lunedì 28 aprile 2014

NUDO DI DONNA (Naked woman)



   
Per imparare a dipingere il nudo, vi consiglio di cominciare con piccoli disegni, mettendo la modella lontana e guardandola con gli occhi socchiusi in modo da separare bene le luci dalle ombre.
Fate i vostri primi studi di nudo con modelle abbastanza in carne: sono più facili da copiare avendo più punti di riferimento. 
Disegnatele in piedi, prima di profilo e poi di fronte, costruendo la figura tenendo ben presenti i rapporti testa-figura: mentre abbozzate, cercate di tracciare in linea di massima la sagoma di tutta la figura al centro del foglio, poi partite dalla testa, controllate la sua inclinazione e costruite in rapporto il resto del corpo. 



      
Non fate mai la testa per ultima perché non riuscirete a sistemarla: vi verrà sempre troppo grande o troppo piccola, dato che la testa è l'unità di misura di tutta la figura.
Schizzate la testa calva per dare la forma del cranio e dopo costruitevi sopra i capelli; se non usate questo metodo otterrete sempre test€e imperfette. 
Osservate attentamente i disegni a matita dei pittori rinascimentali e fate esperienza per qualche mese disegnando tutti i giorni almeno due nudi.





Passate poi allo studio delle figure magre, più difficili da copiare perché le parti anatomiche sono molto evidenti e quindi, per disegnarle correttamente, occorre avere una profonda conoscenza del disegno anatomico.

Ci sono molti pittori realisti, che si definiscono espressionisti, impressionisti o altro, che non hanno la minima idea di come si disegni una figura, perché non hanno mai fatto (o li hanno fatti male) gli studi anatomici. In realtà i grandi espressionisti, gli astrattisti ecc. hanno tutti avuto un rigoroso precedente figurativo e per questo motivo potevano interpretare la figura che, nelle loro mani, risultava drammatica ma mai disarmonica.

Siate rigorosi con voi stessi e diffidate di coloro che dicono che si dipinge meglio in stato di ebbrezza o di alterazione mentale: soltanto se si è in perfette condizioni si può avere il senso dell'equilibrio e della misura che la pittura richiede.




Torniamo alle modelle magre: copiatele a lungo per esercitarvi, e quindi passate a un esercizio con il colore.

Il color carne si realizza con terra di Siena naturale o con ocra, bianco e poco rosso vermiglione. 
Nelle parti in ombra usate senza timore i bistri o i blu, pensando alle zone d'ombra come a zone di colore: osservate i dipinti degli impressionisti nei quali l'ombra è colore.

Poiché non è facile e non sempre è possibile copiare dal vero i modelli nudi, copiate le statue che si trovano nei musei.



venerdì 25 aprile 2014

RICORDO DI UN DOLORE (Memory of pain) - Giuseppe Pellizza da Volpedo

Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri) 1889
G
iuseppe Pellizza da Volpedo
Accademia Carrara, Bergamo
Olio su tela cm 107 x 79

Ho già avuto occasione di parlarvi brevemente di Giuseppe Pellizza da Volpedo presentandovi Quarto stato. Ora vorrei darvi qualche altra notizia su questo pittore che amo e stimo moltissimo. 
Nato a Volpedo, un paesino di collina in provincia di Alessandria, nel 1868, frequentò l'Accademia di Brera a Milano, poi l'Accademia di Belle Arti a Roma. 
Insoddisfatto dei maestri, che poco si occupavano degli allievi, nel 1888 si trasferì da Roma a Firenze, dove frequentò la scuola di pittura di Giovanni Fattori presso l'Accademia di Belle Arti. Fattori, che seguiva con impegno e pazienza i propri allievi, apprezzò in Pellizza le qualità di colorista, ma gli suggerì di esercitarsi maggiormente nella figura, cosa che egli fece. 
Proprio durante il periodo fiorentino il Pellizza cominciò a sentire l'esigenza di fare dipinti di grandi dimensioni, esigenza che lo rendeva consapevole della necessità di rinfrancarsi del tutto nel disegno. 
Decise quindi di frequentare l'Accademia Carrara di Bergamo, dove si iscrisse ai corsi di pittura di Cesare Tallone. Fu proprio dal Tallone che imparò a dipingere la figura a grandezza naturale. E all'Accademia Carrara regalò, nel 1897 (quattro anni prima della sua morte), in segno di stima e di riconoscenza per gli insegnamenti ricevuti, questo Ricordo di un dolore o Ritratto di Santina Negri, eseguito nel 1889.
Questo quadro, che si riallaccia alla corrente del realismo europeo, ha colori fluidi nell'impasto e nell'esecuzione e un disegno preparatorio molto solido.



La stessa cura, lo stesso amore messi nel dipingere la donna, la sua espressione triste e pensosa, si riscontra in ogni particolare del dipinto, dal legno della poltrona alla viola del pensiero nel libro.

Ho visto una riproduzione di questo dipinto, ma-per quanto buona essa sia, non può dare l'emozione che si prova vedendo l'originale, cosa del resto che succede per tutte le opere d'arte. Per questo vi consiglio di frequentare il più possibile i musei e le pinacoteche: dai grandi maestri si può imparare moltissimo.

La vita e l'opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo ci offrono anche un'importante lezione: non bisogna stancarsi mai di imparare, di lavorare; bisogna dipingere per amore della pittura, non per conseguire celebrità e successo. La pittura è un'arte esigentissima, dovete dipingere e disegnare moltissimo, ogni momento libero, senza mai stancarvi. 

Quando penserete di aver dato moltissimo sarete solo a metà strada.


VEDI ANCHE . . .



giovedì 24 aprile 2014

L'UOMO CON LA PIPA - Autoritratto (Self portrait - The man with the pipe) - Gustave Courbet

L'uomo con la pipa (1847)
Gustave Courbet (1819-1877)

Musée Fabre, Montpellier
Olio su tavola cm 45 x 37

Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 a Ornans, tra le montagne del Doubs e del Giura, da una famiglia di contadini benestanti che aveva tradizioni giacobine.
Nel 1840 Courbet giunse a Parigi con il proposito di studiare giurisprudenza. Ne approfittò invece per studiare pittura presso lo studio di un allievo di David, Flajoulot, e quindi presso un pittore di soggetti storici, Steuben. Successivamente si iscrisse all'Académie Suisse. Insoddisfatto, cominciò a lavorare per proprio conto e si avvicinò al gruppo di Corot che lavorava nella foresta di Fontainebleau.
Tornato a Parigi, a partire dal 1850 prese parte attiva alle discussioni sulla nuova scuola, il "realismo". A queste discussioni partecipavano nomi celebri, fra cui Proudhon, Baudelaire,  talora anche Daumier.
Nel 1870 fu offerta sia a lui che a Daumier la Legion d'Onore; entrambi rifiutarono questa onorificenza per le loro posizioni politiche.

Baudelaire scrisse di lui:
"Ingres si avvicina, per quanto enorme possa sembrare il paradosso) a un giovane pittore, il cui esordio sorprendente, or non è molto, ha preso il gesto di un'insurrezione. Anche Courbet, in fondo, è un artefice gagliardo, con una volontà selvaggia e paziente; e i risultati che ha raggiunto, che per alcuni critici sono già più affascinanti di quelli del grande maestro della tradizione raffaellesca, certo per la loro solidità positiva e il loro amoroso cinismo, hanno, come questi ultimi, la singolarità di manifestare un'intelligenza di settario, un'energia distruttrice di.facoltà. La politica e la letteratura producono anch'esse temperamenti siffatti, oppositori, anti-soprannaturalisti, sono la legittimazione soltanto di uno spirito di reazione talvolta salutare. La provvidenza che presiede alle vicende della pittura, assicura loro la complicità di quanti erano stanchi e oppressi dall'idea avversa al culmine del suo dominio. Ma la dfferenza è che mentre Ingres compie il suo sacrificio eroico in onore della tradizione e dell'idea del bello raffaellesco, Courbet lo vuole a gloria della natura esterna, positiva, immediata. Nella loro guerra contro l'immaginazione essi obbediscono a momenti diversi, a due fanatismi opposti che li conducono allo stesso olocausto".



 Autoriutratto - Gianni Maimeri
Milano, Collezione privata
Olio su cartone cm 40 x 50

 Scriveva Cros-Kost, che rievocava i rapporti tra i due: 
"Courbet rimproverava a Baudelaire l'abuso degli stupefacenti, ma) a quanto pare, acconsentiva ad annotare le parole che il poeta pronunciava nel sonno e nel delirio.... Approfittò dell'occasione per fargli il celebre ritratto, che riprese nel 1855, nella sua grande composizione "L'atelier". Ma non ne rimasero molto soddisfatti, né l'uno né l'altro. "Non so come fare"... si lamentava Courbet ... "Cambia faccia ogni giorno".

L'autoritratto che vedete riprodotto in questa pagina è stato eseguito ira il 1846 e il 1847 ed è uno dei tanti fatti da Courbet.
Osservate la luce,  l'analisi dettagliata delle rughe e delle contrazioni del volto: sono assolutamente vive, "realiste". 
La scala cromatica è simile a quella di Maimeri, ovvero Maimeri aveva una scala cromatica, nell'autoritratto, che ricorda quella di Courbet.

Ma osserviamo il dipinto nel dettaglio. 
Si può prendere questo ritratto come esempio per imparare a costruire una testa. Prendete una carta da lucido e sovrapponetela alla riproduzione del quadro. Fate l'ovale della faccia e tracciatene l'asse. 
Secondo le regole dei Cleci e dei Romani la testa è divisa in quattro parti: la prima va dal vertice della testa all'attaccatura dei capelli sulla fronte; la seconda dall'attaccatura dei capelli alle sopracciglia: la terza dalle sopracciglia alla base del naso; l'ultima dalla base del naso alla base del mento. 
La distanza tra un occhio e l'altro è uguale alla larghezza delle narici. 
Questo, in linea di massima, è un modo per costruire una testa. 
Ampliamo ora il discorso sugli occhi. io mi esercito a copiarli da riproduzioni di ritratti di pittori famosi, tenendo presente che gli occhi sono paralleli e devono essere dipinti mantenendo il parallelismo.



Celestina (1903) Pablo Picasso (1881-1973)
Parigi, Collezione privata
Olio su tela cm 60 x 81


* VENEZIA - Gianni Maimeri







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* LO STAGNO DI SŒURS A OSNY (The etang des Sœurs at Osny) – Paul Cézanne

* PIAZZA A LA ROCHE-GUYON (Square in La Roche-Guyon) Camille Pissarro


 Piazza a La Roche-Guyon 



 VEDI QUI
PIAZZA A LA ROCHE-GUYON 
(Square in La Roche-Guyon) 
Camille Pissarro



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* NATURA MORTA (Still Life) - Camille Pissarro

NATURA MORTA (1867) - Camille Pissarro (1830-1903)



VEDI QUI RECENSIONE
NATURA MORTA
 (Still Life) 
Camille Pissarro 



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mercoledì 23 aprile 2014

* CHE GUEVARA - Figlio del sogno - Son of the dream (Jean Cormier)

      



Ragazzo che soffia su un tizzone acceso - EL SÓPLON (The blowing on an ember) - El Greco

EL SÓPLON (1572-1573) - El Greco
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte
Olio su tela cm 59 x 51

El Greco, nome d'arte di Dominikos Theotokopoulos (Candia, 1541 – Toledo, 7 aprile 1614), è stato un pittore, scultore e architetto greco vissuto in Italia ed in Spagna. 
È tra le figure più importanti del Rinascimento spagnolo.

Già ricordato correttamente dall'inventario dei beni Farnese del 1662: 
"Un quadro in tela con un giovane che buffa in un tizzone per accender un lume, mano del Greco" (in G. Campori, Raccolte di cataloghi, 1370). 

Il  prototipo del tema di cui esistono numerose redazioni, alcune delle quali autografe (per esempio, quella firmata della Collezione Ch. S. Peyson di Monhasset), registrate dal Camòn Aznàr (1950) - risale a Jacopo Bassano, cui anche questo dipinto fu erroneamente attribuito (A. Venturi).

 L'opera qui presentata è unanimemente riferita dagli studiosi al periodo italiano; in particolare, persuasiva pare la cronologia 1572-'73 proposta dal Waterhouse (1930).



mercoledì 16 aprile 2014

S - GRANDI INVENTORI - (S - Greats inventors)

I GRANDI INVENTORI

A - B - C - D - E - F - G - H - J - L - M - N - P - R - ST - V - W - Z


SALK Jonas Edward
(New York, 28 ottobre 1914 – La Jolla, 23 giugno 1995) 


Scienziato e virologo americano.
Nel 1954, quando era direttore del laboratorio di ricerche sui virus alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh, Salk riusci a ottenere un vaccino per la prevenzione della poliomielite, un'infiammazione del midollo spinale, detta anche paralisi infantile. Fino ad allora non era esistito nessun mezzo efficace di difesa conto la poliomielite, e nel 1950 vi era stata in America una grave epidemia. 
Due anni dopo I'epidemia imperversò in Belgio, in Germania e in Danimarca. 
Oggi la malattia viene controllata col vaccino iniettabile di Salk e con la somministrazione orale di un altro vaccino, ottenuto nel 1955 dal virologo americano Albert Bruce Sabin (1906- ).



SHAW Percy
 (Halifax, 15 aprile 1890 - Halifax, 1 settembre 1976)



Inglese, inventore di segnalatori catarifrangenti stradali. 
Una sera nebbiosa del 1933, Shaw stava tornando a casa in automobile attraverso la campagna dello Yorkshire, quando per poco non fini fuori strada. All'ultimo momento vide gli occhi di un gatto che riflettevano la luce dei fari dell'automobile. Riuscì a frenare e si accorse che l'animale era accovacciato sopra uno steccato proprio sull'orlo di uno strapiombo.
Ripensando allo scampato pericolo, a Shaw venne anche in mente che, quando guidava di notte nella città natale di Halifax, era agevolato dalla luce riflessa dai binari del tram. A quel tempo, in Inghilterra l'uso di colonnine stradali rifrangenti era molto limitato e Shaw - figlio di un manovale e titolare di una piccola impresa di riparazioni stradali - decise di migliorare ulteriormente quei congegni. 
Dopo un amo di tentativi, riuscì a realizzare dei catarifrangenti perfezionati.
Vennero installati per la prima volta nel 1934 nelle vicinanze di Bradford, e l'anno successivo Shaw aprì uno stabilimento per la fabbricazione dei nuovi catarifrangenti stradali.
Nonostante la ricchezza ottenuta con la sua invenzione, Shaw non viaggiò mai e soleva dire che lo Yorkshire aveva in sé tutto ciò che egli potesse desiderare al mondo.


SHOLES Christopher Latham
(Mooresburg, 14 febbraio 1819 – Milwaukee, 17 febbraio 1890)


Americano, inventore della prima efficiente macchina per scrivere.
Ex tipografo-editore, Sholes decise, nel 1864, di dedicate il resto della sua vita al perfezionamento di una "macchina per stampare lettere". 
Quattro anni dopo brevettò la macchina per scrivere munita solo dl caratteri maiuscoli, e senza tasto di ritorno. Per di più l'operatore non poteva vedere quello che stava scrivendo. Ma nonostante questi inconvenienti, Sholes mise in vendita le sue macchine nel 1872.
L'anno successivo ne cedette i diritti alla fabbrica d'armi Remington, che mise in commercio le prime macchine per scrivere a 125 dollari l'una.
Il primo scrittore a servirsi di una di quelle macchine fu Mark Twain, che compose il dattiloscritto di Vita sul Mississippi (1883) con una Remington Modello I. 
Ma Sholes pensava soprattutto alle "scrittrici a macchina", come vennero chiamate le prime dattilografe.
"Credo di aver fatto qualcosa per le donne che hanno sempre dovuto lavorare duramente"... diceva. "Questo permetterà loro di guadagnarsi da vivere con minor fatica".


SIKORSKY  Igor Ivanovich
 (Kiev, 25 maggio 1889 – Easton, 26 ottobre 1972)


Ingegnere aeronautico russo-americano, ideatore di un tipo di elicottero sul quale sono stati basati tutti i modelli posteriori di maggior successo.
 Nel 1908, stimolato dalle imprese aviatorie dei fratelli Wright, Sikorsky decise di progettare e costruire un aeroplano. Era convinto che l'avvenire dell'aeroplano stesse nel volo verticale e tre anni dopo costruì due elicotteri, ma senza successo.
Uno dei primi elicotteri del mondo era stato costruito nel 1907 dal francese Paul Cornu: l'apparecchio aveva volato per 20 secondi a un'altezza di circa mezzo metro. Come Cornu, Sikorsky non realizzò immediatamente un elicottero, ma incominciò dedicandosi agli aerei convenzionali. 
Nel 1913, quando era progettista aeronautico a Pietroburgo (Leningrado), in Russia, costruì un quadrimotore, Le Grand, che fu un precursore dei bombardieri e degli aerei di linea moderni.
Sikorsky tornò a interessarsi all'elicottero verso la metà degli anni Trenta, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti e aver fondato lì la Sikorsky Aero Corporation.
Ancora una volta, però, fu battuto sul tempo da un francese, Louis Breguet, che assieme al socio René Dorand costruì un "giroplano", veloce e versatile. 
I lavori per il perfezionamento del giroplano continuarono, ma questo rimase infine distrutto in una incursione aerea alleata sulla Francia nel 1943.
Nel 1942, l'elicottero Sikorsky VS-300 venne acquistato dall'esercito degli Stati Uniti, e anche la marina britannica si fornì di "macinini", cosi chiamati perché le pale dei rotori "macinavano" l'aria. 
Sikorsky costruì poi l'elicottero anfibio S-61 e l'S-64 da trasporto. 
Quando morì, Sikorsky era uno dei personaggi più ricchi e rispettati della storia dell'aviazione.


SPILSBURY John
(ca. 1730 - 3 aprile 1769)


Incisore e cartografo inglese, inventore di quel gioco di ricomposizione detto puzzle.
Intorno al 1760 Spilsbury, proprietario di una tipografia nel Covent Garden di Londra, prese a incollate carte geografiche su spessi blocchi di legno, che poi tagliò in pezzi - un pezzo per ogni paese - e mise in una scatola alla rinfusa. Ricomposti assieme, i vari pezzi formavano, per esempio,una carta d'Europa o del mondo.
Questa invenzione, che Spilsbury chiamò "mappe a sezioni", attirò subito I'attenzione degli educatori, che la considerarono un mezzo rapido e piacevole per insegnare la geografia ai bambini.
A questo puzzle ne seguirono molti altri, e a un secolo dalla loro introduzione, venivano già usati per insegnare la storia e per illustrare favolette morali ai bambini.
A mano a mano che questi giochi diventavano più complicati, anche gli adulti incominciarono ad appassionarvisi.
 E nel nostro secolo si cominciò a incollare i disegni dei puzzle su fogli di cartone, più facili da ritagliare e quindi da produrre.


STEPHENSON  George
(Wylam, 9 giugno 1781 – Chesterfield, 12 agosto 1848) 


Ingegnere minerario inglese, pioniere della locomotiva a vapore.
Il  27 settembre 1825, la Locomotion di Stephenson, spinta a vapore, compì il suo primo viaggio sulla linea di 17 km tra Darlington e Stockton, nell'Inghilterra nord-orientale. 
Si inaugurava così la prima ferrovia pubblica del mondo con trazione a vapore. Benché la linea dovesse servire per il trasporto di merci, al viaggio inaugurale parteciparono circa 450 persone, e la locomotiva trainò le 38 carrozze scoperte a velocità che variavano tra i 20 e i 25 kmlh.
Ventidue anni prima, nel 1803, l'ingegnere inglese Richard Trevithick aveva progettato e costruito una locomotiva per le Ferriete di Coalbrookdale, nella contea di Shropshire. Ma il suo motore a vapore era tutt'altro che esente da problemi meccanici, e fu la famiglia Stephenson a determinare il progresso e il successo di questa invenzione.
Figlio di un fuochista di una miniera di carbone a Wylam, nel Northumberland, George Stephenson costruì delle macchine capaci di trainare qualcosa come 30 tonnellate di carbone fino a 13 km di distanza, dalle miniere ai moli.
All'età di 18 anni frequentò una scuola serale per imparare a leggere e scrivere, e poi volle che il figlio Robert, da cui fu in seguito aiutato nella progettazione di locomotive, ricevesse quell'istruzione regolare che a lui era mancata.
Nel 1829 vennero eseguite delle prove di velocità per scegliere una locomotiva da utilizzare sulla linea ferroviaria Liverpool-Manchester appena ultimata. La gara fu vinta dalla Rocket degli Stephenson e, l'anno successivo, questa e altre sette locomotive costruite dagli Stephenson  trainavano carrozze per viaggiatori sui 65 km di quella linea alla velocità di circa 50 km/h.
Stephenson rifiutò la maggior parte degli onori che gli vennero offerti, fra cui la nomina a cavaliere e un seggio "sicuro" alla Camera dei Comuni. 
E nel 1845 si ritirò a vita privata, dedicandosi al giardinaggio.


SWAN Sir Joseph
 (Bishopwearmouth, 31 ottobre 1828 – Warlingham, 27 maggio 1914)


Fisico e chimico inglese, pioniere dell'illuminazione elettrica. 
Nel 1860, Swan realizzò la prima rudimentale lampadina, ma durava poco e la luce prodotta non era abbastanza forte. Lavoratore instancabile, Swan impiegò vent'anni a perfezionare la sua invenzione, e nel febbraio del 1879 illuminò il soggiorno della sua casa a Newcastle upon Tyne con un impianto di lampadine elettriche.
Fu la prima abitazione inglese a essere illuminata elettricamente.
Le lampadine di Swan ebbero un grande successo e due anni dopo, nel 1881, vennero installate alla Camera dei Comuni a Londra.
Più o meno nello stesso periodo, l'inventore americano Thomas Alva Edison aveva dato alcune dimostrazioni della sua versione della lampadina elettrica. Inoltre Edison brevettò una quantità di rifiniture e di perfezionamenti, che furono di importanza fondamentale per il buon funzionamento della lampadina.
Invece di scontrarsi in tribunale per sostenere i loro diritti di priorità sull'invenzione, nel 1883 Swan ed Edison costituirono una società per la produzione di lampadine elettriche, con sede a Londra.
Prima d'allora, Swan aveva lavorato alcuni anni per una fabbrica di lastre fotografiche a Newcastle. E aveva prodotto la sua prima importante invenzione, che aveva incontrato un notevole successo. 
Nel 1871, infatti, insoddisfatto delle lastre fotografiche umide allora in uso, Swan aveva perfezionato una lastra a secco che semplificava moltissimo i processi fotografici.
Sette anni dopo, inventò anche la carta fotografica al bromuro, ancor oggi frequentemente usata per stampe da negativi.



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