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venerdì 19 luglio 2013

IL MATRIMONIO DI MARIA DE' MEDICI (The Wedding of Marie de' Medici) Pieter Paul Rubens


IL MATRIMONIO DI MARIA DE' MEDICI (1622 - 1625) 
Pieter Paul Rubens (1577 - 1640) 
Pittore fiammingo 
Museo del Louvre a Parigi 
Tela cm. 610 x 467 


II quadro rappresenta il Granduca di Toscana che, in vece di Enrico IV, re di Francia, mette l'anello nuziale al dito della Principessa. 
La composizione è costruita in modo da mettere in evidenza che Maria è stata scelta dal Re per la sua bellezza, e non possiamo fare a meno di notare che questa idea tutta femminile possa essere stata suggerita al pittore dalla stessa Regina. 
Il suo volto esprime tutta la regalità che si addice ad una sovrana, ma non nasconde in fondo la felicità di essere la prescelta. 
Le immagini dell'Olimpo presenti nelle altre scene del ciclo, sono state qui sostituite dal cerimoniale della pompa cattolica. 
Fra i vari episodi della serie questo è senz'altro uno dei più storicamente esatti: Rubens, infatti, aveva soggiornato per dieci anni in Italia, e questa esperienza si è rivelata fondamentale per poter descrivere esattamente i personaggi e i loro abiti. 
Tutto il dipinto ruota intorno alla figura di Maria, che risulta la più illuminata, anche se non in posizione centrale. 
Le architetture che si vedono alle spalle della Sovrana spingono l'occhio dello spettatore ancora una volta sulla scena dello scambio dell'anello. 
Gli altri personaggi sono solo di contorno, ma questo non impedisce che tutti siano descritti nei minimi particolari, con una attenzione anche per i dettagli dei tessuti, che porta quasi a percepirne il fruscio. 
Il successo ottenuto da questa produzione nell'ambiente parigino, che non era certo favorevole a questi ornamenti barocchi, avrebbe portato l'artista, qualche anno più tardi, ad accingersi alla decorazione di una seconda Galleria per il Palazzo del Lussemburgo, sul tema della vita di Enrico IV (due grandi tele incompiute sono oggi alla Galleria degli Uffizi e alcuni schizzi al Museo di Bayonne a Londra) se l'antagonismo tra Luigi XIII e la regina madre Maria de' Medici, seguito dall'esilio di quest'ultima nel 1631, non avesse fatto fallire un progetto ricco di promesse. 

Questo dipinto, assieme agli altri del ciclo, lasciò il Palazzo del Lussemburgo durante il regno di Napoleone, quando fu destinato a sede del Senato. 
Le tele rimasero esposte al Louvre per quasi un secolo, poi, nel 1900, furono sistemate in una sala appositamente realizzata, che da allora è stata chiamata "Galerie de Médicis". 
Degli schizzi sono esposti alla Pinacoteca di Monaco e all'Ermitage di San Pietroburgo. 
Rubens sviluppa anche qui uno stile ampio, chiaro, pieno di plasticità, ritmando ciascuna composizione con l'alternanza di elementi statici e dinamici. 


IL CICLO DI MARIA DE' MEDICI 

Maria de' Medici fece costruire il Palazzo del Lussemburgo a Parigi e ne fece decorare la Galleria con ventuno dipinti di Rubens, eseguiti tra il 1622 ed i 11625, rappresentanti la storia della sua vita. 
All'inizio del 1622, l'artista si recò a Parigi per concordare il programma del ciclo con la Sovrana e con la Regina madre, il cardinale de Richelieu, l'Abate di Saint-Ambroise, Tesoriere della corona e l'umanista Peiresc. 
I dipinti per decorare la grande galleria (m. 60 x 8) furono eseguiti, per desiderio della sovrana, con stupefacente rapidità: l'intero ciclo fu portato a termine in tre anni e nel 1625 Rubens stesso portò le tele a Parigi, ne curò la sistemazione e dipinse in loco la "Felicità della Reggenza" in sostituzione della "Fuga da Parigi", rifiutata per ragioni di convenienza politica (Maria de' Medici, avversaria del cardinale de Richelieu, nel 1631 andò in esilio prima a Bruxelles, poi a Londra, infine a Colonia). 
Il bozzetto si trova all'Alte Pinakothek di Monaco.  



sabato 1 giugno 2013

L'EDUCAZIONE DI MARIA DE' MEDICI (The Education of Marie de' Medici) - Pieter Paul Rubens


L'EDUCAZIONE DI MARIA DE' MEDICI (1622) 
Pieter Paul Rubens (1577 - 1640) 
Pittore fiammingo 
Museo del Louvre a Parigi 
Olio su tela cm 394 x 295 


Maria de' Medici, la futura regina di Francia, in sembianze ancora giovanili, è raffigurata intenta nella stesura di uno scritto. 
Si appoggia sulle ginocchia di Minerva ben riconoscibile dall'elmo e dall'armatura che indossa: rappresentando la Saggezza, Minerva è la divinità più indicata per l'istruzione della sovrana. 
Le sta di fianco Apollo, dio delle Arti, che suonando il violoncello può ispirare la giovane allieva. 
Sulla destra del dipinto sono le tre Grazie che offrono a Maria una ghirlanda di fiori, mentre, piombando dall'alto, Mercurio, il messaggero celeste, ispira i presenti. 
Tutte le figure mitologiche sono rappresentate con proporzioni maggiori rispetto a Maria. 
In terra, in primo piano, sono gli attributi che simboleggiano le Arti: la pittura, con un ritratto dipinto entro un ovale..., la scultura, con un busto scolpito..., la musica, con un liuto. 

Si tratta di una delle più celebri tele realizzate da Rubens per Maria de' Medici e relative al ciclo allegorico sulla sua vita..., una commissione complessa e monumentale - ventuno dipinti in totale - che rappresenta l'apice della carriera artistica del pittore fiammingo, la cui formazione presso le principali corti italiane del primo Seicento, resta il marchio evidente di tutte le sue opere. 
In particolare, le raffigurazioni di questo ciclo spiccano, ed è questo il motivo della loro notorietà, per la ricchezza della composizione e la fantasia narrativa, come dimostra la presenza dei numerosi personaggi della mitologia, visibili anche ne "L'Educazione di Maria", e dell'archeologia classica. 


L'OPERA 

Le complessive ventuno tele furono realizzate per il Palazzo del Luxembourg di Parigi e solo successivamente trasferite al Louvre, dove si trova no tuttora esposte. 
L'accordo firmato nel 1622 fra Rubens e Maria de' Medici, accompagnata da Claude Maugis, abate di Saint Amboise nonché uno dei suoi migliori consiglieri, prevedeva una prima serie con episodi della sua vita e una seconda per glorificare la figura del suo sposo, il re Enrico IV. 
L'insieme doveva comprendere venticinque tele di cui ne furono realizzate solo ventuno. 
Pur lavorando contemporaneamente anche ad alcune pitture per la chiesa di Anversa, Rubens riuscì a portare a termine il suo impegno entro il 1625. 


I PROGETTI PER IL CICLO ALLEGORICO 

L'esecuzione della serie per il Palazzo del Luxembourg avvenne per gradi. 
Il pittore infatti ci ha lasciato nei suoi bozzetti in grisaille - conservati per la maggior parte al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo - un primo saggio dei dipinti che aveva in mente di realizzare. 
Questi primi progetti furono eseguiti ad Anversa, al ritorno da Parigi dove aveva appena concluso l'accordo con Maria de' Medici. 
In un secondo momento Rubens metteva mano a nuovi studi preparatori, questa volta più completi nei dettagli e colorati ad olio, questi quasi tutti conservati ed esposti all'Alte Pinakothek di Monaco. 
Rubens volle completare il lavoro a Parigi e già nel maggio del 1622 le prime opere erano concluse. 



mercoledì 10 novembre 2010

ULTIMA CENA (Last Supper) - Pieter Paul Rubens



ULTIMA CENA (1631 - 1632)
Pieter Paul Rubens (1577 - 1640)

Pittore fiammingo

Pinacoteca di Brera a Milano
Olio su tavola cm. 304 x 206



La "Ultima Cena" si colloca in un momento di poco successivo al soggiorno di Rubens a Madrid, ospite di Filippo IV, dove ebbe la possibilità di studiare le opere di Tiziano, conservate all'Escorial.
Il pittore fiammingo rimase particolarmente affascinato dall'arte del maestro veneziano, tanto che nei dipinti di questo periodo si convertì a una stesura dei colori più calda e intrisa di luce.
In questa tela sono evidenti reminiscenze di altri pittori italiani, come Veronese e Caravaggio, che l'artista aveva a lungo osservato durante i suoi viaggi in Italia.
In particolare, l'apostolo in primo piano a sinistra ricorda una figura della "Vocazione di San Matteo" di Caravaggio, nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.
Altre suggestioni, forse, gli giunsero dalla "Ultima Cena" dipinta dal Cigoli nel 1591 per la Collegiata di Empoli e dalla pala, raffigurante lo stesso tema, di Otto Van Veen, nella cattedrale di Anversa.
Come in molte sue opere, soprattutto dell'ultimo periodo, Rubens affidò larga parte dell'esecuzione ai suoi numerosi discepoli, che popolavano la sua bottega per poter soddisfare le continue commissioni.
In origine la "Ultima Cena" era dotata anche della predella, raffigurante lo "Ingresso di Cristo a Gerusalemme" e la "Lavanda dei piedi".


L'opera

L'opera fu eseguita da Rubens tra il 1631 e il 1632, su commissione di Catherine Lescujer, destinata all'altare del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Romualdo a Malines.
Nel 1794 venne rimossa dai commissari della Repubblica francese: dopo la disfatta di Napoleone a Waterloo fu restituita al Belgio, ma nel 1817 fu scambiata con altri dipinti della Pinacoteca di Brera.
Il bozzetto della composizione si trova oggi al Museo Puskin di Mosca e le due tavole della predella sono conservate al Musée des Beaux-Arts di Digione.


L'officina di Rubens

E impossibile sapere con esattezza il numero degli allievi che frequentarono l'atelier di Rubens ad Anversa.
Infatti egli, come pittore di corte, non era obbligato a registrare i suoi collaboratori negli elenchi ufficiali della gilda dei pittori, come invece era prescritto per gli altri artisti.
Non essendo in condizione di poter assolvere alle commissioni, anche perché spesso impegnato in attività diplomatiche, Rubens fu costretto a ricorrere all'opera di numerosi collaboratori, aiuti, allievi e specialisti come Frans Pourbus, specialista di ritratti, Frans Snyder, che dipingeva soprattutto paesaggi e scene di caccia, e Jan Bruegel, detto "dei Fiori" o "dei Velluti", specializzato in motivi floreali.
Che la bottega di Rubens fosse una specie di officina è confermato da autorevoli testimonianze come, ad esempio, quella di Otto Sperling, medico del re di Danimarca, che nel 1621 visitò il celebre atelier.
Nelle sue memorie, il medico descrive un'ampia sala "con una grande apertura in mezzo al soffitto", nella quale stazionavano "molti giovani che lavoravano a diverse tavole, di cui Rubens aveva precedentemente preparato gli schizzi con il gesso".



mercoledì 28 luglio 2010

PERSEO E ANDROMEDA (Perseus Liberating Andromeda) - Pieter Paul Rubens

PERSEO E ANDROMEDA (1622 - 1624)
Pieter Paul Rubens (1577 - 1640)
Pittore fiammingo
Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo
Olio su tela cm. 99,5 x 139




Il dipinto, come il suo pendant conservato a Berlino, rappresenta il celebre eroe Perseo che scendendo dal cielo col suo cavallo alato, Pegaso, salva Andromeda, vittima del dio Nettuno, da una tragica quanto ingiusta morte.

Narra la mitologia che la madre di Andromeda aveva osato paragonare la bellezza della figlia a quella delle Nereidi, le divinità marine protette da Nettuno, così il dio la punì legando la fanciulla ad un albero, condannandola ad essere sbranata da un terribile mostro.

Rubens per la rappresentazione dell'episodio si attiene fedelmente al racconto di Ovidio nel IV libro delle Metamorfosi: Andromeda è nuda, con un piccolo straccetto che le copre appena appena il pube, circondata dagli amorini che, danzandole intorno vorticosamente, sostengono graziosamente il panno per avvolgerla.

Perseo, di fronte a lei, le prende delicatamente la mano, affiancato da due amorini, uno gli porge lo scudo con la testa della Medusa e l'altro tiene a bada Pegaso.

In primo piano è il mostro che giace a terra ormai privo di vita.

Nucleo della raffigurazione è l'eroe che riceve dalla Fama una corona d'alloro dopo che un amorino lo ha spogliato dell'elmo.

L'uso sapiente del colore rende la scena luminosa e disegna le morbidi carni della bella Andromeda e degli altri protagonisti del dipinto.


* * *


La datazione del quadro è stata possibile grazie all'analisi stilistica e all'esame del supporto sul quale è dipinto: Rubens realizzò l'opera intorno al 1622 - 1624.

Nel XVII secolo il quadro si trovava in Belgio.

Alla vendita della collezione del barone Shönborn allestita nel 1738 ad Amsterdam, il dipinto fu venduto per 630 fiorini.

Esso entrò nelle collezioni dell'Ermitage nel 1768, acquistato dal conte Brühl a Dresda.

Nel 1864 la superficie pittorica è stata trasferita dal legno alla tela.





sabato 26 giugno 2010

GIUDIZIO DI PARIDE (Judgement of Paris) - Pieter Paul Rubens


GIUDIZIO DI PARIDE (1638-1639)
Pieter Paul Rubens (1577-1640)
Pittore olandese
Museo del Prado - Madrid
Tela cm. 199 x 379



La composizione, tagliata orizzontalmente, presenta sulla destra tre dee, avvolte in trasparenti veli: Venere (riconoscibile grazie alla presenza di Eros che è aggrappato alle sue gambe e un amorino che le cinge il capo con una corona floreale) tra Minerva e Giunone.
Sulla sinistra è Paride che offre alla più bella (Venere) il pomo d'oro datogli da Mercurio, che, appoggiato su un albero in compagnia di un cane, assiste alla scena.
Alle spalle dei protagonisti si apre un incantevole paesaggio ricco di sfumature cromatiche che lasciano intendere che l'episodio si svolge al tramonto.

I corpi opulenti delle donne rappresentano il pieno trionfo della carnalità, così come era intesa da Rubens, sempre pronto a raffigurare donne dall'armonica sensualità.
Certamente il suo ideale di bellezza doveva corrispondere a quello della giovane moglie Elena Fourment che qui posò per il marito assumendo le sembianze di Venere.

L'opera era parte del ciclo decorativo della Torre della Parada eseguito da Rubens per Filippo IV di Spagna, con la larga partecipazione della bottega a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Stilisticamente siamo vicini al GIUDIZIO DI PARIDE e alle TRE GRAZIE, ambedue dipinti conservati nello stesso museo madrileno, anche se la posa delle tre donne trae origine da una famosa scultura antica nota a Rubens attraverso LE TRE GRAZIE (Musée Condée di Chantilly) di Raffaello.

Il dipinto doveva essere terminato già nel febbraio del 1639, perché a quella data il cardinale Infante scrisse una lettera al fratello Filippo IV, dove elogia l'opera anche se a suo parere...
"...le tre dee sono troppo nude".

Il GIUDIZIO DI PARIDE adornava il Palazzo del Retiro, e di lì, alla fine del Seicento, fu portato all'Accademia di San Fernando, insieme ad altri quadri di nudi.
Entrò al Prado il 5 aprile del 1827.
Esiste un altro quadro dello stesso soggetto realizzato da Rubens nel 1632, e che attualmente si trova alla National Gallery di Londra.



lunedì 7 giugno 2010

AUTORITRATTO CON IL FRATELLO FILIPPO (Self-portrait with his brother Philip) - Pieter Paul RUBENS


AUTORITRATTO CON IL FRATELLO FILIPPO (1611 - 1612)
Pieter Paul RUBENS (1577 - 1640)
Pittore fiammingo
GALLERIA PALATINA a FIRENZE
Tavola cm. 164 x 139
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2200 x 1800 - Mb 1,61


II dipinto, meglio conosciuto con il titolo "I quattro filosofi", fu eseguito da Rubens probabilmente nel 1611, dopo la scomparsa del fratello Philip che appare qui effigiato.
Scopo dell'artista è celebrare il suo soggiorno romano e l'eletta cerchia degli eruditi neo-stoici.

Per modestia il pittore si è rappresentato in piedi, mentre gli altri personaggi sono seduti intorno a un tavolo.
Dopo l'autoritratto riesco a riconoscere da sinistra verso destra il fratello Philip, l'umanista Justus Lipsius che indossa una pelliccia, maestro dei due fratelli, ed infine Jan der Wouwere.
Sullo sfondo appare una veduta del Palatino, inteso come simbolo di Roma, e quindi della cultura classica, mentre il supposto busto di Seneca e i codici appoggiati sul tavolo alludono all'edizione delle opere del filosofo stoico cui attese Giusto Lipsio.
I tulipani, simbolo della caducità delle cose umane, fanno riferimento all'avvenuta morte dei due personaggi centrali del ritratto.

Per la testa di ciascun personaggio Rubens eseguì degli studi su tavolette distinte.
È forse possibile collegare a questo gruppo anche lo studio per un autoritratto conservato alla Galleria degli Uffizi.
Nel corpus di Rubens raramente si incontrano autoritratti con amici, ad eccezione di questo quadro e di un altro oggi conservato al Wallraf-Richartz Museum di Colonia che risale al 1602, epoca in cui risiedeva a Mantova.
Anche in questo dipinto l'artista celebra l'incontro ideale tra spiriti eletti ed affini: Rubens stesso, il fratello e il suo mentore Justus Lipsius.
Il paesaggio ritratto sullo sfondo è la veduta del lago che si apriva dall'appartamento occupato nel castello di San Giorgio a Mantova.


Il dipinto entrò a far parte della collezione dei granduchi di Toscana almeno dalla fine del Seicento.
Legato al patrimonio privato granducale, fu,trasferito a Palazzo Pitti e oggi è esposto nella Galleria Palatina.

domenica 30 agosto 2009

BETSABEA AL BAGNO (Bathsheba at her bath) - Paul Pieter Rubens


BETSABEA AL BAGNO (1635 circa)
Paul Pieter Rubens
Pittore fiammingo
Gemaldegalerie - Dresda
Tela cm. 175 x 126




Secondo la narrazione biblica, Betsabea era una donna di grande bellezza; il re David si innamorò di lei, divenne suo amante e fece uccidere il marito Urie, suo ufficiale, per poterla sposare (II Libro di Samuele, 11).
Per questa azione malvagia il Sovrano fu aspramente rimproverato dal profeta Nathan.
La scena rappresentata da Rubens in quest'opera è più simbolica che narrativa: il vero soggetto non è la bellezza della donna, ma il messaggio che Betsabea riceve e la sua reazione.
La composizione è piuttosto complessa; la giovane donna dal magnifico seno scoperto è sorpresa dall'improvvisa irruzione del messaggero e rimane bloccata in una posa precaria.
Il piccolo cane che abbaia mette in evidenza la tensione del momento; il volto leggermente stupito della donna è, al contrario, rilassato.
Nello sguardo lontano sembra possibile presagire tutti quegli eventi che dovranno accadere e questa impressione è rafforzata dalla furtiva presenza, al balcone, di re Salomone, il figlio che nascerà dall'unione di Betsabea con re David.
Il soggetto biblico è trattato in maniera molto sensuale e non soltanto per la presenza della graziosa serva che pettina i lunghi capelli di Betsabea, ma anche per i morbidi drappeggi, i gioielli, la fontana con l'Amorino, l'acquamanile.
La scena si svolge tutta in primo piano e anche se dietro i personaggi si innalza una costruzione monumentale, l'effetto che ne deriva è quello di un'atmosfera intima e raccolta.

La modella, che appare anche in molte altre opere di Rubens, sotto le spoglie più varie (come Didone, Andromeda, Susanna, Maria Maddalena...), è Elena Fourment, sua seconda moglie.
Il pittore la sposò, appena sedicenne, il 3 dicembre 1630.
In quella occasione la ritrasse con l'abito nuziale (Elena Fourment in abito nuziale).

Questa stupenda tela è una delle opere lasciate in eredità da Rubens e fu trasferita da Parigi a Dresda nel 1749.
Il tema BETSABEA AL BAGNO, come quello di SUSANNA E I VECCHIONI, veniva raramente trattato prima della fine del Sedicesimo secolo; dopo il Concilio di Trento (1545-1563) questa scena fu considerata come un'allegoria della purezza.
Anche numerosi altri pittori si cimentarono con questo soggetto, mascherando sotto i tratti di Betsabea i loro sensuali nudi femminili.



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