella silenziosa profondità di una nicchia. Il pittore affronterà più volte questo soggetto, riuscendo a dare soluzioni sempre diverse per la capacità di esprimere i sentimenti che legano le figure.
Giovanni Santi si rende conto della eccezionale precocità del figlio, e secondo le notizie riportate dal Vasari è lui stesso a cercargli un maestro migliore, il Perugino (Pietro Vannucci, 1448-1523), pittore molto apprezzato in tutta Italia.
Durante il suo soggiorno nella bottega, dal 1494 al 1500, Raffaello apprende prima di tutto le complesse tecniche pittoriche del tardo Quattrocento, dalla preparazione dei colori e della tavola all'uso dell'olio come legante, derivato dalla pittura fiamminga, che consente nuovi effetti di trasparenza. Contemporaneamente si esercita nel disegno, che costituisce per lui il mezzo di espressione più naturale.
Attraverso questo lento e paziente lavoro, il pittore assimila la grazia del Perugino, la sua capacità di esprimere i sentimenti e insieme il gusto decorativo del suo compagno di bottega, il Pinturicchio (1454-1513). Perugino è colpito dalle capacità del giovane allievo e gli permette di intervenire in qualche parte secondaria delle sue opere. 
La critica, già a partire da Vasari, ha sottolineato la difficoltà di distinguere la mano dei due pittori all'interno delle pale uscite dalla bottega umbra nell'ultimo decennio del secolo, anche se in questi tentativi si nota soprattutto la volontà di diminuire la qualità dell'opera del Perugino in favore del geniale apprendista. L'unica prova certa di una collaborazione è nella predella della Pala di Fano (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) dove Raffaello realizza il pannello con la Natività della Vergine, che si distingue dagli altri per la capacità di inserire le figure nello spazio e per i colori brillanti.






giovedì 26 settembre 2013

STANZA DELL'INCENDIO - Palazzi Vaticani in Roma - Raffaello (The Room of the Fire in the Borgo)

Stanza dell'Incendio, Incendio di Borgo (1514) 
Roma - Palazzi Vaticani
A
ffresco base cm 670
   
L'affresco rappresenta il furioso incendio che aveva devastato il Borgo Vaticano ed era stato spento da papa Leone IV con una benedizione.
La  scena fa parte del ciclo che decora le pareti della Stanza detta dell'Incendio, prima nel percorso attuale ma ultima ad essere decorata.

I soggetti, scelti da Leone X, tendono ad esaltare il ruolo storico dei suoi predecessori, Leone III e Leone IV.
  
Stanza dell'Incendio, Incoronazione di Carlo Magno (1514) 
Roma - Palazzi Vaticani
A
ffresco base cm 670
   
Nell'Incoronazione di Carlo Magno si allude alla recente alleanza con la Francia: Leone III ha il volto del papa Medici, Carlo Magno quello del re francese; nel Giuramento di Leone III il papa ribadisce che le sue azioni sono sottoposte solo al giudizio di Dio; la Battaglia di Ostia e l'Incendio celebrano l'intervento di Dio in difesa del suo popolo attraverso la meditazione del pontefice.
   
Stanza dell'Incendio, Battaglia di Ostia (1514) 
Roma - Palazzi Vaticani
A
ffresco base cm 670
                                 
Il carattere celebrativo degli affreschi è più evidente qui che nella Stanza precedente. Gli esami condotti nel 1983 hanno rivelato che Raffaello eseguì di persona, oltre all'Incendio, anche l'Incoronazione di Carlo Magno, lasciando il restante lavoro ai suoi allievi, ai quali fornì i disegni.
   
Stanza dell'Incendio, Giuramento di Leone III (1514) 
Roma - Palazzi Vaticani
A
ffresco base cm 670

mercoledì 25 settembre 2013

RAFFAELLO, FANCIULLO (Raphael child)

        
Raffaello Sanzio di Urbino (1483-1520), pittore armonioso e sereno, misurato ed elegante, fu avviato al cammino dell'arte dal padre, pittore lui pure, e dal Perugino che ebbe come maestro. Superbi lavori egli lasciò a Roma, a Firenze, a Milano; la Madonna della Seggiola, del Cardellino, del Granduca, Lo sposalizio della Vergine, per non citare che i più famosi insieme ai ritratti di gentildonne, Papi (Giulio lI e Leone X), letterati (il Castiglione) ed agli affreschi che ornano le Stanze vaticane e le Logge vaticane.

Andrea Mantegna (1431-1506) di Padova, pittore ed affrescatore noto per i lavori dal vigoroso rilievo e dagli splendidi colori.

Nel maggio del 493, in una giornata piena di luce, Giovanni Santi fece varcare al figlio - tremante d'emozione- la casa del sommo Mantegna, il quale era un uomo alto, quadrato della persona, dal volto nobilissimo, gli occhi azzurri pieni di dolce gravità e i capelli d'argento. L'artista, che stava dipingendo la "Madonna della Vittoria", accolse cordialmente il vecchio pittore urbinate; ma, quando vide Raffaello, non potè trattenere un moto di commossa meravigli a dinanzi alla bellezza e all'espressione del fanciullo. 
Sapeva, il Mantegna, delle sue attitudini artistiche e dei maestri che queste attitudini educavano. Lo accarezzò affettuosamente, lo fece sedere accanto, gli domandò con affabilità: 

- Mi avrai portato qualche tuo lavoro da mostrarmi e, ne son certo, da farmi ammirare!
- Sì, messere, - rispose trepidando Raffaello, mentre i suoi occhi risplendevano di timorosa speranza e sembravano ingrandirsi nella contemplazione del grande. - L'ho portato. Così ha voluto il babbo, ma voi riderete dei miei scarabocchi...
- Se codesti scarabocchi hanno la grazia delle tue parole e della tua voce, saranno qualche cosa di meglio che scarabocchi. Vediamoli.
  
Madonna Solly (1500-1504) Raffaello Sanzio
Gemäldegalerie, Berlino
Olio su tavola cm 52 × 38
  
Sorridendo, Giovanni sciolse dalle cordicelle che li tenevano uniti due grandi rettangoli di spesso cartone, li aprì e mise su un ampio tavolo i disegni e i dipinti del figlio.
Andrea Mantegna li guardò ad uno ad uno, lungamente, senza parlare. Ma quando si trovò fra le mani un dipinto di Madonna e di Bambino adorante, non potè fare a meno di balzare dal seggiolone quattrocentesco dove stava seduto; mandò un piccolo grido di stupore, fissò Raffaello, gli prese il volto fra le mani, lo baciò e chiese al fanciullo: 

- Tu! Tu hai fatto questo? Non è possibile.
- Sì messere, - rispose fiero e gioioso il figlio del Santi. - Io stesso lo disegnai sotto la guida del mio maestro, messer Timoteo Viti da Urbino, e poi gli detti il colore, di mio, senza consiglio.
- E allora le tue mani le guidano gli angeli, benedetto, poichè non ho mai veduto compiere miracoli simili alla tua età.

Ricontemplò ancora a lungo il dipinto, e disse: 
- È evidente in questo lavoro l'influsso del bolognese Raibolini (Francesco Raibolini, detto il Francia, 1450-1517, fu il maggior pittore bolognese del Rinascimento), ma la grazia del bambino, la soavità del volto della Madonna e soprattutto il colore... il colore!

Poi s'interruppe, forse temendo di dire cose inopportune, ma fra sè pensò: 

- Dio mi perdoni... Se io non ho le traveggole, codesto Santi ha già un senso istintivo del colore che sbalordisce!.
- Vieni! - gli disse, chinandosi un po' e, tenendogli le mani sulle spalle. - Vieni, perchè ora ti voglio far vedere qualcosa di mio.
   
MADONNA DELLA VITTORIA (1496) - Andrea Mantegna
Museo del Louvre, Parigi
Tempera su tela cm 280 × 166 

Fece cenno anche a Giovanni di seguirlo, attraversò un lungo corridoio ed entrò con gli ospiti nella sala dove egli lavorava. Su di un cavalletto si delineava la forma di un quadro ricoperto da una tela scura. Il Mantegna, con un gesto delicato e deciso ad un  tempo, tolse dal cavalletto la tela. Raffaello, alla vista della "Madonna della Vittoria", non disse nulla; ma, di fronte a quella divina pittura che lo rapiva, congiunse istintivamente le mani, come di fronte alla vera Madre del Cielo, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime. Poi rimase lì, immobile, come se fosse di marmo...
Quel viaggio lasciò un solco indelebile nell'anima di Raffaello.
Egli cominciò da quell'istante a provare uno straordinario bisogno di evadere dalla sua città, di conoscere luoghi nuovi, paesaggi nuovi, e soprattutto le cose prodigiose dei grandi artisti della pittura e gli artisti medesimi. La conoscenza del Mantegna lo aveva esaltato. Troppi erano i capolavori che Raffaello ancora non conosceva e che doveva conoscere. E intanto si rimise al lavoro con rinnovato fervore.
Il padre, che già si sentiva presso alla fine, lo portò da Pietro Vannucchi, (1446-1524), detto il Perugino, perchè visse molto a Perugia, fu artista sobrio e misurato, ricco di fascino; lasciò nelle sue pitture un tipo personalissimo di bellezza religiosa).
 Rimasero nella casa del Vannucchi per ben dieci giorni, dieci giorni durante i quali egli visse in paradiso, rimanendo ore ed ore a veder disegnare e dipingere il maestro. E il maestro gli mise spesso in mano matite e pennelli e lo fece lavorare guardandolo con occhi larghi di meraviglia.

Adorazione dei Magi (1517-1519) Raffaello
Musei Vaticani-Città del Vaticano, Loggia di Raffaello
(III Loggia, Palazzo Apostolico) 
   
Non era facile che si accontentasse, il Perugino. Eppure nessuno seppe mai dare a Raffaello fanciullo la gioia, la speranza, la fiducia in se stesso che un giorno quel maestro seppe dargli. Lavorava da tempo e molto lentamente a un suo quadro, divenuto poi celebre, la "Adorazione dei Magi". 
Una mattina, stava dipingendo il mantello del secondo re, quello che porta l'incenso, e non era soddisfatto. Quel turchino del mantello non gli riusciva. Troppo carico, poco morbido, troppo leggero, troppo pesante... Il Perugino cominciò a stizzirsi; depose il pennello, tirò una tela sul quadro e si disse: 

- Non c'è fretta. Voglio andare a vedere intanto cosa fa quel ragazzo.
- Buongiorno, maestro, - lo salutò Raffaello andando da lui appena lo vide.
- E anche a te, bello. Vieni un momento con me.

Lo condusse nel suo studio e gli chiese in tono di celia: - Quanti erano i re magi, cosa portavano in dono a Gesù Bambino? Il re che portava I'incenso sfoggiava un mantello azzurro che era una bellezza. Sei capace di immaginartelo quel mantello? Sì? E allora provati a dipingerlo. Io vado a far quattro chiacchiere col tuo babbo.

Raffaello sorrise e, rimasto solo, cominciò ad armeggiare fra i colori.
Quando il Vannucchi ritornò nella stanza col Santi si meravigliò di vedere il ragazzo con i gomiti appoggiati al davanzale della finestra.

- Oh, Raffaellino!...-È così che tu lavori?

Raffaellino si ritirò di scatto dalla finestra e rispose: 

- Ho terminato.

Allora il Perugino andò ad osservare cosa avesse fatto; poi disse serio serio: 

- Da un pezzo in qua andavo cercando il colore giusto per uno dei re magi senza che mi riuscisse di azzeccarlo. E quel miracolo vivente di marmocchio ha saputo fare le cose meglio di me. Guardate!

L'azzurro di quel mantello aveva del fiordaliso e dell'ireos, con una certa tonalità leggermente più cupa. Sembrava vederlo aleggiare, tanto era sciolto e ad un tempo maestoso.

- Vieni qui! - gli ordinò il Perugino. - Tieni: questo è un bacio che ti do come se fossi un altro babbo per te. E ricordati che a Perugia, da Pietrino Vannucchi, tu dovrai tornare un giorno o l'altro, perchè vorrò essere io il primo a farti spiccare il grande volo. Hai inteso? 




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