François Boucher (1703-1770)
Pittore francese del XVIII secolo
Musée des Beaux-Arts a Tours
Olio su tela cm. 129 x 157,5
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Pixel 1810 x 2240 - Mb 1,91
Dentro una fitta foresta svolazzano numerosi amorini, che hanno in mano delle corone di fiori, intenti a celebrare l'incontro fra il dio Apollo e la pastora Issé.
I due protagonisti principali della storia si trovano al centro della composizione.
Apollo porta in capo la corona di alloro, suo tradizionale attributo, e la faretra, che allude al suo ruolo di protettore degli arcieri.
Egli prende dalle mani di un amorino la cetra, strumento che lo elegge a dio della musica.
La pastora, perduto il suo modesto aspetto, ha assunto le sembianze di una bellissima giovane, elegantemente abbigliata.
In alto un amorino regge le briglie dei cavalli bianchi che tirano il carro d'oro.
Due ninfe sdraiate, in primo piano sulla sinistra, assistono teneramente abbracciate all'incontro fra Apollo e Issé.
Gli artisti del Settecento, compreso Boucher, spesso rappresentarono temi tratti dalla mitologia greca, e in particolar modo la leggenda di Apollo, molto in voga presso la corte.
La larga diffusione dei temi apollinei in Francia è legata alla passione che Luigi XV nutriva per questo dio.
Tale legame ha indotto qualche critico a pensare che il dipinto di Boucher fosse stato commissionato dal sovrano per donarlo come pegno d'amore a M.me de Pompadour.
Probabilmente il dipinto fu commissionato a Boucher dal futuro duca di Choiseuil, come dono di nozze alla giovane sposa, figlia del banchiere Crozat, famoso collezionista, celebrate nel dicembre del 1750.
Confiscato nel 1794, nel 1802 entrò nelle Collezioni Statali del Museo di Tours.
Dell'opera restano alcuni disegni preparatori, dei quali uno relativo agli amorini è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, e un altro che traccia le figure delle ninfe, si trova all'Art Institute di Chicago.
Esiste anche uno schizzo a olio della composizione, tracciato dalla pittrice impressionista Berthe Morisot.
IL GALANTE BOUCHER
Nel 1750 Boucher si trasferì a Bellevue, ospite della marchesa di Pompadour, sua fedele ammiratrice, nonché committente di numerose sue opere.
Frequentò assiduamente salotti, fra cui anche quello di M.me Geoffrin, e la Reggia di Versailles, sempre accolto con simpatia per la sua grazia e la sua allegria.
Queste sue virtù dovevano essere molto note a corte se Deloynes, nel 1753, scrisse di lui...
"Un uomo come Boucher può sopportare molte critiche senza mai nulla perdere della sua reputazione: gli si potranno scoprire dei difetti, ma gli resteranno abbastanza doti ammirevoli da farne oggetto di invidia".
VEDI ANCHE . . .
MADAME DE POMPADOUR (1758) - François Boucher
VENERE DOMANDA LE ARMI A VULCANO PER ENEA (1732) - François Boucher
PENSANO ALL’UVA? (1747) - François Boucher
RATTO D’EUROPA (1732-1734) - François Boucher
LA MODISTA (1746) François Boucher
EDUCAZIONE DI AMORE (1738) - François Boucher
LA SIGNORA BOUCHER SULLA CHAISE LONGUE (1743) - François Boucher
LA COLAZIONE (1739) - François Boucher
I due protagonisti principali della storia si trovano al centro della composizione.
Apollo porta in capo la corona di alloro, suo tradizionale attributo, e la faretra, che allude al suo ruolo di protettore degli arcieri.
Egli prende dalle mani di un amorino la cetra, strumento che lo elegge a dio della musica.
La pastora, perduto il suo modesto aspetto, ha assunto le sembianze di una bellissima giovane, elegantemente abbigliata.
In alto un amorino regge le briglie dei cavalli bianchi che tirano il carro d'oro.
Due ninfe sdraiate, in primo piano sulla sinistra, assistono teneramente abbracciate all'incontro fra Apollo e Issé.
Gli artisti del Settecento, compreso Boucher, spesso rappresentarono temi tratti dalla mitologia greca, e in particolar modo la leggenda di Apollo, molto in voga presso la corte.
La larga diffusione dei temi apollinei in Francia è legata alla passione che Luigi XV nutriva per questo dio.
Tale legame ha indotto qualche critico a pensare che il dipinto di Boucher fosse stato commissionato dal sovrano per donarlo come pegno d'amore a M.me de Pompadour.
Probabilmente il dipinto fu commissionato a Boucher dal futuro duca di Choiseuil, come dono di nozze alla giovane sposa, figlia del banchiere Crozat, famoso collezionista, celebrate nel dicembre del 1750.
Confiscato nel 1794, nel 1802 entrò nelle Collezioni Statali del Museo di Tours.
Dell'opera restano alcuni disegni preparatori, dei quali uno relativo agli amorini è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, e un altro che traccia le figure delle ninfe, si trova all'Art Institute di Chicago.
Esiste anche uno schizzo a olio della composizione, tracciato dalla pittrice impressionista Berthe Morisot.
IL GALANTE BOUCHER
Nel 1750 Boucher si trasferì a Bellevue, ospite della marchesa di Pompadour, sua fedele ammiratrice, nonché committente di numerose sue opere.
Frequentò assiduamente salotti, fra cui anche quello di M.me Geoffrin, e la Reggia di Versailles, sempre accolto con simpatia per la sua grazia e la sua allegria.
Queste sue virtù dovevano essere molto note a corte se Deloynes, nel 1753, scrisse di lui...
"Un uomo come Boucher può sopportare molte critiche senza mai nulla perdere della sua reputazione: gli si potranno scoprire dei difetti, ma gli resteranno abbastanza doti ammirevoli da farne oggetto di invidia".
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