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giovedì 18 luglio 2013

I CONIUGI ARNOLFINI - Jan Van Eyck


I CONIUGI ARNOLFINI (1434) 
Jan VAN EYCK (1390 circa - 1441) 
Pittore fiammingo 
NATIONAL GALLERY di LONDRA 
Tavola cm. 82 x 52 


Questo ritratto dei coniugi Arnolfini, mercanti italiani trasferitisi nelle Fiandre, è considerato uno degli esempi più belli dell'opera ritrattistica di Van Eyck e costituisce uno studio dei costumi e un'interessante descrizione della società fiamminga del tempo. 
Van Eyck riunisce in questa sua composizione una serie di particolari, con riferimenti simbolici, resi con un realismo minuzioso. 
Il ricco mobilio e la sontuosità delle vesti ci informano dell'obbligo, che spetta al marito, di provvedere al benessere della moglie. 
Da notare che i due coniugi si sono tolti le calzature per accentuare il carattere sacro della camera nuziale dove è stato pronunciato il mutuo consenso. 
La donna sembra in stato di gravidanza, tuttavia questo tipo di raffigurazione era abituale all'epoca. 
  
Particolare del cagnolino
     
Particolare della candela accesa sul lampadario
  
Il cane, in primo piano, rappresenta la fedeltà..., la candela accesa, posta sul bel candelabro, e la luce del giorno, che filtra nella stanza, simboleggiano la luce divina e la presenza di Cristo alle nozze. 
  
Particolare del rosario di grani di cristallo appeso e lo specchio
  
Particolare della statuetta di Santa Margherita 
  
Particolare delle mele 
    
Il rosario di grani di cristallo appeso al muro, così come lo specchio, alludono alla purezza della sposa..., la splendida cornice dello specchio, ornata da dieci medaglioni raffiguranti la Passione di Cristo, e la statuetta di Santa Margherita, sullo schienale della poltrona, richiamano la devozione della giovane. 
Le mele, sotto la finestra, accennano al paradiso perduto. 
La scena si riflette nello specchio, nel quale si intravedono anche due testimoni, uno dei quali potrebbe essere lo stesso Van Eyck. 


Dopo il 1490, il dipinto entrò a far parte della collezione di Don Diego Guevarra, il quale lo offrì a Margherita d'Austria, reggente dei Paesi Bassi (inventario del 1516). 
Successivamente passò, per eredità, alla nipotina di Margherita d'Austria, Maria d'Ungheria, e alla morte di quest'ultima, avvenuta nel 1558, entrò nelle collezioni reali di Spagna. 
Nel 1789 figurava ancora nel palazzo di Carlo III a Madrid. 
Debbo dire che ignoro come la tavola possa essere rientrata nelle Fiandre, ma, all'indomani della battaglia di Waterloo, risulta acquisita a Bruxelles dal generale maggiore Jamés Hay, il quale la vendette poi alla National Gallery per 630 sterline. 
Quando il ritratto entrò nella galleria londinese, nel 1842, era intitolato Giovane coppia di sposi fiamminghi. 
Nel 1852, epoca di redazione del nuovo catalogo del museo, la formula «Johannes de Eyck fuit hic», che l'artista aveva utilizzato per la firma, venne interpretata come «Johannes de Eyck fu qui»..., da ciò ebbe inizio una lunga polemica per stabilire l'identità dei personaggi rappresentati ed alcuni arrivarono a affermare che l'opera fosse il ritratto di Van Eyck e di sua moglie Margherita. 
In anni successivi, a seguito della comparazione con altri autoritratti e con ritratti della moglie del pittore..., l'identificazione dei due sposi con gli Arnolfini è sembrata la più convincente. 


Le regole della famiglia 

Leon Battista Alberti, nel terzo libro del suo trattato "Della Famiglia", ci presenta un quadro completo di un nucleo familiare borghese dell'epoca... 

"Una buona proprietà provvede, tramite i suoi prodotti, all'alimentazione della famiglia. I mercanti o gli artigiani devono avere inoltre una bella abitazione, arredata con eleganza. 
Il capofamiglia vigila sull'educazione dei figli e su tutta la famiglia, mentre la moglie deve diventare una brava padrona di casa e sorvegliare tutti quelli che vivono alle sue dipendenze"... 

Una precisa descrizione di una classe sociale elevata che gode di tutti i privilegi della ricca borghesia cittadina contemporanea. 




lunedì 15 luglio 2013

L'UOMO DAL TURBANTE ROSSO (The man in the red turban) - Jan Van Eyck



L'UOMO DAL TURBANTE (1433) 
Jan Van Eyck (1390 circa - 1441) 
Pittore fiammingo 
National Gallery di Londra 
Tavola cm. 33,3 x 25,8 (inclusa la cornice originale) 
cm. 25,7 x 19 (area dipinta) 



L'uomo, forse l'artista stesso, è rappresentato di tre quarti su fondo scuro, avvolto in una folta e morbida pelliccia, e con un fantasioso cappello rosso acceso. 

In questa ricchezza di vestiario spicca il volto pallido che ci osserva intensamente con un'espressione arguta e penetrante. 

È davvero stupefacente l'indagine dei lineamenti: incredibile è l'accuratezza dei dettagli, le rughe intorno agli occhi, i muscoli contratti delle labbra e della guancia, le vene rilevate sulla tempia. 

L'epidermide sembra palpitare davanti ai nostri occhi, aiutata da una luce bianca, atmosferica, che si allinea efficacemente a zone d'ombra. 

Osservando dipinti come questo, datato 1433, si comprende come la pittura fiamminga sia stata importante per l'arte europea, in particolare italiana, specie della seconda metà del XV secolo. 

I contatti erano favoriti dai viaggi dei mercanti italiani in Belgio e in Olanda e dall'arrivo degli artisti fiamminghi stessi (e delle loro opere) presso le maggiori corti del sud, Firenze, Urbino, Ferrara, Napoli. 

Evidente è infatti l'affinità fra il ritratto di Van Eyck e il "Ritratto di vecchio" degli Uffizi di Filippino Lippi (1485). 

Filippino, pur mantenendo una certa fiducia, tutta fiorentina, nel disegno dei contorni, scopre il fascino della rappresentazione dei dettagli naturalistici, delle piccole cose della realtà, dalle rughe del volto all'orecchio piegato dal cappello. 

L'opera conserva la cornice originale dipinta a imitazione del marmo, recante la data 21 ottobre 1433, la firma dell'artista e la scritta "als ich can", cioè "come posso". 

Il quadro nel Seicento apparteneva a Lord Arundel, classificato in un inventario del 1655 circa, come un autoritratto di Van Eyck. 

Nel 1851 fu acquistato dalla National Gallery di Londra. 

Parte della critica recente ha ipotizzato che il ritratto rappresenti il suocero del pittore, vista la somiglianza con la moglie Margherita, raffigurata in un dipinto del 1439 ora al Groeningemuseum di Bruges.  





venerdì 31 maggio 2013

RITRATTO DEL CARDINALE NICOLA ALBERGATI - Jan Van Eyck


RITRATTO DEL CARDINALE NICOLA ALBERGATI (1431 - 1432) 
Jan Van Eyck (1390 circa - 1441) 
Pittore fiammingo 
KUNSTHISTORISCHES MUSEUM VIENNA 
Olio su tavola cm. 34 x 27,5 


Si tratta di un dipinto di dimensioni assai contenute, ma di straordinaria qualità pittorica. 
Il cardinale Albergati è ritratto di tre quarti, nella posa generalmente usata da Van Eyck. 
Il pittore ha dato scarso rilievo allo sfondo, che è indefinito, e al corpo del personaggio, nascosto sotto una grande cappa rossa cardinalizia bordata con guarnizioni di pelliccia chiara. 
Tutta l'attenzione dell'artista si è concentrata sul volto, disegnato con accuratezza maniacale, osservato nei minimi particolari, ruga dopo ruga, capello dopo capello. 
Per compiere questo capolavoro di resa naturalistica Van Eyck eseguì prima del dipinto un disegno a punta d'argento che gli consentì di fissare sulla carta i tratti somatici del cardinale. 
Questo disegno, di qualità eccezionale, è conservato oggi al Kupferstichkabinett di Dresda. 
Accanto al disegno il pittore riportò in una breve iscrizione i diversi colori che avrebbe poi impiegato nella stesura definitiva del dipinto. 
Il disegno è assai più fresco e spontaneo del quadro, ha maggiore immediatezza e individualità. 
Nel dipinto pare quasi che l'artista abbia voluto limare e abbellire i tratti un po' pesanti dell'Albergati. 

Il quadro è menzionato nel 1659 nell'inventario della collezione dell'arciduca Leopoldo Guglielmo, governatore generale dei Paesi Bassi, come opera di Jan Van Eyck. 
Il personaggio è quasi sempre identificato con il cardinale Nicola Albergati, anche se non mancano voci discordanti. 
Infatti alcuni pensano che si tratti del prelato inglese Henri Beaufont. 
Il Museo di Vienna conserva un altro importante ritratto dipinto da Van Eyck, quello dell'orefice di Bruges Jan de Leeuw,che risale al 1436. 


IL CARDINALE ALBERGATI 

Nicola Albergati nacque a Bologna nel 1375. 
Prese i voti nell'ordine dei Certosini e nel 1417 venne proclamato vescovo di Bologna. 

Nel 1426 fu nominato cardinale da papa Martino V..., a Roma ebbe come chiesa titolare Santa Croce di Gerusalemme.

Il suo impegno e le sue riconosciute virtù fecero sì che la sua carriera ecclesiastica si rivolgesse anche a importanti missioni diplomatiche per conto della Santa Sede. 
Infatti fu inviato per ben nove volte in paesi stranieri per compiere ambascerie e tentativi di mediazione e pacificazione. 

Nel 1431 fu in Francia, in Inghilterra e presso il duca di Borgogna per tentare di rappacificare quei territori. 

Sappiamo con certezza che nel mese di dicembre del 1431 si trovava a Bruges, presso la Certosa: è probabile che durante il suo breve soggiorno nelle Fiandre venisse ritratto da Van Eyck. 




venerdì 3 maggio 2013

JAN VAN EYCK - Vita e opere (Life and Work)

Ritratto di uomo con turbante rosso (1433) 
Jan Van Eyck (1390 circa - 1441)
National Gallery a Londra 
    
Jan Van Eyck nacque forse a Maastricht intorno al 1390. Fra il 1422 e il 1424 risulta attivo a L'Aja, presso la corte di Giovanni di Baviera. 
Negli anni 1427-1428 a Tournai entrò probabilmente in rapporto con Robert Campin e con Rogier Van der Weyden. 
Nel 1428 fece un viaggio in Portogallo insieme ad altri ambasciatori del duca di Borgogna, per chiedere a Giovanni I di Spagna di concedere la mano di sua figlia Isabella. 
A partire dal 1430 l'artista si stabilì a Bruges, nelle Fiandre, dove diresse una bottega fino alla sua morte, avvenuta nel 1441.
Jan Van Eyck, insieme al fratello Hubert, anch'egli pittore, la cui mano risulta però difficilmente scindibile da quella di Jan nelle opere di collaborazione, e parallelamente a Robert Campin può essere considerato l'iniziatore del nuovo corso della pittura fiamminga, a partire dagli anni intorno al 1420. 


Tra le sue opere principali ricordo: 

Il Polittico dell' Agnello Mistico (Gand, cattedrale di Saint-Bavon, portato a termine nel 1432)

I coniugi Arnolfini (1434, Londra, National Gallery)


Importante anche la produzione di ritratti, fra cui celebri:

Ritratto del cardinale Nicpola Albergati (1431-1432, Vienna, Kunsthistorisches Museum)

L'uomo dal turbante rosso (1433, Londra, National Gallery)

Ritratto di Giovanni Arnolfini (1435,Berlino, Gemàldegalerie). 


La pittura di Van Eyck è caratterizzata da una sapiente spazialità, anche se empirica e non legata al sistema della prospettiva geometrica. I paesaggi, di potente evocazione naturalistica, le scene d'interno descritte analiticamente, i personaggi impassibili ritratti con acutezza sono il frutto di una sffaordinaria capacità di osservazione della realtà. 

LA MADONNA COL BAMBINO IN UNA CHIESA (Virgin And Child In A Church) - Jan Van Eyck

LA MADONNA CON BAMBINO IN UNA CHIESA (1425 circa)
Jan Van Eyck (1390 circa - 1441)
Staatliche Museen Gemaldegalerie m- Berlino
Olio su tavola cm 32 x 14
Alta risoluzione

     
In questo dipinto vediamo la Madonna, in vesti regali e incoronata, che è raffigurata in piedi col Bambino Gesù in braccio all'interno della navata centrale di una chiesa gotica. 
La Vergine è di dimensioni colossali rispetto all'edificio: il pittore non ha rispettato le proporzioni naturali fra gli elementi della figurazione, ma ha preferito adottare delle proporzioni gerarchiche.
La chiesa è uno splendido monumento gotico, elegante e slanciato, con pilastri a fascio e numerose vetrate, rese con splendidi effetti di trasparenza. 
Ricchissima di trafori, pinnacoli e sculture è l'iconostasi, dove scorgiamo una piccola Madonna scolpita nella nicchia, un Cristo crocifisso e alcuni Santi nei pinnacoli, e possiamo persino riconoscere il soggetto delle scenette ad altorilievo nei timpani triangolari (l'Annunciazione, l'Incoronazione della Vergine).

Van Eyck mostra anche nelle opere di piccolo e piccolissimo formato la sua grande capacità di aderenza al vero, facendo ricorso ad un virtuosismo tecnico che è proprio di chi fu anche un
grande miniatore.


NOTE SUL DIPINTO

Nel secolo passato Labord ricordava la tavoletta nella Collezione Cacault, mentre secondo Thoré-Burger essa sarebbe stata di proprietà dell'architetto Nau di Nantes. In seguito giunse nella Raccolta Suermondt di Aquisgrana, dalla quale pervenne per acquisto nel 1874 al Museo di Berlino. 
Gli studiosi sono concordi nel considerare il piccolo delizioso dipinto come un'opera giovanile di Jan Van Eyck, precedente la Pala dell'Agnello Mistico della cattedrale di Gand. 
La datazione oscilla fra il 1420 e il 1 430.




lunedì 15 novembre 2010

MADONNA DI LUCCA (Virgin and Child) - Jan Van Eyck

MADONNA DI LUCCA (1435 - 1440 circa)
Jan Van Eyck (1390 circa - 1441)
Pittore fiammingo
Städelsches Kunstinstitut di Francoforte
Olio su tavola cm. 65,5 x 49,5
Clicca immagine per un'alta risoluzione   
     
L'opera rappresenta la Madonna seduta che allatta il Bambino.
Sul grande trono ligneo scolpito vi sono quattro statuette di leoni, che alludono al trono di Salomone.
Esso è collocato sulla parete di fondo di un vano angusto, che viene totalmente riempito dalla sontuosa struttura, corredata nella parte superiore da un baldacchino in broccato bordato da frange, e da un pannello del medesimo tessuto, che riveste la parete alle spalle della Vergine.
II vano è illuminato da una finestra sulla parete sinistra, chiusa da vetri legati a piombo, sul cui davanzale sono poggiati due frutti.
A destra, invece, il muro si allarga in una piccola nicchia, dove sono collocati oggetti di uso quotidiano (ampolla, bugia, bacile) con cui il pittore amava spesso abbellire le sue scene sacre.
L'attenzione ai dettagli e alle diverse materie di cui sono composti gli oggetti ritorna anche nella minuta definizione delle pianelle di maiolica del pavimento e dello splendido tappeto orientale che lo ricopre.


L'OPERA

La denominazione Madonna di Lucca deriva dal fatto che l'opera si trovava un tempo nella collezione di Carlo Luigi duca di Lucca.
Nel 1841 il dipinto era a Bruxelles presso il mercante d'arte Nieuwenhuys, dal quale lo acquistò Guglielmo II, re dei Paesi Bassi.
All'asta della collezione di Guglielmo II, svoltasi a L'Aja nel 1850, fu comprato dallo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte, dove tuttora è conservato, per tremila fiorini.
La critica, solitamente molto divisa nella cronologia delle opere di Van Eyck, è invece unanime nel datare il dipinto fra il 1435 e il 1440, cioè agli ultimi cinque anni di attività dell'artista.


LA VERGINE COL FIGLIO NELLA PITTURA DI VAN EYCK

Nella Madonna di Lucca il rapporto fra la Madonna e il Bambino è sottilmente indagato dal pittore.
Egli ha qui saputo creare una scena piena di spontaneità e tenerezza nel gesto della Vergine, del tutto umano, di allattare il Bambino porgendogli il seno e, nel contempo, sostenendolo delicatamente con la mano destra.
Anche lo sguardo della Vergine, accorto e dolce al tempo stesso, è indice di un clima di intensa partecipazione e di affettuosa intimità.
Questo nonostante la ricchezza dell'ambientazione e la preziosità dell'abbigliamento e dei gioielli che presentano la Vergine come regina.
Sembra che il pittore abbia dato alla Madonna le sembianze di sua moglie Margaretha, della quale conosco un ritratto conservato al Museo di Bruges.
La naturalezza della Madre allattante ha fatto pensare infatti che il gruppo sia stato colto dal vero dall'artista, forse all'interno della propria casa.





sabato 24 luglio 2010

POLITTICO DI GAND (The Ghent Altarpiece) - Jan Van Eyck

       
POLITTICO DI GAND (1426-1432)
Jan VAN EYCK (1390 circa - 1441)
Pittore fiammingo
CATTEDRALE DI SAN BAVONE - GAND
Tavola cm. 350 x 223 (chiuso) cm 350 x 461 (aperto)
   
Il polittico di Gand è una grandiosa e complessa «macchina d'altare» formata da dodici tavole di legno di quercia, di cui le otto costituenti le ante apribili sono dipinte su entrambe le facce.
A sportelli chiusi l'opera presenta nelle lunette superiori quattro figure di profeti e sibille, sotto i quali si trova l'Annunciazione, divisa in quattro riquadri e ambientata in un interno fiammingo con una bifora aperta sul paesaggio e una nicchia dalle forme gotiche con bacile in rame e asciugatoio.
Nel registro inferiore troviamo ai lati i ritratti dei committenti, Joos Vyd e Isabelle Borluut, inginocchiati e in preghiera, mentre al centro si stagliano le figure di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista, dipinte a monocromo con l'intento di evocare delle statue poste entro le nicchie trilobate.
Questo forse per accentuare il contrasto con i ritratti dei devoti, realistici e vivi, descritti minuziosamente nei volti con verità epidermica.
Aprendo le ali del polittico troviamo in alto la figura del Dio Padre, affiancato dalla Vergine e dal Battista e da gruppi di angeli musici e cantori; chiudono le estremità Adamo ed Eva e piccoli monocromi con storie di Caino e Abele.
Al centro della fascia inferiore è la scena più importante dell'opera, l'Adorazione dell'Agnello Mistico, ai lati della quale sono rappresentate in quattro scomparti le schiere dei devoti: i giudici integri (copia dall'originale trafugato nel 1934), i cavalieri di Cristo, gli eremiti i pellegrini.
Nell'Adorazione dell'Agnello, Van Eyck propone un paesaggio fantastico e luminoso, ricco di notazioni naturalistiche, realizzato secondo i medesimi criteri di visione analitica della realtà che egli applica anche nella rappresentazione degli interni e degli oggetti, nonché dei volti dei personaggi che ritrae.
La rappresentazione dello spazio non si basa sulle regole della prospettiva lineare, teorizzate e impiegate in quegli stessi anni a Firenze da Brunelleschi, Masaccio e Donatello, ma è resa per mezzo di accorgimenti tratti da osservazioni empiriche.
Il polittico divenne subito, e rimase a lungo, un grande esempio per tutti i pittori fiamminghi che lo ammirarono soprattutto per la qualità delle sfumature e per l'estrema raffinatezza con cui è usata la tecnica a olio.



L'opera


Il polittico è conservato nella cappella di Joos Vyd, nel deambulatorio meridionale della cattedrale di San Bavone a Gand.
L'opera fu iniziata da Hubert Van Eyck che la lasciò incompiuta alla sua morte, il 18 settembre 1426.
Ripresa da Jan, fratello minore di Hubert, fu portata a termine nel 1432.
La critica ha sottolineato il carattere eterogeneo del polittico aperto.
Forse la scena dell'Adorazione dell'Agnello fu iniziata da Hubert e completata da Jan con molti cambiamenti, mentre le tre grandi figure superiori spettano probabilmente al primo dei due fratelli.
Tutto il resto sarebbe stato eseguito da Jan van Eyck nel momento in cui si decise di aggiungere gli sportelli laterali.



La misteriosa iscrizione

Sulla cornice inferiore del polittico, visibile ad ante chiuse, si legge una quartina in esametri che ricorda il nome dei due pittori fiamminghi e del committente.
Queste le parole...


"Il pittore Hubert van Eyck, del quale non si trovò il maggiore, cominciò questo lavoro..., Jan, secondo nell'arte, lo portò à compimento per la preghiera di Joos Vyd.
Il 16 maggio vi invita con questo verso a contemplare l'opera".

MADONNA DEL CANCELLIERE ROLIN (Virgin of Chancellor Rolin) - Jan Van Eyck

          
MADONNA DEL CANCELLIERE ROLIN (1435)
Jan VAN EYCK
MUSEO DEL LOUVRE - PARIGI
Tavola cm. 66 x 62
  
La tavola, detta anche "Vergine di Autun" dalla sua provenienza originaria, rappresenta il cancelliere di Borgogna Nicolas Rolin, inginocchiato in preghiera davanti alla Vergine, sul capo della quale un angelo posa una corona.
Il Bambino Gesù, che è in braccio alla Madre, guarda il Cancelliere e tiene nella mano sinistra un globo di cristallo sormontato da una croce gemmata, simbolo della sua regalità..., con la mano destra benedice il Cancelliere.
La scena è ambientata nell'interno di un nobile palazzo, ma ciò che attira maggiormente la nostra attenzione è il meraviglioso paesaggio che si apre sullo sfondo, al di là delle arcate di gusto antico.
Un fiume attraversa al centro una pianura abitata e lavorata dall'uomo, e giunge fino alle pendici dei monti coperti di neve, sovrastati da un luminoso cielo.
Intorno alla via fluviale si erge una città, della quale è visibile sulla destra una cattedrale e, a sinistra, dietro la figura del Cancelliere, le mura esterne di un grande monastero.
Un ponte ad arcate attraversa il fiume, in mezzo al quale si nota un piccolo isolotto.
Due figure sono rappresentate al centro, vedute di spalle: una di esse guarda il paesaggio dall'alto del muro merlato del palazzo.
Non sono i soli personaggi presenti oltre a quelli principali: van Eyck ha riempito la città di uomini e donne che pullulano nelle strade, sui ponti, nelle piazze in un turbinio frenetico che contrasta con la calma e l'atmosfera contemplativa della scena in primo piano.
I capitelli che sormontano le colonne poste alle spalle di Rolin recano tre storie dall'Antico Testamento: "La cacciata di Adamo ed Eva"..., "Caino ed Abele"..., e "L'ebbrezza di Noè".
Il piccolo giardino che scorgiamo appena fuori dalla sala è popolato da animali e fiori rari, un "hortus conclusus".
Ogni fiore presente potrebbe assumere un carattere simbolico: il giglio la castità della Vergine, le margherite l'umiltà di Gesù e della Madre, le peonie come attributi di Maria.


L'opera

Nicolas Rolin nacque nel 1376 e morì all'età di ottantasei anni.
Dal 1419 il duca di Borgogna, Filippo il Buono, lo volle come suo Cancelliere.
A partire dal 1457, Rolin fece eseguire importanti lavori nella Cattedrale di Saint-Lazare di Autun, dove era stato battezzato e, alla sua morte, volle che la tavola con il suo ritratto, eseguita da van Eyck, prendesse posto nella Cappella di San Sebastiano in quella stessa chiesa.
L'opera è testimoniata ancora nella sagrestia della cattedrale nel 1800, ma nello stesso anno giunse a Parigi, e fu esposta al Louvre.


La pittura di van Eyck tra simbolo e realtà

Fin dalla tarda arte medievale gli artisti hanno fatto spesso uso di convenzioni simboliche nei loro dipinti..., alcuni critici hanno voluto decifrare i particolari dei quadri di van Eyck (piante, frutti, animali, oggetti domestici, elementi architettonici, vedute paesaggistiche) secondo un filone simbolico, cercando di individuarne i "messaggi segreti" che si celano agli spettatori.
Non avendo nessuna prova che confermi un tale intento in van Eyck, questa sua attenzione al dato naturalistico può essere intesa come una derivazione dall'arte tardogotica dei fratelli de Limbourg, (ai quali si devono le miniature delle Très Riches Heures du Duc de Bery) oltre che dai pittori 'realisti' trecenteschi dell'Italia settentrionale, ai quali l'artista può aver guardato.
Il carattere analitico della sua pittura rientrerebbe, in questa seconda ipotesi di lettura, nell'interesse umanistico quattrocentesco per l'uomo, anche se il pittore preferì coglierlo nella sua vita intima.





L'UOMO DAL TURBANTE ROSSO - Jan Van Eyck

I CONIUGI ARNOLFINI - Jan Van Eyck

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