La "Arcadia" è una specie di romanzo autobiografico, scritto in lingua volgare, nel quale Jacopo Sannazaro narra come, per sollevare lo spirito da un infelice amore, ha riparato in Arcadia (regione della Grecia, tradizionalmente sacra ai pastori)..., e più precisamente sul monte Partenio.
In quei luoghi, il poeta assiste alle conversazioni, alle feste dei pastori, e ascolta i loro canti alternati, ed egli stesso una volta si proietta dentro e si mette a cantare.
I pastori sono Ergasto, triste per la recente morte della madre Massilia..., e Gallizia innamorato della ninfa Amaranta, e Opico vecchio e saggio, e Carino, anche egli, come il Sannazaro, adoratore di una ninfa crudele, e altri.
Gli avvenimenti del romanzo sono pochi, e poco interessanti per me..., come le feste a Pale, dea dei pastori..., la descrizione del bosco e della statua di Pan, a cui si riannoda il mito de' suoi amori per la dea Siringa, convertitasi in canna sonora per sfuggirgli (dalla quale canna egli compose la zampogna: qui l'autore divaga a parlare di Téocrito e di Virgilio, i due grandi poeti pastorali e georgici)..., i giuochi funebri in onore di Massilia, imitazione di quelli dell'Eneide celebrati da Enea in onore di Anchise suo padre.
L'autore dapprima è sconosciuto tra i pastori..., poi si rivela, e narra a Carino la sua storia, e dei suoi maggiori, e il suo amore non corrisposto e la sua fuga da Napoli.
Ma a dimenticare egli non riesce.
Un lugubre sogno gli inspira i più tetri presentimenti.
Svegliatosi per il terrore, e girando per le campagne, si imbatte in una Ninfa, che lo trae con sé, per vie sotterranee e misteriose: dove egli vede le origini dei fiumi, e sa dei giganti che giacciono fulminati sotto l'Etna e il Vesuvio..., passano, insomma, sotto il mare, per riuscire al Sebeto, il nume del quale narra che la Ninfa amata dal poeta non è più.
Un canto fra due pastori sul dolore di Melibeo (cioè del Pontano) per la morte di Filli (cioè della moglie) chiude il romanzo..., al quale segue una prosa alla zampogna, dove l'autore si riconosce il merito di aver per primo in Italia rinnovato (si deve intendere nella lingua volgare) la poesia pastorale.
Il romanzo è costituito da dodici prose, nelle quali si diffonde il racconto..., espresso purtroppo con molta più eleganza boccaccesca, che con vigore.
Ad ogni prosa segue un canto (egloga)..., ora di un solo pastore..., più spesso di due: talvolta in morte di ninfe e di pastori, più spesso in lamento di ninfe crudeli.
È preferita in questi canti la terzina in versi sdruccioli: che forse dovrebbe dare immagine della asprezza e della rozzezza pastorale..., ed è metro a lungo andare che non mi piace molto: anche perché, per la difficoltà delle rime, costringe il poeta ai più crudi latinismi.
Talvolta però sono più armoniche serie di endecasillabi rimati al mezzo, oppure canzoni alla maniera petrarchesca.
L'Arcadia è prodotto essenzialmente letterario.
Perciò nei secoli letterati ebbe grande fortuna..., e in Italia e fuori.
Basterà accennare al canzoniere del Sannazaro..., riproduzione dei motivi e degli schemi della poesia petrarchesca.
Per la storia della poesia popolare napoletana hanno qualche importanza le sue farse (o rappresentazioni sceniche di fatti allusivi alla storia del tempo).
VEDI ANCHE . . .
JACOPO SANNAZARO (Napoli 1457-1530) - Vita e opere
GIOVANNI PONTANO - Umanista napoletano
IL MORGANTE - Luigi Pulci
Angiolo Ambrogini detto IL POLIZIANO (1454 - 1494)
FRANCESCO PETRARCA - Vita e opere
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In quei luoghi, il poeta assiste alle conversazioni, alle feste dei pastori, e ascolta i loro canti alternati, ed egli stesso una volta si proietta dentro e si mette a cantare.
I pastori sono Ergasto, triste per la recente morte della madre Massilia..., e Gallizia innamorato della ninfa Amaranta, e Opico vecchio e saggio, e Carino, anche egli, come il Sannazaro, adoratore di una ninfa crudele, e altri.
Gli avvenimenti del romanzo sono pochi, e poco interessanti per me..., come le feste a Pale, dea dei pastori..., la descrizione del bosco e della statua di Pan, a cui si riannoda il mito de' suoi amori per la dea Siringa, convertitasi in canna sonora per sfuggirgli (dalla quale canna egli compose la zampogna: qui l'autore divaga a parlare di Téocrito e di Virgilio, i due grandi poeti pastorali e georgici)..., i giuochi funebri in onore di Massilia, imitazione di quelli dell'Eneide celebrati da Enea in onore di Anchise suo padre.
L'autore dapprima è sconosciuto tra i pastori..., poi si rivela, e narra a Carino la sua storia, e dei suoi maggiori, e il suo amore non corrisposto e la sua fuga da Napoli.
Ma a dimenticare egli non riesce.
Un lugubre sogno gli inspira i più tetri presentimenti.
Svegliatosi per il terrore, e girando per le campagne, si imbatte in una Ninfa, che lo trae con sé, per vie sotterranee e misteriose: dove egli vede le origini dei fiumi, e sa dei giganti che giacciono fulminati sotto l'Etna e il Vesuvio..., passano, insomma, sotto il mare, per riuscire al Sebeto, il nume del quale narra che la Ninfa amata dal poeta non è più.
Un canto fra due pastori sul dolore di Melibeo (cioè del Pontano) per la morte di Filli (cioè della moglie) chiude il romanzo..., al quale segue una prosa alla zampogna, dove l'autore si riconosce il merito di aver per primo in Italia rinnovato (si deve intendere nella lingua volgare) la poesia pastorale.
Il romanzo è costituito da dodici prose, nelle quali si diffonde il racconto..., espresso purtroppo con molta più eleganza boccaccesca, che con vigore.
Ad ogni prosa segue un canto (egloga)..., ora di un solo pastore..., più spesso di due: talvolta in morte di ninfe e di pastori, più spesso in lamento di ninfe crudeli.
È preferita in questi canti la terzina in versi sdruccioli: che forse dovrebbe dare immagine della asprezza e della rozzezza pastorale..., ed è metro a lungo andare che non mi piace molto: anche perché, per la difficoltà delle rime, costringe il poeta ai più crudi latinismi.
Talvolta però sono più armoniche serie di endecasillabi rimati al mezzo, oppure canzoni alla maniera petrarchesca.
L'Arcadia è prodotto essenzialmente letterario.
Perciò nei secoli letterati ebbe grande fortuna..., e in Italia e fuori.
Basterà accennare al canzoniere del Sannazaro..., riproduzione dei motivi e degli schemi della poesia petrarchesca.
Per la storia della poesia popolare napoletana hanno qualche importanza le sue farse (o rappresentazioni sceniche di fatti allusivi alla storia del tempo).
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GIOVANNI PONTANO - Umanista napoletano
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Angiolo Ambrogini detto IL POLIZIANO (1454 - 1494)
FRANCESCO PETRARCA - Vita e opere
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