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giovedì 27 giugno 2013

AUTORITRATTO CON I BAFFI (Self-portrait with mustache) - Rembrandt


AUTORITRATTO CON I BAFFI (1633)
Rembrandt (1606-1669)
Museo del Louvre - Parigi
Olio su tavola cm 60 x 47


La tavola raffigura Rembrandt all'età di ventisette anni con baffi appena accennati e colto in un atteggiamento che tradisce il suo essersi  precedentemente messo in posa, come sempre usavano fare gli artisti che volevano ritrarsi, davanti allo specchio. 
La figura emerge nettamente dal fondo per il contrasto fra la massa scura dell'abito elegante contro la stesura chiara della preparazione. Una macchia di luce, posta proprio dietro il collo, esalta il rilievo del viso che si stacca dal fondo anche per I'alone di luce che circonda Ia testa e i capelli, esaltandone alcuni nel lieve controluce. 
Il pittore si volge lentamente verso I'esterno del quadro, quasi distratto dal nostro arrivo inatteso e ci osserva con sguardo accigliato, quasi preoccupato. La folta chioma scompigliata rivela l'irruenza giovanile che il cipiglio dello sguardo non fa che sottolineare ulteriormente.

L'artista si dipinge ponendo l'accento sul suo carattere volitivo e deciso ma, insieme, schivo e l'espressione del viso, con la fronte che si corruga e la bocca che si contrae, sembra appunto significare l'imbarazzo, quasi il turbamento provocato dalla presenza dello spettatore.

Il desiderio di Rembrandt di non volersi porre troppo in mostra, anzi di vivere appartato, sappiamo connotò tutta la sua esistenza fin dalla gioventù.
Per questo, forse, Rembrandt ci impietrisce con uno sguardo che sembra chiedere il perché di
questa presenza non voluta, di questo disturbo arrecato alla quiete nella quale era riuscito ad immergersi prima del nostro arrivo. Ne risulta un'immagine intensissima, tutta giocata sugli elementi espressivi, sugli effetti luministici e sui contrasti cromatici che fanno emergere la figura posta di tre quarti come nel sottile e raffinato rilievo di un cammeo antico.


Firmato e datato sulla destra dell'ovale "Rembrandt f. 1633", il quadro è inventariato nel catalogo del Museo del Louvre come Ritratto dell'artista a testa nuda.
Oltre questo il Museo possiede altri due autoritratti dell'artista: uno probabilmente coevo e definito Autoritratto con baffi e berretto, simile a quello del 1633 sia nella resa espressiva che stilistica, e I'Autoritratto al cavalletto, datato 1600.


Alla ricerca della libertà

Durante la sua carriera Rembrandt rifiutò le grandi commissioni e il rapporto con i principi.
Ebbe molte difficoltà sociali ed economiche, in particolare dopo il 1656 quando vide messa all'asta la sua collezione, i suoi mobili e la sua dimora.
Sfortunata fu anche la sua vicenda familiare e sentimentale: perse tutti i figli, tranne Tito, che ebbe dalla moglie Saskia poco prima che morisse nel 1642, e Cornelia, avuta da Hendrickje in tarda età. 
Non viaggiò mai, spostandosi solo dalla natia Leida ad Amsterdam e vivendo, come testimonia la sua sterminata produzione, fra le pareti della bottega e di casa. Più invecchiava,
più odiava il clamore e il pubblico successo:

"Quando voglio ricreare il mio spirito, non cerco gli onori, ma la libertà", sembra abbia detto infatti Rembrandt, come si legge nella Grande Rassegna dei Pittori e delle Pittrici Olandesi di Houbraken del 1718.


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AUTORITRATTO CON I BAFFI - Rembrandt


mercoledì 30 giugno 2010

BETSABEA CON LA LETTERA DI DAVID (Bathsheba with David's letter) - Rembrandt

  
BETSABEA CON LA LETTERA DI DAVID (1654)
Rembrandt
Pittore olandese
Museo del Louvre - Parigi
Tela cm. 142 x 142
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1770 x 1850 - Mb 1,35


Considerata una delle più intime e personali rappresentazioni dell'artista, l'opera fu aspramente criticata dai contemporanei per la rappresentazione troppo realistica del nudo.
La BETSABEA è infatti il ritratto dal vivo di Hendrickje, modella e compagna del pittore.
Assieme alla DANAE dell'Ermitage, a San Pietroburgo, è l'unico nudo di figura umana eseguito a grandezza naturale da Rembrandt.
Si tratta di un'opera realizzata tra il 1650 e il 1660, al culmine dell'attività creativa dell'artista, quando già si era allontanato dai canoni dei suoi contemporanei per rivolgersi verso temi più intimamente spirituali ed interiori.
Nella BETSABEA, infatti, Rembrandt comincia ad usare i colori con maggiore generosità aumentando, con lo sfumato, l'impressione della distanza.
L'effetto generale di questa tecnica è che il nudo, nella sua commovente purezza, si presenta vivo e vicino all'occhio dello spettatore.
Senza la lettera che la figura tiene in mano sarebbe impossibile identificare il quadro con un soggetto biblico, tanto ci appare un'immagine vicina alla sensibilità moderna.
Da notare, inoltre, l'atteggiamento anticlassico dell'artista.
L'armonica bellezza rinascimentale del nudo ha lasciato il posto ad un impietoso realismo attraverso cui Rembrandt mette in mostra i difetti e le imperfezioni fisiche, ma anche la profonda carica umana, della donna.
Per quanto riguarda il soggetto, la storia di Betsabea è narrata nel secondo libro di Samuele.
Essa fu rapita da re David al marito, ufficiale della guardia, per sposarla; dalla loro unione nascerà il re Salomone.

Il quadro di Rembrandt apparve nella vendita Christie's del 25 maggio 1811.
Dopo svariati passaggi entrò nella collezione di Louis La Caze, e quindi fu donato al Museo del Louvre.
Oggi resta uno studio preparatorio.
L'esame radiografico ha rivelato che l'idea primitiva presenta delle diversità rispetto alla redazione finale: la figura femminile è più leggera e meno volumetrica (è stato ridimensionato il ventre).
La testa di Betsabea è stata soggetta a ripetuti ripensamenti.


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LA CENA IN EMMAUS (Supper at Emmaus) - Rembrandt

 
LA CENA IN EMMAUS
Firmato «Rembrandt f, 1ó48»
Pittore olandese
Museo del Louvre a Parigi
Tavola cm. 68 x 65

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2520 x 1780 - Mb 2,08


Questo soggetto fu interpretato a più riprese da Rembrandt e sempre in modo diverso e interessante.
Nel lavoro giovanile del 1629 (conservato al Museo Jacquemart-André di Parigi) l'artista ha messo in rilievo lo stupore dei discepoli dopo il riconoscimento di Cristo, utilizzando anche un ardito gioco di chiaroscuro.
In questa opera del Louvre Rembrandt evita i netti contrasti e l'atmosfera drammatica della raffigurazione precedente.
L'episodio è infatti immerso in un ambiente pervaso di quiete e di gioia, sentimenti che sembrano espandersi, assieme alla luce soffusa, per tutta la stanza.
È molto importante, per l'interpretazione di questo dipinto, il rapporto con la cultura italiana, in particolare con i "Pellegrini di Emmaus" di Caravaggio (Pinacoteca di Brera).
La nicchia centrale, che occupa la parte superiore della composizione, trova riscontro nella pittura di Tiziano e del Veronese.
La posizione centrale di Cristo e la ripartizione simmetrica dei personaggi richiama l'influenza di Leonardo ricevuta dall'artista tramite copie de "L'Ultima Cena" di Santa Maria delle Grazie a Milano.


L'OPERA

L'accurata indagine stilistica dell'artista può essere testimoniata dal confronto della testa del Cristo con schizzi di analogo soggetto collocati al Museo Bredius dell'Aja.
L'impostazione della figura del Salvatore è molto vicina non solo alla copia di Rembrandt dell'Ultima Cena (desunta da un'incisione attribuita al Maestro del Libro d'Ore Sforza), ma viene ripresa anche da redazioni successive dello stesso soggetto, conservate oggi al Kupferkabinet di Berlino e al British Museum di Londra.


REMBRANDT E L'INFLUENZA ITALIANA

Rembrandt conobbe e apprezzò l'arte italiana e tuttavia non si recò mai in Italia, forse per una scelta personale dovuta al suo carattere radicalmente anticlassico.
L'artista svolse i primi anni del suo apprendistato in botteghe di artisti formatisi a Venezia, Firenze e Roma.
Il pittore olandese Pieter Lastman in particolare aveva contribuito a far conoscere nei Paesi Bassi l'opera di Caravaggio, caratterizzata da un vigoroso realismo che, tramite l'uso delle tonalità chiaroscure, accentuava il carattere drammatico dei soggetti raffigurati.
Rembrandt rimase notevolmente influenzato da questi due aspetti della tecnica del pittore italiano, che gli consentirono di distaccarsi ancor più nettamente dal Classicismo.
Lo stile di Caravaggio ebbe ampia risonanza nei Paesi Bassi..., a Utrecht si sviluppò un movimento artistico, i cui aderenti vennero chiamati "i caravaggisti di Utrecht", che contribuì ad allargare ulteriormente la conoscenza dell'artista italiano.


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REMBRANDT E SASKIA CHE BRINDANO (1635 circa) - Rembrandt

  
REMBRANDT E SASKIA (1635 circa)
Rembrandt (1606 - 1669)
Pittore olandese
Staatliche Kunstsammlungen Gemäldegalerie - Dresda
Tela cm. 161 x 131


In un interno con a sinistra un tavolo e a destra una tenda, sono rappresentati di spalle un uomo sorridente con un ampio cappello piumato e una giovane donna seduta sulle ginocchia del compagno: si tratta molto probabilmente di Rembrandt stesso e della moglie Saskia.
I due si volgono verso lo spettatore come se fossero stati colti di sorpresa e, interrompendo il loro festino, invitassero il nuovo arrivato a unirsi a loro.

Dal quadro traspare un clima gaudente e festoso cui partecipano i due commensali e che caratterizzava la vita del pittore negli anni Trenta.
Le tonalità del dipinto sono calde, la pennellata densa e pastosa, mentre l'ambiente rappresentato dà un senso di raccolta intimità.
Straordinaria è la resa delle vesti, dove la preziosità dei velluti e delle mussole sembra tangibile.
Lo stesso si può dire per gli incarnati morbidi e quasi palpitanti.

Rembrandt lavora per zone di colore sovrapposte che si notano distintamente osservando da vicino il quadro.
L'immagine acquista così un marcato effetto di chiaroscuro e una netta evidenza nella materia e nei volumi, mentre l'insieme rivela un'attenta indagine delle variazioni provocate dalla luce artificiale.
L'artista mostra lo stesso interesse, o addirittura amore, nel rappresentare sia gli oggetti che i personaggi: è il vivace senso per la vita domestica che caratterizza da sempre la cultura olandese.

Il quadro, firmato - Rembrandt f - è di solito considerato un autoritratto dell'artista con la moglie Saskia colti in un momento della loro felice unione.
E' stato anche proposto di interpretare l'immagine come "il figliol prodigo nella taverna", ma ciò mi pare meno convincente.
D'altronde la fisionomia della donna sembra corrispondere a quella della moglie dell'artista raffigurata con certezza in altri due dipinti sempre alla Gemäldegalerie di Dresda... il RITRATTO DI SASKIA SORRIDENTE del 1633 e il RITRATTO DI SASKIA CON GAROFANO del 1641.
Fra i due quadri è collocabile l'ALLEGRA COPPIA databile al 1635.


SASKIA, LA MOGLIE DI REMBRANDT

Nel 1631 Rembrandt si trasferì ad Amsterdam in casa del mercante d'arte Hendrick van Uylenburch con il quale aveva costituito una società commerciale.
Qui conobbe Saskia, la giovane e dolce nipote del mercante, una ragazza di vent'anni dagli occhi castano-verdi, dal carnato delicato e dalle forme molto rotondette.
Rembrandt di sei anni più vecchio, non bello ma dai modi semplici, simpatici e attraenti, cominciava a pensare di interrompere la sua vita di libertino e di sistemarsi.
Così il 22 luglio 1634 sposò la dolce Saskia, uno dei migliori partiti della città, che gli portò in dote la considerevole somma di 40.000 fiorini.
Con la moglie, che diventò sua modella in vari dipinti, si trasferì nel 1635 in una nuova casa e condusse una vita felice e di successo nel lavoro.
Ingenti erano gli acquisti: quadri, gioielli, vestiti, stoffe, suppellettili, sia per Saskia che per la sua collezione, e nel 1639 decise di acquistare una casa più spaziosa e signorile alle soglie del quartiere ebraico.
Purtroppo però Saskia, dopo aver dato alla luce quattro bambini, di cui tre morti prematuramente, si ammalò di tubercolosi e morì nel 1642.


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BUSTO D'UOMO IN COSTUME ORIENTALE (Bust of a man in oriental costume - Baltassar) - Rembrandt


BUSTO D'UOMO IN COSTIUME ORIENTALE (1635 circa)
Rembrandet (1606 - 1669)
Pittore olandese
Rijksmuseum di Amsterdam
Tela cm 72 x 54,5
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2520 x 1800 - Mb 1,99


Purtroppo non ho trovato notizie specifiche che mi illuminino su quale sia il personaggio raffigurato nell'opera.

A un'attenta osservazione risulta piuttosto evidente che ci troviamo davanti ad un ritratto ben caratterizzato: si guardino l'intensità dello sguardo, la descrizione delle pieghe sotto gli occhi, l'aggrottarsi delle ciglia, il serrarsi della bocca in una mossa di mal controllato sdegno e poi la pelle così visivamente cadente.
Tuttavia il particolare abbigliamento e soprattutto il taglio della barba ci dicono che il personaggio ritratto non appartiene al secolo del pittore, ma doveva riferirsi ad una storia antica, magari biblica.
In realtà in questo stesso anno Rembrandt realizzò molti studi di teste da utilizzare in storie sacre, come quello conservato nella collezione Devonshire a Chatsworth nel Derbyshire, intitolato "Ozia colpito da lebbra".
In virtù del fatto che il turbante alto e gonfio ritorna in un altro quadro di soggetto biblico, "Il festino di Baltassar", conservato alla National Gallery di Londra, datato solo per le prime tre cifre « 163», è stato suggerito che il personaggio ritratto sia uno studio per la figura di Baltassar.

La qualità pittorica di questo dipinto è senza dubbio altissima: si osservi come la fonte luminosa esalti al centro le pieghe del bianco turbante e la catena dorata che vi si avvolge, mentre ai margini via via sfumando, lasciano intuire il soffice volume.
Rispetto al già citato ritratto di Ozia, questo presenta lo stesso tipo di studio nel particolare del turbante, ma manifesta uno scavo psicologico ancora più intenso.
Alle spalle del nostro misterioso personaggio appare un altro misterioso bagliore: la luna velata da una nube rischiara appena lo scuro notturno.
Proprio tra quei bagliori, nell'unico luogo in cui può rendersi visibile, l'artista decide di porre la propria firma.

Rembrandt dipinse questo quadro nel 1635: la nostra certezza deriva dal fatto che l'opera è datata e firmata.
Entrata nel mercato antiquario di Amsterdam nel 1922, l'opera fu dapprima nella collezione di H. Katelaar di Amsterdam e poi in quella di Lord Barnard di Durnham, infine fu donata al Rijksmuseum di Amsterdam nel 1940, dai signori Kessler-Hulsmann.


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mercoledì 22 luglio 2009

FILOSOFO IN MEDITAZIONE (Philosopher in Meditation) - Rembrandt

   
FILOSOFO IN MEDITAZIONE (1632)
Rembrandt (1606 - 1669)
Pittore olandese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm. 28 x 34
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Pixel 1750 x 2150 - Mb 1,66


Il "Filosofo in meditazione" appartiene alla prima attività di Rembrandt ad Amsterdam, opera di un periodo in cui esegue varie versioni di filosofi e apostoli in atteggiamento meditativo, che di volta in volta offrono soluzioni formali e luministiche di grande interesse.
La calda e intima atmosfera della composizione è frutto della capacità tecnica di Rembrandt: la forma prende corpo grazie al forte ma equilibrato gioco di luci e ombre.
Sia la tipologia del soggetto che l'atmosfera che avvolge la composizione ricordano opere quali "Geremia medita sulla distruzione di Gerusalemme" del 1630 (Amsterdam. Rjiksmuseum) e soprattutto il "Filosofo che legge" del 1631 (Stoccolma, Museo Nazionale).
È possibile che per questo dipinto Rembrandt abbia tratto ispirazione da una incisione di Vredeman de Vries pubblicata su un testo sulla prospettiva.


L'OPERA

Il dipinto è firmato e datato RHI van Rjin 163 (2).
L'ultima cifra della data è poco leggibile, ma la critica è oggi comunemente d'accordo nel l'affermare che si tratta di un lavoro del 1632.
Del dipinto, oggi al Museo del Louvre, esiste una copia di Salamon Koninck (anche essa nel medesimo museo parigino, probabilmente eseguita per lo stesso committente.
E infatti i due dipinti hanno subito nel tempo la stessa sorte: nel 1734 vennero venduti all'asta della collezione di W. Six ad Amsterdam e vennero acquistati nel 1784 per conto di Luigi XVI.



ALCUNE NOTE BIOGRAFICHE

Rembrandt Harmenszoon van Rjin nasce il 15 luglio 1606 a Leida.
Dopo tre anni di apprendistato nella bottega del pittore tradizionalista Jacob van Swanenburgh, nel 1624 si trasferisce ad Amsterdam dove frequenta la bottega del pittore di storia Pieter Lastman.
Nel 1625 ritorna nella città natale dove apre una bottega; a questa data risale il suo primo dipinto datato, la "Lapidazione di Saint-Etienne" che rivela l'interesse dell'artista per la ricerca chiaroscurale, costante in tutta la produzione pittorica.
Incoraggiato dalle numerose commissioni ricevute, nel 1631 Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam dove apre una propria bottega e intrattiene rapporti di lavoro con l'influente mercante d'arte Hendrick Uylenburgh, zio di Saskia che l'artista sposerà nel 1634.
Nei primi anni della sua attività ad Amsterdam, Rembrandt si dedica in prevalenza alla ritrattistica; nel 1632 riceve la sua prima commissione ufficiale dipingendo per la ghilda dei dottori la "Lezione di anatomia del dottor Tulip".
Probabilmente sotto l'influenza della pittura barocca, i lavori eseguiti da Rembrandt intorno agli anni '40 rivelano un'intensa sperimentazione tecnica, alla ricerca di nuove soluzioni chiaroscurali e compositive; a questo periodo risale la celebre "Ronda della notte", eseguito nel 1642 su commissione della ghilda degli archibugieri.
Nel 1650, malgrado i gravi problemi che investono la sua vita privata, Rembrandt esegue alcuni suoi capolavori, come la "Betsabea" del Louvre, alcuni ritratti a carattere morale ispirati all'antico, e si dedica con crescente passione all'incisione (a lui oggi sono attribuite 287 incisioni).
Considerandolo il miglior artista vivente, nel 1662 il Municipio di Amsterdam gli affida l'esecuzione de "I sindaci dei Drappieri", oggi al Rjiksmuseum.
Rembrandt muore il 14 ottobre 1669, a 63 anni.


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domenica 27 luglio 2008

Harmenszoon van Rijn REMBRANDT - Vita e opere

REMBRANDT e la pittura olandese rivoluzionaria


Rembrandt Harmenszoon van Rijn nacque a Leida nel 1606 e morì nell’ottobre del 1669, all’età di sessantatre anni. Morì ad Amsterdam, dove si era trasferito a partire dal 1632 allorché la Gilda dei Chirurghi di quella città gli commissionò il ritratto di gruppo noto come LA LEZIONE DI ANATOMIA DEL DOTTOR TULP.
Rembrandt è dunque vissuto nel periodo del massimo fervore e del massimo sviluppo della repubblica olandese, sorta dalla lotta che la borghesia, in alleanza con la piccola nobiltà, condusse particolarmente dal 1565 al 1609, anno in cui la Spagna fu costretta, in seguito a gravi sconfitte, a riconoscere l’indipendenza delle sette province settentrionali dei Paesi Bassi che si erano fieramente staccate, con l’accordo di Utrech, dalle province meridionali rimaste legate al dominio spagnolo.
La rivoluzione che portò alla costituzione della repubblica olandese è la prima rivoluzione borghese vittoriosa in Europa. Per questa rivoluzione, come ha scritto Marx, l’Olanda diventò nel XVII secolo l’esempio tipico dello Stato capitalistico.


LA CULTURA E LA RIVOLUZIONE BORGHESE

Nel seicento, specie nel campo della cultura, si raccolgono i frutti di tanta profonda trasformazione rivoluzionaria.
Nelle nuove Province Unite è in atto un ordinamento aristocratico-borghese che al confronto con gli altri paesi, ancora oppressi dalle monarchie feudali, fa apparire l’Olanda come un regno di libertà e di benessere.
Cartesio, nel 1631, scriveva da Amsterdam…
"Quale altro paese al mondo si può trovare dove tutte le comodità della vita e tutto quanto si può desiderare sia così facile ad avere come qui? Quale altro luogo dove si posa godere di una libertà così completa?”.
Non a caso Spinosa si rifugerà in Olanda ad elaborare e a manifestare il suo pensiero. L’università di Leida era un centro vivo, pulsante, a cui venivano d’ogni parte gli studiosi europei. Qui Ugo Grotius gettò le basi della scienza giuridica internazionale. Una vita culturale intensa si svolgeva dunque in Olanda, mentre la giovane repubblica aumentava la sua potenza mercantile e i suoi possedimenti coloniali.
Quanto alla pittura si può dire che nasca veramente con la formazione del nuovo Stato nazionale. Per tutto il Cinquecento essa aveva subìto l’influenza manierista di Anversa ed è solo nel secondo decennio del Seicento che assume una netta e originale fisionomia olandese. Ciò che è interessante osservare è che ormai questa eccezionale fioritura d’arte è un fenomeno che acquista una diffusione mai vista prima. Sono migliaia i pittori che agiscono in ogni parte del paese, perché dovunque c’è vita attiva, circolano idee, sono vivi i sentimenti e lo spirito che hanno creato l’Olanda. I centri culturali si sono moltiplicati: Haarlem, Amsterdam, Utrech, L’Aia, Dordrech. Dovunque, insomma, gli artisti trovano un terreno favorevole al loro lavoro.


IL GIUDIZIO DI HEGEL

In un memorabile capitolo della prima parte del terzo volume della sua ESTETICA, Hegel ha messo magistralmente in evidenza il rapporto tra la rivoluzione olandese e l’arte che ne è sorta. Tra l’altro scrive…
“Con la penetrazione della Riforma in Olanda, gli olandesi diventano protestanti e scuotono la tirannia della Chiesa e del regno spagnolo. Dal punto di vista politico non s’incontrano in Olanda né una fiera nobiltà che caccia il suo principe e gli impone le sue leggi, né dei contadini oppressi che attaccano come hanno fatto i contadini svizzeri, ma uomini che, avendo fatto prova del più grande coraggio in terra ed essendosi comportati da eroi in mare, erano diventati dei cittadini, dei borghesi industriosi, agiati…
Questa popolazione intelligente, dotata per l’arte, volle ugualmente esprimere nella pittura il suo temperamento robusto, diritto, sobrio e facile, volle ritrovare nei suoi quadri, in tutte le maniere possibili, la nettezza delle sue città, delle sue case, dei suoi utensili domestici; volle gioire della sua pace domestica, dell’abbigliamento decoroso delle sue donne e dei suoi bambini, dello splendore delle sue feste municipali, dell’audacia dei suoi marinai, della fama dei suoi commerci e dei suoi navigli che solcano tutti i mari del mondo…
Questa intuizione dell’intima natura umana, delle sue viventi forme e manifestazioni esteriori, questo piacere schietto e questa libertà artistica, questa gioconda freschezza della immaginazione e questa sicura arditezza dell’esecuzione, ecco ciò che forma la nota poetica ed anima la maggior parte delle creazioni dei grandi maestri olandesi. Nelle loro opere possiamo studiare e imparare a conoscere l’uomo e la natura.
Quest’ultima osservazione di Hegel è particolarmente giusta per le opere di Rembrandt, che è senz’altro il genio nazionale di questa nuova arte. Seguendo il suo itinerario figurativo si può conoscere la storia di quest’arte nei suoi momenti più tipici e nelle espressioni più alte. Egli infatti è un artista ricco di pensiero, un artista di straordinaria profondità.
Giustamente Fromentin, parlando di lui, lo definisce “un’ideologo”.
Rembrandt infatti scruta nelle cose e nell’uomo, portandone alla superficie, con suprema perfezione, il significato più vero e recondito. L’esperienza di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO è il punto di partenza delle sue ricerche luministiche.
Mirando all’essenziale, ricavando le immagini dall’ombra, definendole con una materia preziosa, intrisa di luce, egli giunge ad infondere nella sua pittura una sorta di splendore interiore, che non ha nulla più di naturalistico, che appare come una illuminazione scaturita dall’intimo stesso dei suoi personaggi.


LA PITTURA COME CONOSCENZA DELL’UOMO

Certo, quella di Rembrandt è una pittura spirituale, è come un’esplorazione dell’anima e dei sentimenti. Dalla RONDA DI NOTTE del 1641 ai SINDACI DEI LANAIOLI del 1661, egli ha lavorato tenacemente a questo scopo: rivelare l’uomo con la pittura. Spesso lavorava ai suoi quadri per anni, toccando limiti espressivi di una intensità che non ha paragoni in nessun altro del suo tempo. Basta ricordare i suoi RITRATTI e ancor più la serie dei suoi AUTORITRATTI per rendersene conto. Basta ricordare quanta verità e suggestione egli sapeva comunicare alle varie scene bibliche che amava prendere a soggetto dei suoi quadri.
Ma proprio per questa sua acutezza e profondità, per questo suo ansioso ricercare la sostanza più vera dell’uomo e delle sue vicende, Rembrandt è anche l’unico artista olandese del suo tempo che abbia avvertito le contraddizioni che già esplodevano in seno alla nuova società borghese sorta dopo la rivoluzione.
Dopo la metà del secolo infatti, se da una parte la borghesia era sempre più sazia e soddisfatta delle sue ricchezze, dall’altra le masse popolari, che pure erano intervenute nella rivoluzione con tutto il loro peso, come osservava Marx, “soffrivano per il lavoro coatto e sopportavano uno sfruttamento più spietato che in qualunque altro paese d’Europa”.
Anche in questa realtà sociale, Rembrandt ci ha lasciato una viva rappresentazione in una serie di rapidi e incisivi disegni: mendicanti coperti di stracci, vecchi macilenti che camminano a fatica, contadini rotti da un lavoro bestiale, povere madri con i loro bambini sulle ginocchia, ebrei miserabili: tutta un’umanità sofferente che egli riguardava con animo partecipe e commosso.
Non c’è dubbio che anche i gusti artistici della borghesia andavano mutando. Ai pittori, sempre più, si richiedeva non schiettezza, semplicità, forza, ma sfarzo, eleganza, opulenza. Non è un caso se allievi di Rembrandt, come furono il Flinck, il Maes, il Bol e l’Hoogstraten, come osserva Seymour Slive, dopo il 1660 incominciarono a “tradurre in olandese una mescolanza di italiano, fiammingo e francese”.
Certo non mancarono a Rembrandt, sino alla fine, ammiratori convinti, ma intorno a lui crebbero anche le diffidenze e le ostilità. Andreis Pels, un poeta suo concittadino, nel 1681, scrive su Rembrandt questi versi…
“Se egli dipingeva come talvolta accade una donna nuda
Non sceglieva a modella una Venere greca
Ma piuttosto una lavandaia o una venditrice di carbone
E questa chiamava “imitazione della natura”.
Ogni altra cosa era per lui ozioso ornamento. Seni cascanti
Mal formate mani, che dico, le tracce delle stringhe dei busti sullo stomaco,
Dei legacci alle gambe
Erano visibili, in omaggio alla natura.
Era questa la sua natura che non sopportava regole
Né pricipî di proporzione nel corpo umano”.

Questo giudizio appare oggi come l’elogio più grande che si possa fare a Rembrandt, ma si tratta di un giudizio che riflette il mutamento del gusto della borghesia olandese e quindi il decrescere della stima nei confronti del grande artista.
All’interno di questa situazione va vista del resto anche la rovina finanziaria di Rembrandt, la confisca della sua casa, le difficoltà economiche incontrate nell’ultimo periodo della sua vita. Nell’inventario dei beni, redatto dopo la sua morte, appare che nulla egli possedeva tranne i suoi “vestiti di lana e di tela e gli strumenti del suo lavoro”.
Nell’ultima parte della sua esistenza la sua pittura si fece più drammatica, più grave e solenne per accenti morali e dolorosi. Il dramma della sua vita si mescolava al dramma generale di una situazione mutata.
Nel 1666 era morto Frans Hals, nel 1675 morirà Vermeer, nel 1682 Jacob van Ruisdael, gli artisti che avevano fatto grande la scuola pittorica del Seicento olandese.
Tre anni prima della morte di Rembrandt, Gérard de Lairesse di Liegi, fedele imitatore di Poussin, impiantando il suo studio ad Amsterdam, la stessa città dimora di Rembrandt, poteva tranquillamente disprezzare il realismo degli olandesi, dando nuovamente inizio alla divulgazione del mitologismo. L’influsso della corte francese farà il resto.
La vecchia tendenza realista, di cui Rembrandt aveva spinto i valori sino ad una sublime intuizione di eccezionale modernità, continuerà a vivacchiare, priva di linfa e di sangue, come una facile e minore pittura di genere, quasi come se la sua grande storia fosse oramai una storia lontana.
L’ultimo AUTORITRATTO di Rembrandt, dipinto l’anno della sua morte, appare così come l’estrema, la più alta testimonianza di una gloriosa stagione giunta al suo apice e al tempo stesso all’inizio della sua fine.


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lunedì 26 maggio 2008

LEZIONE DI ANATOMIA DEL DOTTOR TULP (Anatomy Lesson of Dr. Tulp) - Rembrandt


   
LEZIONE DI ANATOMIA (1632)
Rembrandt (1606 - 1669)
Pittore olandese
Mauritshuis - L'Aja
Tela cm 169,5 x 216,5
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1790 x 2530 - Mb 1,90



Questo dipinto realizzato da Rembrandt nel 1632, testimonia la fama di cui godeva l'artista a solo un anno del suo arrivo ad Amsterdam. In effetti, malgrado la sua giovane età, il pittore dimostra di aver raggiunto un alto grado di maturazione artistica: accanto alla già sorprendente sicurezza con cui ritrae i volti dei personaggi, si aggiunge la sapiente capacità di comporre le figure nella scena. Dal perfetto equilibrio dei due elementi deriva il risultato armonioso che giustamente ha meritato al suo autore una fama imperitura. Ogni personaggio raffigurato è colto in un particolarissimo atteggiamento; alcuni sono direttamente coinvolti nella lezione che si sta svolgendo sotto i loro occhi, altri due, come attori teatrali, volgono lo sguardo verso lo spettatore per richiamare l'attenzione. L'elemento architettonico, un arco con decorazioni classicheggianti appena suggerito da rapidi tocchi di pennello, avvolge da destra a sinistra il gruppo di figure. Ancora più unificante risulta la calda tonalità bruno-dorata, tipica di tutte le opere di questo artista, diffusa sulla superficie del quadro. La fonte di luce, posta fuori campo e a una certa distanza, permette al pittore di accarezzare i contorni dei soggetti e delle cose lasciandoli in quel leggero stato di indefinitezza che rende il quadro tutt'altro che un'opera realista. Si guardi inoltre quali varietà tonali assume il bianco dei colletti grazie a questo stratagemma luministico: tra tutti questi spicca quello del dottor Tulp, su cui il pittore si sofferma a descrivere minuziosamente i gustosi ricami del bordo. Come in altri casi l'artista indugia su un particolare e ce ne regala la sua pregnante interpretazione. La commissione del dipinto offrì a Rembrandt l'occasione per approfondire quelle che sono e continueranno a essere per tutto il suo percorso stilistico le tematiche principali della sua ricerca: la luce e l'interiorità dell'animo umano.

L'opera firmata e datata nella parte superiore del quadro, fu commissionata a Rembrandt in occasione della pubblica lezione di fisiologia dal braccio tenuta ad Amsterdam nel 1632 dal dottor Nicolaes Pieterszoon Tulp. Essa è conservata nel Mauritshuis de L'Aja, dove si trovano altre dodici celebri opere del maestro fra le quali ricordo: l'eccellente autoritratto giovanile detto AUTORITRATO CON GORGIERA..., il ritratto del MILITARE RIDENTE (1628)..., il ritratto dell'UOMO COL COLLO DI PELLICCIA..., la suggestiva PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO (1631)..., SUSANNA AL BAGNO (1636)..., DUE NEGRI (1661)..., OMERO (1663)..., e l'ultimo AUTORITRATTO.

L'IDENTITA' DEI SETTE PERSONAGGI

Intorno al dottor Nicolaes Tulp e al cadavere si dispongono sette personaggi il cui abbigliamento lascia intendere chiaramente la loro appartenenza all'alta borghesia olandese. Apparentemente misteriosi, la loro identità è rivelata dl foglietto che Rembrandt pone in mano al personaggio alle spalle del dottore. Ad ogni nome corrisponde un numero che è ripetuto vicino al personaggio relativo. Dalla curiosa didascalia apprendiamo i loro nomi; oltre al dottor Tulp, essi sono: Jak. Blok..., Hartman Hartmansz..., Adriaan Slabran..., Jac. De Wtt..., Math Kalkoen..., Jak. Koolvett..., Fr.v. Loenen. Modello per il cadavere fu Adriaen Adriaenszt Kin.


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domenica 3 febbraio 2008

RONDA DI NOTTE ( The Night Watch ) - Rembrandt

RONDA DI NOTTE (1642)
Rembrandt (1606–1669)
Pittore fiammingo
Rijksmuseum – Amsterdam
Olio su tela cm. 359 x 438
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Pixel 1800 x 2550 - Mb 2,14

L’opera fu eseguita per la ghilda degli Archibugieri e destinata a decorare una sala del Quartier Generale della Guardia Civica.
La tela fu poi trasferita nel 1715 nella sala della Corte Marziale del Municipio e tagliata su ogni lato per adattarne le misure alla nuova collocazione.
L’erronea denominazione RONDA DI NOTTE deriva dallo strano sporco accumulatosi sul dipinto prima del restauro del 1946 – 1947 che faceva pensare alla rappresentazione di una scena notturna.

Sullo sfondo di una grande arcata in muratura, una compagnia di uomini sta preparandosi a partire. Sulla sinistra uno di loro carica il fucile sotto una bandiera che un soldato in posizione sopraelevata sta issando come un vessillo. Sulla destra, sotto un incrociarsi di lance, davanti agli uomini ben armati che attirano la curiosità timorosa di un piccolo cane, una figura con un tamburo a tracolla ci guarda quasi sospettosa mentre in primo piano due eleganti signori si apprestano a guidare la truppa.
Colpisce il fine contrasto cromatico degli abiti e dei cappelli che indossano…, bianco con rifiniture dorate quello dell’uomo con la spada, scuro invece quello del tipo dal mento pizzuto che indica con una mano verso di noi.
E’ lui, certamente, il protagonista del quadro ed è identificabile con Franz Banning Cocq, comandante della compagnia della Guardia Civica. L’identità di diciotto dei personaggi rappresentati è nota in quanto i loro nomi sono scritti sul grande scudo sospeso ad un angolo dell’arcata sullo sfondo, mentre le altre figure possono definirsi comparse aggiunte dal pittore per movimentare la scena…, come le due figure di bimbe, illuminate da una luce enigmatica… è difficile spiegarne la presenza, senza ammettere un probabile significato allegorico.


ALCUNE NOTE BIOGRAFICHE

Rembrandt Harmenszoon van Rijn nasce il 15 luglio 1606 a Leida. Dopo tre anni di apprendistato nella bottega del pittore tradizionalista Jacob van Swanenburgh, nel 1624 si trasferisce ad Amsterdam dove frequenta la bottega del pittore di storia Pietre Lastam. Nel 1625 rirorna nella città natale dove apre una sua bottega…, a questa data risale il suo primo dipinto datato, la LAPIDAZIONE DI SAINT-ETIENNE che rivela l’interesse dell’artista per la ricerca chiaroscurale, costante in tutta la produzione pittorica.
Incoraggiato dalle numerose commissioni ricevute, nel 1613 Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam dove apre una propri bottega e intrattiene rapporti di lavoro con l’influente mercante d’arte Hendrick Uylenburgh, zio di Saskia che l’artista sposerà nel 1634.
Nei primi anni della sua attività ad Amsterdam, Rembrandt si dedica in prevalenza alla ritrattistica…, nel 1632 riceve la sua prima commissione ufficiale dipingendo per la gilda dei dottori la LEZIONE DI ANATOMIA DEL DOTTOR TULIP. Probabilmente sotto l’influenza della pittura barocca, i lavori eseguiti da Rembrandt intorno agli anni ’40 rivelano un’intensa sperimentazione tecnica, alla ricerca di nuove soluzioni chiaroscurali e compositive…, a questo periodo risale la celebre RONDA DI NOTTE, eseguito nel 1642 su commissione della ghilda degli archibugieri.
Nel 1650, malgrado i gravi problemi che investono la sua vita privata, Rembrandt esegue alcuni suoi capolavori, come la BETSABEA del Louvre, alcuni ritratti a carattere morale ispirati all’antico, e si dedica con crescente passione all’incisione (a lui sono attribuiti 287 incisioni).
Considerandolo il miglior artista vivente, nel 1662 il Municipio di Amsterdam gli affida l’esecuzione de I SINDACI DEI DRAPPIERI, oggi al Rjiksmuseum.
Rembrandt muore il 40 ottobre 1669, a 63 anni.


LA CACCIATA DI ADAMO ED EVA DALLO STUDIO DI REMBRANDT

Al tempo, essere allievi di un artista significava vivere assieme a lui e la fama aveva fruttato a Rembrandt un così gran numero di allievi che questi, per risolvere il problema dell’affollamento, avevano dovuto spartire con separés di tavole di legno la propria bottega.

Un giorno alcuni apprendisti videro un loro compagno che conduceva nella sua stanza una donna con la scusa di doversi esercitare sul nudo. Maliziosi, i giovani spiarono da una fessura e incominciarono a rumoreggiare incuriosendo il maestro che, avvicinandosi, guardò anche egli dal buco proprio mentre il giovane allievo, nudo, diceva alla modella…
“Ora siamo nudi come Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, perché anche noi siamo nudi”.
“Visto che vi siete accorti di essere nudi – replicò ad alta voce Rembrandt, certo comprensivo ma fermo nella sua volontà educativa, - dovete andarvene dal Paradiso Terrestre”.


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REALISMO OLANDESE DEL '600 nelle Pittura


REMBRANDT Harmenszoon van Rijn - Vita e opere

RONDA DI NOTTE (The Night Watch) - Rembrandt

LEZIONE DI ANATOMIA DEL DOTTOR TULP - Rembrandt

FILOSOFO IN MEDITAZIONE - Rembrandt

BUSTO D'UOMO IN COSTUME ORIENTALE (Baltassar) Rembrandt

BETSABEA CON LA LETTERA DI DAVID (1654) - Rembrandt

FLORA (SASKIA) - Rembrandt


REMBRANDT E SASKIA CHE BRINDANO (1635 circa) - Rembrandt

LA CENA IN EMMAUS (1648) - Rembrandt




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