Georges Rouault (1871 - 1958)
Pittore francese
Museo Nazionale d'Arte Moderna di Parigi
Tela applicata su legno cm. 87 x 62
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Pixel 2540 x 1800 - Mb 2,65
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Quest'opera concepita durante gli anni 1930 e mostrata al pubblico nel corso dell'Exposition de l'Art Indépendant tenutasi al Petit Palais di Parigi nel 1937, presenta tutte le caratteristiche proprie della maturità dell'artista.
L'immagine, molto semplificata, è delimitata da una spessa linea di contorno nera, il cui uso cos' marcato potrebbe derivare dall'attività giovanile di restauratore di vetrate, ma anche dall'influenza che ebbe su di lui Gustave Moreau.
Questo contorno isola dal fondo la figura di Cristo e accentua il richiamo ad una icona bizantina.
La fede ascetica e profonda di Georges Rouault - la cui spiritualità si era accentuata grazie all'amicizia con il filosofo cristiano Jacques Maritain - lo spinse ad ispirarsi a questo suggestivo ed antico esempio di pittura religiosa.
Nell'ECCE HOMO il tratto nero, fortemente incisivo, struttura la figura di Cristo e la divide in poche zone di intensa risonanza cromatica.
Il colore, prezioso e brillante, raggiunge una grande sontuosità e diverrà l'elemento predominante nelle opere successive al 1940.
Da ciò deriva che un soggetto consueto per il pittore acquisti un nuovo aspetto, esaltato e arricchito dal colore; esso si spoglia di tutti gli accenti moralisti per caricarsi di una notevole tensione mistica.
Rielaborato e ampliato da Rouault nel 1949, in origine l'ECCE HOMO costituiva il modello per una vetrata, eseguita dal vetraio Bony, per la chiesa di Notre-Dame-des-Grâces di Assy in Alta Savoia.
La tavola apparteneva alla collezione Fukushima, ma a seguito del trattato di pace firmato con il Giappone, fu ceduta alla Francia e destinata al Museo d'Arte Moderna di Parigi, che l'acquisì nel 1954.
Georges Rouault è forse il più grande pittore religioso nel secolo scorso.
Discepolo di Gustave Moreau, abbandona ben presto la linea ed i riferimenti letterari simbolisti del maestro per adottare un rigoroso spiritualismo, influenzato direttamente dalla cruda realtà della vita.
Agli inizi del secolo scorso l'artista apre gli occhi sulle ingiustizie ed aberrazioni del mondo contemporaneo e i suoi temi preferiti divengono le prostitute, i reietti, i clown, i giudici (tema ispirato a Daumier).
Il suo stile aggressivo e vigoroso, che propende per la deformazione dei soggetti e per i toni cupi, si avvicina all'espressionismo; ma indagando senza riserve il peccato e la depravazione, Rouault trova anche la via del riscatto: Dio.
Un Dio che egli non rappresenta come un re maestoso, ma piuttosto come il servitore sofferente, sfigurato dai peccati degli uomini, dei quali si è umilmente caricato per la loro salvezza.
Tale tensione mistica può derivare soltanto da un'effettiva presa di coscienza dell'ingiustizia.
Il pittore dice del borghese...
"Non gli rimprovero né la crudeltà, né l'egoismo [...], ma piuttosto il suo convincimento di essere lui a far girare il mondo".
Si può trovare un'affinità con i personaggi raffigurati da Picasso nel suo periodo Blu (ciechi, mendicanti, saltimbanchi), con i soggetti popolari di Modigliani o i contadini miti e rassegnati di Chagall, ma nessuno di essi esprime una critica sociale così intensa come quella che traspare dai volti di Rouault.
L'immagine, molto semplificata, è delimitata da una spessa linea di contorno nera, il cui uso cos' marcato potrebbe derivare dall'attività giovanile di restauratore di vetrate, ma anche dall'influenza che ebbe su di lui Gustave Moreau.
Questo contorno isola dal fondo la figura di Cristo e accentua il richiamo ad una icona bizantina.
La fede ascetica e profonda di Georges Rouault - la cui spiritualità si era accentuata grazie all'amicizia con il filosofo cristiano Jacques Maritain - lo spinse ad ispirarsi a questo suggestivo ed antico esempio di pittura religiosa.
Nell'ECCE HOMO il tratto nero, fortemente incisivo, struttura la figura di Cristo e la divide in poche zone di intensa risonanza cromatica.
Il colore, prezioso e brillante, raggiunge una grande sontuosità e diverrà l'elemento predominante nelle opere successive al 1940.
Da ciò deriva che un soggetto consueto per il pittore acquisti un nuovo aspetto, esaltato e arricchito dal colore; esso si spoglia di tutti gli accenti moralisti per caricarsi di una notevole tensione mistica.
Rielaborato e ampliato da Rouault nel 1949, in origine l'ECCE HOMO costituiva il modello per una vetrata, eseguita dal vetraio Bony, per la chiesa di Notre-Dame-des-Grâces di Assy in Alta Savoia.
La tavola apparteneva alla collezione Fukushima, ma a seguito del trattato di pace firmato con il Giappone, fu ceduta alla Francia e destinata al Museo d'Arte Moderna di Parigi, che l'acquisì nel 1954.
ROUAULT PITTORE SOCIALE E RELIGIOSO
Georges Rouault è forse il più grande pittore religioso nel secolo scorso.
Discepolo di Gustave Moreau, abbandona ben presto la linea ed i riferimenti letterari simbolisti del maestro per adottare un rigoroso spiritualismo, influenzato direttamente dalla cruda realtà della vita.
Agli inizi del secolo scorso l'artista apre gli occhi sulle ingiustizie ed aberrazioni del mondo contemporaneo e i suoi temi preferiti divengono le prostitute, i reietti, i clown, i giudici (tema ispirato a Daumier).
Il suo stile aggressivo e vigoroso, che propende per la deformazione dei soggetti e per i toni cupi, si avvicina all'espressionismo; ma indagando senza riserve il peccato e la depravazione, Rouault trova anche la via del riscatto: Dio.
Un Dio che egli non rappresenta come un re maestoso, ma piuttosto come il servitore sofferente, sfigurato dai peccati degli uomini, dei quali si è umilmente caricato per la loro salvezza.
Tale tensione mistica può derivare soltanto da un'effettiva presa di coscienza dell'ingiustizia.
Il pittore dice del borghese...
"Non gli rimprovero né la crudeltà, né l'egoismo [...], ma piuttosto il suo convincimento di essere lui a far girare il mondo".
Si può trovare un'affinità con i personaggi raffigurati da Picasso nel suo periodo Blu (ciechi, mendicanti, saltimbanchi), con i soggetti popolari di Modigliani o i contadini miti e rassegnati di Chagall, ma nessuno di essi esprime una critica sociale così intensa come quella che traspare dai volti di Rouault.