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giovedì 16 luglio 2009

JAN Johannes VERMEER


Purtroppo di Vermeer ho trovato scarse notizie biografiche.


Johannes nacque nella cittadina olandese di Delft, nel 1632, da Reynier van der Meer e da Dyna Balthasars, proprietari di un'osteria e commercianti di opere d'arte.

Nel 1653 si sposa con Catharina Bolnes, appartenente ad una ricca famiglia cattolica.

Dal loro matrimonio nasceranno undici figli di cui tre morti precocemente.

Nello stesso anno il pittore si iscrive alla ghilda di San Luca.

In questo primo periodo Vermeer si interessa ai caravaggisti di Utrecht, in particolar modo a Ter Brugghen.

È possibile che durante il suo soggiorno a Delft, fra il 1652 e il 1654, egli abbia frequentato Rembrandt.

Nel 1663 Vermeer viene nominato vice-decano della ghilda di San Luca e decano l'anno successivo.

Alla morte del padre, nel 1655, Vermeer entra in possesso di una cospicua eredità che fra l'altro include l'osteria, eredità che però non migliora le sue precarie condizioni economiche.

Vermeer muore nel 1675 all'età di 43 anni, lasciando la moglie carica di debiti, tanto che la donna è costretta a scrivere alle autorità una supplica perché le sue condizioni economiche non le permettono di far fronte ai numerosi creditori, solo in parte saldati con i pochi dipinti che alla morte dell'artista si trovavano in bottega.

Nel 1696 all'asta allestita dal mercante Gérard Houet ad Amsterdam sono venduti ventuno dipinti di Vermeer.

Ma presto il pittore viene dimenticato e già il suo nome è escluso dalle pubblicazioni d'arte di fine Seicento.

È solo nell'Ottocento grazie ai pittori realisti che la pittura di Vermeer sarà riscoperta ed apprezzata soprattutto in Francia.


IL MISTERO VERMEER

Esistono pochi documenti relativi a Jan Vermeer..., altrettanto rari sono gli artisti di così grande talento ad aver lasciato un tale esiguo numero di opere.
Per Vermeer l'arte è la bellezza della linea e la rigorosa associazione dei colori, ma è anche un repertorio limitato di modelli e di accessori: una finestra, una tavola, una figura assorta, un oggetto quotidiano.
Anche Van Gogh si stupisce della semplicità della tavolozza del pittore, che pur tuttavia è completa...

"Tavolozza [...] che contiene un giallo limone, un grigio perla, un nero, un blu, un bianco".

È difficile anche individuare i rapporti specifici di Vermeer con la pittura olandese coeva.
Se il gusto per le prospettive chiare e i temi dei fatti quotidiani pervengono dai suoi contatti giovanili con Fabritius e De Witte, è anche vero che le scene vermeeriane presentano personaggi assorti, ripresi in pose silenziose e meditative, che niente hanno in comune con la pittura "di genere" di quell'epoca.
Maestro assoluto dell'interiorità e del silenzio, Vermeer ci restituisce un quadro che esiste per se stesso, il cui unico fine è la bellezza.


LA LUCE DI VERMEER

In Vermeer la luce non è affatto artificiale: è precisa, normale come in natura, così come la potrebbe desiderare un fisico scrupoloso.
Il raggio che entra da una parte trapassa lo spazio fino all'altra parte.
Sembra che la luce provenga dal dipinto stesso, e gli spettatori ingenui si figurano volentieri che la luce passi fra la tela e la cornice.
Un tale, entrando in casa del signor Double, dove era esposto su un cavalletto il "Soldato con la ragazza che ride", andò dietro la tela per vedere da dove provenisse il meraviglioso splendore della finestra aperta.
Perciò le cornici nere vanno benissimo alle tele di Vermeer.
Vermeer è argento nelle luci, nelle ombre color perla.
In Vermeer non c'è il nero, né scarabocchi né sotterfugi.
Per ogni dove appare chiaro, dietro una poltrona, un tavolo o un cembalo, come accanto alla finestra..., ma ogni oggetto ha appena la propria penombra e mescola i propri riflessi alla luce ambiente.



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GENTILUOMO E DONNA CHE BEVE - Jan Vermeer

L'ATELIER - Jan Vermeer

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mercoledì 10 giugno 2009

L'ATELIER - Jan Vermeer

L'ATELIER (1665)
Jan Vermeer (1632 - 1675)
Pittore olandese
Kunsthistorisches Museum di Vienna
Olio su tela cm 120 x 100


Una stanza in penombra è bagnata parzialmente dalla luce naturale filtrata attraverso la finestra, nascosta agli occhi dello spettatore da una pesante tenda.
Tutta la composizione è costruita mediante la scansione di piani, modulo sostenuto dal degradare del pavimento geometrico.
La parete di fondo è occupata da una grande carta geografica, su cui sono indicate le diciassette province dei Paesi Bassi, contrassegnata dall'aquila bicipite degli Asburgo che, probabilmente, allude alla dipendenza dell'Olanda alla Spagna fino al 1581.
Davanti alla finestra è una giovane modella in posa - forse una delle figlie di Vermeer - abbigliata con abiti borgognoni démodé (databili intorno alla seconda metà del Cinquecento), con in mano un grosso tomo e uno strumento musicale..., il suo sguardo è rivolto verso il tavolo dove sono sistemati un libro aperto, forse uno spartito musicale, e una grande maschera in gesso.
In primo piano, di fronte al cavalletto, è ritratto di spalle il pittore, abbigliato con una veste elegante apertamente in contraddizione con la sua attività.
Quale fosse la capacità di Vermeer di riprodurre la realtà si percepisce dal modo con il quale ritrae ogni minimo particolare: la carta geografica che appare appena sollevata da un alito di vento che la investe dalla finestra aperta..., il lampadario che attira la luce e la riflette..., il brano di natura morta casualmente sistemato sul tavolo.
La scelta di Vermeer di autoritrarsi all'interno dello studio, occupato nella sua attività, può essere interpretata come un'affermazione di nuova dignità per la sua professione, che affida alla sua bottega il compito di trasmettere profondi valori morali.


L'OPERA

II quadro firmato sul bordo della carta geografica, è probabilmente identificabile con quello lasciato alla morte di Vermeer alla moglie Caterina e citato come "Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori..., di una bellezza rara..., dipinto da lui stesso".
La critica specializzata non sempre ha accettato questa identificazione, orientandosi verso il perduto "Autoritratto dell'artista" citato fino al 1860, e di cui oggi ci resta una incisione di Johannes Meyssens.
Nel Settecento il quadro era nella collezione del barone Gottfried van Swieten, quindi nel 1813 venne trasferito a Vienna, acquistato dal conte Czernin come opera di Pieter de Hooch.
Confiscato nel 1942 da Hitler, dopo la guerra venne restituito al Kunsthistorisches della capitale austriaca, dove in passato il quadro era in deposito e dove si trova ancora oggi.


I MESSAGGI DEL QUADRO

Indubbiamente Jan Vermeer ha affidato al quadro il compito di lanciare un messaggio morale che ancora oggi, nonostante le varie interpretazioni, non è stato decifrato.
Probabilmente la chiave di lettura è nella figura della modella ritratta nelle vesti di Clio, Musa della Storia, come testimoniano i suoi tradizionali attributi: la corona d'alloro, la tromba e il libro.
Da ciò si potrebbe dedurre che si tratti dell'allegoria della Storia che ispira l'artista.
Se invece consideriamo anche gli oggetti disposti sul tavolo, la tromba, il libro e la maschera, che sono gli attributi di Talia, Polinnia ed Euterpe, potremmo interpretare il soggetto come l'allegoria delle Muse.
Un'altra plausibile spiegazione potrebbe essere quella che con questa allegoria Vermeer abbia voluto esprimere il suo rammarico per il cessato dominio spagnolo sull'Olanda, un rapporto assai fertile dal punto di vista artistico.

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GENTILUOMO E DONNA CHE BEVE - Jan Vermeer

IL SOLDATO E LA FANCIULLA CHE RIDE - Jan Vermeer



domenica 7 giugno 2009

GENTILUOMO E DONNA CHE BEVE (A Lady Drinking and a Gentleman) - Jan Vermeer

      
GENTILUOMO E DONNA CHE BEVE (1660 circa)
Jan Vermeer (1632 - 1675)
Pittore olandese
Staatliche Museen di Berlino
Tela cm 66,3 x 76,5
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Pixel 2210 x 1780 - Mb 1,78


Nell'ambiente di una casa borghese si svolge una scena dai caratteri intimi e domestici.
Un uomo. cappello e mantello, offre da bere a una donna comodamente seduta su una sedia e con il volto nascosto dall'ampia cuffia olandese, parte integrante dell'abbigliamento.
La luce tenue ma precisa, propria dei quadri dei paesi nordici, proviene dalla finestra accostata a sinistra, con i vetri decorati e le rifiniture di piombo.
La finestra sul fondo è coperta da una tenda, forse secondo il tipo dell'impannata.
Unica decorazione delle pareti è un quadro di paesaggio dalla cornice dorata barocca.
Al centro della stanza, con pavimento in cotto a scacchi, c'è un tavolo che secondo l'uso comune è coperto da un tappeto indiano, tipologia molto diffusa in Olanda grazie ai rapporti commerciali con i paesi orientali.
Sulla sedia dove si trova un cuscino di seta uguale a quello sistemato sulla panca, c'è una chitarra, mentre sul tavolo sono appoggiati in maniera disordinata alcuni fascicoli, forse spartiti musicali.
Gli oggetti, i personaggi, gli ambienti sono rappresentati da Vermeer minuziosamente, con cura ma con distacco.
La luce naturale mette in evidenza ogni elemento che compone la scena che si svolge in silenzio sotto il mio sguardo indiscreto.


L'OPERA

Nel 1736 il dipinto fu aggiudicato per 16 fiorini nell'asta di J.Van Loo di Delft.
Nel 1891 è catalogato nella collezione di Lord Fr. Pelham Clinton Hope di Londra.
Passato nel 1898 al mercante londinese Colnaghi, nel 1901 fu acquistato dal museo nazionale di Berlino per 5000 sterline.
Lo stemma che decora la finestra è quello di Jannetje J. Vogel ed è simile a quello raffigurato dallo stesso Vermeer nei "Due gentiluomini e donna con bicchiere di vino" all'Herzog Anton Ulrich Museum di Braunschweig.


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IL SOLDATO E LA FANCIULLA CHE RIDE - Jan Vermeer

L'ATELIER - Jan Vermeer
 

sabato 6 giugno 2009

IL SOLDATO E LA FANCIULLA CHE RIDE (Officer and laughing girl) - Jan Vermeer

IL SOLDATO E LA FANCIULLA CHE RIDE (1657 circa)
Jan Vermeer (1632 – 1675)
Pittore olandese
Collezione Frick di New York
Tela cm. 48 x 43


CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 1780 x 2500 - Mb 2,29


In un interno, non riesco a definire se di abitazione o di osteria, sono seduti ad un tavolo in piacevole conversazione una giovinetta che ha tra le mani un bicchiere, e un soldato, visto di spalle di tre quarti con la mano appoggiata sul fianco.
Vermeer è riuscito a cogliere con grande mae­stria, come in una foto istantanea, il momento in cui il volto della ragazza si illumina di un sorriso, come se il militare avesse recato una inaspettata buona notizia.
L'angolo della stanza raffigurato dal pittore è posto, come spesso nei dipinti di Vermeer, a ridosso di una finestra dai vetri legati a piombo, con una delle ante semiaperta.
Questo espediente consente all'artista di avere una fonte luminosa ben individuabile e di conseguenza di creare una precisa definizione della luce all'inter­no del vano.
In effetti siamo in presenza di uno dei dipinti più nitidi del maestro, in cui si ha una nettissima percezione di tutti gli oggetti rappre­sentati fin nei minimi particolari.


Suonatrice di liuto

Come accade di frequente nell'opera di Vermeer, in questo dipinto troviamo personaggi, oggetti e dettagli ricorrenti anche in altre tele dell'artista.

La fanciulla è la medesima che appare nella “Ragazza che legge una lettera presso finestra” della Gemäldegalerie di Dresda (identico è l'abi­to, manca solo il copricapo bianco)…, la stupenda carta geografica con rappresentazione dell’Olanda, che alcuni studiosi ritengono opera del cele­bre cartografo e incisore Blaeu di Amsterdam, ritorna alle spalle della “Donna in blu che legge” del Rijksmuseum di Amsterdam.

II dipinto, per ta­glio compositivo - si veda la sedia con terminali leonini di sbieco in primo piano – e per la presenza della carta geografica nella parete di fondo, anti­cipa la “Suonatrice di liuto” del Metropolitan Museum di New York, alle cui spalle è appesa una grande e straordinaria carta dell'Europa del XVII secolo.



L'OPERA

Nel 1696 la tela fu venduta all'asta con altre venti opere di Vermeer e circa altri cento quadri dal mercante Gerard Houet ad Amsterdam.
Nell'elenco dei pezzi messi in vendita il dipinto veniva definito…

“Un soldato con una giovinetta che ride. Bellissimo”.

Nella seconda metà del secolo scorso il Thoré-Búrger vide il quadro a Parigi nella collezione Double, con l'attribuzione a Pieter de Hooch.
Nel 1881 passò nelle mani dei Demidoff a Firenze, quindi fu di nuovo a Londra presso Joseph e infine dal 1911 si trova nella Collezione Frick.


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L'ASTRONOMO (The Astronomer) - Jan Vermeer

L'ASTRONOMO (1668 circa)
Jan Vermeer (1632 - 1675)
Pittore olandese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm 50,8 x 46,3


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Pixel 1795 x 2280 - Mb 1,64



Nell'epoca in cui in Olanda Steen e Van Ostade prediligono fastosi episodi aneddotici, e De Hooch dipinge sentimentali scene borghesi, Jan Vermeer rappresenta un giovane astronomo vestito di blu seduto ad un tavolo, intento ad osservare il globo celeste..., il piano di lavoro, coperto da un tappeto multicolore, è occupato da un libro aperto e da strumenti di misurazione (Vermeer era molto legato a Leewenhoek, inventore del microscopio, ed era anche molto interessato all'ottica).
La tela visibile alla parete di fondo, a destra, è stata identificata con il "Mosè salvato dalle acque", presente anche nel dipinto "La lettera" della collezione Beit di Blessington, generalmente ritenuto di poco antecedente.
Il soggetto è stato variamente interpretato come un filosofo, un astrologo, un geografo o un geometra, prima di giungere all'attuale identificazione..., fra le tante ipotesi riguardanti il personaggio raffigurato, si è anche considerata l'eventualità che Vermeer abbia qui ritratto uno dei suoi figli, o addirittura se stesso.
Ancora una volta il dipinto rappresenta un interno e il protagonista della scena è una figura solitaria, in questo caso maschile, come raramente accade in Vermeer..., la luce, inoltre, rimane componente essenziale del quadro, confermandosi elemento basilare in tutta l'opera dell'artista, e, filtrando dalla finestra a sinistra, illumina gli oggetti e l'uomo con un effetto del tutto naturale.

In questa ed in altre tele degli ultimi anni, ad esempio "Il geografo" di Francoforte (Staedelisches Kunstinstitut), stilisticamente simile e ritenuto pendant de "L'Astronomo", si fanno comunque più netti i contrasti luce-ombra rispetto ad opere di produzione precedente, caratterizzate dall'ampia luminosità.


L'OPERA


L'opera è firmata e datata 1668 sull'armadio del fondo, ma l'autenticità dell'iscrizione non è stata ancora provata.
L'astronomo apparve con "Il geografo" all'asta di Rotterdam del 1713 ed in quelle di Sorgh (1720) e Looten (1729) ad Amsterdam..., la tela fu poi nella collezione Lebrun di Parigi, il cui catalogo del 1792 ne riproduce un'incisione.
Il dipinto fu acquistato nel 1797 da Gildemeister all'asta Nijnan di Amsterdam, fu rivenduto nel 1800..., passato per la vendita di Christie's (1863) e per quella Double (1881) di Parigi, pervenne ai Rothschild nel 1886.
Nel 1982 è stato acquisito dal Louvreper attribuzione.
Il Gabinetto delle Stampe di Amsterdam conserva una versione ad acquerello e la raccolta Koch di Londra una copia eseguita nel Seicento.


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LA LETTRICE - The letter reader (Ragazza che legge una lettera presso la finestra) - Jan Vermeer

LA LETTRICE (1657 circa)
Ragazza che legge una lettera presso la finestra
Jan Vermeer (1632 - 1675)
Pittore olandese
Gemäldegalerie di Dresda
XVII secolo
Olio su tela cm. 83 x 64,5
CLICCA IMMAGINE alta riosoluzione
Pixel 1760 x 2500 - Mb 2,09


Una graziosa ragazza (già identificata con la moglie di Jan Vermeer) è intenta a leggere un foglio, quasi certamente una lettera, accanto ad una finestra aperta, che lascia filtrare nella stanza una luce di straordinaria intensità.
In un angolo è una sedia con teste di leoni, forse un pezzo del mobilio di casa Vermeer, come suggerisce la sua frequente presenza nei quadri dell'artista.
Una bellissima tenda introduce il tavolo da pranzo ricoperto con un tradizionale tappeto delle Fiandre, su cui è appoggiato maldestramente un vassoio con della frutta.

La costruzione dell'ambiente è la stessa di quella di tante altre opere di Vermeer, probabilmente ispiratosi a qualche stanza dell'osteria del padre a Delft.
La tipologia della finestra della stanza, l'abito indossato dalla ragazza e il suo volto riflesso nel vetro sono elementi che compaiono anche in MILITARE E GIOVINETTA (Il soldato e la fanciulla che ride) della Frick Collection di New York.

Jan Vermeer non è concentrato nella descrizione dell'ambiente, bensì a bloccare un piccolo fatto quotidiano così da renderlo eterno.
La narrazione, seppur fatta con pochi elementi, è vivace ed è segnata da un tocco intimistico che anticipa, così come osservavano i fratelli De Goncourt (1861), la pittura di Chardin.


L'opera è firmata in fondo a destra, accanto alla figura della ragazza.
Acquistata per conto dell'elettore di Sassonia nel 1754 a Parigi, risulta negli inventari della Galleria di Dresda attribuita a Rembrandt, mentre più tardi fu incisa come opera di Govert Flinck.
In seguito il lavoro è stato assegnato a Pietre de Hooch, e solo alla metà dell'Ottocento attribuito a Jan Vermeer.

Il dipinto oggi potete ammirarlo alla Gemäldegalerie di Dresda, fortunatamente salvatosi dagli impietosi bombardamenti durante la seconda guerra mondiale che hanno distrutto ben 507 opere.


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venerdì 5 giugno 2009

CRISTO IN CASA DI MARTA E MARIA (Christ in the House of Martha and Mary) - Jan Vermeer

CRISTO IN CASA DI MARTA E MARIA (1664 – 1665)
Jan Vermeer (1632 – 1675)

Pittore olandese
National Gallery of Scotland di Edimburgo
Olio su tela cm. 160 x 141

CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 1790 x 2150 - Mb 1,62


Il dipinto è uno dei rari esempi di pittura sacra di Vermeer, artista generalmente conosciu­to per le sue scene d'interni. il tema, tratto dal Vangelo di San Luca, narra della visita di Cristo a Marta e Maria, sorelle dell'amico Lazzaro.
Le due donne accolgono l'ospite nella loro modesta casa: Marta, raffigurata nella parte superiore del­la composizione, offre un cesto in vimini dentro il quale è del pane; Maria è colta mentre ascolta le parole di Cristo.
Si tratta di un dipinto giovanile, nel quale Vermeer risulta ancora essere alla ricerca di uno stile proprio; risente dell'influenza della pittura di Ter Brugghen, a quel tempo ancora legato al­la maniera caravaggesca, nella scelta dell'ambientazione e nel taglio compositivo, e di quella di J. van Loo per quanto riguarda la maniera di risolvere il morbido panneggio delle vesti dei protagonisti.
Eppure la composizione mostra in germe il particolare interesse di Vermeer per la rappresentazione degli interni.

E' possibile che la figura di Maria derivi da quella inginocchiata in Diana e le Ninfée (L'Aja, Mauritshuis), generalmente creduta il ritratto della moglie dell'artista.

Le condizioni del dipinto non sono ottime, soprattutto nella parte inferiore dove la figura di Maria è gravemente alterata a causa dei passati restauri.
Si notano anche diversi ripensamenti dell'artista nella stesura finale, in particolare la mano destra di Cristo è stata più volte ritoccata.



DIANA E LE NINFE
Jan Vermeer (1632 - 1675)
Mauritshuis
Vienna













L’OPERA

Il quadro è firmato nell'angolo inferiore del­lo sgabello.
Pervenuto in Inghilterra in epoca im­precisata, esso era a Bristol fino a quando non venne trasferito a Londra acquistato dagli antiquari Forbes & Paterson.
Riconosciuto come opera di Vermeer il dipinto fu acquistato da W. A. Coats, e alla morte di questi i figli lo donarono alla National Gallery of Scotland di Edimburgo, dove si trova ancora oggi.



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LA MERLETTAIA (The Lacemaker) - Jan Vermeer

LA MERLETTAIA (1665 circa)
Jan Vermeer (1632 – 1675)
Pittore olandese
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm. 24 x 21

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Pixel 1760 x 2500 - Mb 2,08


L'opera è generalmente datata intorno al 1665 ed appartiene pertanto alla piena maturità dell'artista (1632 circa - 1675)... è firmata nel fondo a destra «IVMEER» e raffigura una merlettaia intenta ad eseguire il suo lavoro.
La giovane indossa una veste gialla, su cui spicca il bianco colletto, ed ha a fianco un tavolino coperto da un tappeto multicolore, sul quale poggiano un libro ed un cuscino blu…, la parete di fondo è grigia.
Si è ipotizzato che il pittore avesse qui ritratto la moglie, Catharina Bolnes.
Il soggetto è tipico di Vermeer, che predilige la rappresentazione della figura femminile circondata da care, semplici cose entro caratteristici ambienti olandesi: ma­gica è la quiete che avvolge i personaggi vermeeriani, tanto profondamente legati alla realtà quotidiana nella rappresentazione, quanto irri­mediabilmente stregati da un incantesimo nell’assoluta immobilità dei gesti.
Come la mag­gior parte dei suoi dipinti, anche questo è contraddistinto da una straordinaria purezza di luce e colori…, qui le tonalità dominanti sono quelle del giallo, del blu, del bianco, rintracciabili sovente nella produzione del maestro tra il 1660 e il 1670…, basti pensare a “La lattaia” o a “La lettrice”, entrambi conservati al Rijksmuseum di Amsterdam.
In questa opera la luce, che come in poche altre tele dell'artista proviene da destra, fornisce l'illusione di un chiaro interno domestico e riveste un’importanza fondamentale, definendo figura ed oggetti e fissandoli in una sorta di rarefatta atmosfera, a metà strada fra simbolo e realtà, tipica della più lirica produzione vermeeriana.

L’OPERA

Forse si tratta del dipinto n° 12 battuto all’asta di Amsterdam del 1696 con altre venti opere di Vermeer…, nella stessa città passò per le vendite di Crammer (1778), Schepens (1811), Muilman (1813), e per l'asta del 1815.
Nel 1817 fu presente alla vendita Lapeyrière di Parigi e nel 1851 a quella van Nagell dell'Aja. Pervenne a Napoleone III in seguito alla cessione della colle­zione Vis Blokhyzen di Rotterdam, effettuata a Parigi nel 1870.
Del dipinto esiste una copia ad acquerello di Stolker…, la National Gallery di Washington conserva una tela di uguale soggetto che parte della critica attribuisce a Vermeer.


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