LUCA SIGNORELLI - Autoritratto
Cappella di San Brizio - Duomo di Orvieto
Luca Signorelli (1441 circa - 1523) di Cortona, allievo di Piero della Francesca, ebbe grande importanza nello sviluppo stilistico del quindicesimo secolo fiorentino e con la sua arte suscita forze e passioni eroiche.
Subì l'influenza del Verrocchio e del Pollaiolo a Firenze.
Audace e grandioso, è il primo che violi la tradizione con l'energia drammatica e straziata del nudo e con la bravura degli scorci.
Egli sforza ed oltrepassa il vero con i più risoluti esperimenti anatomici, e la forma pura si sviluppa nelle fiere attitudini, si contorce, vola e ricade con la rapidità angustiata dal dolore e dal delirio, che può convalidare il racconto della frequenza ai cimiteri e intorno ai patiboli.
Il predecessore di Michelangelo non favorisce la statica gravità del maestro di Borgo San Sepolcro: lo spazio si ristringe di nuovo, ed i corpi lo occupano tutto con quei contorni spinosi e spezzati che Antonio Pollaiuolo ricerca con nervosità di modellatore.
In una frammentata "Crocifissione" (Morra, presso Città di Castello, San Crescentino) il giovane Luca Signorelli esordisce con la tendenza irrequieta, che non si fissa nei vecchi schemi, e che nella "Flagellazione" (Milano, Brera) - dove il naturalista decora il Pretorio con una parete di classici e maestosi riquadri marmorei - va contro la corrente e matura il proprio stile.
La "Circoncisione" (Londra, Galleria Nazionale), su cui piove abbondante la luce, segna la larghezza spaziale, e l'unità del sentimento si comunica al gruppo volumetrico delle poderose figure.
Nella "Sacra Famiglia" (Firenze, Uffizi) lo spirito congeniale del Buonarroti adatta al tondo le gagliarde forme dei personaggi..., il paese è quasi soppresso, e, fra due genitori, il piccolo Gesú, visto di profilo, parla con la coscienza della sua divinità.
Circa al 1479, hanno inizio gli affreschi di Loreto, ragguardevoli per la danza e la musica degli angeli, morbidi come fanciulle, che confortano la mediazione degli "Evangelisti" e dei "Dottori della Chiesa" negli spicchi triangolari della cupola.
Si considera il suo capolavoro il ciclo di affreschi nella cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto (1499-1503) - si deve all'artista ormai vicino ai sessant'anni.
Un gran tempio si leva nello sfondo dello "I fatti dell'Anticristo", ma nella "Resurrezione dei morti", nei "Supplizi dei dannati" e nella "Incoronazione degli eletti"... i paesi, le architetture e gli accessori decorativi spariscono completamente.
L'apprensione o il dolore sferza i nudi, che s'intrecciano con i demoni o che sospirano di raggiungere gli angeli..., i contrasti di luce e d'ombra rendono piú angolosa la struttura scientificamente anatomica dei corpi, e l'indifferenza al raffinamento estetico si modifica solo nei tranquilli arcangeli e nel coro dei musicanti schierati a semicerchio nell'aria.
Le scene del suo Giudizio Universale, tratte in maniera poco ortodossa, con una massa brulicante di figure abilmente disegnate, mostrano la sua padronanza delle conquiste stilistiche nell'anatomia, nel movimento, nella luce e nello spazio, in un monumentale assieme compositivo, e influenzarono poi l'opera di Piero di Cosimo e del più noto Michelangelo.