venerdì 31 maggio 2013

* LA RESISTENZA ANTINAZISTA IN GERMANIA (The anti-Nazi resistance in Germany)





* MARTIRI DELLA RESISTENZA NAZISTA (Martyrs of the Nazi resistance)




  
Libertas Schulze-Boisen 
  

* RITRATTO DEL CARDINALE NICOLA ALBERGATI - Jan Van Eyck


IL CIMITERO DELL'OTTOCENTO - Cesare Cantù


IL CIMITERO DELL'OTTOCENTO 
Cesare Cantù 
Editore Longanesi - Milano 
  
UN REAZIONARIO MALDICENTE IN MASCHERA LIBERALE 

Non si può dire che di una ristampa di brani scelti dalle molte ed enciclopediche opere di Cesare Cantù si sentisse propriamente il bisogno. E' vero che in esse si ritrovano, sparse nel massimo disordine, notizie anche originali sulla storia universale e sulla storia d'Italia, antica e a lui contemporanea; ma quelle notizie sono ormai passate in testi molto più moderni e aggiornati e non costituiscono perciò un patrimonio per attingere al quale sia necessario riprendere i polverosi volumi del poligrafo lombardo. 

D'altra parte, gli editori di questo riesumato cimitero non hanno evidentemente inteso assolvere un compito informativo, ma piuttosto riproporre all'attenzione del pubblico e in certo senso rivalutare uno scrittore che non sarebbe affatto, come è comunemente e non a torto giudicato, "Irrimediabilmente vecchio, antiquato, inutile", contribuendo così a fornire una lettura che potrebbe valere da correttivo alle oleografie storiche del Risorgimento. 

Ora, è proprio su questo piano che l'impresa è destinata a fallire miseramente. Il giudizio desanctisiano (essere il Cantù un "reazionario in maschera liberale") e quello più argomentato espresso da Benedetto Croce nella sua "Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono" (1920) restano perfettamente validi. 

"Tutto ciò che il suo tempo, in Italia e fuori, andò pensando e tentando in fatto di storia - scriveva il Croce -, è giunto all'orecchio del Cantù: e tutto egli ripete, anzi erutta velocemente e affannosamente, dottrine e critiche di dottrine, e in niente si ferma e di nessuna cosa scorge le difficoltà o considera i particolari, e sembra che abbracci tutto e il vero è soltanto che egli tutto tocca e di tutto chiacchiera, e non istringe mai nulla di suo proprio". 

Ma già io storico del Risorgimento Ernesto Masi, oltre un decennio prima, aveva messo i punti sulle 'i', giudicando la "Cronistoria della indipendenza italiana", del Cantù, ..."lo di sfogo di un amor proprio offeso che vuol vendicarsi" e che fa apparire "tutta la rivoluzione italiana come una continua e immorale violazione del diritto, come una continua giunteria, una continua insidia tesa a poteri ingenui; che tutti si lasciano sorprendere e non puniscono traditori e ribelli, se non proprio per forza, e ne impiccano e ne fucilano o ne ghigliottinano sempre i pochi (tira anche il conto), in confronto ai moltissimi che se lo sarebbero meritato". 

Quanto alle capacità che il Cantù avrebbe avuto come ricercatore di documenti (egli fu per lunghi anni, sotto il governo austriaco prima, sotto quello italiano poi, direttore dell'Archivio di Stato di Milano), ha pensato Alessandro Luzio ad illuminarci parlando di "scorribande tumultuarie" di quell'archivista che non esitava ad inviar direttamente al tipografo gli originali di molti documenti "non senza aver scarabocchiato qua e là gli originali di molti documenti in cappello od in coda". 

La rilettura di questa ventina di profili, tratti dal mare magnum della sua produzione con scelta limitata all'Ottocento italiano, conferma la giustezza dei severi giudizi del De Sanctis, del Masi e del Croce. 
Spirito maldicente, pettegolo, iroso, il Cantù non è mai franco, non è mai esplicito: insinua le sue cattiverie con quel tanto di gesuitismo che doveva essergli connaturato, lui sempre amico dei gesuiti nonostante si piccasse di essere un cattolico liberale. 

Di tutto e di tutti disse male , gettando il sasso e nascondendo la mano: come quando, a proposito dei liberali napoletani condannati dalla reazione borbonica, scrive che "ebbero poi nomi di martiri o di eroi quando li sollevò l'onda che allora li sommerse"..., espressione letteralmente esatta, ma che a mala pena cela l'intenzione denigratoria che l'aveva dettata. Del Manzoni, per, spiegare una sua ipotetica timidezza nell'esprimere ad alta voce una presunta riserva sullo Stato liberale unitario, il Cantù scriveva nelle "Reminiscenze" che, avendogli il nuovo governo assegnato 12.00 lire di pensione, "sollevato dal pensiero del dissesto finanziario, ne attestava tale gratitudine, che professavasi impedito dal giudicare spassionatamente gli atti del Governo, e fino a mostrarsene illuso quando non voleva comparire complice". 
E del Manzoni il Cantù si professava grande ammiratore ed antico. 
Vien fatto di dire: dagli amici mi guardi Iddio!... 

E, se potete, leggete questo ritrattino di Cavour... 

"Il popolo una volta lo accusò d'incettatore pei mulini che possedeva, e assalì il suo palazzo: ma egli, ricco abbastanza, mai non rubò, lasciava rubare: favorì il credito mobiliare che menò troppi alla rovina; guastò l'economia col libero scambio, che è buono soltanto quando sono eguali le forze dei paesi contraenti e che sacrificò all'Inghilterra tutte le manifatture italiane... Destro negli affari di borsa, concluse prestiti vantaggiosi, ma i suoi stessi panegiristi l'accusano della leggerezza con cui trattava le finanze: gravò la proprietà, ruppe l'equilibrio fra l'agricoltura e le industrie. I sigari serbano il suo nome per sciagura, come la sua effige i biglietti di corso forzoso. Le tante difficoltà interiori non risolveva né preveniva, bensì le prorogava con l'occupare lo spirito pubblico in complicazione esterne, fatte nascere e mantenute con cura". 

Dove è da notare, a parte ogni altra cosa, che le considerazioni sul liberismo cavouriano dimostrano quanto il Cantù rimanesse al di sotto di ogni comprensione della realtà. E infatti chi leggerà queste pagine si avvedrà che esse non forniscono mai un aiuto alla comprensione storica. 

E' questo lo scrittore che gli editori, nel profilo premesso alla antologia, vorrebbero additare a modello "nel ripensamento della nostra storia nazionale, che si impone ad ogni italiano colto". 
Nell'atteggiamento ostile che il Cantù tenne dinanzi alla nuova realtà politica creata con l'unità d'Italia, essi pretendono di scorgere un elemento nobile e positivo, "il ricordo delle idealità della giovinezza, la fedeltà, ostinata, sia pure, chiusa e sorda alla esperienza storica, sia pure, ma in sostanza rispettabile, alle dottrine della storiografia e della politica neoguelfa". 

In realtà, l'essere rimasto fermo - gli editori stessi lo ammettono - alle concezioni di trent'anni prima senza accompagnarsi a quei neoguelfì che liberali erano davvero e che si muovevano perciò lungo il corso della storia, era il segno che nell'autore della "Storia universale" l'elemento vitale del neoguelfismo era il clericalismo militante, di cui fece propri tutti i più tipici motivi nella parte ch'egli svolse alla Camera nei primi anni dell'Unità, vero D'Ondes Reggio * milanese, tanto per intenderci. 


* Il barone Vito D'Ondes Reggio, di Palermo, cattolico intransigente, accanito fautore del potere temporale della Chiesa. Deputato al Parlamento italiano, si dimise per protesta dopo il 20 settembre 1870. Fu uno dei fondatori ed ispiratori dell'Azione Cattolica.

martedì 14 maggio 2013

* LA MORALE DEI GIUDEI E DEI CRISTIANI - The moral of the Jews and the Christians



    

LIBERTÀ E PARITÀ SESSUALE - Freedom and equality sexual



   
 Scarse sono le conoscenze riguardanti il comportamento sessuale nel Medio Evo: anche da questo punto di vista si tratta di secoli oscuri, come per una serie di altre attività umane, artistiche o scientifiche. 

Nei primi tempi successivi al Medio Evo le cose non mutarono dal recente passato: da un lato, specie tra i nobili (ma anche nelle gerarchie ecclesiastiche) continuò una certa libertà o peggio una certa dissolutezza sessuale. La chiesa cattolica preoccupata, accentuava intanto la sua predicazione sessuonegativa, che adagio adagio andava estendendo le sue influenze. Da rilevare che i primi episodi di malattie veneree (la sifilide è importata dalle Americhe alla fine del '400) furono considerati una sorta di punizione divina della sessualità.

Contro questa tendenza repressiva, oscurantista e autoritaria, si pone il Rinascimento, che fa dell'amore, del rispetto della persona umana in tutte le sue manifestazioni, la sua filosofia. L'amore e l'erotismo sono di nuovo esaltati nella vita d'ogni giorno e nelle opere d'arte. La libertà sessuale è cantata dai poeti, il nudo entra nelle opere di pittura e scultura, la scienza torna ad occuparsi del corpo umano, studiandone le strutture esterne ed interne. La conseguenza più positiva è una generale diminuzione del preesistente senso di colpa e dello stato d'ansia derivante dalla repressione medioevale o cristiana. 
E' una rivoluzione sessuale che apre I'Evo moderno, caratterizzato sino a tutto il Settecento, da una certa convivenza, senza drammatici contrasti, tra le tesi repressive della società e della religione e la libertà del costume che porta a successi nell'arte o nella scienza.
A questa evoluzione si oppone la Controriforma che cerca di riportare in primo piano una posizione repressiva, finendo con I'introdurre nuove e più gravi ipocrisie. La donna è separata e relegata in casa, vista come pericolo ed occasione di tentazione; l'uomo esaspera il suo bisogno sessuale, pur sentendolo come un fatto peccaminoso. Ma l'evoluzione poi riprende. La letteratura accentua il suo interesse per I'amore e l'erotismo (sono i tempi di Don Giovanni e di Casanova): Rousseau sostiene una famiglia monogamica, naturale. libera, felice (e viene condannato come erotico); la medicina microscopica studia I'anatomia, la fisiologia e la fecondazione. La stessa chiesa cattolica deve occuparsi delle questioni collegate con la procreazione, pur ponendosi uno dei suoi tipici problemi astratti: qual è il momento in cui l'anima entra nel corpo dell'uomo?
Nell'embrione, è la risposta, e si fissano cervelloticamente anche precise  date: 20 giorni dopo la fecondazione nel maschio, 50 invece nelle donne,  poste in secondo piano anche in questo caso.
La sessualità assume un suo ruolo, esercita una sua influenza anche nel  mondo politico e sociale: le amanti  dei re di Francia, ad esempio, hanno grande importanza nelle decisioni dei governanti. Una certa rilassatezza dei costumi è ancora presente ed evidente presso Ie classi più elevate e tra la ricca borghesia, mentre poco di tale clima arriva tra il popolo che lavora, sempre costretto a sobbarcarsi gravose fatiche fisiche e a lottare con la miseria. 
La rivoluzione francese pone infine anch'essa, ma in modo più limpido e valido, il problema di una lotta contro la dissolutezza dei nobili, dei potenti, dei ricchi e nel contempo affaccia per la prima volta alla ribalta della società il problema della parità dei sessi. Il matrimonio e il divorzio sono legali e rigidamente regolati, la prostituzione controllata, la famiglia viene valorizzata. 
A queste linee si adegua la borghesia, in pieno sviluppo economico e sociale, malgrado la successiva Restaurazione (nei primi decenni dell'800) cerchi di contrastare tali condizioni di vita abolendo temporaneamente il divorzio ed ostacolando molte libertà. Ciò favorisce una nuova positiva reazione: il Romanticismo, il quale lamentando che l'amore, anche se vissuto positivamente, rende infelici, sollecita un rifiuto dall'autoritarismo, un'esaltazione della passione amorosa, un pieno accordo fra uomo e natura. La donna assume ancora una volta un ruolo importante e degno d'ammirazione e a suo favore viene rivendicata una parità di diritti familiari, sociali e sessuali, anche se i matrimoni sono ancora basati sulla convenienza economica e regolati dai parenti, e se la società ufficialmente è sempre in posizioni sessuo-repressive (viene condannato Baudelaire e si impedisce I'esposizione di quadri con nudi).
   

  
Un grosso salto all'indietro si verifica nella seconda metà del XIX secolo, con quella che viene definita dalla regina Vittoria d'Inghilterra la epoca vittoriana; il regresso fu facilitato dalla grande ignoranza scientifica, che ancora esisteva sui problemi del sesso, e dalle pesanti influenze che ebbero alcune tesi mediche del tutto false, quali la pericolosità della masturbazione e I'esercizio sessuale senza finalità procreative.

"Pruderie", bigottismo, pregiudizi ebbero come conseguenza la messa al bando di ogni libera espressione (anche letteraria ed artistica, che tuttavia si manifesta clandestinamente) dell'amore e del sesso. Peccatore non è chi contravviene alle leggi religiose, ma specificamente chi compia atti sessuali che contrastano con le rigide norme repressive. Sono poste al bando le relazioni extraconiugali e prematrimoniali, le attività genitali realizzate per il soddisfacimento del piacere, la masturbazione, l'omosessualità. 
Si arriva ad usanze che confinano con l'assurdo e il ridicolo: alle fanciulle non si spiega più alcuna loro funzione biologica per impedire che pensino o parlino del seno; alle donne si suggerisce di non spogliarsi davanti al medico ma di indicare su una bambola o su un figurino le regioni dolenti; ai ragazzi si avvolge il membro in speciali involucri per impedire atti autoerotici; qualsiasi pratica di igiene e pulizia personale è vista con riserva.

La quantità di pregiudizi mossi da questa vasta opera repressiva fu tale che senza dubbio una buona parte dei tabù, delle ignoranze e dei timori che oggi caratterizzano la sessualità sono diretta conseguenza dell'epoca vittoriana.

Ma anche la notte più buia non è eterna: così a fine secolo, importanti studi di medicina, di antropologia e di psicologia pongono le basi per un profondo rinnovamento, per una restituzione alla sessualità del giusto posto che le spetta nella vita e nella società. Pongono solo le basi, però, perché su di esse non si è poi riusciti a costruire, sino ad ora, un nuovo edificio corrispondente ad una vera morale naturale ed umana. A tale realizzazione si oppongono ancora quelle forze autoritarie e conservatrici per le quali ogni naturale espressione, ogni libera affermazione della personalità è qualcosa di potenzialmente pericoloso per il loro predominio.
Questo timore del resto corrisponde a una realtà, poiché la libertà dell'uomo non è qualcosa di separabile e divisibile, e non si può quindi pensare ad una libera espressione della sessualità
senza ammetterla anche per la vita lavorativa e sociale. Ed è pure per questo che le forze politiche e sociali che si battono per una delle due libertà, contro ogni autoritarismo ed ogni repressione, combattono sempre insieme anche per le altre, per affrancare in definitiva l'uomo dallo sfruttamento e dalla schiavitù morale e materiale.

Alla fine dell'800 le teorie che un economista inglese, Thomas Robert Malthus, aveva elaborato all'inizio del secolo, trovano diffusione, sia pure tra gravi contrasti e feroci polemiche. Si propone per la prima volta all'attenzione dei popoli il problema del controllo delle nascite, come mezzo di prevenzione dell'esplosione demografica e della miseria conseguente alle insufficienti possibilità alimentari. Ma se Malthus aveva predicato l'astinenza come mezzo di controllo delle nascite, ottenendo scarsi risultati (ed offrendo anzi ai padroni uno strumento di polemica contro gli operai che rivendicavano migliori salari), il neo-malthusianesimo della seconda metà del XIX secolo punta sulla pianificazione della famiglia, da realizzare non con I'astinenza ma con la diffusione di mezzi anticoncezionali.

Nella seconda metà dell'800, la scienza accerta che gli spermatozoi e gli ovuli (da un paio di secoli identificati) si uniscono nella fecondazione, destinata a dar vita ad un nuovo essere; si studia cosa siano e come nascono le perversioni sessuali e le malattie veneree. 
Tali ricerche - insieme ai dibattiti relativi alla limitazione delle nascite vastamente popolarizzate, favoriscono una più libera trattazione dei problemi sessuali fuori dagli ambienti specializzati e dalle camere da letto, aiutando a superare taluni tabù, specie se basati sull'ignoranza della gente e sulle incertezze della stessa scienza.

Ma il più notevole contributo a quest'opera di abbattimenti di pregiudizi lo si deve alla psicologia, e precisamente agli studi di Sigmund Freud, che propose una vera e propria rivoluzione concettuale, scoprendo come non poche turbe neuropsichiche siano attribuibili a conflitti interiori derivanti da complessi o traumi psicosessuali. 
Egli affermò che la sessualità è presente nell'uomo, in forme particolari, sin dalla più tenera infanzia e sostenne infine la fondamentale importanza della sessualità nella formazione del carattere, nel comportamento dell'uomo e, in definitiva, nella affermazione della personalità.

Per evitare i pericoli di una sessualità repressa e per offrire all'uomo tutti i mezzi necessari al suo sviluppo psicologico e a una migliore vita sociale ed affettiva, era necessario quindi che al sesso venisse riconosciuta tutta la sua importanza, che se ne parlasse liberamente, che al suo esercizio la gente venisse opportunamente educata.

Con I'avvento del XX secolo e l'affermazione - sia pure fra contrasti e difficoltà delle nuove tesi mediche, psicologiche e sociologiche, l'atteggiamento tradizionale nei confronti del sesso mutò un poco. Ma mutò più alla superficie che in profondità, più fra ristretti gruppi di innovatori che nelle classi più elevate. conservatrici, o in quelle povere, impedite dalla mancanza di istruzione e dalla necessità di badare a problemi più importanti come quelli del lavoro e della sopravvivenza.

Tuttavia, ormai, in mano dei sessuorepressori le armi andavano spuntandosi, mentre si arricchivano quelle in possesso dei rinnovatori. I conservatori e i bigotti cercarono e trovarono alleanza con i regimi autoritari, più o meno palesemente fascisti che imperversarono nell'esaltazione della potenza, a quindi del numero dei propri soldati, respingevano la limitazione delle nascite e cercavano ancora una volta di mettere in secondo piano l'amore e la naturalezza nell'atto sessuale. per imporre solo l'equivalenza accoppiamento - fecondazione. Nei regimi autoritari, in cui si stratificano rigidamente le gerarchie e le differenze sociali, s'approfondisce la frattura fra i sessi; il maschio è esaltato come sesso forte e guerriero; la donna considerata inferiore fisicamente e intellettualmente, è ridotta al ruolo di fattrice, di procreatrice, più ancora che di addetta alle attività domestiche, relegata a lavori meno elevati e retribuita a parità di lavoro con minor salario. Inoltre appaiono, o si rafforzano, antichi tabù come quelli razziali: I'ebreo o il negro sono considerati sottospecie umane, con cui non ci si può accoppiare o sposare. 
Ma l'assoluto potere dell'uomo e la degradazione della donna, portando ad un'esaltazione dei rapporti fra i maschi, finisce col favorire l'omosessualità.
   
Giorgione - Venere dormiente
   
Nella moderna società concezioni del genere sono sempre meno teorizzate: tuttavia sono ancora praticate e, quel che è peggio, trovano ancora una certa regolamentazione nelle vecchie leggi non ancora rinnovate.
Attualmente in Italia si è in una fase di transizione, caratterizzata da un'accentuazione dei contrasti e delle contraddizioni. Le giovani generazioni (e le forze progressiste) ambiscono ad una maggiore libertà, ad una vera vita democratica, alla liberazione da secolari pregiudizi sessuali: gli anziani faticano a seguire tale evoluzione, e gli ambienti conservatori la contrastano apertamente. Gli adulti, educati nell'ignoranza delle cose sessuali e nella considerazione del sesso come peccato, non possono o non sanno rispondere ai problemi proposti dai figli; i conservatori, coscienti che una libertà sessuale non può essere disgiunta da quella politica e sociale, rifiutano di affrontarli.

I rapporti fra sessualità e fattori economici sono evidenti. Oggi nella società capitalistica e consumistica si assiste ad un doppio fenomeno: da un lato il sesso, su cui fa leva la pubblicità, è di supporto allo sviluppo dei consumi, dall'altro una serie di iniziative economiche e produttive sono poste al servizio del sesso (industria cosmetica e dell'abbigliamento, film fortemente erotici, riviste pornografiche, e non parlo di internet...). 
Ne deriva una accentuazione dell'importanza del sesso che può finire con l'alterare il naturale sviluppo della maturazione sessuale e che contemporaneamente mantiene costante, o, meglio, crescente la domanda di beni sessuali, anche al di là dei fini puramente genetici o sanamente erotici, cui la funzione sessuale è destinata.

Ad esempio lampante di contrasto tra le tesi sessuorepressive e quelle che a fini consumistici esaltano invece il sesso, si può rilevare che le donne cui vengono imposte misure antisessuali (depilazione, deodorazione. ecc.) sono poi sollecitate contemporaneamente ad assicurarsi ti mezzi per accentuare i richiami sessuali. 
Se si impone così di coprire il seno, si suggerisce di acquistare reggiseni creati apposta per metterlo in evidenza; se si impone di coprire le natiche, si suggerisce di usare scarpe a tacchi alti che accentuano un'andatura ondeggiante e adatta ad evidenziare le anche; se si impone alle donne la depilazione si invita ad intensificare il segno sessuale delle labbra; se si impone il deodorante, la stessa industria cosmetica consiglia il profumo per dare un valore più sessualmente eccitante al corpo femminile... 
E' una evidente, quanto innaturale, contraddizione, che non può ritenersi giustificata dalla considerazione che se le prime imposizioni tendono a difendere la donna dalla indiscriminata aggressione d'ogni maschio, i secondi suggerimenti hanno lo scopo di facilitare una risposta del maschio, ad una cosciente e deliberata sollecitazione della donna.

Da questa situazione di contrasti fra interessi e generazioni diverse, si produce uno sbandamento che può giocare a favore delle forze sessuore-pressive. Il desiderio di una maggior libertà nei giovani, lasciato a se stesso, privo di un'opportuna educazione ed anzi eccitato e sollecitato da tante manifestazioni erotiche a fini consumistici, è causa di crisi e pericoli. 
La repressione della sessualità e la sua esaltazione artificiosa sono due facce, apparentemente opposte, dello stesso fenomeno.
  

   

Karl Marx - Friedrich Engels


Ma voi comunisti volete la comunanza delle donne - ci grida in coro tutta la borghesia.
Il borghese vede nella propria moglie un semplice strumento di produzione. Egli sente che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e, naturalmente, non può fare a meno di pensare che la sorte dell'uso in comune colpirà anche le donne.
Egli non s'immagina che si tratta appunto di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione.
De! resto, nulla è più ridicolo del moralissimo sgomento dei nostri borghesi per la pretesa comunanza ufficiale delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d'introdurre la comunanza delle donne: essa è quasi sempre esistita.
I nostri borghesi, non contenti di avere a loro disposizione le mogli e le figlie dei loro proletari - per non parlare della prostituzione ufficiale - trovano uno dei loro principali diletti nel sedursi scambievolmente le mogli.
Il matrimonio borghese è, in realtà, la comunanza delle mogli. Tutt'al più si potrebbe rimproverare ai comunisti di voler sostituire alla comunanza delle donne, ipocritamente celata, una comunanza ufficiale, palese. Si comprende del resto benissimo che con l'abolizione degli attuali rapporti di produzione scompare anche la comunanza delle donne che ne risulta, vale a dire la prostituzione ufficiale e non ufficiale.
  

     


sabato 11 maggio 2013

* ARNALDO DA BRESCIA - Contro la corruzione della Chiesa (Against the corruption of the Church)



Il monumento a Arnaldo da Brescia è un monumento bronzeo situato all'estremità est di Piazzale Arnaldo a Brescia, dedicato al frate predicatore del XII secolo Arnaldo da Brescia. Modellato dallo scultore Odoardo Tabacchi nella statua e nelle altre parti bronzee e da Antonio Tagliaferri nel basamento, è stato inaugurato nel 1882 ed è oggi uno dei monumenti più noti e caratteristici della città.








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