LETTERATURA POPOLARE SPONTANEA
Mi sembra inutile dire che, se i tre grandi trecentisti, Dante Alighieri...., Francesco Petrarca...., e Giovanni Boccaccio, potentemente influirono sulla letteratura del tempo, essa, per altra parte, continuò nel suo procedimento spontaneo: continuando forme popolari, che raggiungeranno nel Quattrocento la loro perfezione.
Franco Sacchetti è, nel secondo Trecento, il più simpatico rappresentante di codesta letteratura senza pretese.
Nato probabilmente nel 1335, egli fu un mercante fiorentino, che, a causa dei suoi commerci, molto viaggiò per l'Italia e per l'Europa, e molto vide.
Coprì cariche importanti.
Morì forse nel 1400.
A divertimento delle brigate scrisse ben trecento novelle, delle quali non possediamo intere che duecentosette.
Afferma nel proemio di essere stato indotto a scrivere dall'esempio del Boccaccio..., ma del Boccaccio non c'è nulla.
Quelle novelle non sono raccolte in un organismo, come quelle del "Decameron".
Sono brevi, rapide, dettate con grande vivacità, alla buona.
La nota della sensualità vi è rara.
Tema prediletto sono le burle giocate ai semplici.
Alcune poi ci portano nel bel mezzo delle costumanze dell'età comunale..., e hanno un piccolo valore di documento storico.
Né il Sacchetti provò a cimentarsi solamente nella prosa narrativa.
Abbiamo di lui non poche ingenue poesie di maniera popolare: come ballate e madrigali e cacce.
Meno felici i sonetti e le canzoni morali e politiche..., e senza spirito un poema in quattro canti, che voleva essere spiritoso: "la Battaglia delle belle donne di Firenze con le vecchie".
VEDI ANCHE . . .
FRANCESCO PETRARCA - La vita
GIOVANNI BOCCACCIO - Vita e opere
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Franco Sacchetti è, nel secondo Trecento, il più simpatico rappresentante di codesta letteratura senza pretese.
Nato probabilmente nel 1335, egli fu un mercante fiorentino, che, a causa dei suoi commerci, molto viaggiò per l'Italia e per l'Europa, e molto vide.
Coprì cariche importanti.
Morì forse nel 1400.
A divertimento delle brigate scrisse ben trecento novelle, delle quali non possediamo intere che duecentosette.
Afferma nel proemio di essere stato indotto a scrivere dall'esempio del Boccaccio..., ma del Boccaccio non c'è nulla.
Quelle novelle non sono raccolte in un organismo, come quelle del "Decameron".
Sono brevi, rapide, dettate con grande vivacità, alla buona.
La nota della sensualità vi è rara.
Tema prediletto sono le burle giocate ai semplici.
Alcune poi ci portano nel bel mezzo delle costumanze dell'età comunale..., e hanno un piccolo valore di documento storico.
Né il Sacchetti provò a cimentarsi solamente nella prosa narrativa.
Abbiamo di lui non poche ingenue poesie di maniera popolare: come ballate e madrigali e cacce.
Meno felici i sonetti e le canzoni morali e politiche..., e senza spirito un poema in quattro canti, che voleva essere spiritoso: "la Battaglia delle belle donne di Firenze con le vecchie".
VEDI ANCHE . . .
FRANCESCO PETRARCA - La vita
GIOVANNI BOCCACCIO - Vita e opere
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