Chaïme Soutine (1894-1943)
Pittore russo
Musée National d’Art Moderne – Parigi
XX secolo
Tela cm. 98 x 80
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Il quadro presenta in primo piano, in una posa scomposta e audace, un giovane staffiere, elegante nella sua divisa rossa che gli fascia il corpo deformato, composta da giacca, pantalone e berretto. Il volto e le mani sono disegnati da nervose linee che tracciano i contorti profili. Lo sguardo è assente, la mente rapita da chissà quali pensieri: per Soutine lo staffiere appare come una sorta di manichino oramai in disuso e dimenticato in un angolo della vita. L’immagine che egli trasmette è di morte, intrisa di cupi presentimenti.
Il ritratto fa parte della serie di dipinti di alcuni personaggi che popolano la nostra società, dediti a mestieri anonimi, come il maître d’hotel o il corista o lo staffiere, appunto. Forse attraverso la sofferenza che segna i loro corpi e la consapevolezza di vivere una vita banale, Soutine non fa altro che emulare i suoi personali sentimenti.
Il dipinto, firmato Soutine in alto a destra, è stato acquistato dallo Stato francese a seguito del sequestro della Collezione Matsukata e dal 1952 è esposto al Musée National d’Art Moderne di Parigi. E’ possibile che esso sia stato eseguito insieme ad altri dipinti della stessa serie in occasione dell’esposizione allestita nel 1928 da Bing.
Chaïme Soutine nacque a Smilovitch, in Lituania, nel 1894 in una poverissima famiglia ebrea. Convinto di volersi dedicare alla pittura, nel 19136 si trasferì a Parigi, cominciando a studiare la pittura dei grandi maestri conservata al Louvre, particolarmente attratto da Rembrandt e da Courbet.
Iscrittosi all’atelier di Cormon, l’artista si trasferì a Ruche dove conobbe gli emigrati russi MARC CHAGALL, Lipchitze e Zadkine, con cui condivise sia la vita spensierata che la miseria. Grazie all’amicizia con Modigliani, Soutine entrò in contatto con il mercante d’arte Sborovski che, convinto delle sue capacità artistiche, nel 1919 lo mandò a dipingere a Cagnes, nel Midi della Francia.
La copiosa produzione di questo soggiorno è costituita da un centinaio di paesaggi pervasi da una profonda inquietudine. Gran parte di queste opere vennero acquistate dal collezionista americano Barnes che da allora divenne uno dei suoi più affezionati clienti. Il violento espressionismo e l’uso spregiudicato dei colori devono essere letti come un malessere esistenziale, un’incapacità di comunicare, sentimenti comuni a molti artisti del suo tempo e a intellettuali suoi coetanei.
L’esasperata ricerca cromatica, ma forse anche una forte rabbia repressa, lo spinsero a dedicarsi ripetute volte a ritrarre animali squarciati, tanto che il suo atelier venne soprannominato “la macelleria Soutine”, dando vita alla serie di “Bœufs écorchés” e dei “Volailles écartelées”. Dopo gli animali fu la volta dei personaggi contemporanei, una triste galleria di ritratti che aveva come fine quello di riflettere la mediocrità e la bassezza dell’uomo.
In tutta la sua carriera Chaïme Soutine non abbandonò mai il suo spietato moralismo, le sue allusioni esistenziali, uno stile che maturò fino alla morte, avvenuta nel 1943, e che influenzò gli artisti francesi della generazione successiva, in particolare il gruppo COBRA.
In tutta la sua carriera Chaïme Soutine non abbandonò mai il suo spietato moralismo, le sue allusioni esistenziali, uno stile che maturò fino alla morte, avvenuta nel 1943, e che influenzò gli artisti francesi della generazione successiva, in particolare il gruppo COBRA.


