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sabato 1 novembre 2014

T - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (T - Art History - The great artists)

Ratto di Europa (1541-42) - Tintoretto (Vedi scheda)

I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)



Pittore (Venezia 1696 - Madrid 1770).
Frequentò la bottega di Gregorio Lazzarini, ma presto si rese indipendente, subendo piuttosto I'influenza di Giambattista Piazzetta e Sebastiano Ricci.
Questo influsso si evidenzia nei violenti contrasti di luce delle sue prime opere: il Sacrificio d'lsacco (1715) e il Martirio di S. Bartolomeo (1721).
Perseverò in questo orientamento sino ad abbandonare il luminismo barocco per una luminosità totale: il colore-luce (ispirandosi al Veronese).
Nel 1725 eseguì la Gloria di S. Teresa e nel 1726 si recò a Udine, dove affrescò la Cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo e il palazzo arcivescovile con storie bibliche.
Dal 1731 al '40 creò veri capolavori: affrescò a Milano le Storie di Scipione (1731), a Bergamo, nella cupola della Cappella Colleoni, le Storie del Battista ( 1733), a Venezia il soffitto della chiesa dei Gesuiti (1737-39), e, ancora a Milano, il soffitto di Palazzo Clerici (1740).
Dal 1740 al '43 fu a Venezia e lavorò alla Scuola dei Carmini, nel '43 affrescò la Villa Cordellina a Montecchio con Storie di Dario e di Scipione, e nel '46 Palazzo Libia a Venezia.
Chiamato a Würzburg (Franconia) decorò il Salone da pranzo con episodi della vita di Bartolomeo, e lo scalone con le Parti del Mondo della residenza del principe Vescovo (1750-53).
Nel '57 rientrò a Venezia e decorò, con episodi dell'Iliade, Eneide, Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata, la Villa Valmarana.
Si recò anche in Spagna, chiamato dal re Carlo III, per decorare il nuovo Palazzo Reale, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.


TINTORETTO, Jacopo Robusti (Vedi biografia)

Pittore (Venezia 1518-94).
Così chiamato a causa del mestiere del padre, tintore di panni, iniziò la sua attività intorno al 1540 e fu artista importantissimo in antagonismo con Tiziano.
Nel 1547 dipinse I'Ultima Cena e nel '48 il Miracolo dì S. Marco che libera lo schiavo, considerato il suo primo lavoro impegnativo. 
Tra il 1550 e il '53 esegui le Storie bibliche, tra cui I'Adamo ed Eva, la Proibizione del Pomo e Il Peccato.
Alle Storie bibliche sono da collegare la Liberazione di Arsinoe di Dresda e la bellissima Susanna e i vecchioni di Vienna, capolavoro di questo periodo.
Intorno al 1562 dipinse il Giudizio Universale, opera che si può raffrontare al Giudizio michelangiolesco.
Tra il 1564 e l'87 decorò la Sala Grande e la Sala Inferiore per la Scuola di S. Rocco, che fu la sua più grande impresa artistica e poetica.
Contemporaneamente dipinse altre opere a Palazzo Ducale, tra cui il Paradiso, considerata la più grande tela del mondo.


venerdì 31 ottobre 2014

SUSANNA E I VECCHIONI (Susanna and the Elders) - Tintoretto

Susanna e i vecchioni (1557) Tintoretto
Kuruthistoris Museum - Vienna
Olio su tela cm  145 x 193

Durante gli anni Cinquanta del Cinquecento, Tintoretto alterna dipinti di soggetto mitologico con l'incessante produzione di immagini religiose. 
L'opera più affascinante di questo periodo è probabilmente la splendida Susanna e i vecchioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna. 
Accostandosi ai toni chiari e ai sereni soggetti della contemporanea pittura del Veronese, Tintoretto frena la consueta foga luministica, e per rischiarare il corpo purissimo della fanciulla sceglie un delicato chiarore che filtra tra le fronde di un giardino. 
I due vecchioni che spiano la ragazza dalle estremità opposte di una spalliera di rose non turbano la serenità di un momento di sospesa poesia. 
Degna di nota è l'accurata descrizione degli oggetti da toilette sciorinati sul prato da Susanna, e la minuziosa analisi dell'acconciatura. 

Pur trattandosi di un tema biblico, Tintoretto interpreta il soggetto in moda delicatamente elegiaco: la nostra attenzione non è certo concentrata sui due vecchioni, che fanno capolino alle estremità della siepe fiorita sulla sinistra, ma sul luminoso corpo della fiorente Susanna presso la fontana zampillante. 
Gli oggetti da toilette della fanciulla sono stesi sul prato, e creano un capriccioso disordine: la luce naturale che filtra nel verde del giardino accresce il fascino di questo capolavoroo.






sabato 22 marzo 2014

IL RATTO DI EUROPA (The rape of Europa) Tintoretto

IL RATTO DI EUROPA (1541-42) Tintoretto
Modena, Galleria Estense
Tavola cm 126 x 124

Insieme ad altre tredici composizioni mitologiche tratte dalle "Metamorfosi" di Ovidio, tutte conservate nello stesso museo, decorava il soffitto di una sala del palazzo dei conti Pisani di San Paterniano.
Importante momento della fase giovanile del Tintoretto, questa serie di tele dimostra il precoce
spirito di ricerca di composizioni virtuosistiche, con scorci e prospettive di notevole energia.

Non si può propriamente definire Tintoretto un autodidatta, e tuttavia una parte consistente del suo apprendistato si regge su una grande forza di volontà e su una forte autonomia. Una prova eloquente delle ricerche stilistiche compiute nella fase giovanile è la ripetizione dei soggetti, come se Tintoretto si cimentasse continuamente con insistite "variazioni sul tema" della Madonna col Bambino o del Cristo e l'Adultera: pose, espressioni, gesti, inquadrature prospettiche sono pazientemente rivisitate.
Fra le opere più interessanti di questi anni sono le quattordici tele con scene mitologiche destinate a decorare un soffitto di Palazzo Pisani e oggi nella Galleria Estense di Modena. Databili intorno al 1541, le strane piccole tele rivelano subito il gusto per gesti, composizioni, scorci arditi e grandiosi. 

I tentativi, le curiosità, le esperienze, i momenti di crisi, i dubbi, le incertezze, ed i primi sfolgoranti successi, cioè tutti quegli oscillamenti che caratterizzano la formazione di un artista, nel caso del Tintoretto sono contenuti in una dozzina d'anni: sembreranno forse troppi, rispetto ad altri artisti il cui destino figurativo pare segnato fin dagli inizi. Ma si pensi del resto alla novità, in un certo senso rivoluzionaria, che l'arte tintorettesca è venuta significando nel quadro della pittura veneziana del Cinquecento; e allora si misurerà tutto lo sforzo che è stato necessario all'artista per raggiungere una così nuova posizione di gusto, rinnovando ex imis non solo  lo strumento linguistico della tradizione veneziana, ma facendone un mezzo docile e personalizzato per l'estrinsecazione d'una fantasia visionaria ed espressionistica: in ultima analisi cambiando il corso di quella stessa tradizione.


VEDI ANCHE . . .




domenica 14 luglio 2013

MIRACOLO DI SAN PAOLO (Miracle of St. Paul) - Jacopo Robusti detto il Tintoretto


MIRACOLO DI SAN PAOLO (1548) 
Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518 - 1594) 
Pittore italiano 
Gallerie dell'Accademia a Venezia 
Olio su tela cm. 116 x 97 


La scena si rifà ad un episodio della "Leggenda Aurea" di Jacopo da Varagine, in cui si narra come, per la miracolosa intercessione di San Marco, venisse liberato il servo di un cavaliere provenzale, condannato ad essere accecato, ad avere le gambe spezzate e ad altre terribili torture poiché, contro la volontà del suo padrone, si era recato a venerare le reliquie del Santo. 

Il dipinto testimonia una piena maturità stilistica che evidenzia tutta la novità e la peculiarità del linguaggio pittorico del Tintoretto. 

Il fatto miracoloso (lo schiavo condannato, il carnefice con gli arnesi del martirio spezzati, il Santo che scende in picchiata come un deus ex machina) si svolge in uno spazio a palcoscenico, delimitato da quinte architettoniche, che occupa una piccola parte del quadro: la composizione è popolata da una folla attonita e sgomenta che straripa, lateralmente e frontalmente, dallo spazio della raffigurazione. 

Tutti i personaggi sono disposti secondo due diagonali che delimitano una parte centrale, dove giace il corpo riverso dello schiavo liberato. 

L'effetto drammatico è accentuato dalla figura di San Marco, fortemente scorciata, che precipita sulla folla, dall'alto, e che è posta in rapporto simmetrico con il servo. 

Le influenze manieristiche, amplificano il carattere fortemente drammatico della scena, ulteriormente rafforzato dal contrasto della luminosità tra lo sfondo chiaro e la raffigurazione in primo piano, colpita da un fascio di luce obliquo, proveniente da destra, che si proietta in un pronunciato chiaroscuro.



MIRACOLO DI SAN PAOLO (Immagine completa) 
Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518 - 1594) 
Gallerie dell'Accademia a Venezia 
Olio su tela cm. 116 x 97 

In data 30 novembre 1542, la Scuola Grande di San Marco a Venezia deliberò di decorare la Sala Capitolare con una serie di dipinti raffiguranti episodi della vita di San Marco. 
Il ciclo venne probabilmente commissionato al Tintoretto nel 1547 e tu terminato entro l'aprile dell'anno successivo, data della famosa lettera indirizzata dall'Aretino al pittore, nella quale il toscano tesse le lodi dell'opera. 
Collocato nella Sala Capitolare, il "Miracolo di San Marco" fu portato a Parigi nel 1797, ma dopo la restituzione entrò a far parte delle Gallerie dell'Accademia, essendo stata soppressa, nel frattempo, la Scuola. 


giovedì 30 maggio 2013

RITRATTO DI ALVISE MOCENIGO - Jacopo Robusti, detto il Tintoretto

RITRATTO DI ALVISE MOCENIGO (1570 circa) 
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (1515 - 1594) 
Gallerie dell'Accademia a Venezia 
Olio su tela cm. 116 x 97 
   
Questo magnifico ritratto, che raffigura il doge Alvise Mocenigo seduto in posa severa e abbigliato con abiti ufficiali, è uno dei più riusciti lavori di Tintoretto. 

II taglio della figura è molto vicino a quello adottato da Tiziano per ritrarre la serie dei dogi per Palazzo Ducale, purtroppo distrutta dall'incendio che danneggiò seriamente l'edificio nel 1577, modello che riscosse notevole successo fra gli artisti veneziani. 

Quanto i moduli dei due pittori veneziani siano vicini è comprensibile grazie al confronto fra questo ritratto e quello del doge Andrea Ghitti che Tiziano aveva eseguito almeno un trentennio prima. 

Alvise, appartenente alla nobile famiglia Mocenigo, che fino al Settecento fornì valenti uomini alla Repubblica, nacque a Venezia nel 1507. 

Eletto doge di Venezia l'11 novembre del 1570 restò in carica fino alla morte, avvenuta i14 giugno del 1577. 

Sotto il suo dogato si registra la guerra della Repubblica contro Cipro che causò la perdita dell'isola, nonché la gloriosa battaglia di Lepanto del 1571 che arrecò un durissimo colpo alla supremazia della flotta turca nel Mediterraneo. 

I tratti fisiognomici del Mocenigo suggeriscono che all'epoca del ritratto l'uomo avesse circa sessant'anni e forse la commissione fu immediatamente successiva alla sua elezione a doge. 


Questo fu il primo di una serie di ritratti che l'artista realizzò per il suo protettore, fra i quali segnaliamo la "Pala Votiva del Doge Alvise Mocenigo" (Washington, National Gallery) dove il doge è effigiato insieme alla moglie Loredana, e il "Redentore adorato dal Doge Alvise Mocenigo", opera questa destinata a sostituire la perduta decorazione di Tiziano nella Sala del Collegio in Palazzo Ducale, dove il doge compare insieme ai fratelli Giovanni e Nicolò. 

Il dipinto proviene dalla Procuratia "de Ultra" dove risulta citato dal Boschini (1674) come opera del Tintoretto, e da qui spostato alle Gallerie dell'Accademia, dove si trova ancora oggi, durante il periodo Napoleonico, nell'ambito dell'accentramento delle opere d'arte nei grandi musei. 

II ritratto è stato restaurato nel 1959 dal Pellicioli. 



  

giovedì 18 novembre 2010

LA NASCITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (The birth of John the Baptist) - Jacopo Robusti, detto il Tintoretto



LA NASCITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (1554 circa)
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (1518 - 1594)
Pittore italiano
Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo

Tela cm. 181 x 266




Gli elementi formali dell'opera testimoniano l'impostazione manieristica del Tintoretto, che teneva nel suo studio questo motto...

"Il disegno di Michelangelo, i colori di Tiziano".

Egli andava cercando, nella produzione dei due maestri, il segreto della intensità di visione, della sensibilità nella interpretazione della natura, senza plagiare né l'uno né l'altro.
Questa duplice ammirazione per Tiziano e Michelangelo si riflette nelle sue opere, nella sensualità, nella tecnica pittorica e nel virtuosismo del disegno.

Nato nel 1519, Tintoretto si immerge sin dagli inizi nella cultura manieristica toscano-romana, che approda a Venezia verso la fine del 1530.
In questo dipinto dell'Ermitage la ritmica delle forme, tipica di questa cultura, è costituita dagli allungamenti del canone dei personaggi, grazie al loro ampio sfoggio di flessioni ricercate e pose eleganti.

La trama della composizione scenica, che è tutta giocata in morbidi contrasti nei movimenti, rivela con quale padronanza Tintoretto usi la sintassi formale propria del Manierismo.
Queste caratteristiche, come anche una certa tendenza a soffermarsi sui dettagli decorativi (la base istoriata del letto di Santa Elisabetta) e la vivacità dei colori della tela, fanno pensare che il dipinto sia datato intorno al 1554.
Rientra del tutto nella sensibilità del Tintoretto anche il suo gusto per l'ambientazione familiare, evocata con realismo, come i due animali che risaltano in primo piano.
Questo modo di descrivere i personaggi rende la scena contemporanea al pittore e annuncia quel senso del quotidiano che continuerà a caratterizzare le opere successive.



L'OPERA

Il dipinto fece parte della collezione del cardinale Mazarino e quindi di quella del ricco collezionista francese Crozat (1665-1740), dal quale venne acquistato nel 1772 da Caterina di Russia.
Il titolo dell'opera viene indicato anche come "Natività della Vergine".
L'iconografia tradizionale dei due temi è effettivamente molto simile, ma in questo caso l'aureola di luce, che risplende intorno al capo della donna che tiene il bimbo in braccio, la identifica come la Vergine, la cui presenza è attestata fra i personaggi che assistono alla nascita dei Battista, indicando questo evento come l'esatto soggetto del dipinto.

Tintoretto è un grande rappresentante del Rinascimento veneto, e insieme uno sperimentatore di ricerche pre-barocche. 

In questo dipinto si dimostra un uomo profondamente religioso, ma in grado di agire con grande spregiudicatezza nei confronti del soggetto sacro, fino a meritarsi l'epiteto di "il più terribile cervello della pittura", coniato dal Vasari. 



IL MANIERISMO A VENEZIA

Tra il 1540 e il 1560 l'arca figurativa veneta venne investita dal fenomeno di diffusione della cultura manierista, chiamata inizialmente di "bella maniera" e successivamente di "maniera moderna".
Sotto la spinta di artisti toscani quali Giorgio Vasari, Francesco Salviati e Giuseppe Porta, arrivati a Venezia fra il 1539 e il 1543, la pittura lagunare rinnovò le sue strutture linguistiche, avviandosi ad una radicale trasformazione.
Così Tiziano compì in questi anni una svolta profonda, abbandonando il sereno naturalismo cromatico che aveva caratterizzato la sua pittura, per sperimentare nuove possibilità espressive più patetiche e intime, che ben poco hanno a che fare con lo spirito del Rinascimento.
Ma la cultura manierista attrasse nella propria orbita soprattutto gli artisti della nuova generazione..., così Jacopo Tintoretto e Paolo Veronese, accomunati entrambi da un particolare interesse per le novità della cultura toscano-romana, divennero i due protagonisti del rinnovamento pittorico veneziano della metà del XVI secolo.






sabato 24 ottobre 2009

RITROVAMENTO DEL CORPO DI SAN MARCO (Discovery of the body of St. Mark) - JACOPO ROBUSTI detto TINTORETTO


RITROVAMENTO DEL CORPO DI SAN MARCO (1562-1566)

JACOPO ROBUSTI detto TINTORETTO (1518-1594)
Pittore italiano del XVI secolo
PINACOTECA DI BRERA a MILANO
Olio su tela cm. 405 x 405






La scena illustra la storia del ritrovamento del corpo di San Marco, trafugato ad Alessandria, all'interno di uno spazio sviluppato in profondità.
L'animoso dinamismo della composizione è sostenuto dall'obliqua fuga prospettica della loggia di destra che ospitai sepolcri, dove alcuni uomini sono intenti a calare il ritrovato corpo del Santo.
Tutta la scena è investita da una solenne drammaticità che trova un valido sostegno nella modulata illuminazione che segna i protagonisti dell’evento.
In primo piano l'imponente figura di San Marco indica il luogo del ritrovamento del suo corpo. Ai suoi piedi un cadavere fortemente scorciato, molto vicino al Cristo Morto del Mantegna (Milano, Pinacoteca di Brera), sistemato su uno splendido tappeto orientale.
In secondo piano il vecchio Tommaso Rangoni, committente dell'opera, avvolto in una veste Tutta la scena è investita da una solenne drammaticità che trova un valido sostegno nella modulata illuminazione che segna i protagonisti dell’evento. con un prezioso tessuto. La drammaticità dell'ossesso, a destra della composizione, contribuisce ad esaltare il carattere emotivo dell'opera.
La luce che emerge dallo sfondo proviene da una torcia tenuta in mano da un uomo intento a cercare il corpo del Santo sotto una botola che si apre sul pavimento.
La ricerca che conduce Tintoretto a spericolate fughe prospettiche, alla drammaticità dell'azione e alla costruzione di azzardate scenografie, prende l'avvio con l'esecuzione delle Nozze di Cana nella chiesa della Salute (1561), e trova un preciso riscontro negli scritti contemporanei di Sebastiano Serlio.


L’OPERA


Alla soppressione della Scuola di San Marco, nel 1807, la grande tela venne trasferita nella Sala dello Scrutinio del Palazzo Ducale di Venezia.
Nel 1811 venne deciso il suo trasferimento a Milano, mentre le altre due tele che completavano il ciclo della Scuola di San Marco, furono dapprima collocate nel salone della Libreria Marciana e nel 1864 trasferite a Vienna, per ritornare in patria solo nel 1920.
Dopo un soggiorno presso la locale chiesa di San Marco l'opera venne riportata nella Pinacoteca di Brera.
Al British Museum è conservato uno studio preparatorio autografo relativo alla figura con le braccia alzate, in secondo piano sulla destra della composizione.



STORIA DELLA COMMISSIONE DEI TELERI DELLA SCUOLA DI SAN MARCO


I teleri destinati a decorare la Scuola di San Marco furono commissionati al Tintoretto dal medico ravennate Tommaso Rangone residente a Venezia.
Le opere realizzate furono tre: questa conservata a Brera, Il trafugamento del corpo del Santo e San Marco salva un Saraceno durante un naufragio, ambedue nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
L'esecuzione cade intorno al 1563-1564, senz'altro prima del 1566 anno in cui il Vasari, in visita a Venezia, li vide in loco.
La presenza in ciascuno dei teleri dello stemma del Rangone venne contestata dalla Confraternita di San Marco che per tale ragione li respinse.
Dopo un breve soggiorno nell'agosto del 1573 presso la casa del medico, le tele l'8 settembre dello stesso anno sono testimoniate nella bottega del Tintoretto, pronte ad essere ritoccate, ma misteriosamente ritornano alla Scuola senza che i tanto contestati stemmi fossero ricoperti.




venerdì 18 gennaio 2008

Jacopo Robusti detto il TINTORETTO - Vita e opere (Life and Work)

Disegno di Michelangelo, colore di Tiziano…… ecco l’arte del Tintoretto.


Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, nacque a Venezia nel 1518.
Egli opera quindi in un periodo in cui la Serenissima non è più la città del secolo d’oro, che aveva visto nascere l’arte di Giorgione e di Tiziano.
Già nei primi decenni del secolo XVI si notano segni della sua decadenza come potenza politica e commerciale: Venezia infatti, stava perdendo una dopo l’altra le sue colonie mediterranee, mentre le imprese militari di terraferma ne minavano il prestigio e la forza.
Tuttavia la Serenissima restava pur sempre la grande, ricca città, opulenta e sfarzosa, dove gli artisti trovavano sempre modo di dispiegare tutto il loro genio in opere degne della tradizione.
Il mondo della cultura e dell’arte però risentiva, almeno in parte di questa nuova situazione. Da un lato, con sempre maggior vivacità penetravano in Venezia le idee protestanti e democratiche che circolavano in Europa, dall’altro si facevano pure sentire gli echi della crisi generale del Rinascimento, insieme alla pressione negativa delle forze controriformiste.

Era dunque un periodo folto di contraddizioni, quello in cui Tintoretto dipinse le sue vaste tele, nelle quali si riflette in pieno l’inquietudine della sua epoca.
Sembra che sulla porta del suo studio Tintoretto avesse scritto: "Disegno di Michelangelo, colore di Tiziano". Certo è che Michelangelo e tutto l’indirizzo figurativo romano-fiorentino furono argomento di attento studio da parte di Tintoretto e di ciò è pure diretta testimonianza tutta la sua opera in cui il dinamismo e la plasticità della figura e della composizione michelangiolesca è di prima evidenza.
La sua pittura a differenza di quella di Tiziano, viva, soddisfatta, carnale, spirante sicura potenza, è invece una pittura piena di accenti drammatici, di agitazione, di bagliori e di ombre, una pittura in cui Tintoretto ama esprimersi, anzicchè attraverso l’espressione intensa dei volti, attraverso i movimenti, i gesti eloquenti dei personaggi o delle masse dei personaggi.
Il complesso di opere più impressionante per vastità ed energia pittorica è senza dubbio la decorazione della SCUOLA DI SAN ROCCO a Venezia.
A questa impresa egli si dedicò in vari tempi : dal 1564 al ’66 compì le pitture della SALA DELL’ALBERGO; dal 1567 al ’81 quelle della sala grande superiore; dal 1583 al ’87 quelle della sala terrena. Tema di questa vasta serie di tele è l’Antico Testamento e la vita di Cristo.
La CROCIFISSIONE, la FUGA IN EGITTO, la STRAGE DEGLI INNOCENTI, il BATTESIMO, l’ORAZIONE SUL MONTE DEGLI ULIVI sono, insieme ad altre ancora, altissimi esempi dello stile vibrante, veemente, ampio e complesso del Tintoretto. In queste scene appaiono, oltrechè le figure, anche i personaggi tintoretteschi: cieli nuvolosi intrisi di luce lunare, cieli sanguigni al tramonto, alberi rabbrividenti nella luce dell’alba, acque, monti, ogni cosa trasformata da una fantasia impetuosa e grandiosa.
I colori prendono squillo dalle zone d’ombra: spiccano così i gialli, i verdi, i rossi, applicati con pennello energico, con mano nervosa, con tocco costruttivo. Ma non è tanto lo squillo del colore quanto l’efficacia plastica che interessa Tintoretto: così nella elaborazione del suo linguaggio, egli giungerà ad affidare il risultato dell’opera principalmente alla potenza del chiaro-scuro.

L’itinerario stilistico di Tintoretto possiamo pertanto fissarlo dal giovanile MIRACOLO DI SAN MARCO (1548) al PARADISO, una tela di duecento metri quadrati (nel Palazzo Ducale di Venezia), una delle ultime opere portate a termine prima della sua morte avvenuta nel 1594.
Altre opere del Tintoretto sono il MIRACOLO DELLA MANNA e L’ULTIMA CENA di San Giorgio Maggiore, l’ANNUNCIAZIONE del Museo di Berlino, l’ORAZIONE NELL’ORTO di Santo Stefano ed altre ancora, cui s’aggiunge una fitta serie di ritratti.

Tintoretto è senza dubbio uno dei più fervidi geni della pittura…
… una fantasia ardente, una prodigiosa maestria, nutrite da un drammatico senso della grandezza dell’uomo.



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