venerdì 22 agosto 2008

LA METAMORFOSI (Metamorphosis) - Franz Kafka

   
IL MALE DEL SECOLO ... NEI PERSONAGGI DI KAFKA


Il nome di Franz Kafka è diventato il simbolo noto anche a coloro che non hanno letto niente di lui..., il simbolo del male del secolo, della condizione di insicurezza e di profondo disagio in cui vengono a trovarsi la piccola e media borghesia in seguito alla fase monopolistica del capitalismo e che questi ceti, per lo più incapaci di analizzare le ragioni reali, confondono col destino dell'uomo in generale.
Nessuno scrittore riuscì a esprimere questo sentimento in modo più preciso e drammatico di Kafka, perché nessuno lo visse più intensamente. Egli apparteneva a una minoranza sia linguistica (i tedeschi di Praga) che religiosa e razziale (era ebreo). Già questo lo predisponeva alla solitudine. Si aggiunga una famiglia patriarcale con un padre dotato di un'autorità oppressiva, ostile alla cultura, che voleva fare del figlio un commerciante come lui.. Franz, estremamente sensibile e alieno all'attività pratica, si adattò a malincuore a fare l'impiegato di una società di assicurazioni.
Come mostrano i suoi diari, egli aveva parecchi amici, frequentava circoli culturali ebraici e slavi. Ma nel suo intimo egli viveva la tragedia di chi non riesce a trovare un vero rapporto umano coi propri simili.
Le sue opere travestono in forma fantastica questa impossibilità di trovare una comunicazione col prossimo, impossibilità che è per lui un destino che coglie l'individuo indipendentemente dalla sua volontà..., una specie di peccato originale di cui non ci si accorge nella vita di tutti i giorni, ma che a un certo momento interviene a rendere il mondo assurdo e privo di senso.
Per esempio il protagonista del famoso racconto "Le metamorfosi" si sveglia un bel giorno trasformato in un enorme scarafaggio, che i familiari trattano dapprima con compatimento, poi con indifferenza e disprezzo.



LA METAMORFOSI

Metamorfosi è una parola greca che significa "trasformazione".
Il protagonista è un commesso viaggiatore di nome Gregorio Samsa, che col suo duro lavoro mantiene la propria famiglia, composta dal padre malato, dalla madre e dalla sorella Grete. Un bel giorno, svegliandosi, egli si accorge di essersi trasformato in una specie di enorme scarafaggio. Di qui iniziano i suoi guai: egli perde il proprio posto di lavoro ed è costretto a vivere recluso nella sua stanza. La sua famiglia vuole evitare che questa notizia 'vergognosa' si sappia nel vicinato.
Così, poco per volta, Gregorio viene privato di tutto: della sua umanità, della sua intimità (gli portano via persino i mobili della stanza), dei suoi affetti. I suoi familiari, infatti, non lo possono sopportare per fastidi che egli procura loro, a cominciare dal fatto che egli non porta più a casa uno stipendio. Si direbbe anzi che essi siano più che altro preoccupati per questa perdita economica.
Ad un certo punto il padre arriva persino a scagliare delle mele contro Gregorio, colpevole di essersi introdotto in una stanza che non è la sua: e una di queste mele resta conficcata nel dorso del figlio, rendendone assai difficili i movimenti. Alla fine, questi muore, senza aver mai cessato di amare i suoi genitori e la sorella, nonostante il disprezzo e il disgusto che essi mostrano verso di lui; e la sua morte è accolta come una liberazione dai familiari.


COMMENTO

Questa, per sommi capi, è la vicenda. E' superfluo dire che si tratta di una situazione allegorica: Kafka ha, per così dire, materializzato nell'immagine dell'insetto il senso di isolamento del protagonista all'interno della sua famiglia, e l'ostilità di quest'ultima nei suoi confronti.
In questa luce si intendono tutti i dettagli del racconto.
La mela che resta conficcata nel dorso di Gregorio, per esempio, potrebbe essere interpretata come la materializzazione della crudeltà del padre, che ferisce inguaribilmente il figlio.
Alcuni hanno definito questo modo di rappresentare le cose con il termine "realismo magico": nel senso che certi fatti fantastici, cioè non reali, vengono descritti come se fossero assolutamente veri e naturali. L'autore finge insomma che tutti i dettagli della storia siano perfettamente accettabili nel mondo in cui viviamo.
Molta attenzione è dedicata soprattutto alla puntuale descrizione degli stati fisici dell'insetto-Gregorio; in effetti, si nota che c'è quasi una sorta di coincidenza fra la descrizione degli stati fisici e quella della situazione psicologica del protagonista. L'animalità di Gregorio è, nella metafora inventata da Kafka, la proiezione all'esterno della sua angosciosa condizione spirituale.
Ci sono molti modi di leggere questo racconto.
Il ruolo dell'istituzione che schiaccia l'individuo (ed anzi, proprio l'individuo più fragile, più sensibile, è più portato alla tenerezza ed agli slanci affettivi) è svolto qui dalla famiglia. Dunque, la famiglia del racconto può essere interpretata come una raffigurazione ideale dell'istituzione familiare in se stessa, che crea al proprio interno dei drammatici conflitti e dei meccanismi punitivi nei confronti di qualcuno dei suoi membri. Ma essa può anche essere interpretata, contemporaneamente, come una rappresentazione metaforica di una società oppressiva, che impedisce ai suoi membri di manifestarsi pienamente e liberamente.
C'è, inoltre, il senso di colpa. Questo è un problema più difficile da chiarire, perché affonda le sue radici nella complessa personalità di Kafka; ma provo comunque a fare una riflessione sopra.
Notiamo infatti unna cosa: e cioè l'assenza di stupore con cui Gregorio (vale dire Kafka stesso, che in lui si identifica) accetta la propria condizione animalesca. In nessun momento egli è assalito dal dubbio che questa trasformazione sia qualcosa di assurdo e ingiusto, che non avrebbe dovuto colpirlo; al contrario, egli l'accetta come qualcosa di naturale e di dovuto, come la giusta conseguenza della realtà in cui vive. Ma allora mi chiedo se questa brutale metafora dell'insetto, in cui il protagonista si trasforma, non nasconda qualcosa di più della semplice idea di esclusione dalla normale vita affettiva della famiglia. Non è detto che l'aspetto repellente con cui Gregorio-Kafka viene descritto sia soltanto dovuto all'ostilità della famiglia. Insomma, nell'immagine dell'insetto non sono rappresentati soltanto gli atteggiamenti punitivi della famiglia verso il figlio, ma anche gli (inconsci) atteggiamenti autopunitivi del figlio, che si accorge di odiare i propri familiari.
Del resto, anche il comportamento dei familiari non è esente da sensi di colpa: sotto l'apparente indifferenza da essi dimostrata verso Gregorio-Kafka, si affaccia anche, di tanto in tanto, il rimorso per il poco amore che essi sanno dargli.

Raramente uno scrittore ha saputo descrivere con altrettanta crudezza il groviglio affettivo che si sviluppa talvolta nell'ambito dei nuclei familiari, in un intreccio inestricabile di amore e di odio, di tenerezza e di crudeltà.


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RACCONTI (comprende La metamorfosi)
Franz Kafka
A cura di Giansiro Ferrata e Ervino Pocar
*1970 - Arnoldo Mondadori Editore
Sulla collana - I Meridiani




XXX

* DONNA TAHITIANA CON MAZZO DI FIORI - Te Avae No Marie_ Il mese di Maria - Paul Gauguin

     

IL PASSO FALSO ( The Faux Pas ) - Antoine Watteau


IL PASSO FALSO (1717)
The Faux Pas
Antoine Watteau
(1684-1721)
Pittore franceseMuseo del Louvre
Parigi
XVIII secoloOlio su tela cm. 50 x 41





Nel PASSO FALSO, Antoine Watteau raffigura una giovane coppia appartata tra i cespugli.
La fanciulla, rappresentata di schiena, cerca di respingere senza troppa convinzione l'intraprendenza del partner il quale, cingendole la vita con il braccio sinistro, cerca di distenderla sull'erba.
Il viso dell'uomo, che sembra emulare un satiro, è rosso di desiderio.
Nessuna indicazione insinua la possibile vittoria del giovane, niente ci conferma della improbabile resistenza della giovane fanciulla.
Watteau si diverte a giocare su queste ambiguità, sull'intrecciarsi tra erotismo e pudore.
A parte il particolare del gesto nervoso della mano dell'uomo, del quale esiste un bellissimo disegno autografo, tutto l'ardore si realizza nel pensiero, nel colore e nel tocco leggero, dato quasi a piccole macchie.
Il cielo livido contrasta con i toni caldi del verde e dei bruni della vegetazione e del rosso della mantella abbandonata su un cespuglio.
Antoine Watteau ha utilizzato questo stesso motivo, considerato tra i più spinti del suo repertorio, in altri dipinti: nel gruppo al centro della FESTA D'AMORE, nella pinacoteca di Dresda, cronologicamente vicino al PASSO FALSO..., nella DANSE PAYSANNE, all'Huntington Library di San Marino (California), di epoca più avanzata, dove i due giovani sono invertiti nella posizione..., ed infine nella RIUNIONE ALL'APERTO, nel Museo del Castello di Charlottenburg di Berlino.
Il tema era molto comune nella pittura nordica ed è probabile che da questa lo abbia ereditato Watteau.
Lo troviamo, ad esempio, in una tela di Jan Steen al Museo di Leyde e in un'opera di Adriaen Van der Werff, conservata alla Fallace Collection di Londra.
Il soggetto ebbe una grande diffusione in Francia presso i seguaci di Watteau, così come testimoniano le versioni di Lancret e di Nicolas Vleughels.

Realizzata nel 1717, l'opera pervenne al Louvre nel 1869, grazie alla Donazione La Caze. Nel catalogo della Collezione, redatto nel 1870, PASSO FALSO sostituisce il precedente titolo LA CADUTA FELICE.


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FESTE VENEZIANE (Venetian Pleasures) - Antoine Watteau

LA FINETTE - Antoine Watteau


* DONDE VENIAMO? CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO? (D'où venons nous / Que sommes nous / Où allons nous) - Paul Gauguin

   




mercoledì 20 agosto 2008

* CAMPO VERDE DI GRANO (Green wheat field) - Vincent Van Gogh




* DAME A LA GRENOUILLÈRE (DONNA SEDUTA ALL'APERTO? - Pierre-Auguste Renoir




* DONNA CHE SI PETTINA (Woman Combing her Hair) - Edgar Degas


LA PASTORELLA (The shepherdess) - Camille Pissarro

LA PASTORELLA (1881) 
Camille Pissarro (1830-1903) 
Museo d'Orsay Parigi XIX secolo 
Olio su tela cm. 81 x 64,5
   
Nel quadro è ritratta una pastorella, colta in un momento di riposo.
E' una delle prime volte in cui un'opera di Camille Pissarro la figura diviene protagonista della scena, relegando a puro sfondo naturalistico il paesaggio.
Sono l'uomo e le sue azioni ad interessare l'artista, come appare evidente in quest'opera che, a giudizio di molti critici, subisce l'influenza sia di Renoir che di Degas.
L'ascendenza di quest'ultimo si avverte soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento spontaneo della fanciulla, che ricorda i gesti naturali delle ballerine spiate dall'artista dietro le quinte.
La particolarità stilistica di quest'opera consiste nei giochi luminosi resi con tocchi minuti, densi e fitti di colore che, nonostante i colori non siano ancora usati puri, sembrano preannunziare la fase 'pointelliste', una tecnica, questa, ben calibrata dall'artista tanto da non cadere in leziosità, ma anzi facendo rivivere la fresca sensazione di riverbero dell'ombra boschiva.
Il dipinto, così maturo ed equilibrato, segna la ripresa dell'attività pittorica di Pissarro dopo un periodo di crisi.
Forse a superare la fase più critica gli giovarono l'incontro con Cézanne e la disponibilità mostrata nei suoi confronti dai giovani Gauguin e Guillalmin che si recavano a trovarlo.


Il dipinto è firmato e datato in basso a sinistra "C. Pissarro 1881".
Con il titolo LA BERGÈRE, nel 1882, fu esposto alla sesta mostra degli Impressionisti.
Pare che già nel 1883 la tela si trovasse presso il mercante parigino Durand-Ruel, ma certamente fu esportata nel 1886: fino al 1889 si trovava in una ignota Collezione privata di New York; ritornata a Parigi in una data imprecisata, nel 1911 entrò nel Louvre con il legato del conte Isaac de Camondo che l'aveva acquistata il 16 febbraio 1910 presso Durand-Ruel.
Come tante altre opere impressioniste, il dipinto è stato esposto al Jeu de Paume fino al suo trasferimento nel 1986 al Museo d'Orsay.



MODERNITÀ DI PISSARRO


In una lettera datata 18 settembre 1893, Camille Pissarro si prodigò di elargire consigli al figlio Lucien, anch'egli pittore, per meglio affrontare la carriera pittorica...

"Dipingere il carattere essenziale delle cose, cercare di renderle in qualsiasi modo senza preoccuparsi del mestiere. Dipingendo bisogna scegliere un soggetto, vedere che cosa c'è a sinistra che cosa c'è a destra, lavorare tutto simultaneamente.
Non fare pezzo a pezzo, fare tutto insieme, posando toni dappertutto, a tocchi di quel colore e di quel valore, osservando quello che c'è accanto. Bisogna lavorare a piccoli tocchi e cercare di fissare le percezioni con immediatezza. L'occhio non deve concentrarsi su un punto particolare, ma deve vedere tutto e contemporaneamente osservare i riflessi dei colori su ciò che li circonda".



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BONJOUR MONSIEUR COURBET (Hello Mr. Courbet) - Gustave Courbet

BONJOUR MONSIEUR COURBET (1854)
Gustave Courbet (1819-1877)
Pittore francese
Museo Fabre - Montpellier
Tela cm. 129 x 149


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Pixel 1750 x 2500 - Mb 1,80



In uno spiazzo circondato da prati e colline due uomini si incontrano sotto un grosso albero, ritratto al di là della vista dello spettatore, la cui chioma ripara loro dai raggi cocenti del sole: quello di spalle è un giovane barbuto che appoggiandosi al suo bastone porta sulle spalle un pesante zaino; quello di fronte, che indossa abiti sportivi molto eleganti, è in compagnia di un servo e di un cane.
La scena ha un punto di vista fortemente riabbassato.
Il cielo è chiaro, i colori sono molto contrastati, a macchia e poco sfumati.
I personaggi raffigurati da Courbet in questo quadro sono: l'artista stesso, l'uomo giovane, e l'amico Alfred Bruyas accompagnato dal servitore Calas e dal cane Breton, colti durante un incontro della strada del Séte con il sentiero di Saint Jean Védas in direzione di Miraval.
Il quadro esprime il pensiero di Courbet per cui il soggetto storico non aveva più ragione di esistere, sostituito da temi desunti dalla semplice vita quotidiana, colta nei suoi aspetti reali, evitando accuratamente la retorica e i facili moralismi.
In questo contesto va letta anche la differenza di proporzioni della tela che rompe il tradizionale rapporto fra figura e paesaggio.
Quando nel 1855 il quadro venne presentato da Courbet all'Esposizione di Belle Arti a Parigi venne ammirato da Edmond About che di lui scrisse...

"Courbet ha messo accuratamente in rilievo tutte le virtù della persona; la sua stessa ombra è snella e vigorosa...
Bruyas è meno abbellito: è un borghese. Il povero domestico è umile e deferente come se servisse una messa. Né padrone, né valletto tracciano le loro ombre sul terreno: non esiste ombra che per Courbet: solo lui può fermare i raggi del sole".

Il ritratto venne commissionato a Courbet da Alfred Bruyas, collezionista d'arte residente a Montpellier, nel 1854.
Alla sua apparizione pubblica venne sottoposto a giudizi critici abbastanza pesanti e fu oggetto di numerose caricature.
I quadro oggi si trova al Museo Fabre di Montpellier.



REALISMO TRA LETTERATURA E ARTE

Il realismo coinvolgeva tutte le espressioni artistiche, sia figurative che letterarie, ed era il riflesso di una tendenza sociale, psicologica e politica diffusa. Infiniti sono i paralleli proponibili fra pittura e il romanzo.
Nel 1861 i fratelli Edmond e Jules De Gouncourt pubblicarono il romanzo GERMINIA LACERTEUX, la cui perfezione rappresenta una vera professione di fede del realismo...

"Il pubblico ama i romanzi falsi: questo è un romanzo vero.
Ama i romanzi che danno l'illusione di essere introdotti nel gran mondo: questo libro viene dalla strada. Ama le operette maliziose, le morie di fanciulle, le confessioni di alcova (...): il libro che sta per leggere è severo e puro (...).
Il pubblico apprezza ancora le letture anodine e consolanti, le avventure che finiscono bene, le fantasie che non sconvolgono la sua digestione né la sua serenità; questo libro, con la sua triste e violenta novità è fatto per contrariare le abitudini del pubblico, per nuocere alla sua igiene.
(...) Oggi che il Romanzo (...) diventa, con l'analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, (...) può rivendicarne la libertà e l'indipendenza.
Ricerchi dunque l'arte e la Verità".




* ECCE HOMO (1850) - Honoré Daumier


* REGATA AD ARGENTEUIL (Regattas at Argenteuil) - Claude Monet



martedì 19 agosto 2008

IL GIUDIZIO DI PARIDE (The Judgement of Paris) - Antoine Watteau


IL GIUDIZIO DI PARIDE
(1720 circa)
Antoine Watteau
(1684-1721)
Pittore franceseMuseo del LouvreXVIII secoloTela cm. 47 x 31













L'episodio qui raffigurato da Watteau è tratto dal DIALOGO DEGLI DEI di Luciano, dove si narra che Paride venne scelto dagli dei come giudice unico per assegnare la mela d'oro alla dea più bella dell'Olimpo.
Il giovane è seduto sulla destra e dietro suggerimento di Mercurio, alle sue spalle, offre l'ambito frutto alla bellissima Venere, colta nuda di spalle accanto a Minerva, vestita da guerriero che interpone lo scudo, decorato sulla fronte con la testa della medusa, tra lei e la scena.
Accanto a Venere è un amorino, dotato di frecce e faretra, che aiuta la dea a indossare una trasparente veste; sullo sfondo s'intravede una giovane donna, ritratta in un'ardita posa, che forse rappresenta una ninfa.

La scena è costruita mediante lunghe e rapide pennellate; il colore, dai caldi toni cromatici, è appena abbozzato; questi elementi hanno indotto qualche critico a suggerire che possa trattarsi di uno studio preparatorio per un dipinto di maggiori dimensioni mai identificato.
Colore, avvolgente atmosfera e sensualità dei personaggi trovano precedenti nella pittura di Rubens a cui esplicitamente Watteau guardò costantemente in tutta la sua carriera.
Parte del fascino del quadro si deve alla presenza di spalle di Venere, che a mio insindacabile giudizio, è il più bel nudo di Watteau.

E' possibile che si tratti della medesima modella che aveva posato per l'artista ne L'ENSIEGNE DE GERSAINT (Charlotteburg, Berlino), anche qui colta di spalle ma stavolta abbigliata con un magnifico "adrienne", abito fr4ancese molto di moda nel Settecento.
La data di esecuzione dovrebbe cadere nella fase estrema dell'artista, verso il 1720, cioè dopo aver studiato gli affreschi a soggetto mitologico del palazzo reale di Fontainebleu, in larga parte davanti ad artisti italiani.

Come quasi tutta la produzione artistica di Watteau, l'opera non è firmata né datata, e in passato è stata creduta autografa di Jean-Baptiste Pater, allievo dell'artista e con questa attribuzione si trovava nella Collezione Baroihet.
Venduta nel 1856 essa passò nella collezione della famiglia La Calze che, nel 1869, la legò al Museo del Louvre, dove si trova ancor oggi.


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LA FAMIGLIA DI MEZZETTINO (1717) Antoine Watteau

I PIACERI DEL BALLO (The pleasures of the dance) Jean-Antoine Watteau


* PASSEGGIATA SULLA SCOGLIERA (The Cliff Walk at Pourville) - Claude Monet

Claude Monet




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ADAMO e EVA (Adam and Eve) - Albrecht Dürer


ADAMO e EVA
(1507)
Albrecht Dürer
(1471 - 1528)
Pittore tedesco
Museo del Prado - Madrid
XVI secolo
Olio si tavola cm. 109 x 80











In primo piano è Eva, la cui figura a grandezza naturale è allungata grazie al taglio verticale della tavola.
L'incarnato della donna nuda è molto chiaro, la pelle levigata: la sua non è una bellezza sensuale e aggressiva, anzi è quasi rassicurante.
Perduto il suo carattere di peccatrice, Eva è una spensierata giovane che gioca allegramente con Adamo, raffigurato nel pendant della tavola, in un meraviglioso giardino.

La precisione anatomica con cui sono costruiti i corpi ed il gusto naturalistico - le bellissime foglie dei rami e la sorprendente mela - sono legati ai lunghi studi compiuti da Albrecht Dürer negli anni in cui si accostò al testo di Vitruvio sulle proporzioni e alla diretta osservazione degli atteggiamenti di "duecento o trecento persone viventi".
I suoi scritti, frutto di una lunga vita spesa a studiare la natura, uscirono postumi, nel 1528, con il titolo TRATTATO DELEL PROPORZIONI UMANE.
A testimonianza dei suoi interessi, oggi restano i bellissimi acquerelli con soggetti vegetali ed animali.

Le due tavole con Adamo ed Eva furono eseguite da Albrecht Dürer al suo ritorno a Norimberga, dopo un soggiorno a Venezia.
Sul cartiglio appeso al ramo dell'albero si legge...

« Albertus Dürer Alemanus Faciebat Post Virginis Partum 1507 »


EVA (1507) Albrecht Dürer
Museo del Prado - Madrid
Olio si tavola cm. 109 x 80

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Pixel 2500 x 980 - Mb 1,00


Il quadro, insieme al suo pendant, apparteneva alla regina Cristina di Svezia che ne fece omaggio a Filippo IV di Spagna.
Dopo numerosi spostamenti all'interno dei palazzi reali spagnoli, nel periodo compreso fra il 1777 e il 1827, le due tavole furono ospiti dell'Accademia reale di Madrid, e quindi passarono al Museo al Prado.
La redazione finale è stata preceduta da una lunga serie di disegni preparatori, di cui due oggi si conservano all'Albertina di Vienna.


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DAMA VENEZIANA - Albrecht Dürer


AUTORITRATTO - Albrecht Dürer


AUTORITRATTO CON GUANTI (Self with gloves) - Albrecht Dürer

VEDUTA DI ARCO - Albrecht Dürer

SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN PIETRO (1524 circa) - Albrecht Dürer

ADORAZIONE DEI MAGI (1504) - Albrecht Dürer


* SACRA FAMIGLIA CANIGIANI (Holy Family Canigiani) - Raffaello Sanzio

    


Raffaello Sanzio





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* CROCIFISSO - Crucified (1296 - 1300) - Giotto di Bondone






martedì 5 agosto 2008

IL PONTE DI NARNI (The Augustan Bridge at Narni) - Jean-Baptiste-Camille Corot


IL PONTE DI NARNI (1826-1827)
Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875)
Museo del Louvre - Parigi
Carta su tela cm. 34 x 48

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Pixel 1750 x 2500 - Mb 2,07


Un ampio paesaggio collinare è attraversato da un fiume che scorre tranquillamente sotto le antiche vestigia di un ponte, identificato con quello nei pressi di Narni, cittadina nei pressi di Terni, Italia, costruito al tempo di Augusto, ormai inutilizzabile.
I caldi toni cromatici oscillano fra le varie sfumature dei marroni, dei verdi, degli azzurri.
La veduta colta dall'alto verso il basso indica che l'intenzione di Corot era quella di dominare l'ampia vallata; a tale scopo si era sistemato in cima alla collina, opposta l ponte.
Dalle mie ricerche ho scoperto che dal 1826 Corot ebbe più volte l'occasione di recarsi a Narni; il primo paesaggio prodotto nel corso di questo soggiorno fu sicuramente la versione esposta al Salon nel 1827 e oggi conservata alla National Gallery di Ottawa.
In realtà appare ormai scontato che il dipinto del Louvre sia da considerarsi come uno studio preparatorio per la versione d'oltreoceano, anche se il luogo è ritratto da un punto di vista diverso, e che una lettura più approfondita lascia intuire profonde divergenze stilistiche.

L'opera, eseguita intorno al 1826, indica che Corot ormai dipingeva in piena autonomia formale, mantenendo solida l'esperienza acquisita durante il suo soggiorno in Italia.
Alcune opere eseguite negli anni italiani sono esemplari per dimostrare quante affinità stilistiche vi sono tra il dipinto del Louvre e quelle composizioni; in tale direzione appare utile il confronto tra questo paesaggio e ROMA: IL TEVERE VISTO DA CASTEL SANT'ANGELO, anch'esso conservato nel celebre museo parigino.
In ambedue le opere non è possibile cogliere la profonda emozione che avvolge tutta la composizione che va oltre la resa naturale delle cose.

IL PONTE DI NARNI, databile intorno al 1826, è entrato nelle collezioni del Louvre nel 1906 grazie alla donazione Moreau-Nélaton, costituita da un consistente gruppo di opere di Corot.



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IL FILO DEL RASOIO (The Razor's Edge) - William Somerset Maugham



Chicago 1919.
Isabel Bradley è una bella ragazza di diciotto anni, fidanzata con Larry Darrel. Isabel appartiene a una famiglia abbastanza in vista: suo zio, Elliot Templeton vive la maggior parte dell'anno a Parigi dove ama circondarsi di gente importante; snob oltre ogni dire, per lui contano solo i quattrini, una posizione sociale solida e un ottimo cuoco con cui sbalordire i propri invitati. Per questo motivo considera Larry, come futuro marito di sua nipote, un vero fallimento.
Il ragazzo, reduce dalla guerra in Europa, sembra non avere nessuna ambizione di farsi una posizione che gli assicuri il benessere materiale.
Vive con una piccola rendita e insegue sogni che a Elliot sembrano addirittura ridicoli. Ma Isabel è "pazza" del suo Larry, pazza come lo può essere una bella ragazza ricca, abituata ad avere tutto. C'è infatti in Larry qualcosa che le sfugge: il giovane, pur amandola, non è disposto ad assecondare i suoi capricci. La sua apparente sottomissione nasconde una volontà ben decisa.
Un giorno Larry dichiara di voler andarsene da Chicago: ha deciso di vivere a Parigi per un po' di tempo per cercarvi "la sua strada". Se non la troverà se ne tornerà in America e accetterà il primo impiego che gli offriranno.
Ma fino ad allora nessuno potrà impedirgli di fare come ha deciso. Deve trovare una risposta agli interrogativi che lo assillano: in guerra un suo amico è morto per salvargli la vita e Larry continua a domandarsi perché ciò sia accaduto. Se lui è vivo al posto di quell'altro, forse ci sarà un motivo e lui deve trovarlo a ogni costo.
Passano così due anni. Larry è a Parigi, ma, anziché essersi dato alla bella vita (Elliot lo avrebbe giustificato), è sparito dalla circolazione.
Isabel intanto continua la propria esistenza brillante, ma non ha dimenticato Larry. Non appena le si presenta l'occasione di fare un viaggio di piacere in Europa, corre a Parigi per rivedere Larry.
Se prima Larry le sfuggiva, ora non è più possibile alcuna intesa tra loro: il giovane vive in un mondo tutto suo, fatto di meditazione e di studio, un mondo al quale Isabel si sente estranea. Dentro di lui si agitano nuove domande...

"Esiste Dio? Perché c'è il male? L'anima è immortale o tutto finirà con la morte?".

Isabel non comprende il suo accanimento di questa ricerca.

"Quando tornerai a Chicago?
"A Chicago? Non lo so. Non ci ho ancora pensato."
"Ti sbagli, Larry, sei un americano. Il tuo posto è in America, non qui."
"Tornerò quando avrò finito. Forse, avrò da fare qualche cosa che la gente sarà felice di prendere".

Se Isabel vuole, si possono sposare subito e vivere a Parigi con la sua piccola rendita. Non è gran che, certo, ma Parigi è una città che offre molto in cambio di poco. Isabel è sbalordita: l'idea di condurre una vita simile le sembra addirittura pazzesca. Lei è nata per avere bei vestiti, per dare ricevimenti, per avere l'automobile e Larry vorrebbe convincerla a sprecare la sua giovinezza e la sua bellezza in camere d'affitto, con vestiti smessi e magari con una nidiata di bambini a cui badare!...
I due giovani si lasciano: non hanno più nulla in comune, eccetto la passione che ancora li attrae fisicamente, ma che non è sufficiente a far desistere Larry dal suo proposito.
Isabel torna in America, sconfitta più nel suo orgoglio che nel suo amore, e Larry comincia la propria odissea di vagabondo alla ricerca di una risposta ai suoi interrogativi. Abbandonati momentaneamente i suoi studi, va a lavorare come minatore in una sperduta miniera della Francia del Nord; passa poi in Germania dove fa il contadino, ma la fatica che la terra esige da chi la lavora lo appaga fino ad un certo punto. L'India, con la sua millenaria religione, gli sembra il posto adatto per dare un significato alla sua ricerca e così passa due anni in un monastero sotto la guida di un santone.
Un bel giorno, però, anche il fascino dell'India finisce e Larry torna a Parigi, dove incontra i suoi amici di un tempo e fra loro Isabel.
La ragazza ha sposato Gray Maturin, un milionario che è stato rovinato dalla crisi economica del '29. Senza l'aiuto dello zio Elliot, che sistema la coppia e i loro due figli a Parigi, le cose rischierebbero di andare male.
Larry è stupito e sconcertato di trovare Isabel sposata. Sempre ansioso di chiarire i suoi "perché" spirituali, senza rendersene conto, risveglia in Isabel la passione di un tempo. Sebbene Isabel voglia bene a suo marito e si dedichi alle sue bambine, sente che Larry è dentro di lei come una malattia. Quell'uomo, così inaccessibile al suo potere, ha amato altre donne peggiori di lei, e questo le sembra assurdo. Soprattutto non può ammettere che il vero amore di Larry sia stato Sophie, sua amica d'infanzia.

"La sola donna - egli dice - che avrei potuto sposare. La povera Sophie aveva una bell'anima generosa, fervida, piena di nobili aspirazioni. I suoi ideali erano molto elevati. Trovò persino una tragica nobiltà nel modo con cui ha cercato la propria fine".

Nella sua bontà Larry giustificava Sophie che, sposa e madre felice, aveva avuto la famiglia distrutta da un incidente automobilistico. Da quel giorno la giovane non si era più ripresa. Era scesa sempre più in basso; minata nello spirito, abbruttita dall'alcool, aveva cominciato a frequentare i locali più malfamati, le case d'appuntamento, le ignobili pensioni degli angiporti francesi.
Larry ritrova Sophie durante la sosta parigina e cerca di riscattarla dalla vita perduta. Quasi ci riesce, e decide di sposarla. Nel suo candore la porta anche in casa di Isabel la quale, però, travolta dalla gelosia, fa di tutto per troncare il legame. Ci riesce facendo ricadere la poveretta nel vizio del bere. Sophie fugge allora disperata. Riprende la sua vita miseranda a Tolone, dove è uccisa da un amante occasionale: la ripescherà la polizia nelle acque del porto con la gola tagliata.
Ma neppure la scomparsa di Sophie serve a trattenere Larry accanto a Isabel. Il ragazzo di un tempo è diventato ormai un uomo maturo, ma non per questo ha smesso di inseguire il proprio ideale do perfezione e di cercare la verità.
Larry appartiene più che mai a quel Dio che egli cerca in ogni angolo della terra e in ogni volto di sofferente senza riuscire a trovarlo, ma che un giorno stenderà la sua mano per attirarlo a sé.
Seppellita la povera Sophie, Larry torna in America. Non ha nessun progetto ambizioso, non si è mai considerato né un salvatore né un mistico. E' solo un uomo: tornerà fra la sua gente, sceglierà un lavoro umile, forse si metterà a fare l'autista di Tassì. A contatto del suo prossimo riuscirà più facilmente a restare se stesso e, chissà, forse qualcuno sulla scia del suo buon esempio potrà trovare la strada verso la vita dello spirito.
Sa di aver imboccato il sentiero arduo della perfezione: che vi arrivi stando al volante di un tassì o meditando in un monastero non ha importanza. L'importante è che, alla fine, arrivi almeno a intravedere quella perfezione per la quale egli ha saputo sacrificare tutto se stesso senza chiedere nulla in cambio.
UNA PAGINA

"... Giunto alla fine di questo libro, imbarazzato perché mi vedevo costretto a piantare in asso il mio lettore, ho riepilogato mentalmente il mio lungo racconto per vedere se non mi fosse possibile di escogitare in qualche modo una fine più soddisfacente e ho scoperto, con mia intensa sorpresa, che, senza pensarci, nemmeno lontanamente, avevo scritto in fondo una storia a lieto fine. Tutte le persone di cui mi sono occupato hanno avuto, infatti, quel che volevano: Elliot i trionfi mondani..., Isabel una posizione sicura, sostenuta da larghi mezzi finanziari in una comunità attiva ed elegante...,
Gray un impiego solido e lucrativo, con un ufficio da poterci star chiuso dentro ogni giorno dalle nove alle sei..., e Larry la felicità.
E se anche gli intellettuali inarcheranno le sopraciglia, noialtri, il grande pubblico, amiamo tutti, nel fondo del nostro cuore, le storie a lieto fine e forse la mia confusione, così com'è, piacerà di più".
COMMENTO

Somerset Maugham è, soprattutto, un descrittore di stati d'animo. I suoi personaggi più famosi hanno tutti un "problema" umano da risolvere personalmente. E' il caso del protagonista di SCHIAVO D'AMORE, reso infelice per tutta la vita da un complesso d'inferiorità per un piede equino che lo differenzia dagli altri uomini; ed è, su un altro piano, il caso di questo Larry che, in un'epoca tesa alle conquiste del mondo, si ripiega invece su se stesso e cerca di dare una spiegazione di quel mistero che è la vita.
Per dare risalto ai suoi personaggi, Somerset Maugham ricorre a uno stile discorsivo, ed è sempre Maugham che parla direttamente con il lettore attraverso i suoi personaggi. La scelta degli aggettivi più comuni, la frase semplice e piana, quel suo modo amichevole di prendere per mano chi legge e di condurlo sempre più in fondo nell'anima dei suoi personaggi fanno di Maugham un autore che esplicitamente (si veda la conclusione della pagina che ho riportato) intende la professione dello scrittore come una missione per "fare del bene agli uomini".
Alla fine di tutte le sue vicende, anche le più amare e tragiche, Maugham trova sempre una nota positiva: egli vuol dire, insomma, che vale sempre comunque la pena di vivere e di accettare serenamente ciò che la vita ci offre.
Contrariamente alla maggior parte dei personaggi dei romanzi, Somerset Maugham è un uomo del tutto normale che ha saputo cogliere, quasi fotografare, le più strane e complesse reazioni dell'animo umano; ciò è proprio perché ne era estraneo e poteva quindi essere obiettivo e spassionato nel raccontare, nell'interpretare e nel giudicare. Naturalmente, nel corso della vita, ha avuto anch'egli dei drammi, incertezze e passioni, ma ha saputo vincerle costruendo la propria esistenza su due solide basi: l'ordine e la tenacia, qualità che sono sempre al fondo dei suoi libri. Il valore della sua opera consiste infatti nel descrivere l'inquietudine del mondo moderno contrapponendovi quei due valori fondamentali, gli unici che, secondo lui, possono salvare gli uomini dal caos dei sentimenti incontrollati e dai gesti ingiustificati. Forse il suo nome non entrerà nella ristretta schiera dei "grandissimi" della letteratura mondiale, ma gli spetta indiscutibilmente un posto di primissimo piano fra gli autori che hanno avuto qualcosa da "insegnare" agli uomini.


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QUALCHE NOTA SU MAUGHAM

William Somerset Maugham, uno dei maggiori narratori e drammaturghi inglesi del secolo scorso, è nato a Parigi il 25 gennaio del 1874. E' considerato uno dei più ricchi scrittori che siano mai vissuti. Si calcola che siano state vendute settanta milioni di copie dei suoi libri in tutto il mondo, cui vanno aggiunte le innumerevoli riduzioni teatrali, cinematografiche e televisive.
Grazie alla sua attività, ha goduto di un benessere economico non indifferente. Fra le sue proprietà vi era una meravigliosa villa moresca, sulla Costa Azzurra. Ha trascorso gran parte della sua vita viaggiando. Durante la prima guerra mondiale fu inviato in Francia con la Croce Rossa ed entrò anche a far parte dell'Intelligence Service: di questa sua esperienza fece tesoro e più tardi pubblicò alcuni libri sull'argomento. Nell'aprile del 1962, allo scopo di creare un fondo per aiutare i più bisognosi scrittori inglesi, ha fatto vendere all'asta la sua collezione personale di quadri: incassò circa un miliardo di lire del tempo; il più alto prezzo, ottantamila sterline, fu pagato per un Picasso dipinto sui due lati. Quando compì 88 anni disse che da quel giorno si sarebbe alzato alle 9.30, invece che alle sette, "per abituarsi all'immobilità della tomba".
William Somerset Maugham morì il 16 dicembre del 1965 a Saint-Jean -Cap-Ferrat.

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ALTRE OPERE DI MAUGHAM

Fra gli altri romanzi di Maugham sono da ricordare...

LISA DI LAMBETH - 1897
LA TERRA DELLA VERGINE BENEDETTA - 1905
IL MANTELLO DEL VESCOVO - 1906
IL MAGO - 1908
SCHIAVO D'AMORE - 1915 (prossima futura recensione...forse)
LA LUNA E SEI SOLDI - 1919
IL VELO DIPINTO - 1925
VERTIGINE - 1928
UOMO E DONNA - 1930
PIOGGIA E ALTRI RACCONTI - 1934
RITRATTO DI UN'ATTRICE - 1937
IL RENDICONTO - 1938
VACANZE DI NATALE - 1939
CATALINA - 1948
IL TACCUINO DELLO SCRITTORE - 1949

Le principali opere teatrali sono...
UN UOMO D'ONORE - 1903
IL CIRCOLO - 1921
AD EST DI SUEZ - 1922
I NOSTRI MIGLIORI - 1923
CARTE IN TAVOLA - 1923
VITTORIA - 1923
GRAN MONDO - 1923
LA MOGLIE FEDELE - 1927
COLUI CHE GUADAGNA IL PANE - 1930
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IL FILO DEL RASOIO
William Somerset Maugham
2005 - Adelphi Editore
Traduzione - F. Salvatorelli
Pag. 396 - Euro 19,00


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Da questo romanzo è stato girato…
The Razor's Edge
Un film di John Byrum
Con Catherine Hicks, Theresa Russell, Bill Murray
Genere Drammatico
Colore 128 minuti
Produzione USA 1984

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