sabato 26 settembre 2015

RITRATTO DI DONNA (LA BELLE FERRONIÈRE) - Leonardo da Vinci


RITRATTO DI DONNA - LA BELLE FERRONIÈRE
 1495 circa - Leonardo da Vinci
Parigi, Musée du Louvre
Olio su tavola cm 63 x 45

Leonardo dipinse, dopo quello di Cecilia Gallerani (Dama con l'ermellino), anche questo ritratto, sempre per Ludovico il Moro. II soggetto è stato identificato con Lucrezia Crivelli, l'ultima favorita del duca, che da lui ebbe un figlio e che Io seguì nella sua fuga da Milano all'arrivo delle truppe francesi.
Il nome di Belle Ferronière associato al personaggio femminile è dovuto a un equivoco che risale al Settecento, quando il dipinto, che già anticamente faceva parte delle raccolte reali di Francia, fu scambiato per il ritratto dell'amante del re Francesco I e come tale registrato in un inventario.
L'identifìcazione con Lucrezia Crivelli, invece, si fonda sul riconoscimento di questo dipinto come quello a cui fanno riferimento tre epigrammi latini scritti nel Codice Atlantico, non da Leonardo ma da un poeta di corte: vi si celebra il ritratto di Lucrezia Ia cui bellezza "pinxit Leonardus, amavit Maurus [Leonardo la dipinse, il Moro l'amò]".

Corrisponde anche questo alla tipologia dei ritratti di spalla, in cui cioè la figura è disposta di tre-quarti rispetto all'osservatore.
In riferimento ai ritratti femminili eseguiti daLeonardo, esiste un suo disegno a Windsor che illustra la possibilità di rappresentare un busto di donna osservandolo da ben diciotto punti di vista diversi. Difatti, nella sua elaborazione teorica, Leonardo formula il concetto della varietà infinita di posizioni che l'occhio può assumere rispetto a ciò che guarda.
L'idea, cioè, che la percezione è relativa al luogo da cui si osservano Ie cose: 
"Una medesima attirudine si dimostrerà variata in infinito, perché d'infiniti lochi pò essere veduta".
In base alla teoria di Leonardo, inoltre, la molteplicità dei punti di vista non dipende solo dallo spostamento dell'occhio, ma anche dalla possibilità di rotazione del corpo stesso nello spazio. I due movimenti sono intercambiabili e il suo suggerimento è infatti quello di girare o il corpo o I'occhio. Si comprende allora come in Leonardo la scelta del ritratto di spalla comunichi il senso dinamico del volume, perché allude al fatto che Ia posizione fissata nel dipinto è solo una fra tutte le posizioni possibili, generate dalla rotazione della figura, oppure dell'occhio intorno a quella.
In questo caso, la dama del ritratto è situata al di là di una balaustra che si interpone tra lei e I'osservatore, mentre il suo sguardo si proietta in avanti verso destra in modo tale da risultare sempre spostato rispetto a qualsiasi posizione da cui la si guarda.



   
La figura appare anche avvolta da una luminosità fatta di toni caldi. Si tratta di un aspetto che corrisponde alle osservazioni scientifiche di Leonardo legate al colore; qui, infatti, si verificano alcuni risultati, raggiunti nell'àmbito delle sue ricerche su ombra e luce, che riguardano, in particolare, gli effetti delle ombre colorate. 
In base al fenomeno ottico indagato da Leonardo, i raggi luminosi riflessi portano con sé le "similitudini de' colori". Quindi, i raggi incidenti, che arrivano dall'alto a illuminare l'incarnato e il tessuto rosso delI'abito, si riflettono sulle parti in ombra facendole partecipare del colore della superficie da cui provengono.
Questo è evidente lungo il profilo inferiore della guancia che, sulla destra, con la rotazione della testa, arriva a ricevere dalla superficie contrapposta e illuminata della spalla, il riflesso luminoso colorato di rosso. L'effetto è incrementato dal colore dell'abito, ma si sviluppa soprattutto per una reazione che coinvolge le superfici speculari dell'incarnato:
"Li reflessi della carne che hanno lume d'altra carne sono più rossi e di più eccellente incarnazione...".


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sabato 12 settembre 2015

ADA GOBETTI - Una comunista italiana (A Communist Italian)

Ada Gobetti nata Prospero, successivamente coniugata Marchesini
(Torino, 14 luglio 1902 – 14 marzo 1968)
Insegnante, traduttrice e giornalista italiana


Un ragazzo quattordicenne appassionato lettore de La Vita Nova nota una bambina dalle trecce sulle spalle e i grandi occhi pieni di fuoco e ne fa la sua Beatrice. ll rugazzo si chiama Piero Gobetti, la bambina Ada Prospero, figlia unica di un'agiata famiglia di commercianti. 
I due cominceranno a frequentarsi tre anni dopo, nel 1918, quando Piero, ormai diciassettenne, le scrive per la prima volta per coinvolgerla nel suo progetto di fondazione del suo giornale, Energie Nove
Poche serrimane dopo, i due ragazzi sono già fidanzati. E Ada si butterà senza esitazioni in quel rapporto intensissimo, fatto di amore e politica, letture, citazioni e caste tenerezze, abbandonandovisi con una passione assai più accesa e totale di quella sublimata e razionale di Piero. Docilmente, Ada legge i libri che Piero le propone, discute con lui le sue idee, lascia sul suo esempio la scuola, dove frequenta la seconda liceo, per dare gli esami di maturità come privatista ed abbreviare il tempo di quelle scuole che vede come inutili, anzi "scellerate". Si lascia plasmare dal carisma e dall'intelligenza di quel giovanissimo intellettuale, ed entra completamente a far parte del suo progetto, un progetto al tempo stesso di cultura e di politica e di vita. Da lui si lascia perfino allontanare dagli amatissimi studi di musica, per iscriversi nel 1920 alla facoltà di Lettere e Filosofia.

Rieducata, ricreata, ma anche in qualche modo fagocitata da Piero, Ada mantiene tuttavia il suo carattere, grazie alla sua innata forza, alla sua intelligenza vivace. Le lettere di quegli anni, fino al 1923, data del loro matrimonio, ce la mostrano anche nella sua diversità da Piero, e mostrano un Piero che combatte e critica il suo sentimentalismo, la sua praticità, in qualche modo, forse, la sua vitalità. Ma insieme, i due costruiscono un amore che tende alla perfezione, fondato sulla crescita intellettuale e sulla continua risposta, evitando I'annullamento e la cancellazione tipici di ogni simbiosi. Un amore del genere esige che, quando Piero, nel 1925, già gravemente ammalato dalle conseguenze della violenta aggressione subìta da parte dei fascisti e dopo aver visto chiudersi tutte le possibilità di esercitare il pubblico esercizio del suo pensiero, decide di trasferirsi a Parigi, Ada non lo contrasti in nessun modo: in attesa di poterlo raggiungere, resta sola a Torino, con il bambino appena nato, Paolo, e a Torino la raggiunge, nel febbraio del 1926, la notizia della sua morte, lontano da lei. Se lo rimprovererà, lo scriverà nei suoi Diari, pur consapevole di avere fatto l'unica scelta degna del loro rapporto.

La giovanissima vedova regge, pur immersa in un dolore straziante. 
Il suo percorso intellettuale si approfondisce sulle linee tracciate nell'affinità con il marito, ed emergono libere le sue forze autonome, la sua grande capacità creativa. Ma, pur senza vivere di rendita sull'mmagine del marito, Ada resta nell'orbita ideale tracciata in quei primi anni con Piero e ne prosegue il percorso.  
Vive a Torino, nella sua casa di via Fabro, cresce il suo bambino, frequenta il mondo già suo degli intellettuali torinesi antifascisti. Presto, si lega da un'intensa amicizia intellettuale con un grande maestro, alle cui opere Piero l'aveva iniziata, Benedetto Croce
Laureata in filosofia, inizia ad insegnare inglese, a tradurre, a scrivere. 
Nel 1937, sposa Ettore Marchesini, anch'egli legato ai gruppi antifascisti di "Giustizia e Libertà", un uomo pratico e concreto. 
Dopo l'8 settembre del 1943, si butta nella lotta partigiana, in montagna, insieme al figlio Paolo, allora diciottenne. 


Ada Gobetti partigiana

A Torino, la sua casa di via Fabro, sfuggita quasi miracolosamente all'attenzione di fascisti e nazisri, diventa il centro della vita clandestina dei gruppi di "Giustizia e Libertà". Di questi diciotto mesi restano le pagine ironiche e calde del suo Diario partigiano, scritto nel dopoguerra, in una rielaborazione degli appunti presi in quel periodo, per spiegare a Benedetto Croce, che diceva di non averlo troppo chiaro, il senso della Resistenza. Con molto affetto, Croce risponderà, dopo averlo letto, di continuare a non capire. 
Diversa la reazione di Italo Calvino, che esclamerà con invidia: 
"Ma come vi siete divertiti!!"
Sono pagine che tuttora appaiono diverse e più vivaci del resto della memorialistica di quegli anni, segnate come sono dalla prevalenza degli affetti sulla politica, dalla lotta vista come passione etica e civile, dalle lacrime versate per i morti, per gli amici perduti, dall'ansia matema per i pericoli corsi da Paolo. Senza rinunciare alla sua carica di emozioni, la giovinetta degli anni Venti, tutta devozione e amore, è diventata una donna forte e saldissima, un pilastro su cui in molti si appoggiano.

Nell'immediato dopoguerra, il suo Partito, il Partito d'Azione, la fa vicesindaco di Torino, accanto al comunista Roveda. Ma la sua carriera politica si ferma lì. In un mondo affollato di padri della patria, non c'è spazio per una madre della patria.
Eppure, quel ruolo si sarebbe adattato benissimo ad Ada, che lo avrebbe anche stemperato con la sua straordinaria ironia.

Negli anni Sessanra, la casa di via Fabro diventa un centro dl Studi intitolato a Gobetti, una biblioteca. Ma ad occuparsene sono soprattutto il figlio Paolo e la nuora Carla. 
Ada si volge verso la pedagogia, l'educazione infantile. Scrive dei libri per bambini, tra cui il delizioso e anticonformista Storia del gallo Sebastiano, un libro di consigli ai genitori, Non lasciamoli soli, e soprattutto fonda nel 1959 ll Giornale dei genitori, che dopo la sua morte sarà diretto da Gianni Rodari. 
Traduce in italiano i libri di Benjamin Spock. 
Vive nella collina torinese, a Reaglie, in una grande casa aperta a tutti, piena di amici, bambini, libri e luce. Come aveva accudito il figlio e gli amici, accudisce con intelligenza e tenerezza i nipoti, Andrea e Marta. E attivissima, energica, vivace. C'è tuttavia, nella sua vita torinese di questi anni, una punta di isolamento, di solitudine. È forse per sfuggirvi, o sotto l'influenza del figlio Paolo e della nuora, che nel 1956 Ada aderisce, pur senza impegnarvisi attivamente, al Partito comunista. Sono gli anni in cui il mondo liberal-democratico torinese, da Bobbio a Galante Garrone a Giorgio Agosti, vive in silenzio, come ripiegato su se stesso, mentre si afferma una cultura di sinistra, legata all'esperienza della fabbrica, ai Quaderni Rossi di Panzieri. 
Verso questo mondo Ada oscilla, spinta dalla sua stessa curiosità intellettuale, dalla libertà del suo spirito. Critica a voce alta I'ufficializzazione della Resistenza, invece di accoglierla come un riconoscimento, dopo gli anni Cinquanta catatterizzati dal silenzio e dalla rimozione. 
"Vogliono mandare la Resistenza al museo tutta impacchettata", scrive. 
Nel 1968, accoglie con entusiasmo l'inizio della rivolta studentesca, ne scrive sul suo giornale. Ma non fa in tempo a vederne gli esiti, perché muore il 14 marzo del 1968, a soli sessantasei anni.


ONORIFICIENZE

Medaglia d'Argento al valor militare


RICONOSCIMENTI

A Torino le sono intitolati un Istituto professionale di Stato e una via nella Circoscrizione IX.
Portano il suo nome anche scuole per l'infanzia a Sesto Fiorentino e a Ferrara.


OPERE

- Alessandro Pope. Il poeta del razionalismo settecentesco, 1943
- Dai quattro ai sedici anni. Guida ai libri per ragazzi, 1960
- Cinque bambini e tre mondi, 1953
- Non lasciamoli soli. Consigli ai genitori per l'educazione dei figli, 1958
- Diario partigiano, 1956
- Storia del gallo Sebastiano ovverosia Il tredicesimo uovo, 1963
- Vivere insieme. Corso di educazione civica, 1967
- Educare per emancipare. Scritti pedagogici 1953-1968, 1982
- Piero Gobetti, Ada Gobetti. Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926


BIBLIOGRAFIA

- Mezzosecolo, 7, Annali 1987-1989, Centro Studi Piero Gobetti. Numero monografico sulla vita e l'opera di Ada Prospero Marchesini Gobetti.
- Emmanuela Banfo e Piera Egidi Bouchard Ada Gobetti e i suoi cinque talenti, 2014


martedì 8 settembre 2015

LUCIA ALBERTI - L'astrologia (Astrology)



LUCIA ALBERTI, astrologa italiana


È stata, Lucia Alberti, la gran dama dell'astrologia italiana, conosciuta e apprezzata da un pubblico vastissimo. Nei ruggenti anni Sessanta che scoprivano il benessere e il fascino del voluttario, persone di ogni ceto impararono a cercare, un po' per celia e un po' sul serio, le sue previsioni su quotidiani e rotocalchi, si abituarono a seguirla alla radio e nelle non rare apparizioni televisive e a comprare fedelmente il suo annuale Calendario astrologico, pubblicato da Mondadori dal 1967 in poi. 
Per decenni, insomma, dire astrologia e pensare Lucia Alberti sarebbe stata, in Italia, la stessa cosa. Oltre a un perfetto phisique du rôle (occhi cangianti dal grigio all'acquamarina, voce sussurrata, un nonsoché di misterioso nello sguardo, sapientemente drammatizzato con un tratto deciso di eye liner, pletore di amatissimi gatti e cani a farle da adorante corteo) a renderla il perfetto prototipo della "signora delle stelle" contribuiva certamente l'aura esotica di un'origine mitteleuropea. 

Era nata a Vienna, da madre austriaca e padre toscano ( il suo nome da ragazza era Nesti) il 26 marzo del 1921 , Ariete con ascendente Sagittario. 
La fama di sensitiva la seguiva fin dall'adolescenza. Raccontava che, durante la guerra, i suoi terribili mal di testa annunciavano i bombardamenti sul centro della città: 
"Allora avvertivo le mie amiche e anziché a scuola andavamo a rintanarci nei rifugi antiaerei". 
Il suo primo incontro con l'astrologia era avvenuto di fronte alla vetrina di una libreria viennese che esponeva un attraente volume sul destino astrale delle dive dell'epoca, da Greta Garbo a Marlene Dietrich. A quella prima lettura astrologica, che lei stessa definiva "piuttosto kitsch", ne seguirono molte altre, affiancate a seri studi di psicologia. 
Una volta approdata in ltalia, nel dopoguerra, a fornirle un palcoscenico privilegiato ci fu il sodalizio e il matrimonio, avvenuto nel 1953, con l'industriale Guido Alberti, produttore del liquore Strega e mecenate dell'omonimo premio letterario, di cui Lucia divenne una delle colonne e attivo punto di riferimento. Divenne così amica ed entusiasta lettrice e sostenitrice
di alcuni tra i più importanti scrittori italiani, da Giuseppe Berto a Goffredo Parise (ai quali predisse un grande successo quando nessuno dei due se l'aspettava) da Alberto Moravia a Pier Paolo Pasolini (che non volle mai farsi leggere il quadro astrale), da Elsa Morante a Giorgio Bassani.
Doveva arrivare il 1962, perché quella che lei stessa viveva come una bizzarra inclinazione che spesso le costava fatica assecondare, uscisse allo scoperto fuori dalla cerchia degli intimi. 
Cominciò la sua carriera pubblica di astrologa su Paese Sera, per cui curò fino al 1972 le "Lettere alla strega". Arrivarono poi i giornali femminili: Novella, nel 1964, sulle cui pagine firmava un inserto intitolato La voce degli astri, poi Annabella e infine Grazia
E arrivò soprattutto il grande successo del Calendario astrologico, oltre ai molti altri libri (tutti best seller: Astrologia e vita quoddiana..., Amore e zodiaco..., Sesso e astrologia) su cui gli italiani andavano scoprendo l'abc del linguaggio delle stelle e imparavano a chiedere: "di che segno sei?".

Non fece mai consulti a pagamento, dedicandosi soltanto agli amici, come l'attrice Anouk Aimée, che le telefonava spesso dagli Stati Uniti per farsi fare l'oroscopo. 
Una scelta di stile, armonica con l'orrore per la mercificazione di quello che lei stessa presentava come un appassionante divertissement
Anche negandosi, in fondo, Lucia Alberti divenne il volto elegante e presentabile dell'astrologia, e coltivando con il tempo una forma di distacco, sanamente elitario, rispetto a quella che sarebbe diventata la passione palese o segreta di milioni di italiani. 
Già in un'intervista al Giornale, nel 1979, la Alberti si rammaricava del tenore delle lettere che le arrivavano, magari da ragazze di quindici anni che descrivevano storie multiple, annoiate dalla vita e dall'amore, e faceva tristemente il paragone con i suoi ingenui e vitali quindici anni. 

Negli ultimi tempi prima della morte, avvenuta nella sua casa romana il 9 febbraio del 1995, pensava di emanciparsi dall'astrologia e dall'obbligo consolatorio che le imponeva, per scrivere un romanzo e raccontare la storia della sua vita.


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