Johannes nacque nella cittadina olandese di Delft, nel 1632, da Reynier van der Meer e da Dyna Balthasars, proprietari di un'osteria e commercianti di opere d'arte.
Nel 1653 si sposa con Catharina Bolnes, appartenente ad una ricca famiglia cattolica.
Dal loro matrimonio nasceranno undici figli di cui tre morti precocemente.
Nello stesso anno il pittore si iscrive alla ghilda di San Luca.
In questo primo periodo Vermeer si interessa ai caravaggisti di Utrecht, in particolar modo a Ter Brugghen.
È possibile che durante il suo soggiorno a Delft, fra il 1652 e il 1654, egli abbia frequentato Rembrandt.
Nel 1663 Vermeer viene nominato vice-decano della ghilda di San Luca e decano l'anno successivo.
Alla morte del padre, nel 1655, Vermeer entra in possesso di una cospicua eredità che fra l'altro include l'osteria, eredità che però non migliora le sue precarie condizioni economiche.
Vermeer muore nel 1675 all'età di 43 anni, lasciando la moglie carica di debiti, tanto che la donna è costretta a scrivere alle autorità una supplica perché le sue condizioni economiche non le permettono di far fronte ai numerosi creditori, solo in parte saldati con i pochi dipinti che alla morte dell'artista si trovavano in bottega.
Nel 1696 all'asta allestita dal mercante Gérard Houet ad Amsterdam sono venduti ventuno dipinti di Vermeer.
Ma presto il pittore viene dimenticato e già il suo nome è escluso dalle pubblicazioni d'arte di fine Seicento.
È solo nell'Ottocento grazie ai pittori realisti che la pittura di Vermeer sarà riscoperta ed apprezzata soprattutto in Francia.
IL MISTERO VERMEER
Esistono pochi documenti relativi a Jan Vermeer..., altrettanto rari sono gli artisti di così grande talento ad aver lasciato un tale esiguo numero di opere.
Per Vermeer l'arte è la bellezza della linea e la rigorosa associazione dei colori, ma è anche un repertorio limitato di modelli e di accessori: una finestra, una tavola, una figura assorta, un oggetto quotidiano.
Anche Van Gogh si stupisce della semplicità della tavolozza del pittore, che pur tuttavia è completa...
"Tavolozza [...] che contiene un giallo limone, un grigio perla, un nero, un blu, un bianco".
È difficile anche individuare i rapporti specifici di Vermeer con la pittura olandese coeva.
Se il gusto per le prospettive chiare e i temi dei fatti quotidiani pervengono dai suoi contatti giovanili con Fabritius e De Witte, è anche vero che le scene vermeeriane presentano personaggi assorti, ripresi in pose silenziose e meditative, che niente hanno in comune con la pittura "di genere" di quell'epoca.
Maestro assoluto dell'interiorità e del silenzio, Vermeer ci restituisce un quadro che esiste per se stesso, il cui unico fine è la bellezza.
In Vermeer la luce non è affatto artificiale: è precisa, normale come in natura, così come la potrebbe desiderare un fisico scrupoloso.
Il raggio che entra da una parte trapassa lo spazio fino all'altra parte.
Sembra che la luce provenga dal dipinto stesso, e gli spettatori ingenui si figurano volentieri che la luce passi fra la tela e la cornice.
Un tale, entrando in casa del signor Double, dove era esposto su un cavalletto il "Soldato con la ragazza che ride", andò dietro la tela per vedere da dove provenisse il meraviglioso splendore della finestra aperta.
Perciò le cornici nere vanno benissimo alle tele di Vermeer.
Vermeer è argento nelle luci, nelle ombre color perla.
In Vermeer non c'è il nero, né scarabocchi né sotterfugi.
Per ogni dove appare chiaro, dietro una poltrona, un tavolo o un cembalo, come accanto alla finestra..., ma ogni oggetto ha appena la propria penombra e mescola i propri riflessi alla luce ambiente.
Nel 1653 si sposa con Catharina Bolnes, appartenente ad una ricca famiglia cattolica.
Dal loro matrimonio nasceranno undici figli di cui tre morti precocemente.
Nello stesso anno il pittore si iscrive alla ghilda di San Luca.
In questo primo periodo Vermeer si interessa ai caravaggisti di Utrecht, in particolar modo a Ter Brugghen.
È possibile che durante il suo soggiorno a Delft, fra il 1652 e il 1654, egli abbia frequentato Rembrandt.
Nel 1663 Vermeer viene nominato vice-decano della ghilda di San Luca e decano l'anno successivo.
Alla morte del padre, nel 1655, Vermeer entra in possesso di una cospicua eredità che fra l'altro include l'osteria, eredità che però non migliora le sue precarie condizioni economiche.
Vermeer muore nel 1675 all'età di 43 anni, lasciando la moglie carica di debiti, tanto che la donna è costretta a scrivere alle autorità una supplica perché le sue condizioni economiche non le permettono di far fronte ai numerosi creditori, solo in parte saldati con i pochi dipinti che alla morte dell'artista si trovavano in bottega.
Nel 1696 all'asta allestita dal mercante Gérard Houet ad Amsterdam sono venduti ventuno dipinti di Vermeer.
Ma presto il pittore viene dimenticato e già il suo nome è escluso dalle pubblicazioni d'arte di fine Seicento.
È solo nell'Ottocento grazie ai pittori realisti che la pittura di Vermeer sarà riscoperta ed apprezzata soprattutto in Francia.
IL MISTERO VERMEER
Esistono pochi documenti relativi a Jan Vermeer..., altrettanto rari sono gli artisti di così grande talento ad aver lasciato un tale esiguo numero di opere.
Per Vermeer l'arte è la bellezza della linea e la rigorosa associazione dei colori, ma è anche un repertorio limitato di modelli e di accessori: una finestra, una tavola, una figura assorta, un oggetto quotidiano.
Anche Van Gogh si stupisce della semplicità della tavolozza del pittore, che pur tuttavia è completa...
"Tavolozza [...] che contiene un giallo limone, un grigio perla, un nero, un blu, un bianco".
È difficile anche individuare i rapporti specifici di Vermeer con la pittura olandese coeva.
Se il gusto per le prospettive chiare e i temi dei fatti quotidiani pervengono dai suoi contatti giovanili con Fabritius e De Witte, è anche vero che le scene vermeeriane presentano personaggi assorti, ripresi in pose silenziose e meditative, che niente hanno in comune con la pittura "di genere" di quell'epoca.
Maestro assoluto dell'interiorità e del silenzio, Vermeer ci restituisce un quadro che esiste per se stesso, il cui unico fine è la bellezza.
LA LUCE DI VERMEER
In Vermeer la luce non è affatto artificiale: è precisa, normale come in natura, così come la potrebbe desiderare un fisico scrupoloso.
Il raggio che entra da una parte trapassa lo spazio fino all'altra parte.
Sembra che la luce provenga dal dipinto stesso, e gli spettatori ingenui si figurano volentieri che la luce passi fra la tela e la cornice.
Un tale, entrando in casa del signor Double, dove era esposto su un cavalletto il "Soldato con la ragazza che ride", andò dietro la tela per vedere da dove provenisse il meraviglioso splendore della finestra aperta.
Perciò le cornici nere vanno benissimo alle tele di Vermeer.
Vermeer è argento nelle luci, nelle ombre color perla.
In Vermeer non c'è il nero, né scarabocchi né sotterfugi.
Per ogni dove appare chiaro, dietro una poltrona, un tavolo o un cembalo, come accanto alla finestra..., ma ogni oggetto ha appena la propria penombra e mescola i propri riflessi alla luce ambiente.
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