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giovedì 7 giugno 2018

RITRATTO DI VINCENT VAN GOGH (Portrait of Vincent van Gogh) Toulouse-Lautrec

Ritratto di Vincent van Gogh al caffè (1887) Toulouse-Lautrec
Collection Vincent van Gogh Foundation
Pastello su carta cm 57 x 47

Henri de Toulouse-Lautrec-Monfa, questo è il suo cognome completo, nacque ad Albi nel 1864 e pare che già dalla prima infanzia rivelasse inclinazioni artistiche.
Ho letto da qualche parte che quando aveva tre anni gli fu detto che non poteva firmare come testimone al battesimo del fratello perché non sapeva scrivere; ebbene pare che lui abbia risposto: "Allora disegnerò un bue".
Lautrec aveva un istinto artistico molto sviluppato e molto probabilmente sarebbe diventato pittore, ma la molla che lo spinse a dedicarsi alla pittura in modo serio furono due incidenti (due cadute da cavallo) che lo costrinsero all'immobilità per un lungo periodo e che lo resero deforme per il resto della vita. Morì a Bordeaux nel 1901.
A diciassette anni decise che la pittura sarebbe diventata l'unico scopo della sua vita. Suo primo maestro fu René Priceteau, un amico del padre specializzato in quadri che. avevano come soggetti cani e cavalli; in seguito entrò nell'atelier di Léon Bonnat, un pittore accademico molto in voga in quegli anni.

Lautrec così scriveva allo zio Charles: "Forse sarai curioso di sapere che genere di incoraggiamento mi dà Bonnat. Egli mi dice: "La vostra pittura non è male, è ingenua ma, tutto sommato, non è male; il vostro disegno invece è proprio un orrore". E bisogna prendere il coraggio a due mani e ricominciare... ".

Dopo aver seguito coscienziosamente, e malgrado i suoi gusti personali, i consigli di Bonnat, nel 1882 passò a quelli di Fernand Cormon, un pittore allegro e squattrinato ma anche lui accademico, nello studio del quale trovò come condiscepoli dei pittori il cui ruolo fu più tardi decisivo e le cui personalità e le cui opere lo attrassero, ampliando il suo orizzonte e favorendo notevolmente le sue tendenze antiaccademiche.
Lautrec amava la pittura di Velazquez, Goya, Ingres, Renoir, ammirava Degas e Zandomeneghi (Zandò per gli amici francesi) e, come tutti gli impressionisti, era affascinato dalle stampe giapponesi. Tuttavia, benché molti artisti siano stati toccati dagli stili giapponesi, ciascuno ne ha derivato soltanto quegli elementi che si accordavano ai propri fini, così fece anche Lautrec.
Fu grande amico di tutti gli impressionisti e di Van Gogh fece questo fantastico ritratto a pastello realizzato su carta color paglierino. Notate come il pastello steso a tratti brevi conferisca a tutto il disegno un movimento a spirale.
Il fondo è stato ottenuto con un gioco di verde smeraldo, blu oltremare, violetto di cobalto, gialli, gialli-arancio e rossi. Anche i due tavoli e la figura contengono parecchi blu, ma più chiari come il ceruleo, e gialli, verdi e rossi in quantità, mentre sul viso prevalgono il giallo e lumi di bianco. Come potete osservare il disegno è stato realizzato con pochi colori, più avanti nel tempo Lautrec modificherà e perfezionerà questa tecnica.

Vincent van Gogh giunse a Parigi nel 1886 e poiché lavorava nello studio di Cormon Lautrec fece la sua conoscenza. Di questo olandese cupo e taciturno, quasi compiaciuto della sua solitudine, ammirò le opere e l'ideale, poi ne divenne amico. Il ritratto a pastello di Van Gogh risale a questo periodo. Due anni dopo, quando Vincent si sentiva ormai stanco della vita parigina, Lautrec gli consigliò un soggiorno nel sud-est della Francia" dove egli stesso aveva trascorso l'infanzia. Si rividero ancora una volta, in occasione di un rapido passaggio di Vincent a Parigi, due settimane prima che il pittore dei "'girasoli" e delle "notti stellate" ponesse fine tragicamente alla sua vita.







sabato 3 maggio 2014

YVETTE GUILBERT SALUTA IL PUBBLICO - Henri Toulouse-Lautrec

Yvette Guilbert saluta il pubblico (1894)
Henri Toulouse-Lautrec (1864-1901)
Albi, Musée Toulouse-Lautrec 
Tempera su cartone cm 48 x 25

Parlare di Toulouse-Lautrec non è facile dopo tutto ciò che è stato scritto finora da critici, storici, giornalisti, collezionisti; vorrei comunque tentare di spiegarvi come può essere nata la meravigliosa pittura all'essenza riprodotta qui sopra e che si intitola Yvette Guilbert saluta il pubblico.

Influenzato da Degas, Toulouse-Lautrec amava dipingere le donne dello spettacolo, le donne delle "case" nell'intimità quotidiana: mentre si lavano, si vestono, si pettinano ecc. 
Questa influenza di Degas si nota anche per quanto riguarda la tecnica: pennellate sicure con il
colore molto diluito, trasparente, che lascia intravedere il supporto.

Per questo omino sciancato dipingere era un modo di dare e ricevere amore; e questo amore lo riceveva nel mondo dei locali notturni e dei postriboli dove veniva deriso ma nello stesso tempo accettato e amato. E sono proprio i personaggi di questo mondo che egli ha ritratto rendendoli immortali.

Toulouse-Lautrec è l'unico pittore del secondo impressionismo ad avere una profonda conoscenza del disegno in senso accademico. Ha inventato la pittura dove tutti guardano: lo spettatore guarda il quadro mentre le persone raffigurate si guardano tra loro e qualcuno, distrattamente, guarda la ballerina o la cantante. 
Nel nostro caso, l'attrice-cantante pare che guardi nel vuoto, o forse sta guardando una persona seduta in prima fila al Moulin Rouge, magari proprio il pittore che frequentava abitualmente quel locale.

In quel tempo Yvette Guilbert aveva adottato un trucco e un abbigliamento particolari - indossava per lo più abiti scollati e lunghi guanti neri - per dare più risalto alla sua personalità e ai suoi caratteristici lineamenti: lungo collo, capelli rossicci, naso umoristicamente volto all'insù e una larga bocca espressiva. Con la sua superba dizione e il suo istinto drammatico Yvette Guilbert rivoluzionò il metodo tradizionale di presentare le canzoni: al tempo stesso molti dei suoi numeri di maggior successo furono d'intonazione chiaramente licenziosa. 
Tuttavia, per citare il Figaro del 1896... "Yvette Guilbert conosce l'arte di rendere gustose anche le oscenità, che pronuncia con un tono del tutto distaccato".

Per tornare al dipinto, Lautrec deve avere a un certo punto preso un libretto di appunti e deve aver fatto uno schizzo rapido, con pochi segni, anche perché la donna non sarà stata in quella posizione per molto tempo. Avrà osservato con attenzione tutto ciò che le stava attorno e forse le avrà poi chiesto di posare per lui, nel suo  studio, o forse avrà cercato per giorni un'altra donna che avesse le medesime caratteristiche fisiche. 
Nel suo studio ha ricostruito l'ambiente, ha perfezionato il bozzetto iniziale e ha quindi cominciato a dipingere con grande foga, come se tutte le miserie del mondo si purificassero attraverso il suo gesto.

In questo dipinto Lautrec ha usato una tecnica che io considero una via di mezzo tra la tempera e la pittura a olio: è infatti una pittura all'essenza) e per essenza si intende essenza di trementina o essenza di petrolio.


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mercoledì 27 ottobre 2010

LA MODISTA (The milliner) Henri de Toulouse-Lautrec



LA MODISTA (1900)
Henri de Toulouse-Lautrec
Museo Toulouse-Lautrec di Albi
Pittura su legno cm. 49,5 x 61
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel  1790 x 2520 - Mb 2,04


Questo quadro viene considerato dalla critica come uno dei più bei ritratti di Toulouse-Lautrec, che ne eseguì molti.
Nei suoi dipinti la figura femminile assume un ruolo di primo piano ed è rappresentata con un realismo spesso spietato, che lascia tuttavia spazio alla dignità e alla dolcezza.
Le donne, imponendosi con la forza della loro personalità, sono le vere protagoniste dei ritratti di Toulouse-Lautrec.
Questa opera è basata, come spesso avviene nella produzione del pittore, su forti contrasti di luci ed ombre; la testa della giovane modista emerge dal fondo scuro grazie alla luce che si riflette sulla massa dorata dei suoi capelli.
E' una luminosità magica, che sospende la donna in un mondo irreale e lontano dal tempo.
I sentimenti malinconici e segreti che traspaiono dal viso della modista sembrano quasi un riflesso di quelli del pittore che sentiva ormai vicina la morte.

Il dipinto fu eseguito dall'artista nel 1900, un anno prima della sua morte, ed è stato da alcuni anni identificato come il ritratto di Renée Vert, moglie dell'incisore Adolphe Albert, amico di Toulouse-Lautrec.
Con più probabilità il soggetto raffigurato è una giovane modista parigina, Louise Blouet, che suscitò una delle ultime passioni del pittore, e che ritroviamo ancora, intenta al suo lavoro, nella litografia del 1893.


IL MUSEO DI ALBI

Il palazzo della Berbie, l'antica sede arcivescovile, ospita numerosi quadri, disegni, manifesti e litografie che la famiglia di Toulouse-Lautrec assegnò per legato alla città di Albi.
Maurice Joyant, vecchio amico e compagno del pittore Liceo Condorcet, è stato il promotore, nel 1922, alla fondazione del Museo.
Le seicento opere che compongono il considerevole fondo consentono di ripercorrere la vita e la carriera artistica di colui che aveva dipinto con tanta maestria i caffè concerto popolari e le case di appuntamento di Montmartre (Le Moulin de la Galette..., La Gouloue..., Valentin de Désossé..., Jane Avril), che aveva saputo rendere l'atmosfera dei campi di corse e dei teatri (Lucien Guitry et Jeanne Granire) e che aveva eseguito pregevoli ritratti (Maurice Joyant...., L'Anglaise du "Star" au Havre..., Romain Coolus), senza dimenticare i celebri manifesti che aveva realizzato per il Moulin-Rouge.


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martedì 19 maggio 2009

JANE AVRIL DANZANTE (Jane Avril Dancing) - Henri de TOULOUSE-LAUTREC


JANE AVRIL DANZANTE (1893 )
Henri de TOULOUSE-LAUTREC (1864 - 1901)
Museo d'Orsay a Parigi
Olio su carta cm. 85,5 x 45


L'opera ritrae Jane Avril, una delle più celebri ballerine parigine, nonché amante di Toulouse-Lautrec, intenta a ballare il cancan.

La scatenata danza affascinava Toulouse-Lautrec che tentò di seguirla tracciando i gesti del corpo della ballerina..., l'occasione gli dava l'opportunità di vivacizzare ulteriormente il suo dinamico stile, che già si era indirizzato verso una sintesi radicale.

Infatti, basta osservare il dipinto e ci si rende conto che per l'artista non era importante completare la composizione, bensì impostare le linee essenziali che definiscono l'ambiente in cui danza la ballerina..., di questa, a sua volta, è messo in risalto il volto, così malinconico e triste, tracciando sommariamente il resto del corpo.

Eppure sono le energiche braccia e le gambe sgambettanti che agitano la gonna e la sottogonna.

Sullo sfondo, in un palco appena accennato, è la caricatura di una coppia..., sembra che l'uomo sia William Warrener, il pittore inglese che posò per Toulouse-Lautrec in "L'inglese al Moulin Rouge" (New York, Metropolitan Museum of Art).

Osservando Jane Avril che danza mi tornano in mente le spontanee ballerine di Degas, sorprese a provare dei passi di danza: quanto armoniche ed eleganti erano quelle, tanto più agitate e volgari sono queste. Ma a differenza di Degas, per Toulouse-Lautrec era importante cogliere quella particolare atmosfera che si respirava nei tabarin di Parigi.


L'OPERA

Firmata in alto a destra "HT Lautrec", l'opera non è datata, ma è generalmente collocata intorno al 1893. La sua prima apparizione pubblica risale al 1898, quando fu esposta alla grande mostra londinese organizzata dal mercante Maurice Joyant alla Goupil Gallery. Essa entrò nelle Collezioni Statali francesi grazie al legato, datato 1937, di Antonin Personnaz.

Al Musée Toulouse-Lautrec di Albi sono due studi per questa composizione: due disegni che ritraggono Jane Avril mentre compie un passo di danza, e un altro che ritrae ancora la ballerina colta di spalle.


JANE AVRIL

Nata a Parigi nel 1868 da un nobile italiano, Jane Avril ebbe un' infanzia difficile a causa della fragilità psichica della madre.
Giovanissima si dedicò alla danza, esibendosi dapprima come cavallerizza all'Hippodrome, che si trovava in Avenue de l'Alma, e poi al Moulin Rouge. Qui divenne celebre come ballerina della quadriglia.
Finalmente giunse il successo e la scrittura nei più celebri locali alla moda, come il Jardin de Paris e le Folies Bergères. Più tardi ebbe un ruolo anche nel Peer Gynt di Ibsen.
Sull'onda del successo lavorò a Londra e poi anche negli Stati Uniti.
Dotata di una personalità inquieta e complessa, Jane Avril dal 1890 a11893 ebbe una relazione con Toulouse-Lautrec.

L'artista le donò molte sue opere, che comprendevano anche alcuni ritratti della donna, che la ballerina anziché conservare donò ad alcuni dei suoi amanti.


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domenica 10 agosto 2008

IMPRESSIONISMO (Impressionism - Impressionnisme - Импрессионизм - Impressionismus - 印象主義 - 印象派 - Impresjonizm)

COME NACQUE IL LORO NOME


Se invece di parlarvi di IMPRESSIONISTI, io avessi intitolato questa opinione GLI INTRANSIGENTI, molti si chiederebbero chi mai sono costoro.
Eppure i rappresentanti del movimento pittorico di cui intendo parlare ebbero in origine proprio questo nome, gli INTRANSIGENTI: si chiamavano così perché si scagliavano con una certa violenza contro i precedenti modi di dipingere e soprattutto contro il NEOCLASSICISMO, che si proponeva di far rivivere l'arte del periodo greco e romano.
Il suo nome, col quale gli INTRANSIGENTI erano destinati a diventare celebri e a tenere un posto importantissimo nella storia dell'Arte, nacque in occasione della prima mostra collettiva che essi tennero a Parigi, dal 15 aprile al 15 maggio del 1874, nello studio del fotografo Nadar, sul Boulevard des Capucins.
Una delle tele esposte in tale mostra si chiamava IMPRESSIONI AL LEVARE DEL SOLE ed era di uno dei maggiori esponenti del gruppo, Claude Monet.
Un giornalista, non troppo noto per la verità, certo Louis Leroy, basandosi sul titolo del quadro di Monet, cominciò a chiamare IMPRESSIONISMO il nuovo movimento e IMPRESSIONISTI i suoi rappresentanti, non nascondendo ma anzi accentuando un certo significato dispregiativo che egli dava a questa terminologia.
Il nome IMPRESSIONISTI tuttavia non fu affatto sgradito ai componenti del gruppo, perché in un certo senso esprimeva bene una delle caratteristiche del loro genere di pittura, che viveva soprattutto di impressioni raccolte a volo nell'osservazione della natura e poi riportate sulla tela dalle tinte per lo più chiare e vivaci.
Tanto piacque anzi il nome che nel 1876, quando ebbe luogo la loro seconda mostra, essa fu chiamata dagli stessi pittori che vi esponevano "Prima esposizione degli Impressionisti".
Facevano parte del gruppo, oltre a Monet, cui ho già fatto cenno, Auguste Renoir..., Edouard Manet..., Edgar Degas..., Camille Pissarro..., Alfred Sisley..., Paul Cézanne... e anche una donna, Berte Morisot.


PITTORI DELLA LUCE


Benché le loro mostre continuassero sempre a Parigi e benché Parigi rimanesse il centro ideale della loro pittura, gli IMPRESSIONISTI finirono col fissare il loro quartier generale ad Argenteuil, una piccola città sulle rive della Senna, a tredici chilometri dalla capitale.
Proprio per le caratteristiche della loro pittura gli IMPRESSIONISTI avevano bisogno di dipingere "in piena aria", come usavano dire, cioè a diretto contatto con i colori della natura e soprattutto con la luce: i colori - affermavano gli IMPRESSIONISTI - sono fatti di luce, esistono solo grazie alla luce.
Parigi naturalmente non rispondeva a queste esigenze, mentre Argenteuil per varie ragioni sembrava fatta apposta per i loro gusti di vita e di arte. Facilmente raggiungibile dalla capitale, offriva insieme occasione di pitture e di allegre scampagnate, luminose e festose vedute, familiari regate.


UN CASO DI OSTINATA INCOMPRENSIONE


Gli IMPRESSIONISTI, per il modo anticonformistico in cui concepivano la pittura, non erano certamente destinati a imporsi con facilità: dovettero anzi lottare a lungo prima di ottenere il trionfo. Quando ancora nessuno apprezzava i loro lavori, questi giovani artisti avevano trovato tuttavia un fervido e fedele ammiratore in Gustave Caillebotte, un ricco architetto navale, anche lui giovane e mediocre pittore dilettante. Ad Argenteuil, egli si fece costruire una bella casa. Vi tenne una raccolta di quadri impressionisti costituita in base a un metodo di scelta per lo meno singolare: acquistava unicamente le tele che nessun altro voleva!
Convinto di non vivere a lungo, nel 1876 egli volle fare testamento. Aveva 28 anni e ne visse ancora 18. Quando morì e si conobbero le clausole testamentarie, subito scoppiarono polemiche furibonde.
Caillebotte lasciava i suoi quadri allo Stato. Prevedendo opposizione da parte dell'arte 'ufficiale', egli precisava che lo Stato - accettando la sua donazione - si impegnava a non relegarla in soffitta o in un museo di provincia: le tele dovevano assolutamente andare al Luxembourg, museo dei pittori viventi, poi, alla morte degli autori, dovevano andare al Louvre, non altrove.
La reazione, come Caillebotte aveva previsto, fu violenta.
L'accademia delle Belle Arti si oppose con tutti i mezzi e provocò persino un dibattito al Senato. Il professore Gérôme, uno dei pontefici della pittura accademica, minacciò di dimettersi se la donazione veniva accettata e dichiarò...

"Viviamo in un secolo di decadenza e di imbecillità. La donazione include dipinti dei signori Manet, Pissarro e compagni, non è così? Ebbene, l'accettarla... significherebbe la fine della nazione, la fine della Francia.".

Una delle accuse più frequenti lanciate agli IMPRESSIONISTI era di essere "anarchici e sovversivi". Politicamente, era un'accusa senza senso. Era vero però che, sul piano dell'arte, rifiutandosi di seguire le mode del loro tempo e sostituendovi una nuova concezione, compivano (forse senza volerlo) un gesto ancora più rivoluzionario. Basta pensare che un giorno Manet si rifiutò di votare per il pittore Puvis de Chavenne, esclamando "non voterò mai per un uomo che sa dipingere un occhio!"
Comunque lo Stato finì con l'accettare 40 delle 65 tele della donazione di Caillebotte.
Per "prenderle in carico" bisognava avere un'idea del loro valore: furono sottoposte a perizia di stima. Gli esperti valutarono in media 2.000 euro odierni gli 8 Monet accettati..., 1.600 euro l'uno i 6 Renoir, tra cui l'oggi celeberrimo MOULIN DE LA GALETTE. Sorte analoga, ebbero Pissarro, i Manet, i Degas, i Sisley.
La peggiore quotazione toccò a due tele di Cézanne (che, pur non potendo dirsi un IMPRESSIONISTA, in quanto la sua pittura è già in posizioni più avanzate, era compreso nella raccolta): la sua veduta di porticciolo mediterraneo, l'ESTAQUE, fu stimata 300 euro in valuta attuale. Oggi non vale meno di una decina di milioni di euro.
Le tele accettate vennero effettivamente esposte al Luxembourg, nel 1897, sia pure in una sezione a parte, come in prudente quarantena; l'accoglienza del pubblico costituì, nell'insieme, un successo. Il fratello di Caillebotte si batté a lungo per far accettare anche le 25 tele restanti della raccolta, senza però riuscirvi.
Collezionisti privati furono ben lieti di entrare in possesso di questi quadri e lo Stato, rimasto vittorioso nella lunga contesa, riuscì a non diventare proprietario di capolavori che valgono oggi indefiniti miliardi.



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CHE COS'È


Nella prima metà dell'Ottocento, dipingere voleva dire quasi sempre rappresentare personaggi e fatti del mondo religioso e culturale: personaggi illustri, scene di caccia, soggetti religiosi, storici o mitologici. Tutto veniva minuziosamente disegnato col solo scopo di fare una "degna pittura", capace di ispirare grande rispetto e di dare una riproduzione il più possibile perfetta di ciò che si voleva ritrarre. Ai pittori ufficiali dell'epoca sarebbe apparso indecoroso dipingere, ad esempio, povere case e umili oggetti.
L'IMPRESSIONISMO reagisce a questo modo retorico e oleografico di rappresentare il mondo. I pittori IMPRESSIONISTI dipingono dal vero, sostituendo ai soggetti tradizionali scene ispirate alla vita quotidiana, agli avvenimenti più consueti; l'importante, per loro, è afferrare un momento della realtà, cogliere un'impressione ed esprimerla coi colori, rendendone partecipi coloro che guardano i loro quadri.
I rappresentanti più tipici del movimento, mi ripeto, sono Monet e Pissarro; altrettanto celebri sono Renoir, Manet, Degas, Sisley.
Vi sono poi altri pittori che, pur non facendo parte del gruppo, ne subirono l'influsso e possono essere considerati IMPRESSIONISTI, usando questo termine con significato alquanto largo; tra essi ricordo Toulouse-Lautrec  che si rifece a Degas come a un maestro ideale, GauguinVan Gogh, Cézanne.


DOVE


Il movimento nacque a Parigi, che era allora non solo il centro spirituale della cultura francese ma di tutto il mondo delle arti. Ma poiché gli IMPRESSIONISTI, innamorati com'erano della natura, si ispiravano soprattutto ai paesaggi campestri, trascorrevano lunghi periodi nel sud della Francia e nelle campagne della regione parigina, soprattutto, come ho accennato poco sopra, nella piccola città di Argenteuil.


QUANDO


La prima mostra ufficiale dei pittori IMPRESSIONISTI ebbe luogo come ho già detto nel 1874, ma da quasi vent'anni si era formato questo gruppo di artisti che, seguendo una vocazione comune, andava alla ricerca di un nuovo stile. L'ultima mostra degli IMPRESSIONISTI è dell'anno 1886. Da quell'anno in poi non si può parlare più di IMPRESSIONISMO, perché esso, come gruppo, cessò di esistere, anche se ogni suo componente continuò a lavorare e raggiunse una nuova pienezza e validità di stile.



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ALCUNI QUADRI...


IN BARCA
Edouard Manet
Metropolitan di New York



Ecco un quadro di Manet nel quale appaiono alcune di quelle che sono le caratteristiche principali della pittura impressionistica: colori vivi e brillanti, luminosità diffusa e mancanza quasi totale di chiaro-scuro.





IL CAFFÈ-CONCERTO DEGLI AMBASSADEURS


Edgar Degas

Musée des Beaux Arts de Lyon




Di questo pittore sono celebri le ballerine che egli non trasformò mai in personaggi convenzionali.







INONDAZIONE A PORT MARLY
Alfred Sisley
Louvre di Parigi

Ecco un bell'esempio della cura con cui gli Impressionisti osservavano la natura, loro perenne fonte di ispirazione.


VEDI SCHEDA





LA GRENOUILLÈRE

Claude Monet

Metropolitan di New York




Impressionante l'importanza che assume in questo quadro la luce che si riflette sull'acqua e come il gioco dei riflessi valorizzi il dipinto.






GIARDINO A PONTOISE

Camille Pissarro

Bridgeston Gallery di Tokio


La figura umana che si vede al centro del dipinto perde l'importanza nei confronti della natura che qui appare la vera protagonista del quadro.




  

La pittura degli IMPRESSIONISTI è più "sentita" che pensata e da ciò deriva il suo grande fascino.


VEDI ANCHE ...

AUTORITRATTI DEGLI IMPRESSIONISTI


LA SENNA E GLI IMPRESSIONISTI (Renoir - Pissarro - Gauguin)


BERTHE MORISOT -  EDOUARD MANET - PIERRE-AUGUSTE RENOIR 


IL GIARDINO DI CLAUDE MONET - Giverny in Normandia


* La vita di CLAUDE MONET


REGATA AD ARGENTEUIL - Claude Monet


PASSEGGIATA SULLA SCOGLIERA - Claude Monet


DONNA CON PARASOLE - Claude Monet


LONDRA, IL PARLAMENTO - Claude Monet


LO STAGNO DELLE NINFEE, ARMONIA VERDE - Claude Monet


NINFEE: MATTINO (Waterlilies: Morning) - Claude Monet

ESTATE - Claude Monet


PAPAVERI - Claude Monet


BRINA - NEBBIA - Claude Monet


LA STAZIONE DI SAINT-LAZARE - Claude Monet


CATTEDRALE DI ROUEN (EFFETTO DI LUCE MATTUTINA - Claude Monet


IMPRESSIONE, LEVAR DEL SOLE - Claude Monet


UN BAR ALLE FOLIES-BERGÈRE - Édouard Manet


PIFFERO DI REGGIMENTO - Édouard Manet


OLYMPIA - Edouard Manet (Versione Loris)


OLYMPIA - Edouard Manet (Versione Gramigna)

NATURA MORTA CON PEONIE - Édouard Manet


RITRATTO DI ZOLA - Édouard Manet


L'AUTUNNO - Édouard Manet


LA LETTURA - Edouard Manet


IL BALCONE - Édouard Manet


ALLA FERROVIA (Al ferrocarril) - Édouard Manet


















PIERRE-AUGUSTE RENOIR - Vita e opere

DAME A LA GRENOUILLÈRE - Pierre-Auguste Renoir


LA COLAZIONE DEI CANOTTIERI - Pierre-Auguste Renoir (Versione Loris)


LA COLAZIONE DEI CANOTTIERI - Pierre-Auguste Renoir (Versione Gramigna)


DONNA D'ALGERI - ODALISQUE - Pierre-Auguste Renoir


LE BAL DU MOULIN DE LA GALETTE - Pierre-Auguste Renoir (Versione Loris)


LE BAL DU MOULIN DE LA GALETTE - Pierre-Auguste Renoir (Versione Gramigna)


MADAME DAUDET - Pierre Auguste Renoir


CLAUDE MONET CON TAVOLOZZA - Pierre Auguste Renoir


LA PRIMA USCITA (Café Concert) - Pierre Auguste Renoir


TORSO DI DONNA AL SOLE (Étude - Torse, effect de soleil) - Pierre Auguste Renoir


BAMBINA CON INNAFFIATOIO - Pierre Auguste Renoir





* La vita di CAMILLE PISSARRO


AUTORITRATTO (Selfportrait) Camille Pissarro


LA PASTORELLA (LA BERGÈRE) - Camille Pissarro


LE FOND DE L'HERMITAGE, PONTOISE - Camille Pissarro


PIAZZA DEL VECCHIO CIMITERO A PONTOISE (1872) Camille Pissarro


NATURA MORTA - Camille Pissarro

PIAZZA A LA ROCHE-GUYON - Camille Pissarro
















* 1 - JEAN-FREDERIC BAZILLE (Versione Gramigna)


* 2 - JEAN-FREDERIC BAZILLE (Versione Loris)


RIUNIONE DI FAMIGLIA - Jean-Frederic Bazille


LA BARCA DURANTE L'INONDAZIONE, PORT-MARLEY - Alfred Sisley


INONDAZIONE A PORT-MARLEY - Alfred Sisley











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