AUTORITRATTO Filippo Lippi (1441-1447)
Particolare dell'Incoronazione della Vergine
Galleria degli Uffizi a Firenze
Tempera su tavola
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Filippo Lippi nacque a Firenze intorno al 1406 da Tomaso "beccaio", e Antonia di ser Bindo Sernigi.
Rimasto orfano assai presto, nel 1421 prese i voti nel convento del Carmine a Firenze, e come frate carmelitano ricoprì alcuni incarichi negli anni 1424-1428 nei conventi di Pistoia, Prato e Siena.
Ricordato per la prima volta come pittore in documenti del 1430, affrescò nel 1432 la "Conferma della Regola Carmelitana" (oggi frammentaria), in cui mostra la sua stretta dipendenza dai modi di Masaccio nella sobrietà delle forme e nell'accentuato plasticismo delle figure.
Nella fase giovanile il riferimento a Masaccio, che il giovane Filippo aveva sicuramente visto all'opera sulle pareti della cappella Brancacci al Carmine, è pressoché costante.
Nelle prime opere, le tinte sono delicate, ma la composizione manca di elementi costruttivi..., lo spazio viene sacrificato, e l'incoerenza delle misure si riflette nell'ordine confuso dei piani.
L'abilità tecnica progredisce, ma il gusto non si educa, nell'ingrandimento dei quadri ricchi di figure, di ritratti e di particolari.
Il presepio artificiale dell'Adorazione di Berlino accoglie la mistica innocenza della Vergine, ma intorno a lei l'Eterno e san Bernardo a mezzo busto, Gesù e San Giovannino non armonizzano, a mio avviso..., c'è più eleganza che comprensione.
La "Vergine col Bambino" della galleria Pitti è una gentile immagine un po' mesta, che risalta dal fondo circolare della tavola, dove i fatti di Maria, in graziosi gruppi di figurette, non obbediscono né a leggi prospettiche né a pause narrative.
Nel 1434 il pittore è documentato a Padova, dove lavorò nel Palazzo del Podestà e nella Basilica di Sant'Antonio, ma nulla ci è pervenuto.
A1 1437 risale la cosiddetta Madonna di Tarquinia, oggi a Roma nel museo di Palazzo Venezia, in cui sono scoperti i riferimenti alla contemporanea pittura fiamminga, soprattutto in direzione di Van Eyck e del Maestro di Flémalle.
La pittura del Lippi si orienta sempre più verso gli esempi di Domenico Veneziano, del Beato Angelico e del giovane Piero della Francesca.
In Filippo Lippi piacquero i sensi terreni, gli anacronismi del sacro e del profano.
Nel trittico con L'Incoronazione della Vergine " (Uffizi a Firenze) il trionfo celeste diventa una cerimonia religiosa, una specie di monacazione, cui partecipano gli invitati laici e ecclesiastici insieme con i giovinetti cantori, che portano i veli ed i gigli degli angeli.
Anche l'autore - frate assai libero - si inginocchia devoto, ed un nastro piegato ce lo indica... "Is perfecit opus".
Le proporzioni ed il rilievo contraddicono l'equilibrio di spazio fra la parte di mezzo e le laterali, ma il quadro che il Vasari giudica "bellissimo", e che meritò al Lippi la protezione di Cosimo de' Medici, interessa per il carattere delle teste e per la naturalezza delle espressioni.
Al 1456 dovrebbe risalire l'inizio del legame amoroso tra il pittore e la giovane monaca Lucrezia Buti.
Dalla loro scandalosa relazione, che il Vasari ricorda con parole di condanna, nacque il pittore Filippino Lippi.
Dal 1452 al 1466 l'artista fu impegnato, con il suo collaboratore Fra' Diamante, negli affreschi del coro del Duomo di Prato, città in cui lavorò anche per molti altri committenti..., questi affreschi aprono un vasto campo alla pittura italiana; l'artista vi profonde la sua commossa umanità ed il suo bisogno di conoscere a fondo la vita e di entrarvi senza riguardo all'unità d'azione.
Fra le "Storie dei SS. Giovanni Battista e Stefano", si devono rammentare "L'abbraccio di Giovanni ai genitori", che annunciano la magnificenza mondana del Ghirlandaio.
L'attività del Lippi diventò sempre più intensa, fino a culminare nella commissione, procuratagli da Cosimo il Vecchio de' Medici, per gli affreschi della cappella maggiore del Duomo di Spoleto, città in cui il pittore si spense nel 1469.
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INCORONAZIONE DELLA VERGINE (1441 – 1447) Filippo Lippi