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RITRATTO DI GIOVANE UOMO
Ritratto Giustiniani (1506 circa)
Giorgione (1477 - 1510)
Pittore italiano
Staatliche Museen di Berlino
Tela cm. 58 x 46
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Pixel1620 x 2500 - Mb 1,66
Nel campo tuttora molto dubbio della ritrattistica giorgionesca, questo è uno dei dipinti che incontrano maggiore consenso dei critici, anche per la sottile definizione psicologica, venata di malinconia, caratteristica dei ritratti di Giorgione.
Su un fondo grigio scuro tendente al verde-azzurro (purtroppo l'immagine immessa non rende la giusta visione), un giovane dai lunghi capelli castani, bene acconciati, mi sta osservando di tre quarti, serio e muto.
Indossa una semplice e ampia veste, forse di raso di seta, color lilla.
Appoggia la mano destra su un parapetto, che lo spinge più in profondità.
L'impianto della figura e dei suoi volumi è quasi geometrico, addolcito da un colore tenero e caldo e dall'espressione intensa e un po' malinconica.
La superficie pittorica è piuttosto abrasa, ma permette ugualmente di notare la morbida e leggera stesura delle tinte e il graduale e vibrante trapasso dei toni, specie nell'abito.
Il colore e il chiaroscuro sfuggono a ogni definizione precisa di contorno, dando l'impressione che lo spazio atmosferico avvolga il personaggio.
Anche l'atteggiamento di quest'ultimo e soprattutto la sua espressione rivelano sentimenti difficilmente comprensibili: qualcosa di nascosto e impenetrabile esprimono quegli occhi, pensieri intimi e momentanei.
Il quadro prende così i connotati del ritratto moderno, svelando una sottile psicologia del giovane aristocraticamente solitario.
Il personaggio infatti non è rappresentato in veste eroica e distaccata, in una sorta di omaggio dell'artista verso il committente, come risulta invece dalle opere di Antonello da Messina, quali il "Ritratto di uomo" sempre a Berlino, o di Giovanni Bellini, come il "Ritratto del doge Leonardo Loredan" alla National Gallery di Londra.
L'affascinante quadro di Giorgione è dunque esemplare per i ritratti successivi ed è pressoché contemporaneo al "Ritratto di Laura" del 1506 al Kunsthistorisches Museum di Vienna, con il quale presenta affinità di stile e di carattere.
Databile intorno al 1506, l'opera nel 1884 passò dalla Collezione Giustiniani (da cui prese l'appellativo) di Padova al critico J.P. Richter.
Questi lo attribuì a Giorgione e lo vendette ai Musei di Berlino.
Sulla balaustra rappresentata nel dipinto è iscritta la sigla «V.V.».
Escluso che si tratti delle iniziali del giovane, dato che compare anche in altri ritratti del tempo, potrebbe essere l'abbreviazione di "Vivus Vivo" che, secondo la tradizione della ritrattistica classica, significa "raffigurato dal vivo".
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