ADORAZIONE DEI PASTORI (1650)
José de Ribera detto lo Spagnoletto (1591 - 1652)
Pittore spagnolo
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm. 238 x 179
Al di sotto di un pilastro che regge probabilmente una tettoia si svolge la scena occupata interamente dai personaggi che compongono questa "Adorazione dei pastori".
Al centro della composizione la Vergine è inginocchiata di fronte al Bambino, mentre a mani giunte solleva gli occhi al cielo.
In primo piano è il piccolo Gesù sistemato nella tradizionale mangiatoia colma di paglia alla cui estremità appena si intravede la testa del bue.
Due barbuti e rozzi pastori si inchinano di fronte all'Infante, mentre una vecchia con un cesto sulla spalla sembra distratta a osservarmi, io spettatore.
Dall'altra parte un giovane pastore si toglie il copricapo in segno di ossequio mentre guarda il nudo Bambino.
Sulla sinistra del quadro si intravede l'asino mentre in terra sdraiato è l'agnello.
Lo sfondo è casuale: pastose e intense nubi bianche occludono il cielo azzurro e in lontananza alcuni pastori accudiscono il gregge.
Il dipinto mette in risalto alcuni particolari naturalistici quali le mani grosse e arrossate e i volti corrugati dei pastori, così come il manto e lo stivale che indossa l'uomo sulla destra..., ma è soprattutto il respiro monumentale con le grandi figure in primo piano ad aver reso l'opera molto celebre, tanto da essere considerata dagli studiosi uno dei capolavori del l'ultima produzione di Ribera.
Firmata e datata 1650, come si legge sulla pietra dipinta in basso a destra, la "Adorazione dei pastori" è stata ritenuta opera di collaboratori o imitatori dal Felton, senza peraltro fornire esaurienti motivazioni.
Comunemente la critica osserva nel dipinto lo stile dei lavori tardivi del Ribera, in cui la ricerca naturalistica si fonde con l'impianto luministico, mettendo in risalto la crudezza della forme.
L'OPERA
II dipinto fu offerto, nel 1802, da Ferdinando IV di Borbone alla Repubblica francese, come risarcimento per alcune opere trafugate dai napoletani dalla chiesa di San Luigi de' Francesi a Roma.
Napoleone destinò il quadro al Louvre.
Della tela esiste una copia con lievi modifiche collocata nella cattedrale di Castellamare di Stabia e realizzata da uno dei numerosi imitatori del Ribera.
Un'altra produzione, relativa a un periodo successivo, è presente nella chiesa parrocchiale di Mainneville.
UNA ELOQUENTE TESTIMONIANZA SU RIBERA
Il pittore spagnolo J. Martinez, in visita a Napoli nel 1625, raccolse le confidenze del Ribera.
Una delle sue conversazioni con l'artista è riportata su di un libro di memorie pubblicato nel 1675...
"Tra l'altro abbiamo parlato della ragione per la quale egli non rientra in Spagna, anche adesso che la sua fama è divenuta universale e che i suoi connazionali ammirano la sua opera.
Ribera mi rispose: mio caro amico, sono lì i miei ricordi più cari, ma non mi sento di ritornare adesso che più persone ben informate e sincere mi trasmettono la loro esperienza.
Se il primo anno sarò riconosciuto come un grande pittore, l'anno successivo 1'accoglienza sarà più tiepida: sarò allora considerato come una semplice persona, e mi si mancherà di rispetto.
Tutto questo mi è confermato dal fatto che l'opera di eccellenti maestri spagnoli oggi è discreditata: io penso anche che la Spagna è una madre compiacente per gli stranieri, ma molto crudele con i propri figli.
E il motivo per cui resto in questa città dove sono stimato e pagato profumatamente: approvo la correttezza del proverbio: chi si trova bene resta sul posto".
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