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giovedì 7 giugno 2018

RITRATTO DI VINCENT VAN GOGH (Portrait of Vincent van Gogh) Toulouse-Lautrec

Ritratto di Vincent van Gogh al caffè (1887) Toulouse-Lautrec
Collection Vincent van Gogh Foundation
Pastello su carta cm 57 x 47

Henri de Toulouse-Lautrec-Monfa, questo è il suo cognome completo, nacque ad Albi nel 1864 e pare che già dalla prima infanzia rivelasse inclinazioni artistiche.
Ho letto da qualche parte che quando aveva tre anni gli fu detto che non poteva firmare come testimone al battesimo del fratello perché non sapeva scrivere; ebbene pare che lui abbia risposto: "Allora disegnerò un bue".
Lautrec aveva un istinto artistico molto sviluppato e molto probabilmente sarebbe diventato pittore, ma la molla che lo spinse a dedicarsi alla pittura in modo serio furono due incidenti (due cadute da cavallo) che lo costrinsero all'immobilità per un lungo periodo e che lo resero deforme per il resto della vita. Morì a Bordeaux nel 1901.
A diciassette anni decise che la pittura sarebbe diventata l'unico scopo della sua vita. Suo primo maestro fu René Priceteau, un amico del padre specializzato in quadri che. avevano come soggetti cani e cavalli; in seguito entrò nell'atelier di Léon Bonnat, un pittore accademico molto in voga in quegli anni.

Lautrec così scriveva allo zio Charles: "Forse sarai curioso di sapere che genere di incoraggiamento mi dà Bonnat. Egli mi dice: "La vostra pittura non è male, è ingenua ma, tutto sommato, non è male; il vostro disegno invece è proprio un orrore". E bisogna prendere il coraggio a due mani e ricominciare... ".

Dopo aver seguito coscienziosamente, e malgrado i suoi gusti personali, i consigli di Bonnat, nel 1882 passò a quelli di Fernand Cormon, un pittore allegro e squattrinato ma anche lui accademico, nello studio del quale trovò come condiscepoli dei pittori il cui ruolo fu più tardi decisivo e le cui personalità e le cui opere lo attrassero, ampliando il suo orizzonte e favorendo notevolmente le sue tendenze antiaccademiche.
Lautrec amava la pittura di Velazquez, Goya, Ingres, Renoir, ammirava Degas e Zandomeneghi (Zandò per gli amici francesi) e, come tutti gli impressionisti, era affascinato dalle stampe giapponesi. Tuttavia, benché molti artisti siano stati toccati dagli stili giapponesi, ciascuno ne ha derivato soltanto quegli elementi che si accordavano ai propri fini, così fece anche Lautrec.
Fu grande amico di tutti gli impressionisti e di Van Gogh fece questo fantastico ritratto a pastello realizzato su carta color paglierino. Notate come il pastello steso a tratti brevi conferisca a tutto il disegno un movimento a spirale.
Il fondo è stato ottenuto con un gioco di verde smeraldo, blu oltremare, violetto di cobalto, gialli, gialli-arancio e rossi. Anche i due tavoli e la figura contengono parecchi blu, ma più chiari come il ceruleo, e gialli, verdi e rossi in quantità, mentre sul viso prevalgono il giallo e lumi di bianco. Come potete osservare il disegno è stato realizzato con pochi colori, più avanti nel tempo Lautrec modificherà e perfezionerà questa tecnica.

Vincent van Gogh giunse a Parigi nel 1886 e poiché lavorava nello studio di Cormon Lautrec fece la sua conoscenza. Di questo olandese cupo e taciturno, quasi compiaciuto della sua solitudine, ammirò le opere e l'ideale, poi ne divenne amico. Il ritratto a pastello di Van Gogh risale a questo periodo. Due anni dopo, quando Vincent si sentiva ormai stanco della vita parigina, Lautrec gli consigliò un soggiorno nel sud-est della Francia" dove egli stesso aveva trascorso l'infanzia. Si rividero ancora una volta, in occasione di un rapido passaggio di Vincent a Parigi, due settimane prima che il pittore dei "'girasoli" e delle "notti stellate" ponesse fine tragicamente alla sua vita.







lunedì 25 agosto 2014

ALBICOCCHI IN FIORE (Apricot trees in bloom) - Vincent van Gogh

Albicocchi in fiore (1888)
Van Gogh Museum, Amsterdam
Olio su tela cm 65,5 x 80,5

Vincent van Gogh, temperamento assai emotivo, partecipa vivamente al rifiorire della natura, che coglie con gioia impressionistica.

I fiori, le foglie, sono riprodotti quasi singolarmente, con amorosa sensibilità, e sembrano sospesi ed evanescenti in un cielo di toni variati.

Notiamo il sottile intrico dei rami e la luminosità dell'insieme: è una sinfonia di colori e di profumi che ha qualcosa di musicale, di teneramente lirico: un'atmosfera estatica, come per un miracolo, pervade tutto il quadro.

Mi vengono alla memoria i versi della poesia, che forse tutti conosciamo, Sogno d'Estate, di Giosuè Carducci:

e su le cime e al piano, per l'aure, pe' rami, per l'acque,
correa la melodia spiritale di primavera;
ed i peschi e i meli tutti eran fior bianchi e vermigli,
e fior gialli e turchini ridea tutta l'erba al di sotto,
ed il trifoglio rosso vestiva i declivii de' prati'...


Vincent van Gogh, nato a Groot-Zundert (Olanda) nel 1853, morì ad Auuvers-sur-Oise nel 1890.
Solo dopo aver tentato senza successo le vie del commercio, dell'insegnamento e della predicazione evangelica, scoprì nell'arte figurativa la sua vera vocazione.
Fu in contatto con gli Impressionisti, in particolare con Pissarro, Seurat, Toulouse-Lautrec, Gauguin e si diede a lavorare senza sosta, malgrado andasse sviluppandosi in lui la pazzia. Tra l'altro si tagliò egli stesso un orecchio in segno di pentimento, dopo un litigio con l'amico Gauguin; trascorse un anno di internamento in manicomio, poi vole ritornare a lavorare, ma, preso dallo sconforto, si uccise. 
Dopo aver seguito per un certo tempo Millet, Delacroix e altri, trovò formule nuove per esprimete la sua spiritualità tormentata e prendendo a modello oggetti comuni (La sedia..., Scarpe rotte...,  Girasoli, Il letto) o figure di popolani e marinai, o paesaggi, seppe animarli di luce, di sogno, di sentimento.



sabato 13 aprile 2013

VAN GOGH e GAUGUIN a ARLES



Autoritratto con orecchio bendato, Vincent Van Gogh

E' il 19 gennaio del 1888 quando Van Gogh decide di andare a vivere ad Arles, nel sud della Francia. Qui, aiutato economicamente dal fratello Theo, ritrova energia ed entusiasmo e si dedica alla pittura lavorando molto spesso all’aperto. Ama riprodurre i frutteti in fiore, il lavoro nei campi, le barche sulla riva e il ponte di Langlois.

Dopo essersi scambiati varie lettere, il 23 ottobre 1888, anche Gauguin, che si era di fatto separato dalla moglie, giunge ad Arles. I due si conoscevano da un anno circa, grazie a Theo Van Gogh che nell’ottobre dell’anno precedente li aveva fatti incontrare.

Vincent, rifiutato e umiliato come evangelizzatore, si era oramai dedicato completamente alla pittura, ma, nonostante l’aiuto di Theo, i suoi sforzi non venivano ancora premiati.

Nonostante le ristrettezze economiche i due pittori in quei mesi di solitudine maturarono il loro stile, ma la convivenza tra due personalità tanto complesse non era tra le più facili, era troppo il divario caratteriale ed erano troppo fieri della loro libertà e indipendenza  per poter andare d’accordo.

Discutevano spesso e per ogni cosa, seria o banale che fosse, e ogni volta finivano col litigare anche violentemente. Gauguin cominciava a non poterne più dell’ambiente angusto di Arles e sognava avventure esotiche fuori dall’Europa.

Il 23 dicembre, durante una delle solite liti, Van Gogh aggredisce l’amico armato di coltello. Spaventato Gauguin trascorre la notte in albergo e decide che sarebbe presto partito alla volta di Parigi.

Nel frattempo Vincent, avvilito dal suo stesso comportamento e sentendosi per l’ennesima volta un fallito rivolge l’arma contro di se e si mutilandosi un orecchio.

Theo raggiunse il fratello e insieme a Gauguin assistono il ferito finché le sue condizioni non migliorano. Poi i due partono per Parigi.

Van Gogh che dipinge i girasoli - Paul Gauguin  
Amsterdam Rijksmuseum Vincent Van Gogh
Olio su tela cm 73 x 92
   
Van Gogh è artisticamente stimolato dall’amico Gauguin, eppure la sua presenza lo opprime perché mette a nudo la sua incapacità a instaurare rapporti umani profondi e durevoli e i suoi problemi psicologici.

In questo ritratto, spietatamente fedele al vero, si vedono chiaramente i segni fisici della sua instabilità mentale.

Nel 1903, nel suo diario Gauguin scrisse: Ebbi l’idea di fare il suo ritratto mentre dipingeva la natura morta che amava tanto, i girasoli. E una volta terminato il ritratto mi disse: “Sono davvero io, ma io divento pazzo”
     
Terrazza del caffè la sera, Plave du Forum - Vincent Van Gogh (1888)
Otterloo - Rijksmuseum Kröller-Müller
Olio su tela cm 81 x 65,5
    
Ad Arles Van Gogh comincia a dipingere all’aperto, di notte, alla luce di una candela. In questa veduta cittadina della città lo spazio viene distintamente diviso in due segmenti, da una parte si vede la via con le case in ombra sotto un cielo schiarito dalle stelle, dall’altra, fortemente illuminata, la terrazza del caffè con i clienti seduti ai tavolini.
Le figure poste sul fondo del dipinto  sono piccole e appena abbozzate.
  
    

martedì 9 aprile 2013

NOTTE STELLATA (Starry Night) - Vincent Van Gogh

  
Vincent Van Gogh 

     
Fu nel 1888 ad Arles che Van Gogh dipinse per la prima volta un quadro intitolato “Notte stellata”. Ma la tela non aveva niente a che vedere con questo capolavoro, diverso lo stile,   diverso  il soggetto.

In questa opera il pittore prende spunto dalla realtà trasformandola in una visione interiore, in una delle testimonianze più emozionanti della sua ansia di infinito, tanto che molti critici ne hanno rilevato i molteplici aspetti spirituali.

È nell’estate del 1989 che Van Gogh inizia a dipingere i cipressi, a giugno scrive una lettera al fratello Theo dove spiega di essere particolarmente attratto da quegli alberi ma di essere preoccupato perché li considera un soggetto difficile e teme di non saperli raffigurare nel migliore dei modi.

Tra i suoi primi dipinti che raffigurano questo tema ci sono i “Cipressi” del giugno-luglio 1889 che ora si trova al Metropolitan Museum of Art di New York e “Cipressi con due donne” terminato nel febbraio del 1890, ma iniziato a giugno dell’anno precedente, dove sono raffigurate due donne, una delle quali regge un mazzolino di fiori. Quest’ultimo dipinto viene donato dal pittore al critico Albet Aurier, per ringraziarlo delle lusinghiere parole che scrive in un articolo in cui parla della sua pittura.

Nella lettera che accompagna il regalo, Vincent scrive ad Aurier di aver scelto di raffigurare i cipressi perché ritiene che siano alberi tipicamente provenzali.

Nel settembre 1889 Van Gogh manda “Notte stellata” ed il suo pendant “Les Alpilles con olivi in primo piano” a suo fratello Theo, ma nella missiva che accompagna i quadri non si dimostra per nulla soddisfatto ed è convinto di saper fare di più e meglio.
  
Notte stellata - Vincent Van Gogh - 1889 
New York, The Museum of Modern Art
Olio su tela cm 72 x 92
   
Osservando l’opera:

Per Van Gogh i cipressi, che nel dipinto sono in primo piano in basso a sinistra,  sono l’opposto dei girasoli, i fiori che lui ama particolarmente. Mentre i girasoli simboleggiano la solarità, l’amore, l’ottimismo e  la vitalità, i cipressi al contrario, con la loro forma che ricordano fiamme nere, per il pittore rappresentano la luna, la solitudine, la notte, la morte.

Nell’angolo in alto a destra, l’artista ha dipinto una particolare luna giallo arancione, rappresentata come una inquietante   palla infuocata che sparge il suo chiarore nel buio del cielo. Le stelle dalle pennellate circolari tracciano spirali vorticose di pura energia nella limpida atmosfera, dando quasi l’impressione di un pulsare ritmico, quasi un battito cardiaco dell’universo.

Avvolta nel buio della notte, Van Gogh ci mostra in basso a sinistra la cittadina provenzale di Saint- Remy, ma da alcuni particolari si deduce che la sua intenzione è quella di voler ritornare, lungo il filo dei ricordi, ai borghi dove aveva passato l’infanzia in Olanda. Da osservare le linee spesse e nere di contorno che ha imparato ad usare da Gaugain. Il dolce movimento ondulatorio delle colline crea un collegamento tra il vortice vigoroso degli astri e la quiete del villaggio addormentato.










Perché tu sei anche qui.....

lunedì 4 gennaio 2010

LA CONTADINA ALL'ARCOLAIO (Woman at the spinning wheel) - Vincent Van Gogh


LA CONTADINA ALL'ARCOLAIO (1885)
Vincent Van Gogh
Pittore olandese del XIX secolo
RIJKSMUSEUM VINCENT VAN GOGH - AMSTERDAM
Tela incollata su cartone cm. 41 x 32,5



Al ritorno in famiglia a Nuenen nel 1885, Van Gogh inizia a definire le basi del suo linguaggio pittorico: vuole elaborare un'arte moderna, libera dai modelli accademici.

Influenzato dalle sue letture (la Bibbia e Zola), e dall'ammirazione per i quadri di Millet, evoca la vita povera e laboriosa dei contadini, degli operai e dei tessitori.

Egli scrive al fratello Theo….

“Quando dico che sono un pittore di contadini è vero e tu vedrai meglio in seguito che questo mondo è il mio ambiente.
Non per nulla ho meditato tante sere accanto al fuoco, presso i minatori, gli scavatori di torba, i tessitori”.

Allo stesso modo del suo grande compatriota Rembrandt, Van Gogh immerge i suoi personaggi in un intenso chiaroscuro e i loro volti, con sempre maggiore semplificazione, divengono quasi primitivi.

Il lavoro e la fatica dei suoi modelli vengono resi con l'impiego di colori scuri, bituminosi.

“Io sono amareggiato dal fatto che alcuni pittori contemporanei ci privino del bistro e del bitume con i quali si possono dipingere tante cose magnifiche”…, scrive a Theo che, a Parigi, si era meravigliato della tavolozza così chiara degli impressionisti.

L'uso del colore, ancora pesante e greve, preannuncia quello, più violento, delle opere del periodo di Arles.


L'opera

La “Contadina all'arcolaio” fu dipinto da Van Gogh nel 1885 ed appartiene al cosiddetto “periodo di Nuenen” momento decisivo per il pittore, caratterizzato dall'esecuzione dei primi capolavori.

Il quadro fa parte di una serie di studi raffiguranti tessitori e contadini al lavoro, che sono direttamente legati alla celebre composizione Mangiatori di patate, oggi conservata al Rijksmuseum Vincent Van Gogh di Amsterdam.









venerdì 15 maggio 2009

PAESAGGIO CON CIELO TEMPESTOSO (Filed under stormy sky) - Vincent Van Gogh

       

  PAESAGGIO CON CIELO TEMPESTOSO (1890)
Vincent Van Gogh (1853 - 1890)
Pittore olandese
Rijksmuseum Vincent Van Gogh di Amsterdam
Olio su tela cm. 50 x 100,5


Questo paesaggio fa parte di una serie di dipinti che Van Gogh dedicò ai "Raccolti".
L'interesse dell'artista si concentrò su questo tema in quanto gli permetteva di applicare una prospettiva molto accentuata su vaste estensioni di spazio.
Questo esercizio era stato stimolato dallo studio dell'opera di un pittore della Scuola di Barbizon, Georges Michel, del quale, nel 1873, era comparsa una monografia curata da Alfred Sensier.
Nonostante il linguaggio di questo artista fosse ormai superato, e i suoi paesaggi interpretassero la natura secondo il realismo olandese, per Van Gogh rappresentavano un appassionante esempio di capacità di dominare i vasti spazi della natura tracciando poche linee, proporzionando correttamente il primo piano rispetto allo sfondo.
Giunto a Parigi nel 1886, Van Gogh non ebbe modo di partecipare ai nuovi avvenimenti che avrebbero cambiato il panorama artistico, quindi, pur apprezzando la pittura impressionista, dovette trovare stimolante anche il realismo degli artisti della Scuola di Barbizon.
Rispetto ai paesaggi del passato, in questo dipinto il campo è privo di personaggi, ed è tracciato dall'accumulo di dense e agitate pennellate di azzurro intenso, e da quelle, ancora più pesanti, del bianco delle nubi incombenti.
La sua vastità riflette un inquietante senso di solitudine.


L'OPERA

La tela, PAESAGGIO CON CIELO TEMPESTOSO, che presenta le stesse dimensioni degli altri dipinti della serie dei "Raccolti", oggi sparsa tra diversi musei e collezioni private, non è né firmata né datata.
Tuttavia grazie alle lettere, datate luglio 1890, che Van Gogh scrisse al fratello Théo, abbiamo notizie sulla loro genesi.
Attualmente Paesaggio con cielo tempestoso è conservato nel Rijksmuseum di Amsterdam, che è la più grande collezione pubblica dedicata all'artista.


VINCENT VAN GOGH DOPO SAINT-RÉMY

Convinto che tutti gli anni trascorsi in Provenza non lo avessero aiutato a raggiungere, come sperava, la maturità pittorica, e deluso dalla mancanza di successo, nel maggio del 1890 Van Gogh lasciò Saint-Rémy e partì per Auvers.
Durante il viaggio si fermò a Parigi, dove lo attendeva un'altra amarezza: i quadri che aveva spedito al fratello Théo erano depositati, invenduti, nella galleria del mercante d'arte Tanguy.
In maggio l'artista giunse a Auvers, dove conobbe il dottor Paul Gachet, che non solo si occupò della sua salute, ma divenne anche il suo maggiore mecenate.
Convinto che l'affetto del fratello potesse sollevare il morale di Van Gogh, il dottor Gachet in giugno invitò Théo e la moglie a Auvers.
Ma l'incontro non si rivelò positivo, in quanto l'artista apprese che anche il fratello non navigava in buone acque, avendo rotto i rapporti professionali con la galleria d'arte di Boussod & Valadon.
Negli ultimi anni della sua vita, Van Gogh si dedicò spesso alla paesaggistica, ritraendo la bella campagna attorno alla sua nuova residenza.
Ma ormai le sue continue crisi depressive lo tormentavano, al punto che il 27 luglio 1890 si sparò un colpo di pistola al petto.
Egli morì fra le braccia di Théo, accorso appena in tempo dopo la disgrazia, e, come se fosse stato scritto dal destino, sei mesi dopo morì anche il fratello.








sabato 17 gennaio 2009

SIGNORE DI ARLES (Ladies of Arles) - Vincent Van Gogh

SIGNORE DI ARLES (1888)
Ladies of Arles
Vincent Van Gogh
Pittore olandese
Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo
Tela cm. 73,5 x 92,5



In un'immagine piena, dove la prospettiva è falsata e proietta le figure in primo piano, a sinistra sono due donne con scialle, una più vecchia e una più giovane, dai caratteri pronunciati tipicamente mediterranei.
Alla base del quadro ci sono dei fiori che continuano sulla destra: qui un'altra donna con una cuffia bianca e il costume tradizionale li raccoglie.
Sul fondo, senza cielo e senza orizzonte, una strada gialla serpeggia verso l'alto intervallata da alcune aiuole e affiancata da prati ed alberi.

Eseguito nel novembre 1888 il dipinto rappresenta un esterno realizzato "a memoria".
Facendo ciò Vincent Van Gogh seguiva i consigli di Paul Gauguin: l'immagine è filtrata dalle sensazioni e dai ricordi, la realtà è come deformata dall'interiorità dell'autore.

Realizzando questa pittura di valore simbolico e non realistico, Van Gogh mostra un particolare fascino per le donne che in questo periodo ritrae frequentemente.

Nell'immaginazione dell'artista le donne di Arles diventano tipi femminili immutabili che si ripetono nel tempo senza variazioni di costume e di tratti somatici.
E proprio il loro abbigliamento vivace e pittoresco attrae il pittore...

"Non voglio dire che non posseggano delle belle forme, ma non è questo il fascino delle donne del posto.Consiste piuttosto nella foggia ampia del costume, nei suoi colori accesi e nella bellezza del suo tessuto, nella sfumatura del colore della loro pelle, più che nelle forme...".


Nel novembre del 1888 Vincent Van Gogh eseguì in Provenza LE SIGNORE DI ARLES (noto anche come RICORDO DEL GIARDINOI DI ETTEN) ora all'Ermitage di San Pietroburgo.
Nel febbraio di quell'anno l'artista aveva lasciato la frenetica Parigi e si era trasferito ad Arles alla ricerca di pace e tranquillità.
Qui si dedicò intensamente alla pittura raffigurando personaggi, ambienti e paesaggi, negli ultimi mesi influenzato dalla presenza di Paul Gauguin.

Nel museo di San Pietroburgo si trovano altri dipinti dello stesso artista...

SPETTATORI DELL'ARENA DI ARLES... del dicembre dello stesso anno...
CESPUGLIO DI LILLA'... del maggio 1889...
CASE COL TETTO DI PAGLIA... del maggio 1890.



VAN GOGH DESCRIVE IL SUO QUADRO

In una lettera del 16 novembre 1888 Vincent Van Gogh descrive il dipinto alla sorella Wilhelmina, con parole significative che rivelano gli intenti dell'artista...

..."delle due donne che passeggiano la più giovane porta uno scialle scozzese verde e arancio e un parasole rosso. La vecchia ha uno scialle viola-blu quasi nero... dietro alcuni cedri o cipressi verde smeraldo... so che non può rassomigliare al vero, ma per me l'insieme rende il carattere poetico e lo stile del giardino così come io li sento. Egualmente supponiamo allora che non vi sia nessuna, assolutamente nessuna somiglianza volgare e fatua; la scelta deliberata del colore, il viola scuro crudamente chiazzato dal giallo limone delle dalie, mi fa venire in mente la personalità della mamma...".









mercoledì 20 agosto 2008

CAMPO VERDE DI GRANO (Green wheat field) - Vincent Van Gogh


CAMPO VERDE DI GRANO (1889)
Vincent Van Gogh (1853-1890)
Narodni Galerie - Praga
Olio su tela cm. 73,5 x 92,5

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1800 x 2320 - Mb 2,10



CAMPO VERDE DI GRANO è un'opera poco conosciuta di Van Gogh, ma non per questo meno intensa di altre.
La costruzione del quadro risponde al tradizionale metodo dell'artista: il campo di grano col primo piano scuro , la zona al centro più luminosa e uno sfondo scuro e movimentato.
La superficie piatta della tela è scossa dal movimento oscillante delle spighe, ancora verdi, al passaggio del vento.
La pennellata è lunga e traccia linee dritte, ravvivate ora dal verde, ora dal giallo brillante.
In basso a sinistra la massa erbosa è accesa da pennellate di azzurro.

Questo dipinto è il prodotto di una fase sperimentale durante la quale Van Gogh si proponeva di raggiungere una maggiore astrazione formale; in questo faticoso passaggio, l'artista traeva ispirazione dalla pittura dell'amico Gauguin che, seppur lontano, continuava ad essere per lui un costante riferimento.
L'ambizione di Van Gogh era quella di riuscire a riprodurre la naturale bellezza del paesaggio vergine nella maniera più spontanea possibile.

Forse il migliore risultato di questo esperimento - testimoniato anche da una lunga e bella serie di disegni - è CAMPO DI GRANO CON CIPRESSO (National Galery di Londra) che risale al settembre 1889.

In questo quadro le linee sono maggiormente ondeggianti e chiudono masse e zone cromatiche: viene così creandosi una perfetta simbiosi tra colore e segno.
Non è un caso, infatti, che l'elemento più interessante del dipinto di Londra sia il movimento del cipresso scuro che, seppure già presente anche nel quadro che presento ora, assume un movimento di grande spettacolarità: Van Gogh fu così entusiasta di questo lavoro che lo replicò per una copia da offrire alla madre.

La tela, né firmata e né datata, fu dipinta da Vincent Van Gogh a Saint-Rémy nel giugno del 1889, durante uno dei permessi a lui concessi dal direttore dell'istituto in cui era ricoverato, per recarsi a dipingere nella rigogliosa campagna provenzale.
Esistono molte lettere che mostrano l'intenzione di Van Gogh di partecipare con questa e altre tele con lo stesso soggetto alla mostra che Paul Gauguin e Emile Bernard andavano organizzando al Café Volpini a Parigi.
Attualmente l'opera, per quanto mi risulta, è conservata nella Narodni Galerie di Praga, dove sono diversi capolavori della pittura e della scultura francese, databili agli ultimi anni dell'Ottocento.








mercoledì 28 maggio 2008

CHAUMES DE CORDEVILLE (Stoppie a Cordeville) - Vincent Van Gogh

CHAUMES DE CORDEVILLE (1890) STOPPIE DI CORDEVILLEVincent Van Gogh - Pittore olandeseMuseo d'Orsay - ParigiOlio su tela cm. 73 x 92Risoluzione 2.272 x 1.756 - 1,48 Mb









   
Dopo il suo arrivo ad Auvers-sur-Oise, nel mese di maggio, Vincent Van Gogh si mostra incantato da questo villaggio "severamente bello" e "molto colorato" così come dalla campagna circostante. Si rivede insieme al dottor Paul Gauchet - amico di Renoir, di Manet di Cézanne -, cosa che gli risolleva il morale, dopo i giorni trascorsi rinchiuso nell'ospizio. Incontra per colazione più volte alla settimana il dottor Gauchet, da cui riceve incoraggiamenti e conforto... "E' un vero amico e qualche cosa come un nuovo fratello".. afferma Vincent...

Dopo aver vissuto nel Sud della Francia, Vincent Van Gogh constata che il suo "modo di vedere"è cambiato...
"Mi rendo conto che mi ha fatto bene andare nel Midi proprio per meglio vedere il Nord"
E' immediatamente rapito dai "superbi tetti di paglia muscosi".
Così, la capanna all'entrata del piccolo paese di Cordeville diventa uno dei paesaggi più cupi dipinti prima della morte. Lungi dal costituire un rifugio contro le intemperie, la casa sembra schiacciata sotto un cielo tempestoso. Il tetto di paglia con striature verdastre si fonde con il boschetto dai folti alberi, dando l'impressione di far parte integrante della natura circostante.

CHAUMES DE CORDEVILLE (Stoppie a Cordeville) fece parte della collezione del dottor Gauchet. Alla sua morte, il figlio Paul donò il dipinto al Jeu de Paume, da dove fu poi trasferito al museo d'Orsay a Parigi.

Fatto significativo... dopo il suo arrivo a Auvers-sur-Oise, Van Gogh non dipinge più il sole. La pasta s'ispessisce, mentre i tocchi diventano più larghi e si contorcono come tralci di vite.
Questa evoluzione traduce la crescente disperazione dell'artista.
La frenesia nel dipingere non fa che aggravare il suo male di vivere...
"Il mio lavoro è in me, rischio la mia vita stessa, e la mia ragione è per metà oscurata"... , dichiarò in un momento di lucidità, qualche settimana prima di morire.

Ironia crudele per un artista che non ha conosciuto in vita che la miseria e l'incomprensione, i dipinti di Vincent Van Gogh sono oggi tra i più ricercati e tra i più cari al mondo.








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