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martedì 7 luglio 2009

PORT-EN-BESSIN, ALTA MAREA (High tide) - George-Pierre Seurat

PORT-EN-BESSIN..., ALTA MAREA (1888)
George-Pierre Seurat (1859-1891)
Píttore francese
Museo d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm. 67 x 82




Nel 1888, tre anni dopo la serie dei dipinti sulla costa presso Grandcamp, Georges Seurat tornò in Normandia soggiornando a Port-en-Bessin sulla Manica.
Il piccolo villaggio di pescatori aveva un porticciolo ricavato dal taglio della falesia su cui sorge.
Attento alle impressioni più suggestive, Seurat ritrasse il paesaggio marino nelle diverse ore del giorno, pronto a coglierne i mutamenti meteorologici, condizionato dall'alta e dalla bassa marea.
Questo attento studio "en plein air" segna un momento di continuità con l'Impressionismo, tuttavia, al contrario ad esempio di Monet, Seurat epurò le sue immagini da ogni possibile residuo della cultura romantica, ritraendo esclusivamente il villaggio..., nel caso del dipinto che presento il porto è ritratto così come appariva agli occhi dell'artista.

Dal piccolo paese, sovrastato da una verde collina, il molo si protende verso il mare, che è solcato da poche barche a vela.
Lungo le bianchissime banchine si muovono alcuni individui.
Tutto il paesaggio è bagnato da una luce brillante e al tempo stesso brumosa.
Il colore - tinte spesso complementari come il rosso e il blu - è steso in piccolissimi tocchi che creano un effetto ottico, noto come "mélange optique".
In primo piano sono i colori più brillanti, sui quali spiccano il giallo e il verde ulteriormente esaltati dalla zona più scura a destra, la terraferma, dove invece prevalgono il rosso e l'azzurro.

Sembra che per aggiungere ulteriore brillantezza alla composizione, Seurat abbia ripassato con altri tocchi densi e piccolissimi le pennellate già stese.


L'OPERA

Con questo dipinto, oggi conservato al Museo d'Orsay di Parigi, Seurat partecipò al Salon des Indépendants nel 1890.
Alla morte dell'artista, la vedova lo cedette allo scrittore Paul Alexis, che fu tra i primi ad apprezzare la pittura di questo artista.
Nel 1923 il quadro fu acquistato da Alfred Lombard di Aix-en-Provence per 1500 franchi.
Esposto nella galleria di Paul Rosenberg a New York, nel 1952 fu acquistato dal Louvre grazie ad un'anonima donazione canadese.


L'ATTIVITA' DI SEURAT INTORNO AL 1888

Il 1888 fu senza dubbio un anno molto rilevante per la carriera di Seurat e per la nascita dell'arte contemporanea.
Infatti, in quell'anno fu pubblicato "Cercle chromatique" di Charles Henry, con il quale l'autore espose la teoria secondo cui i colori disposti per complementarietà reciproca si esaltano a vicenda.
Questa deduzione diede alla pittura, fin dal Settecento governata dal criterio del "Gusto" e della ricerca del "Bello ideale", la possibilità di avvalersi di un criterio scientifico.
Col nascere di simili ipotesi, l'arte si avviava a trascurare la finalità puramente estetica per tornare ad essere nuova conoscenza del mondo.
Paul Signac, vicino a Seurat sia nella vita che nel percorso artistico, fu il più attento osservatore di tali teorie.


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domenica 18 maggio 2008

BAGNANTI (Bathers - Badegäste - Baigneurs) - George Seurat

BAGNANTI (Bathers - Badegäste - Baigneurs) (1883)
George-Pierre Seurat (1859-1891)
Pittore francese
Nationaol Gallery di Londra
Tela cm. 201 x 300




La grande composizione è frutto delle tante giornate trascorse da George Seurat sulle rive della Senna, all’altezza di Asnières, lì dove sorge la Grande Jatte, che ispirò l’opera più celebre di questo artista.
Gli schizzi e i bozzetti qui eseguiti venivano poi portati nel suo studio dove venivano rivisitati, ricomposti fino a giungere alla redazione finale dell’opera.
La stesura del colore sebbene sia influenzata dalla maniera impressionista, anticipa soluzioni future che condurranno Seurat ad adottare la tecnica della scomposizione del colore.
Il paesaggio avvolto da un’atmosfera rarefatta accoglie una grande folla di bagnanti, costruita con quel grande rigore geometrico che ritorna indietro nel tempo trovando riscontro solo nella pittura di Piero della Francesca; le figure tutte ritratte di profilo sono immobili nello spazio, isolate fisicamente una dall’altra, chiuse nella propria solitudine.
L’orizzonte è spezzato dalle ciminiere delle fabbriche che con i loro fumi,
quasi a voler anticipare il problema odierno dell’inquinamento ambientale,
spezzano il clima nitido di tutta la composizione.

Rifiutata al Salon del 1884, George Seurat presentò la sua tela al Salon des Independents organizzato nello stesso anno. Acquistata dalla Courtauld Foundation di Londra, l’opera nel 1934 giunse alla Tate Gallery per poi essere trasferita, nel 1961, alla National Gallery.
La redazione finale della composizione è preceduta da almeno dieci schizzi e quattordici dipinti, oggi in vari musei.
Dalla testimonianza di Signac, grande amico di Seurat, sappiamo che lo stesso autore ritoccò l’opera nel 1887, aggiungendovi delle pennellate secondo la maniera neo-impressionista.

George Pierre Seurat nacque a Parigi nel 1859, figlio di un’agiata coppia borghese. La sua formazione artistica segue la via più comune, iscrivendosi nel 1878 al corso di pittura presso l’Accademia di Belle arti, tenuto da H. Lehmann, discepolo di Ingres.
Come di prassi era solito recarsi al Louvre a copiare i capolavori del passato, particolarmente attratto da Poussin, Ingres e Delacroix.
La sua prima attività incrocia la fase estrema dell’Impressionismo, e anche lui, come i colleghi più anziani, inizia la sua ricerca verso la rappresentazione sempre più fedele della realtà, dell’ottimizzazione del rapporto fra luce e forma.
In piena solitudine George Seurat lavorava “en plein air” dedito fra il 1884 e il 1886 a una serie di opere che saranno riassunte nella famosa Domenica pomeriggio all'isola della Grande Jatte (Chicago, Art Institute), la cui rivoluzione formale pone seri problemi alla critica anche meno convenzionale.
Il continuo rapporto fra lui e la natura lo conduce nei luoghi meno visitati e incontaminati della Francia. Nonostante la produzione pittorica di Seurat sia modesta a causa della morte precoce, a soli trentadue anni stroncato da un male incurabile, la sua pittura risultò essere determinante per il proseguimento della ricerca formale avviata da Cézanne, suo erede naturale, che attraverso il Cubismo giunse all’astrazione.


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martedì 22 gennaio 2008

UNA DOMENICA POMERIGGIO ALL'ISOLA DELLA GRANDE JATTE (One Sunday afternoon on the island of La Grande Jatte) - George-Pierre Seurat


DOMENICA POMERIGGIO ALLA GRANDE JATTE (1884-1886)

George Seurat (1859-1891)
Pittore francese
Art Institute di Chicago
Olio su tela cm. 207 x 308


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Pixel 1770 x 2500 - Mb 2,39


George-Pierre Seurat (Parigi 2.12.1859 – Parigi 29.3.1891), influenzato da Millet e da Ingres e dai classici, sovrappose alla lezione degli impressionisti, con i quali espose nel 1884 al Salon des Indépendants, una ricerca di rigore formale che, unitamente ad un senso di staticità e attesa, preluse al simbolismo. Esponente del “pointellisme”, condusse approfondite ricerche sulla percezione visiva. La sua opera fu importante per lo sviluppo del cubismo e del futurismo.
Seurat iniziò a dipingere LA GRANDE JATTE nel giorno dell’Ascensione del 1884. L’artista giunse alla redazione finale, preceduta da una lunga serie di disegni e studi, nel maggio 1885, ma il risultato non deve averlo poi tanto soddisfatto se ritoccò la tela nel 1886. Esposta per la prima volta all’ultima mostra degli Impressionisti nel 1886, l’opera partecipò poi al Salon des Indépandants. Dalla collezione privata della famiglia Seurat passò nel 1900 alla pittrice impressionista Lucie Cousturier. Nel 1924 la Galleria Vildrac la vendette ai Bartlett di Chicago che poi la donarono all’Art Institute di Chicago.

UNA DOMENICA POMERIGGIO ALL’ISOLA DELLA GRANDE JATTE questo è il titolo completo di questa grande opera, senz’altro la più famosa di Seurat, ed è considerata come un grande affresco degli usi della società borghese parigina di fine secolo che, come voleva la moda, la domenica pomeriggio si recava a passeggio presso la piccola isola sulla Senna. Attraverso la lunga fase di realizzazione, Seurat riuscì progressivamente a superare la tecnica impressionista, a favore della totale applicazione della sua visione della luce e dei colori. A stimolare l’artista erano stati alcuni studi teorici sull’argomento: la ricerca di Charles Blanc, che partendo dal cromatismo di Delacroix era giunto ad affermare che il colore si forma non nella tavolozza bensì nell’occhio dell’osservatore; l’opera del chimico Chevreul, che aveva scoperto il contrasto simultaneo dei colori, cioè un colore primario ottIene il massimo di intensità se si avvicina ad un colore complementare; infine il libro dell’americano Rood, CHROMATICS.

Lo studio di questi testi e l’esperienza impressionista, condussero Seurat al Pointellisme, una sequenza di toni complementari stesi sulla superficie pittorica con brevi pennellate, tecnica che l’artista portò alle estreme conseguenze nelle opere più tarde. Infatti nella GRANDE JATTE è evidente come l’artista applichi questa complessa tecnica per la prima volta, tanto che sulla superficie permangono vaste zone tratteggiate anziché punteggiate. Alla precisione cromatica corrisponde la costruzione dello spazio organizzato secondo precise regole che non tengono conto della prospettiva quattrocentesca: ma questo espediente servì a Seurat per rendere visibili allo spettatore anche i personaggi – icone appena accennate – posti in lontananza.


REAZIONI E CRITICHE

Quando fu esposta alla settima mostra degli Impressionisti del 1886, LA GRANDE JATTE suscitò reazioni diversificate fra il pubblico, perplesso per la nuova tecnica sperimentata da Seurat. Tutti criticarono la scelta di Degas di accogliere nella mostra un lavoro a loro giudizio discutibile, e non compresero le novità delle opere divisioniste di Signac e di Lucine e Camille Pisarro. In aperta polemica con le qualità di questi dipinti, il pittore Stevens, amico di Manet,si divertiva ad accompagnare gli amici a visitare la mostra. Alla presentazione dell’opera all’esposizione allestita a New York, una recensione della mostra apparsa sul “The Sun” dell’ 11 aprile 1886 stroncò l’opera di Seurat definita:- Il mostruoso quadro coi bagnanti (…) frutto di una mente rozza e volgare.
A difesa del lavoro di Seurat e compagni si mosse lo scrittore Félix Fénéon, uno dei padri del simbolismo letterario, che per motivare il suo giudizio favorevole pubblicò il piccolo volume LES IMPRESSIONISTES EN 1886. A questo scrittore si deve l’appellativo del gruppo di “Neo-Impressionisti” che si impose a quello scelto da Seurat di “Cromo-Luministi”.



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