Anche nei quadri di soggetto sacro, il grande pittore veneziano portò un vivo senso della forza e della bellezza terrena che neppure la Controriforma riuscì ad offuscare.
Tiziano Vecellio (1480/90 circa - 1576)
Staatliche Museen di Berlino
Olio su tela cm. 96 x 75
Della vita di Tiziano si sa praticamente tutto: la sola data importante non nota è quella della nascita, che comunque si può fissare tra il 1478 e il 1490. Il maestro stesso, compiacendosi del ruolo di "grande vecchio" della pittura veneta, ha tratto in inganno i contemporanei, dichiarando un'età molto superiore a quella reale.
Tiziano, figlio secondogenito di Gregorio Conte Vecellio, nacque a Pieve di Cadore un'importante cittadina nelle Dolomiti.
A nove anni lo troviamo a Venezia già apprendista pittore nella bottega di Gentile e Giovanni Bellini.
Il Dolce, nel suo "Dialogo della Pittura" (1557) racconta che il ragazzo «essendo spinto da Natura e maggiori grandezze... non poteva soffrire di seguitar quella via secca e stentata di Gentile, ma disegnava gagliardamente e con molta prestezza. Onde, lasciando quel goffo Gentile, ebbe mezzo di accostarsi a Giovanni Bellini..., ma neanche quella maniera completamente piacendogli, elesse Giorgio da Castelfranco ».
Giorgione, infatti, è il vero grande maestro di Tiziano: ancora oggi i critici sono assai spesso esitanti nell'attribuzione di parecchie opere, non sapendo se assegnarle al Giorgione maturo o al Tiziano giovane.
Dopo la morte del Giorgione (1510), Tiziano si trovò ad essere il maggior pittore di Venezia..., e a Venezia egli resterà fedele, nonostante gli inviti a trasferirsi a Roma, in Francia e altrove. Accetterà soltanto qualche incarico di lavoro a Ferrara, presso Alfonso D'Este..., a Roma, presso papa Paolo III Farnese..., ad Augusta, presso la corte di Carlo V.
E in Venezia morirà il 27 agosto 1576, colpito anche lui come il Giorgione dalla peste, quasi centenario ma ancora in possesso di tutte le sue prodigiose energie creative.
Il legame di Tiziano con Venezia ha le sue ragioni storiche.
Le città-stato occupano un posto preminente nella storia del Rinascimento, ma già nel 1500 ha inizio la loro decadenza.
Mentre però nelle altre città italiane la rovina economica, i disordini politici, le invasioni e la presa del potere da parte di stranieri, incominciavano ad avere influenze negative sulla vita della cultura, Venezia riusciva ancora a mantenersi indipendente e a nutrire spiriti di libertà. Ed essa quindi fini con l'assumere anche il ruolo di centro culturale dominante in Italia.
Anche per questo dunque Tiziano rifiutò di abbandonare la sua città: preferiva essere, nelle corti dei vari signori e regnanti, un ospite d'onore più che diventare un loro servo.
Come in Leonardo, Raffaello e Michelangelo, è vivo in Tiziano il sentimento rinascimentale dell'uomo, ma egli porta nella pittura, accanto all'acutezza intellettuale di Leonardo, alla sottile e penetrante bellezza di Raffaello, alla drammatica potenza di Michelangelo, una visione appassionata, sensuale e doviziosa della realtà: il suo colore si fa vibrante, caldo, sanguigno, tale da cogliere l'infinita ricchezza e varietà del mondo fisico, tale da esprimere senza limite alcuno la soddisfazione e l'orgoglio dell'uomo per la propria esistenza.
Nella serie di figure femminili, dipinte nel secondo decennio del Cinquecento, incomincia a manifestarsi il talento personale dì Tiziano, la sua vera natura di artista: nello "Amor sacro e amor profano"..., nella "Bella che si specchia"..., nella "Flora"..., nella "Venere Anadiomeme".
Il fascino della fisicità, lo splendore dei nudi, l'umidità dei boschi, la luce che intride di sè i corpi, l'ombra che assorbe la luce sino a sommergerla nella sua fresca profondità: tutto ciò è già una conquista sicura del giovane Tiziano.
La sua pittura è morbida ed energica ad un tempo e in essa c'è come un respiro che dà ampiezza alle immagini, le fa più grandi, come se un lievito interiore le dilatasse.
Dal 1516 al 1526 Tiziano dipinge due vaste tele di tema religioso: "L'Assunta" e "La Madonna di Casa Pesaro".
In queste tele si può vedere come le sue Madonne e i suoi santi siano figure prive d'astrazione, forti, eroiche..., creature vive, dalla pelle abbronzata, dagli occhi accesi: par di sentire il calore dei loro corpi, il fremito delle vesti che il vento, scendendo dai cielo, fa, palpitare.
Così si veda un'altra grande opera, la "Presentazione della Vergine al Tempio", in cui l'artista tratta il noto episodio dell'infanzia di Maria: questo grande quadro altro non è che una scena di vita veneziana, che Tiziano solleva, caratterizzandone profondamente i personaggi, ad una rara altezza figurativa.
Ma in fatto di caratterizzazione di personaggi, Tiziano ha toccato il vertice coi suoi ritratti: il ritratto del duca d'Urbino, dello scienziato-giurista Ippolito Riminaldi, dell'Aretino, del papa Paolo III e dei suoi nipoti, di Filippo II.
Penetrando nell'intima personalità dell'uomo, Tiziano ne rivelava il carattere, il sentimento, le passioni, i suoi uomini sono ricchi di volontà, di azione, sono i figli del Rinascimento.
A cinquant'anni Tiziano dipingeva soprattutto nudi e scene mitologiche: "Venere e Adone"..., "Perseo e Andromeda"..., "Diana e Atteone", ecc. ecc...
Tiziano è al culmine della sua forza creativa.
Egli non è attratto, come gli altri artisti della scuola fiorentina o romana, dalla nitida regolarità del corpo umano, dall'armonia delle sue linee, quanto invece dalla bellezza plastica e coloristica che fiorisce e palpita in esso.
Nei nudi femminili sono le formose donne veneziane che compaiono, ma qui, libero anche dalle regole del ritratto, vediamo Tiziano in uno stato di grazia, di abbandono ai suo più genuino estro pittorico, ad un vigore creativo illimitato.
Basta ricordare la "Venere con l'Amorino"..., la "Venere d'Urbino"..., o la "Maddalena" del Pitti.
La reazione politica che particolarmente in Italia, verso la fine della sua vita, stava rialzando la testa, attuando la Controriforma, non riesce tuttavia ad intaccare l'ispirazione tizianesca.
Anche in opere come la "Incoronazione di spine" (1570)..., le "Lamentazioni per il Cristo" (1573).., il "San Sebastiano", eseguite, pare, sotto i nuovi influssi, Tiziano presenta i suoi eroi nella loro bellezza incorruttibile, come adirati contro i tormenti che vengono inflitti alla loro umana, terrestre natura.
La vitalità delle immagini pittoriche di Tiziano, lo splendore che è in esse, la bellezza, la gioia, l'energia che da esse si sprigionano hanno radici nella concezione rinascimentale che animava Tiziano..., una concezione che non è più monastico-feudale, ma attiva dinamica, ispirata a valori terreni.
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CONCERTO CAMPESTRE - Tiziano Vecellio... o Giorgione?
ASSUNTA - Tiziano Vecellio
FLORA - Tiziano Vecellio
AMOR SACRO E AMOR PROFANO - Tiziano Vecellio
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MADONNA FRA I SANTI ANTONIO E ROCCO - Tiziano Vecellio
LA MADDALENA (1530-1535) - Tiziano Vecellio
VENERE D’URBINO (1537-1538) - Tiziano Vecellio
SAN SEBASTIANO (1570 circa) - Tiziano Vecellio
RITRATTO DI PIETRO ARETINO (1545) - Tiziano Vecellio
PRESENTAZIONE DELLA VERGINE AL TEMPIO (1534 - 1538) - Tiziano Vecellio
DANAE - Tiziano Vecellio
INCORONAZIONE DI SPINE - Tiziano Vecellio
L'UOMO MALATO - Tiziano Vecellio
Tiziano, figlio secondogenito di Gregorio Conte Vecellio, nacque a Pieve di Cadore un'importante cittadina nelle Dolomiti.
A nove anni lo troviamo a Venezia già apprendista pittore nella bottega di Gentile e Giovanni Bellini.
Il Dolce, nel suo "Dialogo della Pittura" (1557) racconta che il ragazzo «essendo spinto da Natura e maggiori grandezze... non poteva soffrire di seguitar quella via secca e stentata di Gentile, ma disegnava gagliardamente e con molta prestezza. Onde, lasciando quel goffo Gentile, ebbe mezzo di accostarsi a Giovanni Bellini..., ma neanche quella maniera completamente piacendogli, elesse Giorgio da Castelfranco ».
Giorgione, infatti, è il vero grande maestro di Tiziano: ancora oggi i critici sono assai spesso esitanti nell'attribuzione di parecchie opere, non sapendo se assegnarle al Giorgione maturo o al Tiziano giovane.
Dopo la morte del Giorgione (1510), Tiziano si trovò ad essere il maggior pittore di Venezia..., e a Venezia egli resterà fedele, nonostante gli inviti a trasferirsi a Roma, in Francia e altrove. Accetterà soltanto qualche incarico di lavoro a Ferrara, presso Alfonso D'Este..., a Roma, presso papa Paolo III Farnese..., ad Augusta, presso la corte di Carlo V.
E in Venezia morirà il 27 agosto 1576, colpito anche lui come il Giorgione dalla peste, quasi centenario ma ancora in possesso di tutte le sue prodigiose energie creative.
Il legame di Tiziano con Venezia ha le sue ragioni storiche.
Le città-stato occupano un posto preminente nella storia del Rinascimento, ma già nel 1500 ha inizio la loro decadenza.
Mentre però nelle altre città italiane la rovina economica, i disordini politici, le invasioni e la presa del potere da parte di stranieri, incominciavano ad avere influenze negative sulla vita della cultura, Venezia riusciva ancora a mantenersi indipendente e a nutrire spiriti di libertà. Ed essa quindi fini con l'assumere anche il ruolo di centro culturale dominante in Italia.
Anche per questo dunque Tiziano rifiutò di abbandonare la sua città: preferiva essere, nelle corti dei vari signori e regnanti, un ospite d'onore più che diventare un loro servo.
Come in Leonardo, Raffaello e Michelangelo, è vivo in Tiziano il sentimento rinascimentale dell'uomo, ma egli porta nella pittura, accanto all'acutezza intellettuale di Leonardo, alla sottile e penetrante bellezza di Raffaello, alla drammatica potenza di Michelangelo, una visione appassionata, sensuale e doviziosa della realtà: il suo colore si fa vibrante, caldo, sanguigno, tale da cogliere l'infinita ricchezza e varietà del mondo fisico, tale da esprimere senza limite alcuno la soddisfazione e l'orgoglio dell'uomo per la propria esistenza.
Nella serie di figure femminili, dipinte nel secondo decennio del Cinquecento, incomincia a manifestarsi il talento personale dì Tiziano, la sua vera natura di artista: nello "Amor sacro e amor profano"..., nella "Bella che si specchia"..., nella "Flora"..., nella "Venere Anadiomeme".
Il fascino della fisicità, lo splendore dei nudi, l'umidità dei boschi, la luce che intride di sè i corpi, l'ombra che assorbe la luce sino a sommergerla nella sua fresca profondità: tutto ciò è già una conquista sicura del giovane Tiziano.
La sua pittura è morbida ed energica ad un tempo e in essa c'è come un respiro che dà ampiezza alle immagini, le fa più grandi, come se un lievito interiore le dilatasse.
Dal 1516 al 1526 Tiziano dipinge due vaste tele di tema religioso: "L'Assunta" e "La Madonna di Casa Pesaro".
In queste tele si può vedere come le sue Madonne e i suoi santi siano figure prive d'astrazione, forti, eroiche..., creature vive, dalla pelle abbronzata, dagli occhi accesi: par di sentire il calore dei loro corpi, il fremito delle vesti che il vento, scendendo dai cielo, fa, palpitare.
Così si veda un'altra grande opera, la "Presentazione della Vergine al Tempio", in cui l'artista tratta il noto episodio dell'infanzia di Maria: questo grande quadro altro non è che una scena di vita veneziana, che Tiziano solleva, caratterizzandone profondamente i personaggi, ad una rara altezza figurativa.
Ma in fatto di caratterizzazione di personaggi, Tiziano ha toccato il vertice coi suoi ritratti: il ritratto del duca d'Urbino, dello scienziato-giurista Ippolito Riminaldi, dell'Aretino, del papa Paolo III e dei suoi nipoti, di Filippo II.
Penetrando nell'intima personalità dell'uomo, Tiziano ne rivelava il carattere, il sentimento, le passioni, i suoi uomini sono ricchi di volontà, di azione, sono i figli del Rinascimento.
A cinquant'anni Tiziano dipingeva soprattutto nudi e scene mitologiche: "Venere e Adone"..., "Perseo e Andromeda"..., "Diana e Atteone", ecc. ecc...
Tiziano è al culmine della sua forza creativa.
Egli non è attratto, come gli altri artisti della scuola fiorentina o romana, dalla nitida regolarità del corpo umano, dall'armonia delle sue linee, quanto invece dalla bellezza plastica e coloristica che fiorisce e palpita in esso.
Nei nudi femminili sono le formose donne veneziane che compaiono, ma qui, libero anche dalle regole del ritratto, vediamo Tiziano in uno stato di grazia, di abbandono ai suo più genuino estro pittorico, ad un vigore creativo illimitato.
Basta ricordare la "Venere con l'Amorino"..., la "Venere d'Urbino"..., o la "Maddalena" del Pitti.
La reazione politica che particolarmente in Italia, verso la fine della sua vita, stava rialzando la testa, attuando la Controriforma, non riesce tuttavia ad intaccare l'ispirazione tizianesca.
Anche in opere come la "Incoronazione di spine" (1570)..., le "Lamentazioni per il Cristo" (1573).., il "San Sebastiano", eseguite, pare, sotto i nuovi influssi, Tiziano presenta i suoi eroi nella loro bellezza incorruttibile, come adirati contro i tormenti che vengono inflitti alla loro umana, terrestre natura.
La vitalità delle immagini pittoriche di Tiziano, lo splendore che è in esse, la bellezza, la gioia, l'energia che da esse si sprigionano hanno radici nella concezione rinascimentale che animava Tiziano..., una concezione che non è più monastico-feudale, ma attiva dinamica, ispirata a valori terreni.
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