I GIORNI DELLA NOSTRA VITAMarina Sereni
prefazione di Ambrogio Donini
Serie Testimonianze
Pubblicato in 1955
Edizioni di Cultura sociale (Roma)
Non mi stupisce che si possa piangere leggendo "I giorni della nostra vita".
Io ho dovuto sospendere più volte la lettura, perché sopraffatto dall'emozione.
Chi è questa donna, Marina Sereni, che con queste lettere e note di diario - che sono state pubblicate dopo la sua morte e che non erano state mai destinate alla stampa - ci lascia un messaggio di fede, di amore, di vita?
Non ha mai scritto alcun libro, non ha mai parlato alle folle, non ha mai coperto alcuna carica pubblica..., il suo nome non rivestito di alcuna celebrità o notorietà..., è solo una moglie, una mamma, una militante di partito..., ma è quanto basta perché queste pagine ci innalzino ad un altissimo livello morale..., come le lettere dal carcere di Gramsci, come quelle dalla casa della morte di Ethel e Julius Rosenberg.
A diciotto anni Marina si ritiene "un puntolino trascurabile nello spazio... una ragazza come tante, senza idee originali, senza speciali, qualità, incapace di fare grandi cose nella vita".
Il fatto che l'abbia chiesta in sposa "un ragazzo a cui tutti attribuivano le più straordinarie qualità" - si chiama Emilio Sereni - la fa piangere per la paura che quel ragazzo possa lasciarla il giorno in cui si accorga della sua inferiorità.
E nasce il romanzo del grande amore di Emilio e Marina, nasce l'adorazione di Marina per questo giovane che ha un anno meno di lei, che divora i libri, che le parla di cose a lei sconosciute, di profitto, di plusvalore, di Marx, Engels.
Poi la piccola borsa di studio alla Scuola Agraria dì Portici che permette ad Emilio di ingolfarsi negli studi e di sposare Marina..., la prima figlia..., la vita clandestina di partito..., due anni di felicità goduta avidamente nel costante, pericolo..., ed infine l'arresto di Emilio, da cui comincia la vita eroica di Marina: quando il marito è in carcere, per corrispondere con lui, per salvare i compagni, per tenere i collegamenti col Partito..., quando egli è nell'emigrazione, per svolgere con lui i lavori più pericolosi..., lei, sola, contro i poliziotti, i carcerieri, L'Ovra, la Gestapo, la fame, il freddo, i bombardamenti, gli agguati..., in difesa delle sue tre creature e per la salvezza di Emilio..., sempre serena e forte, seguendo l'esempio di lui, che sotto le torture canta l'inno di Garibaldi.., contendendolo ai carnefici quando egli, dopo la condanna del Tribunale Militare a diciotto anni di reclusione, evaso e catturato dalle SS, è per sette mesi nel "Braccio della morte" delle SS di Torino..., organizzando i tentativi di fuga e riuscendo per sette volte a farlo cancellare dalle liste della fucilazione, l'ultima volta all'una di notte, quando la fucilazione avrebbe dovuto aver luogo All'alba..., portando a termine il piano della sua liberazione..., sempre, senza misurare i sacrifici ed i pericoli, con ferma fede nel Partito, con ardente amor di patria, con elevatissimo spirito di umanità; e, riboccante di tenerezza per le figliuole, sempre innamorata ed orgogliosa dei suo grande ed eroico compagno.
Oh..., squadernare queste nobilissime pagine sul volto di un generale Messe, fascista e diffamatore, e dirgli...
"Leggi e vergognati!"
Vittima di un male implacabile, Marina è serena innanzi alla morte.., dopo la tracheotomia, che ha dovuto subire di urgenza e che la priva della voce, scrive dalia clinica svizzera...
"Mimmo mio dolce, per la tua venuta, non aver fretta: vieni quando puoi.
Sono invece contenta di non averti vicino, perchè già che abbiamo un'organizzazione tanto comoda di essere due in uno, bisogna sempre approfittare se si può risparmiare a uno quello che deve fare Marina l'altro.
La stessa gioia che ho provato quando a Milano erano venuti ad arrestarti e tu non c'eri, l'ho provata nello stendermi sul tavolo operatorio, al pensiero che tu non ne sapevi niente e non avresti incominciato a preoccuparti che a cose fatte".
Ed i suoi ultimi pensieri non sono per la morte, ma per la vita: quella dei suoi cari che restano, quella di tutti gli uomini ai quali è riserbato un mondo migliore, di benessere e di pace, quel mondo per il quale essa ha lottato ed il suo Mimmo continuerà a lottare.
Ambrogio Donini, che ha presentato il libro, ne ha messo in evidenza, oltre i pregi morali, sociali, umani, anche quelli artistici..., con le sue pagine vive, realistiche, "la letteratura italiana, dice Donini, si arricchisce di qualche cosa di valido, di vero, di bello, troppo raro ancora negli scritti del dopoguerra".
E io vorrei che tutti voi amici dooyoonauti leggeste questo piccolo libro (edito dagli Editori Riuniti) che mi ha così profondamente commosso.
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Io ho dovuto sospendere più volte la lettura, perché sopraffatto dall'emozione.
Chi è questa donna, Marina Sereni, che con queste lettere e note di diario - che sono state pubblicate dopo la sua morte e che non erano state mai destinate alla stampa - ci lascia un messaggio di fede, di amore, di vita?
Non ha mai scritto alcun libro, non ha mai parlato alle folle, non ha mai coperto alcuna carica pubblica..., il suo nome non rivestito di alcuna celebrità o notorietà..., è solo una moglie, una mamma, una militante di partito..., ma è quanto basta perché queste pagine ci innalzino ad un altissimo livello morale..., come le lettere dal carcere di Gramsci, come quelle dalla casa della morte di Ethel e Julius Rosenberg.
A diciotto anni Marina si ritiene "un puntolino trascurabile nello spazio... una ragazza come tante, senza idee originali, senza speciali, qualità, incapace di fare grandi cose nella vita".
Il fatto che l'abbia chiesta in sposa "un ragazzo a cui tutti attribuivano le più straordinarie qualità" - si chiama Emilio Sereni - la fa piangere per la paura che quel ragazzo possa lasciarla il giorno in cui si accorga della sua inferiorità.
E nasce il romanzo del grande amore di Emilio e Marina, nasce l'adorazione di Marina per questo giovane che ha un anno meno di lei, che divora i libri, che le parla di cose a lei sconosciute, di profitto, di plusvalore, di Marx, Engels.
Poi la piccola borsa di studio alla Scuola Agraria dì Portici che permette ad Emilio di ingolfarsi negli studi e di sposare Marina..., la prima figlia..., la vita clandestina di partito..., due anni di felicità goduta avidamente nel costante, pericolo..., ed infine l'arresto di Emilio, da cui comincia la vita eroica di Marina: quando il marito è in carcere, per corrispondere con lui, per salvare i compagni, per tenere i collegamenti col Partito..., quando egli è nell'emigrazione, per svolgere con lui i lavori più pericolosi..., lei, sola, contro i poliziotti, i carcerieri, L'Ovra, la Gestapo, la fame, il freddo, i bombardamenti, gli agguati..., in difesa delle sue tre creature e per la salvezza di Emilio..., sempre serena e forte, seguendo l'esempio di lui, che sotto le torture canta l'inno di Garibaldi.., contendendolo ai carnefici quando egli, dopo la condanna del Tribunale Militare a diciotto anni di reclusione, evaso e catturato dalle SS, è per sette mesi nel "Braccio della morte" delle SS di Torino..., organizzando i tentativi di fuga e riuscendo per sette volte a farlo cancellare dalle liste della fucilazione, l'ultima volta all'una di notte, quando la fucilazione avrebbe dovuto aver luogo All'alba..., portando a termine il piano della sua liberazione..., sempre, senza misurare i sacrifici ed i pericoli, con ferma fede nel Partito, con ardente amor di patria, con elevatissimo spirito di umanità; e, riboccante di tenerezza per le figliuole, sempre innamorata ed orgogliosa dei suo grande ed eroico compagno.
Oh..., squadernare queste nobilissime pagine sul volto di un generale Messe, fascista e diffamatore, e dirgli...
"Leggi e vergognati!"
Vittima di un male implacabile, Marina è serena innanzi alla morte.., dopo la tracheotomia, che ha dovuto subire di urgenza e che la priva della voce, scrive dalia clinica svizzera...
"Mimmo mio dolce, per la tua venuta, non aver fretta: vieni quando puoi.
Sono invece contenta di non averti vicino, perchè già che abbiamo un'organizzazione tanto comoda di essere due in uno, bisogna sempre approfittare se si può risparmiare a uno quello che deve fare Marina l'altro.
La stessa gioia che ho provato quando a Milano erano venuti ad arrestarti e tu non c'eri, l'ho provata nello stendermi sul tavolo operatorio, al pensiero che tu non ne sapevi niente e non avresti incominciato a preoccuparti che a cose fatte".
Ed i suoi ultimi pensieri non sono per la morte, ma per la vita: quella dei suoi cari che restano, quella di tutti gli uomini ai quali è riserbato un mondo migliore, di benessere e di pace, quel mondo per il quale essa ha lottato ed il suo Mimmo continuerà a lottare.
Ambrogio Donini, che ha presentato il libro, ne ha messo in evidenza, oltre i pregi morali, sociali, umani, anche quelli artistici..., con le sue pagine vive, realistiche, "la letteratura italiana, dice Donini, si arricchisce di qualche cosa di valido, di vero, di bello, troppo raro ancora negli scritti del dopoguerra".
E io vorrei che tutti voi amici dooyoonauti leggeste questo piccolo libro (edito dagli Editori Riuniti) che mi ha così profondamente commosso.
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