FINESTRA CON COLOMBI (1930)
Gino Severini (1883 - 1966)
Raccolta Alberto Della Ragione - Firenze
Carta cm. 31 x 24
Gino Severini (1883 - 1966)
Raccolta Alberto Della Ragione - Firenze
Carta cm. 31 x 24
Il piccolo dipinto è un vero capolavoro di armonia nelle forme e nei colori.
Pur nelle esigue dimensioni esprime tutta l'ariosità di una tipica veduta parigina.
La finestra, con le persiane colpite per metà dalla luce solare, è aperta su un panorama di tetti e giardini.
L'aria calda dell'estate (il quadro è sicuramente ambientato in questa stagione, perché gli alberi sono frondosi ed è presente l'uva sul tavolo) sembra penetrare dentro la stanza.
L'osmosi fra esterno ed interno è indicata anche dai colombi che, con circospezione, hanno preso possesso prima del terrazzino in ferro battuto, poi del tavolo, infine del dolce grappolo d'uva nera in primo piano.
La fruttiera, la chitarra ed il libro, nell'appariscente disordine di questo appartamento "bohemien", servono al pittore per determinare la profondità della scena; il tavolo posto di sghembo, in una visione ribaltata, è tipico del mondo cubista.
I colori, giocati sui toni prevalenti del verde, con tocchi di marrone e nero, sono l'elemento unificatore di questa veduta così piena di fascino e di poesia.
Il quadro, firmato in basso a destra "G. SEVERINI" fa parte della Raccolta Alberto Della Ragione di Firenze, una ricca collezione di pittura e scultura del Novecento italiano.
Messa insieme dall'ingegnere Della Ragione a partire dalla fine degli anni Venti, la raccolta è stata in parte donata nel 1970 al Comune di Firenze.
Si tratta di 241 opere di grande valore, fra le quali si contano alcuni capolavori dei massimi artisti italiani del nostro secolo (De Pisis..., Carrà..., De Chirico..., Morandi..., Casorati..., Rosai..., Severini..., Martini..., Marini..., ecc. ecc.).
Gino Severini nacque a Cortona, in Toscana, nel 1883.
Abbandonato in giovane età il paese natale, si recò a Roma, dove frequentò insieme a Boccioni l'atelier di Giacomo Balla, che stava sperimentando la tecnica divisionista.
In questi primi anni di attività Severini dipinse infatti paesaggi rurali e tristi periferie urbane adottando lo stile divisionista allora in voga.
Dopo l'insuccesso di una sua mostra tenutasi a Roma nel 1905, decise di trasferirsi a Parigi, città in cui abitò per tutta la vita e da cui trasse infiniti stimoli culturali; qui Severini morirà nel 1966.
A Parigi l'artista divenne amico di Picasso e di Braque, oltre che del poeta Apollinaire.
Nel 1910 si accostò al movimento futurista: le opere di questo periodo uniscono il dinamismo, tipicamente futurista, alla scomposizione delle forme, di matrice cubista, e alla tecnica a punti o a segmenti ancora in parte memore del divisionismo.
Oltre a Picasso e a Braque, Severini si ispirò, nella sua fase più vicina al cubismo, all'opera di Juan Gris.
Negli anni successivi l'artista andò recuperando gli ideali della tradizione classica: ne è sublime testimonianza la MATERNITA' del museo dell'Accademia Etrusca di Cortona, eseguita nel 1916.
Nel 1921 Severini pubblicò il saggio "Du Cubisme au Classicisme", che segnò il completo passaggio ad una visione classica dell'arte, per certi aspetti non lontana dagli ideali del gruppo di artisti italiani legati ala corrente "Novecento".
In quegli anni i soggetti preferiti del pittore erano le maschere della commedia dell'arte e i Pierrot.
Negli anni Venti e Trenta Gino Severini si dedicò con particolare slancio alle grandi decorazioni murali e all'impiego dell'antica tecnica del mosaico, con la quale decorò numerose chiese in Svizzera.
La finestra, con le persiane colpite per metà dalla luce solare, è aperta su un panorama di tetti e giardini.
L'aria calda dell'estate (il quadro è sicuramente ambientato in questa stagione, perché gli alberi sono frondosi ed è presente l'uva sul tavolo) sembra penetrare dentro la stanza.
L'osmosi fra esterno ed interno è indicata anche dai colombi che, con circospezione, hanno preso possesso prima del terrazzino in ferro battuto, poi del tavolo, infine del dolce grappolo d'uva nera in primo piano.
La fruttiera, la chitarra ed il libro, nell'appariscente disordine di questo appartamento "bohemien", servono al pittore per determinare la profondità della scena; il tavolo posto di sghembo, in una visione ribaltata, è tipico del mondo cubista.
I colori, giocati sui toni prevalenti del verde, con tocchi di marrone e nero, sono l'elemento unificatore di questa veduta così piena di fascino e di poesia.
Il quadro, firmato in basso a destra "G. SEVERINI" fa parte della Raccolta Alberto Della Ragione di Firenze, una ricca collezione di pittura e scultura del Novecento italiano.
Messa insieme dall'ingegnere Della Ragione a partire dalla fine degli anni Venti, la raccolta è stata in parte donata nel 1970 al Comune di Firenze.
Si tratta di 241 opere di grande valore, fra le quali si contano alcuni capolavori dei massimi artisti italiani del nostro secolo (De Pisis..., Carrà..., De Chirico..., Morandi..., Casorati..., Rosai..., Severini..., Martini..., Marini..., ecc. ecc.).
ALCUNE NOTE SU GINO SEVERINI
Gino Severini nacque a Cortona, in Toscana, nel 1883.
Abbandonato in giovane età il paese natale, si recò a Roma, dove frequentò insieme a Boccioni l'atelier di Giacomo Balla, che stava sperimentando la tecnica divisionista.
In questi primi anni di attività Severini dipinse infatti paesaggi rurali e tristi periferie urbane adottando lo stile divisionista allora in voga.
Dopo l'insuccesso di una sua mostra tenutasi a Roma nel 1905, decise di trasferirsi a Parigi, città in cui abitò per tutta la vita e da cui trasse infiniti stimoli culturali; qui Severini morirà nel 1966.
A Parigi l'artista divenne amico di Picasso e di Braque, oltre che del poeta Apollinaire.
Nel 1910 si accostò al movimento futurista: le opere di questo periodo uniscono il dinamismo, tipicamente futurista, alla scomposizione delle forme, di matrice cubista, e alla tecnica a punti o a segmenti ancora in parte memore del divisionismo.
Oltre a Picasso e a Braque, Severini si ispirò, nella sua fase più vicina al cubismo, all'opera di Juan Gris.
Negli anni successivi l'artista andò recuperando gli ideali della tradizione classica: ne è sublime testimonianza la MATERNITA' del museo dell'Accademia Etrusca di Cortona, eseguita nel 1916.
Nel 1921 Severini pubblicò il saggio "Du Cubisme au Classicisme", che segnò il completo passaggio ad una visione classica dell'arte, per certi aspetti non lontana dagli ideali del gruppo di artisti italiani legati ala corrente "Novecento".
In quegli anni i soggetti preferiti del pittore erano le maschere della commedia dell'arte e i Pierrot.
Negli anni Venti e Trenta Gino Severini si dedicò con particolare slancio alle grandi decorazioni murali e all'impiego dell'antica tecnica del mosaico, con la quale decorò numerose chiese in Svizzera.