Il museo della resa incondizionata
Dubravka Ugrešić - Jugoslavia 1949
Anno di pubblicazione – 1999
Prima edizione – Fabrika knjiga (Belgrado)
Titolo Originale – Muzej bezuvjetne predaje
Il romanzo comincia così :
"Nel giardino zoologico di Berlino, accanto alla piscina con un elefante marino vivo, c'è un'insolita vetrina. Sotto vetro si trovano gli oggetti recuperati nello stomaco dell'elefante marino Roland, spirato il 21 agosto 1961, e più precisamente:
un accendino di colore rosa, quattro bastoncini da gelato (di legno), una spilla in metallo a forma di barboncino, un apribottiglie, un braccialetto da donna (probabilmente d'argento), un fermaglio per capelli, una matita di legno, una pistola ad acqua di plastica per bambini, un coltello di plastica, un paio di occhiali da sole, una catenina, una molla (piccolina), un cerchio di gomma, un paracadute (giocattolo), una catena di ferro da quaranta centimetri circa, quattro chiodi (grandi), un'automobilina di plastica verde, un pettine di metallo, un distintivo di plastica, una bambolina, una lattina di birra (Pilsner, trentatré centilitri), una scatola di fiammiferi, una pantofolina da bambino, una bussola, una piccola chiave d'automobile, quattro monetine, un coltello con l'impugnatura in legno, un succhiotto finto, un mazzo di chiavi (cinque pezzi), un lucchetto, un astuccio di plastica con aghi e fili".
Strano inizio per una storia vero?
Ed è così che mentre la narratrice legge l’elenco del contenuto, ci ritroviamo con lei a cercare di trovare una qualche logica in quella casualità.
In questo straordinario romanzo di esilio, perdita e ricordo, questa diventa una delle metafore centrali. Il contenuto di una vecchia borsa, il mercato delle pulci di Berlino, alcuni vecchi album fotografici, in una prosa di pacatezza, malinconia e bellezza vengono descritti eventi all’apparenza causali.
Attraverso l’intreccio degli incontri con vari amici e artisti ognuno con la propria storia, l’autrice crea un effetto collage con vari livelli di significato e collegamenti.
I personaggi che l’autrice descrive, reali o immaginari che siano, le permettono di prendere in esame il rapporto tra memoria e identità e, in particolare, i metodi differenti utilizzati per affrontare la mancanza di entrambe le cose.
Il romanzo tenta di cogliere il lento e costante senso di perdita e disorientamento causato dall’esilio e la scomparsa di tutto ciò che gli esseri umani chiamano casa. Lo stile narrativo frammentato e postmoderno si muove tra il diario, la prosaicità saggistica e il magico realismo. In tal modo la Ugrešić può riconoscersi come una sorta di pezzo da museo, al pari di tutti coloro che si sono lasciati dietro una casa che non esiste più.
L’autrice si riferisce spesso ai due tipi di esilio, quello accompagnato dalle fotografie e dai ricordi del passato e quello senza , e il romanzo è un tentativo di creare e analizzare i propri legami.
L’autrice si riferisce spesso ai due tipi di esilio, quello accompagnato dalle fotografie e dai ricordi del passato e quello senza , e il romanzo è un tentativo di creare e analizzare i propri legami.
Dubravka Ugrešić andò in esilio nel 1993, abbandonando una Croazia lacerata. I massacri e le guerre che seguirono posero fine alle amicizie, riaccesero rancori e vecchi odi e obbligarono migliaia di persone a lasciare il loro paese.

