mercoledì 31 dicembre 2014

ALDA MERINI e la poesia di vita (The poetry of life)



ALDA MERINI

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.

Alda Merini si incatena molto presto alla poesia. È una chiamata, ma anche una difesa dalla vita che vorrebbe trascinarla verso le secche dove molte donne del suo tempo finivano per arenarsi, abbandonando alla corrente i richiami astratti della creazione.

Nasce nel 1931 a Milano. Suo padre è impiegato alle Assicurazioni Generali, sua madre casalinga. Da ragazza frequenta le scuole professionali dell'Istituto Laura Solera Mantegazza e presto viene indirizzata a una vita di piccoli impieghi. A sedici anni scrive già poesie e avverte subito la scissione tra una prepotente vocazione letteraria e le insopportabili necessità quotidiane.

A diciannove anni alcune sue poesie vengono inserite, per interessamento di Giacinto Spagnoletti, nell'antologia Poesia Italiana Contemporanea 1909-1949 (Guanda, 1950). 
L'anno successivo l'editore Scheiwiller includerà altre liriche nell'antologia Poetesse del Novecento. Poi arriverà la prima raccolta personale: La presenza di Orfeo, pubblicata da Schwarz nel 1953.

Di questo libro, in un articolo su Paragone del 1954, Pasolini dice: 
"Rebora no, ma certo il romagnolo Campana, per non parlare dei tedeschi, Rilke o George o Trakl, si può nominare: per ragioni di parentela razziale, s'intende, di analogia di langue, di substrato psicologico e di fenomeni patologici"'

E fa impressione sentire da Pasolini il nome di Campana prima che cominci per Alda Merini un destino drammatico, per certi aspetti simile a quello dell'autore dei Canti Orfici.


   
All'epoca delle sue prime prove poetiche, Alda Merini vive momenti di grandi accensioni e spaccature. In quegli anni ha contatti con vari intellettuali, tra cui Salvatore Quasimodo e Maria Corti. Con Giorgio Manganelli stabilisce un legame profondo, anche sentimentale, destinato a sciogliersi in modo traumatico.
Manganelli tra mille difficoltà se ne andrà a Roma a costruire la sua cattedrale letteraria, Alda Merini tenterà un nuovo approdo alla concretezza legandosi in matrimonio a Ettore Carniti, un uomo completamente esterno al mondo delle lettere, che lavora in una panetteria milanese. L'arrivo della prima figlia la assorbe nella vita familiare. Ma l'inaccettabile realtà di un'esistenza che vorrebbe spingerla a sacrificare la poesia, dà l'avvio all'atto finale di una crisi profonda.

In questi anni la giovane poetessa milanese riesce a pubblicare altre tre raccolte di versi: Paura di Dio, (Scheiwiller, 1955), Nozze Romane (Schwarz, 1955),Tu sei Pietro (Scheiwiller, 1961). 
Poi la malattia apre i suoi abissi, e Alda Merini precipita in un tunnel lungo quasi vent'anni. Ci saranno continui ricoveri in casa di cura, brevi periodi dl stabilità durante i quali nasceranno altre tre figlie. Ma la poesia resterà dispersa nei labirinti di un'esistenza disorientata.

Nel 1980 fa il suo ritorno nel mondo della poesia con la raccolta Destinati a morire, pubblicata da Lalli. Il ritorno alla vita è funestato dalla morte del marito, avvenuta nell'anno successivo. 
Nel 1983 Alda Merini riprende i contatti con il medico e poeta tarantino Michele Pierri, che aveva pubblicato una raccolta di poesie da Schwarz lo stesso anno del suo esordio. Prende la decisione di trasferirsi a Taranto e sposa Michele Pierri. 
Nel 1984 Scheiwiller pubblica la sua raccolta più alta, La Terra Santa, vertigine poetica di invettive e invocazioni dall'abisso del manicomio verso un Dio che all'ombra dei testi sacri rimane inerte di fronte all'umana disperazione.

A Taranto, dopo un periodo di relativa stabilità muore Michele Pierri e Alda Merini conosce di nuovo il buio dell'internamento in una casa di cura del sud. 
Nel 1986 risale a Milano. Sono anni di grandi difficoltà economiche, ma anche di altre opere importanti che segnano il suo rapporto con la scrittura in prosa. 
Esce da Scheiwiller, nel 1986, L'altra verità. Diario di una diversa, con prefazione di Giorgio Manganelli. È una straziante cronaca degli anni oscuri passati nei manicomi. 
Un altro libro importante di poesie è l'antologia Testamento, curata da Giovanni Raboni per Crocetti nel 1988.

Nel 1989 ritorna alla prosa con Delirio amoroso, intensa rievocazione del periodo di internamento a Taranto e del ritorno sul Naviglio a Milano. Qui la scrittura viaggia sul crinale tragico della realtà ma allo stesso tempo manifesta la sottile vena ironica di Alda Merini. A questo libro Giovanni Raboni dedicherà ampio spazio sul Corriere della Sera, dando inizio al vasto interesse che si è oggi creato attorno alla figura di Alda Merini.

Incominciano anni di riconoscimenti critici e di premi, ora numerosissimi. Tra i principali ricordo il Premio Librex Montale nel 1993 e il Premio Viareggio per la poesia nel 1996.

Per la conoscenza della sua opera va segnalata la raccolta antologica Fiore di poesia, curata da Maria Corti nel 1998, che comprende il meglio della produzione di Alda Merini, a partire dai primi, introvabili libri.






* RITA LEVI MONTALCINI





lunedì 29 dicembre 2014

PREMI LETTERARI - BAGUTTA



PREMI LETTERARI ITALIANI

PREMIO BAGUTTA

Il più antico premio d'Italia  venne fondato l'11 novembre del 1926, la notte di San Martino, e assegnato per la prima volta il 14 gennaio del 1927 nella trattoria toscana dei Pepori, a Milano, da un gruppo di undici amici formato perlopiù da letterati e artisti che collaboravano alla prima "Fiera letteraria".
Riccardo Bacchelli aveva scoperto il piccolo ristorante in Via Bagutta e vi si riuniva con coloro che amavano definirsi "i baguttiani" per parlare di libri tra un piatto di pasta e un bicchiere di chianti. Il premio è stato diretto in passato, oltre che dallo stesso Bacchelli, da personalità come Emilio Tadini e Mario Soldati. Dal 2005 la presidentessa del premio è la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, segretario Andrea Kerbaker, nella giuria, fra gli altri, siedono Orio Vergani, Eva Cantarella.
Il "Bagutta" non ha limiti di genere: le opere di saggistica o di poesia hanno le stesse chances di quelle di narrativa; non prende però in considerazione gli autori che hanno già avuto il riconoscimento in passato e quelli che sono stati premiati durante l'anno.
Da una rosa di cinque candidati, che di solito non viene resa nota, i giurati scelgono il vincitore che riceve un assegno nel corso di una grande cena che si svolge in periodo invernale nel ristorante 'Bagutta".

Segreteria: Via Bagutta 14 - 20121 Milano 


Statuto del Premio Bagutta

Congiuntesi le stelle sotto il segno di Bagutta il giorno di San Martino, sacro ai mariti veggenti, i Baguttiani hanno fondato tra un bicchiere di chianti e uno di grappa un premio letterario che sarà assegnato per la prima volta il 14 gennaio dell'anno prossimo... Eccone lo statuto:

"Oggi giorno di San Martino del 1926 i presenti al tavolo di Bagutta hanno fondato il premio Bagutta. 

1) Il premio verrà assegnato il giorno 14 gennaio di ogni anno ad un'opera letteraria italiana pubblicata nell'anno precedente; 

2) il premio è costituito da libere oblazioni; 

3) il premio è indivisibile e verrà assegnato dai fondatori sottoscritti, qualunque sia il numero dei presenti alla deliberazione"


Vincitori del Premio Bagutta

1927 - Giovanni Battista Angioletti, Il giorno del giudizio (Ribet)

1928 - Giovanni Comisso, Gente di mare (Treves)

1929 - Vincenzo Cardarelli, Il sole a picco (Mondadori)

1930 - Gino Rocca, Gli ultimi furono i primi (Treves)

1931 - Giovanni Titta Rosa, Il varco nel muro (Carabba)

1932 Leonida Répaci, Storia dei fratelli Rupe (Ceschina)

1933 Raul Radice, Vita comica di Corinna (Ceschina)

1934 Carlo Emilio Gadda, Il castello di Udine (Solaria)

1935 Enrico Sacchetti, Vita di artista (Treves)

1936 Silvio Negro, Vaticano minore (Hoepli)

1937-1946 Premio non assegnato

1947 Dario Ortolani, Il sole bianco (Garzanti)

1948 Pier Antonio Quarantotti Gambini, L'onda dell'incrociatore (Einaudi)

1949 Giulio Confalonieri, Prigionia di un artista (Genio)

1950 Vitaliano Brancati, Il bell'Antonio (Bompiani)

1951 Indro Montanelli, Pantheon minore (Longanesi)

1952 Francesco Serantini, L'osteria del gatto parlante (Garzanti)

1953 Leonardo Borgese, Primo amore (Garzanti)

1954 Giuseppe Marotta, Coraggio, guardiamo (Bompiani)

1955 Alfonso Gatto, La forza degli occhi (Mondadori)

1956 Giuseppe Lanza, Rosso sul lago (Cappelli)

1957 Pier Angelo Soldini, Sole e bandiere (Ceschina)

1958 Lorenzo Montano, A passo d'uomo (Rebellato)

1959 Italo Calvino, Racconti (Einaudi)

1960 Enrico Emanuelli, Uno di New York (Mondadori) (ex aequo)
...........Antonio Barolini, Elegie di Croton (Feltrinelli) (ex aequo)

1961 Giorgio Vigolo, Le notti romane (Bompiani)

1962 Giuseppe Dessì, Il disertore (Feltrinelli)

1963 Ottiero Ottieri, La linea gotica (Bompiani)

1964 Tommaso Landolfi, Rien va (Vallecchi)

1965 Biagio Marin, Il non tempo del mare (Mondadori)

1966 Manlio Cancogni, La linea del Tomori (Mondadori)

1967 Primo Levi, Storie naturali (Einaudi)

1968 Piero Chiara, Il balordo (Mondadori)

1969 Niccolò Tucci, Gli atlantici (Garzanti)

1970 Alberto Vigevani, L'invenzione (Vallecchi)

1971 Piero Gadda Conti, La paura (Ceschina)

1972 Anna Banti, Je vous écris d'un pays lontain (Mondadori)

1973 Sergio Solmi, Meditazione sullo scorpione (Adelphi)

1974 Gianni Celati, Le avventure di Guizzardi (Einaudi)

1975 Enzo Forcella, Celebrazioni d'un trentennio (Mondadori)

1976 Mario Soldati, Lo specchio inclinato (Mondadori)

1977 Sandro Penna, Stranezze (Garzanti)

1978 Carlo Cassola, L'uomo e il cane (Rizzoli)

1979 Mario Rigoni Stern, Storia di Tönle (Einaudi)

1980 Giovanni Macchia, L'angelo della notte (Rizzoli)

1981 Pietro Citati, Breve vita di Katherine Mansfield (Rizzoli)

1982 Vittorio Sereni, Il musicante di Saint-Merry (Einaudi)

1983 Giorgio Bassani, In rima e senza (Mondadori)

1984 Natalia Ginzburg, La famiglia Manzoni (Einaudi)

1985 Francesca Duranti, La casa sul lago della luna (Rizzoli)

1986 Leonardo Sciascia, Cronachette (Sellerio editore)

1987 Claudio Magris, Danubio (Garzanti)

1988 Luciano Erba, Il tranviere metafisico (Scheiwiller)

1989 Luigi Meneghello, Bau-sète! (Rizzoli)

1990 Fleur Jaeggy, I beati anni del castigo (Adelphi)

1991 Livio Garzanti, La fiera navigante (Garzanti)

1992 Giorgio Bocca, Il provinciale (Mondadori)

1993 Giovanni Giudici, Poesie 1953-1990 (Garzanti)
1994

Alberto Arbasino, Fratelli d'Italia (Adelphi)

1995 Daniele Del Giudice, Staccando l'ombra da terra (Einaudi)

1996 Raffaello Baldini, Ad nota (Mondadori)

1997 Sergio Ferrero, Gli occhi del padre (Mondadori)

1998 Giovanni Raboni, Tutte le poesie (1951-1993) (Garzanti)

1999 Fabio Carpi, Patchwork (Bollati Boringhieri)

2000 Andrea Zanzotto, Le poesie e prose scelte (Mondadori)

2001 Serena Vitale, La casa di ghiaccio. Venti piccole storie russe (Mondadori)

2002 Roberto Calasso, La letteratura e gli dei (Adelphi)
...........Giorgio Orelli, Il collo dell'anitra (Garzanti)

2003 Michele Mari, Tutto il ferro della Tour Eiffel (Einaudi)
...........Edoardo Sanguineti, Il gatto lupesco (Feltrinelli)
...........Eva Cantarella, Itaca (Feltrinelli)

2004 Franco Cordero, Le strane regole del sig. B (Garzanti)

2005 Rosetta Loy, Nero è l'albero dei ricordi, azzurra l'aria (Einaudi)

2006 Filippo Tuena, Le variazioni di Reinach (Rizzoli)
...........Eugenio Borgna, L'attesa e la speranza (Feltrinelli)

2007 Alessandro Spina, I confini dell'ombra (Morcelliana)

2008 Andrej Longo, Dieci (Adelphi)

2009 Melania Mazzucco, La lunga attesa dell'angelo (Rizzoli)

2010 Corrado Stajano, La città degli untori (Garzanti)

2011 Andrea Bajani, Ogni promessa (Einaudi)

2012 Gianfranco Calligarich, Privati abissi (Fazi) (ex aequo)
...........Giovanni Mariotti, Il bene viene dai morti (Et al.) (ex aequo)

2013 Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell'Italia in abbandono tra memoria e futuro (Einaudi)

2014 Maurizio Cucchi, Malaspina (Mondadori) (ex aequo)
...........Valerio Magrelli, Geologia di un padre (Einaudi) (ex aequo)

2015 - Sandro Veronesi, Terre rare (Bompiani)


Vincitori del Premio Bagutta Sezione Opera Prima

1987 Franca Grisoni, La böba (San Marco dei Giustiniani)

1991 Bruno Arpaia, I forastieri (Leonardo)

1992 Antonio Franchini, Camerati. Quattro novelle su come diventare grandi (Leonardo)
...........Filippo Tuena, Lo sguardo della paura (Leonardo)

1994 Laura Bosio, I dimenticati (Feltrinelli)

1995 Piero Meldini, L'avvocata delle vertigini (Adelphi)

1996 Carola Susani, Il libro di Teresa (Giunti)
...........Alessandro Gennari, Le ragioni del sangue (Garzanti)

1997 Patrizia Veroli, Millos (LIM)
...........Helena Janeczeck, Lezioni di tenebra

1998 Helena Janeczeck, Lezioni di tenebra (Fazi)
...........Andrea Kerbaker, Fotogrammi (Scheiwiller)

1999 Tommaso Giartosio, Doppio Ritratto (Fazi)
...........Rosa Matteucci, Lourdes (Adelphi)

2000 Mariano Bargellini, Mus utopicus (Gallino)
...........Giovanni Chiara, L'agghiaccio (Marsilio)

2001 Silvia Di Natale, Kuraj (Feltrinelli)
...........Luigi Guarnieri, L’atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso (Mondadori)

2002 Paolo Maccari, Ospiti (Manni)

2003 Giuseppe Curonici, L'interruzione del Parsifal dopo il primo atto (Interlinea)

2004 Wanda Marasco, L'arciere d'infanzia (Manni)

2005 Sandro Lombardi, Gli anni felici. Realtà e memoria nel lavoro dell'attore (Garzanti)

2006 Ascanio Celestini, Storie di uno scemo di guerra (Einaudi)

2007 Pierluigi Cappello, Assetto di volo (Crocetti)

2008 Elena Varvello, L'economia delle cose (Fandango)

2009 Guido Rampoldi, La mendicante azzurra (Feltrinelli)

2010 Filippo Bologna, Come ho perso la guerra (Fandango Libri)

2011 Alessio Torino, Undici decimi (Italic Pequod) (ex aequo)
...........Daria Colombo, Meglio dirselo (Rizzoli) (ex aequo)

2012 Marco Truzzi, Non ci sono pesci nelle pozzanghere (Instar di Torino)

2013 Laura Fidaleo, Dammi un posto tra gli agnelli (Nottetempo)

2014 Fabrizio Passanisi, Bert il mago (Nutrimenti)

2015 - Enrico Regazzoni, Una parete sottile (Neri Pozza) 


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domenica 28 dicembre 2014

NILDE IOTTI


NILDE IOTTI

Nilde Iotti, all'anagrafe Leonilde Jotti (Reggio nell'Emilia, 10 aprile 1920 – Poli, 4 dicembre 1999), è stata una politica italiana, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, nonché prima donna nella storia d'Italia a ricoprire una delle cinque più alte cariche dello Stato. Occupò lo scranno più alto di Montecitorio per tre legislature, dal 1979 al 1992, conseguendo un primato finora incontrastato nell'Italia repubblicana.

Scrisse di lei Manlio Cancogni, in un articolo sull'Europeo degli anni Cinquanta: 

"Per quelli che la conoscevano, o credevano di conoscerla, Nilde era soprattutto una ragazza seria ed equilibrata, che non aveva mai fatto parlare di sé, non si era mai occupata di politica, e che non aveva mai avuto un fidanzato". 

Cancogni si riferiva alla Iotti degli esordi, precisamente alla giovane professoressa che nel marzo del 1946, supplente dell'Istituto agrario di Reggio Emilia, accettò di inserire il suo nome nelle liste socialcomuniste per le elezioni amministrative.

Cancogni notava che "per le migliaia di elettori che le dettero il voto, la professoressa Iotti era una donna robusta, vestita di scuro, dal viso aperto e bonario.
Che nei comizi non aveva mai pronunciato una parola difficile. Ecco, i comizi.
Furono i discorsi in piazza, gli incontri con il popolo emiliano, semplice ma dal palato fine in materia di politica, a fare la fortuna di Nilde. Il partito cercava una donna da mandare alla Costituente, il 2 giugno di quel fatidico '46. 
Per quanto potesse apparire strano, non era così facile trovarne una, nella regione rossa per eccellenza.
Quella giovane professoressa attenta e schiva, figlia di un ferroviere socialista, laureata all'Università Cattolica, che aveva dato una mano nella Resistenza ma senza azioni eroiche e clamorose, quella giovane donna dal fisico un po' massiccio e dalle buone letture apparve a qualcuno la scelta giusta.

Tuttavia l'apparato del Pci diffidava. E per la verità la diffidenza, quando non I'ostilità, era un veleno impalpabile che accompagnò tutti i primi anni della vita politica di Nilde Iotti, non solo in provincia ma poi anche a Roma. 
Sono note le traversie che dovette subire per via della sua relazione con Palmiro Togliatti. Uno
scandalo assoluto e vergognoso: così lo viveva allora, alla fine degli anni Quaranta,
i[ partito più maschilista d'ltalia, intriso di uno spirito bigotto che era tipico
dell'ltalia cattolica del tempo e che oggi fa sorridere.


Palmiro Togliatti, Nilde Iotti e la figlia adottiva Marisa

Ma torniamo ai primi passi della giovane insegnante di Reggio. La sua freschezza rigorosa attirava e insieme respingeva i quadri comunisti. Finché l'ascoltarono parlare in pubblico. E fu come Ia descrive Cancogni. Nilde Iotti non si esprimeva con termini astrusi, non si rivolgeva all'élite. Non era nemmeno una trascinatrice di folle. Priva di venature demagogiche, parlava in piazza quasi come in classe. Misurata, concisa, con una voce scandita e persuasiva. La maestra o la professoressa che tutti ricordavano o che avrebbero voluto avere, nell'Emilia rurale del tempo.

Fu un successo e l'inizio di un lungo cammino. Della sua storia d'amore con Togliatti si è detto tutto. L'ascensore di Montecitorio in cui s'incontrarono, in quello stesso giugno del '46. La delegazione che il Pci mise insieme per recarsi da Togliatti (ed era il Migliore, capo incontrastato dei comunisti italiani...) e indurlo a un ripensamento per il buon nome del partito. L'abbaino gelido di via delle Botteghe Oscure in cui si ritirarono a vivere, all'inizio, per non dare nell'occhio. E tutto il resto.

Quello che forse non si è ancora detto abbastanza riguarda la qualità politica e intellettuale di Nilde Iotti. Lei non fu mai l"'ombra" di Togliatti nel senso che si da comunemente a questa espressione. Fu la sua compagna fedele e intelligente, ma sempre con un passo moderno, anzi in anticipo sui tempi. Come si comprese benissimo dopo la morte del leader, quando Nilde cominciò a offrire al suo partito e alla politica italiana un contributo originale, in prima persona.


  
Da presidente della Camera tutti ricordano la sua naturale, si potrebbe dire, veste istituzionale. Era come se avesse fatto da sempre quel lavoro, cortese e lievemente altera. I cronisti cominciarono a definirla "la regina di Montecitorio" e la cosa non
la disturbava affatto. Interpretava alla perfezione il ruolo. Come dire: ecco l'esempio vivente di che cosa i comunisti italiani intendono per senso dello Stato. 
Una questione di stile, ma anche di sostanza. Evitò sempre la scorciatoia del sentimentalismo, di un facile femminismo, di una certa retorica "politicamente corretta" che pure avrebbe giovato alla sua popolarità. In questo era rimasta la giovane comiziante di Reggio Emilia, poco propensa alle concessioni. Aveva una concezione alta della politica e rimase il suo tratto distintivo per tutta la vita.

Quando il Pci cambiò nome assecondò senz'altro la svolta di Occhetto.
Qualcuno si sarebbe aspettato da lei una reazione, una difesa del passato, un po' di nostalgia. Ma Nilde Iotti era per un verso una dirigente del suo partito, pronta a sostenerlo soprattutto nei passaggi dolorosi; e per l'altro era una donna che viveva pienamente nel presente. E poi, come ho detto, non era abituata a far vibrare la corda sentimentale. Almeno non in pubblico.


 Nilde Iotti, Presidente della Camera dei deputati

Quali fossero poi i pensieri che si affollavano nella sua mente, quali i ricordi di una vita così intensa, pochi possono dire di saperlo. 
Quando Massimo D'Alema ottenne l'incarico di formare il governo, nell'autunno del 1998, la Iotti rilasciò un'intervista a Miriam Mafai, per Repubblica, e commentò quella che le appariva la fine definitiva della storica preclusione verso il Pci (che naturalmente aveva già cambiato nome e fisionomia): 
"Non siamo più i figli di un Dio minore. Siamo in una nuova fase della nostra vita politica". 
Non era un'osservazione nuovissima, forse si poteva dire di più. Ma era anche la sua verità, una verità in cui Nilde Iotti credeva profondamente.


  
Chi scrive l'aveva incontrata da presidente della camera, nel suo studio di Montecitorio. 
La signora manteneva intatto il suo stile. 
Ricordò un viaggio lontano, con Togliatti a Mosca. Erano gli ultimi anni di Stalin. Il Migliore aveva ricevuto dal dittatore un'offerta a cui era molto difficile dire di no: segretario del Cominform. Voleva dire tornare a risiedere a Mosca. Un'ipotesi che Togliatti considerava con raccapriccio. Con molta fatica e circospezione era riuscito a guadagnare tempo, senza offendere Stalin. Poi, via, verso il confine. 
Un lungo viaggio attraverso l'Urss e i paesi dell'Est europeo, sempre con l'ansia di essere raggiunti da qualche emissario del potere sovietico. Oltrepassata la frontiera austriaca, raccontava Nilde lotti: 
"Togliatti si appoggiò allo schienale, socchiuse gli occhi e disse: "siamo finalmente salvi",. Forse l'eurocomunismo cominciò allora.


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PALMIRO TOGLIATTI




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