NORTHAM CASTLE, ALBA (1845 circa)
William Turner (1775-1751)
Tate Gallery di Londra
Olio su tela cm. 91 x 122
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Pixel 1780 x 2530 - Mb 2,23
In lontananza è il Castello di Norham, che sorge sulle sponde del Tweed, il fiume che scorre tra l'Inghilterra e la Scozia.
Turner amava molto questo luogo, tanto da ritrarlo, sia ad olio che ad acquerello, numerose volte..., ed è proprio in questo paesaggio che l'artista raggiunge il momento più alto di questa esperienza, dove la bellezza della natura è colta con una sorta di velo romantico.
Per meglio rendere le sue sensazioni più intime, il pittore usa la tecnica ad olio come se fosse un acquerello.
Così il castello, riconoscibile a fatica, diventa un'esile ombra blu che si fonde con il fiume, e gli argini sono due macchie simmetriche che confinano tra il cielo e l'acqua.
Il colore dunque non assolve esclusivamente la sua funzione descrittiva ma, semmai, offre una visione suggestiva capace di coinvolgere sentimentalmente lo spettatore.
La realtà diviene, dunque, visione. Ma questo modo spregiudicato di raffigurare la natura risultò incomprensibile sia alla critica ottocentesca, che si chiese se si trattava di un abbozzo o di un'opera finita, che ai membri della Royal Academy di Londra.
Consapevole della difficoltà che l'opera avrebbe trovato fra colleghi e critica, Turner preferì tenerla nel suo studio.
L'OPERA
La datazione dell'opera è alquanto incerta e oscillerebbe, secondo alcuni studiosi intorno al 1835 e il 1840, secondo altri tra il 1845 e il 1850.
Di sicuro è che il primo paesaggio raffigurante il Castello di Norham risale al 1797, un acquerello esposto presso la Royal Academy l'anno successivo.
Tra le numerose varianti di questo soggetto, ricordiamo i due acquerelli datati 1816 e 1835, oggi conservati al British Museum di Londra.
Questo dipinto passò nelle Collezioni Statali britanniche dopo la morte di Turner, nel 1856, e dopo un lungo soggiorno presso la National Gallery. nel 1914 fu trasferito alla Tate Gallery.
IL LIBER STUDIORUM di Turner
William Turner ebbe una buona formazione accademica.
Egli fu un grande ammiratore della pittura francese del Seicento, con particolare predilezione per i paesaggi, intrisi di grande sensibilità luministica, di Claude Lorrain.
Così come l'artista francese, anche Turner trasse delle incisioni dai suoi disegni, che dal 1806, incoraggiato da Frederick Wells, raccolse in un volume chiamato Liber Studiorum.
In realtà, questa era una prassi molto diffusa nel corso del XVII secolo, perché garantiva l'autenticità dell'originale, arginando così anche il fenomeno delle copie non autorizzate.
L'esistenza di questa pregiata raccolta, oggi è fondamentale perché illustra, in maniera dettagliata, l'evoluzione del paesaggio nell'opera di Turner.
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Per meglio rendere le sue sensazioni più intime, il pittore usa la tecnica ad olio come se fosse un acquerello.
Così il castello, riconoscibile a fatica, diventa un'esile ombra blu che si fonde con il fiume, e gli argini sono due macchie simmetriche che confinano tra il cielo e l'acqua.
Il colore dunque non assolve esclusivamente la sua funzione descrittiva ma, semmai, offre una visione suggestiva capace di coinvolgere sentimentalmente lo spettatore.
La realtà diviene, dunque, visione. Ma questo modo spregiudicato di raffigurare la natura risultò incomprensibile sia alla critica ottocentesca, che si chiese se si trattava di un abbozzo o di un'opera finita, che ai membri della Royal Academy di Londra.
Consapevole della difficoltà che l'opera avrebbe trovato fra colleghi e critica, Turner preferì tenerla nel suo studio.
L'OPERA
La datazione dell'opera è alquanto incerta e oscillerebbe, secondo alcuni studiosi intorno al 1835 e il 1840, secondo altri tra il 1845 e il 1850.
Di sicuro è che il primo paesaggio raffigurante il Castello di Norham risale al 1797, un acquerello esposto presso la Royal Academy l'anno successivo.
Tra le numerose varianti di questo soggetto, ricordiamo i due acquerelli datati 1816 e 1835, oggi conservati al British Museum di Londra.
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Così come l'artista francese, anche Turner trasse delle incisioni dai suoi disegni, che dal 1806, incoraggiato da Frederick Wells, raccolse in un volume chiamato Liber Studiorum.
In realtà, questa era una prassi molto diffusa nel corso del XVII secolo, perché garantiva l'autenticità dell'originale, arginando così anche il fenomeno delle copie non autorizzate.
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