LE OMBRE DI PAOLO E FRANCESCA (1855)
Ary Scheffer (1795-1858)
Pittore olandese
Museo del Louvre – Parigi
XIX secolo
Olio su tela cm. 171 x 239
Le “Ombre di Francesca da Rimini e di Paolo Malatesta appaiono a Dante e Virgilio”, titolo completo della tela, si ispira al V Canto dell' Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Le figure abbracciate dei due amanti dominano con il loro andamento orizzontale la composizione, mentre i due poeti, Dante e Virgilio, sono relegati a destra, nell’ombra degli inferi.
Ary Scheffer, che fu uno dei pittori più colti del XIX secolo, trasse spesso ispirazione dai poemi letterari di Dante, Goethe, Byron e Shakespeare. Ammirò i particolare il Faust di Goethe, perché a suo giudizio la tragedia è la più alta espressione dell’arte.
Negli ultimi anni della sua carriera si dedicò con maggior impegno a una pittura intesa come espressione dell’idea pura.
Scheffer rinunciò alla seduzione dell’apparenza e ai giochi dei colori per ottenere una trasparenza della materia, sempre molto sensuale, che gli valse un grande successo.
L’opera, che reca la firma dell’autore e la data… “Ary Scheffer 1855”, è una replica di quella esposta dall’artista al Salon del 1835 e che attualmente è conservata nella Fallace Collection di Londra.
Appartenuta fino al 1900 alla figlia dell’artista, Marjolin Scheffer, fu donata dalla donna al Museo del Louvre.
Ary nacque a Dordrecht, nei Paesi Bassi, nel 1795 da Jean-Baptiste Scheffer, pittore d’origine tedesca, e da Corbeille Lamme. Ancora dodicenne, nel 1807, espose “Ritratto di vecchio”, ispirato dalla maniera di Rembrandt.
Trasferitosi a Parigi insieme alla famiglia, Ary studiò presso l’atelier di Pierre Prud’hon e poi nel 1811 entrò all’École des Beaux-Arts dove fu allievo di Pierre-Narcisse Guérin.
Le sue prime opere traggono spunto dai dipinti neoclassici di David: “Annibale giura di vendicare la morte del fratello Asdrubale” (1810) e “La morte di Plinio il Vecchio (1811).
La prima esposizione al pubblico delle sue opere risale al Salon del 1812 dove presentò “Abel canta le lodi del Signore”.
Con “Orfeo e Euridice”, presentato al Salon del 1814, Scheffer si emancipò dalla maniera di David e qualche anno dopo con “La vedova del soldato” (1812), si dedicò alla pittura di genere. Queste scene caratterizzate da un forte sentimentalismo piacquero molto alla critica.
Ary fu uno dei più attivi membri del movimento filoellenico a cui aderirono numerosi poeti e pittori dell’epoca.
A questo periodo risalgono i tre dipinti esposti al Salon del 1827, il cui soggetto del popolo greco oppresso piacque così tanto alla critica che giudicò Scheffer il miglior artista romantico del suo tempo.
Professore di disegno dei figli di Luigi Filippo, l’artista godette anche della protezione del duca di Orléans, salito al trono nel 1830.
Ary Scheffer, autore di più di quattrocento opere, morì il 15 giugno 1858.