lunedì 20 agosto 2018

MATERIALISMO e MATERIALISTI (Materialism and Materialists)




EVITARE GLI EQUIVOCI SUL MATERIALISMO

In una pagina particolarmente notevole dei suoi Quaderni, Antonio Gramsci mette in luce assai bene la ricchezza e varietà di significati, di riferimenti, di sfumature che il termine materialismo è venuto assumendo nella realtà vivente della cultura. 

"Il termine di materialismo - egli scrive - occorre intenderlo non solo nel significato tecnico-filosofico stretto, ma nel significato più estensivo che venne assumendo polemicamente nelle discussioni sorte in Europa col sorgere e lo svilupparsi vittorioso della cultura moderna. Si chiamò materialismo ogni dottrina filosofica che escludesse la trascendenza dal dominio del pensiero e quindi, in realtà, tutto il panteismo e I'immanentismo; non solo, ma si chiamò materialismo anche ogni atteggiamento pratico ispirato al realismo politico, che si opponesse cioé a certe correnti deteriori del romanticismo politico che non parlavano che di missioni e di ideali e di consimili nebulosità e astrattezze sentifmentalistiche.
Nelle polemiche anche odierne dei cattolici, il termine è spesso usato in questo senso: materialismo è l'opposto di spiritualismo in senso stretto, cioé di spiritualismo religioso e quindi si comprende in esso tutto I'hegelismo e in genere la filosofia classica tedesca, oltre al sensismo e all'illuminismo francesi. Così, nei termini del senso comune, si chiama materialismo tutto ciò che tende a trovare in questa terra e non in paradiso il fine della vita".

Si spiega quindi come siano stati definiti materialisti, in senso spesso polemico e spregiativo, quei pensatori progressivi, che, di tempo in tempo e relativamente al livello di maturità critica raggiunto nella loro epoca, hanno rifiutato la sovrapposizione di un mondo celeste ad un mondo terrestre e hanno posto al centro delle loro considerazioni la realtà mondana intesa come teatro dell'azione degli uomini e oggetto di esperienza scientifica. E si intende pure il senso dell'accusa di materialismo rivolta dai ceti conservatori e dai campioni dello spiritualismo retrivo contro i movimenti rivoluzionari. Movimenti condannati - ieri-e oggi - come materialisti, non tanto perché i loro rappresentanti e seguaci professino questa o quella forma di materialismo in senso filosofico, ma per lo spirito di vigorosa concretezza che li ispira, per il rifiuto ad ogni svalutazione mistica degli uomini e delle cose e ad ogni evasione in platonici sovramondi, per il loro solido puntare i piedi sulla realtà da trasformare.

Lungi dunque dall'occupare un posto in esclusiva nel vocabolario filosofico, il termine materialismo presenta una vasta gamma di accezioni non specifiche aventi un valore più o meno metaforico. Bisogna naturalmente prendere atto di questa situazione e accettarla come un dato di fatto; ma bisogna al tempo stesso identificare e distinguere con cura i vari significati evitando confusioni e ibridazioni che tanto più facilmente sono fonte di equivoci, in
quanto non manca chi si sforza di diffonderli e di alimentarli. Lo scopo di questa azione equivocatrice è chiaro: screditare moralmente e intellettualmente i movimenti di sinistra che sul piano ideologico si pongono in polemica con il dogmatismo idealista e spiritualista.

Un esempio autorevole del modo ambiguo è confuso con cui, più o meno intenzionalmente, si parla di materialismo da parte dei suoi avversari, è dato da un radiomessaggio che il Pontefice Giovanni XXIII ha lanciato ai cattolici del Belgio a chiusura del locale congresso mariano. Riaffiora una volta di più nel testo del Papa la banale, meschina concezione del materialismo come culto del vitello d'oro, aspirazione esclusiva a beni tastabili e a soddisfazioni grossolane.
Concezione comoda, indubbiamente, per chi voglia illudersi di squalificare senza troppa fatica l'aborrito materialismo, ma che suscita un senso di fastidio e di pena in chiunque conservi un minimo di lucidità mentale.
Ma mettendo da parte gli equivoci più grossolani (chi non sa che un conto è I'essere materialisti su un piano teorico e un conto I'esserlo in un senso volgarmente pratico?), molti altri equivoci e pregiudizi devono essere dissipati alla luce di un attento esame critico. In primo luogo, bisogna guardarsi dal confondere I'uso ristretto e specifico del termine materialismo con quello estensivo e polisenso. In secondo luogo - e tocchiamo così il punto dove si annidano le ambiguità e i luoghi comuni più tenaci - bisogna nettamente distinguere, nel seno stesso del materialismo inteso in senso teorico, il materialismo filosofico tradizionale (dogmatico, metafisico), dal materialismo marxista (*).
Gramsci ha avuto, tra gli altri, il merito rilevante di mettere in guardia contro le acritiche confusioni tra il materialismo tradizionale, sia pure «riveduto e coretto, e la filosofia di Marx, interpretata nel suo spirito più autentico. Il materialismo dialettico infatti - ove questa dialetticità non venga intesa in modo estrinseco e superficiale - è una concezione pienamente autonoma ed irriducibile ad ogni altra posizione filosofica. 

(*Non sarà inopportuno ricordare che, nell'espressione materialismo storico, il termine materialismo ha un valore puramente metaforico e che esso si giustifica solo in base alle origini storico-psicologiche della dottrina, in base cioè alle vicende culturali in cui il suo o i suoi autori si trovarono impegnati. Quando infatti si parla di condizioni materiali di esistenza, di forze materiali di produzione ecc., non ci si riferisce naturalmente nè all'oscuro Ente Materia su cui ragionano le metafisiche materialiste, nè al concetto di materia di cui si servono le scienze naturali (fisica, chimica): bensì, come è ovvio, alla realtà delle condizioni economiche e delle strutture della società (cosa questa - occorre dirlo? - ben diversa dall'interesse particolare, immediato, gretto dei singoli individui).


MATERIALISMO DIALETTICO E MATERIALISMO METAFISICO

Nella prima parte di questa pagina ho detto che uno dei punti intorno a cui si affollano gli equivoci e le confusioni più gravi, è quello che riguarda la differenza tra la filosofia di Marx e il materialismo filosofico tradizionale. Aggiungevo inoltre che il materialismo dialettico che vuol essere I'orizzonte teoretico generale della dottrina marxista - è una posizione filosofica assolutamente originale e non riducibile a nessun'altra (a condizione però che il suo carattere dialettico venga inteso nel modo più profondo e rigoroso). In questa breve nota vorrei contribuire all'opportuna opera di chiarificazione, mostrando alcuni aspetti salienti della differenza di cui sopra. Mi limiterò a cenni molto rapidi e puramente orientativi, consapevoli che problemi del genere esigono, in altra sede, ben altra trattazione.
Mio  intento, è soprattutto quello di stimolare lo spirito critico del lettore richiamando la sua attenzione sulla necessità di avere idee ben chiare e precise quando si parla di materialismo e in particolare di materialismo marxista.

Queste idee chiare e precise non ci sono purtroppo state nel passato, e neppure oggi si può dire, che ci siano completamente e dappertutto. Le ragioni di questo fatto sono varie e costituiscono senza dubbio un capitolo interessante e istruttivo della storia della cultura, e in particolare della cultura popolare, dagli ultimi decenni dell'Ottocento ai primi decenni del Novecento. Provvisorie combinazioni e alleanze con altre correnti di pensiero "per combattere i residui del mondo precapitalistico nelle masse popolari, specialmente sul terreno religioso" (Gramsci); drastiche semplificazioni e schematizzazioni a scopo divulgativo; travisamenti da parte di frettolosi e banali ripetitori, ebbero a determinare nel campo del pensiero marxista un certo allentamento del rigore filosofico, un certo intorbidamento di concetti.
In questa situazione culturalmente vivace ma teoreticamente confusa è avvenuto, come scrive Gramsci, che "la filosofia dello prassi subisce una doppia revisione. Da una parte alcuni suoi elementi sono stati assorbiti e incorporati da alcune correnti idealistiche... Dall'altro i cosidetti ortodossi, preoccupati di trovare una filosofia che fosse, secondo il loro punto di vista molto ristretto, più comprensiva di una semplice interpretazione della storia, hanno creduto di essere ortodossi identificandola fondamentalmente col materialismo tradizionale. Questi ortodossi o pseudo ortodossi - e Gramsci cita il Plekhanov come il più autorevole fra di essi - sono per ironia, degli autentici eterodossi poichè "concepiscono la loro filosofia come subordinata a una teoria materialistica (volgare) come altri a quello idealistica", laddove la vera ortodossia, cioè - come dice l'etimo - la giusta opinione, va ricercata nel concetto fondamentale che "la filosofia della prassi basta a sè stessa", che essa "contiene in sé tutti gli elementi fondamentali per costruire una totale e integrale concezione del mondo, una totale filosofia e teoria d.elle scienze naturali...".
Chi va alla ricerca di estranei sostegni su cui far poggiare la filosofia del marxismo sacrificandone quindi I'autonomia, si pone al di fuori di una ortodossia bene intesa.

Ma entriamo ora, dopo questa premessa, nel vivo del nostro argomento. La prima esplicita contrapposizione del nuovo al vecchio materialismo la troviamo nelle famose 11 tesi formulate da Marx a Bruxelles nella primavera del 1845). Nella prima tesi, che è anche la più importante, è contenuta una critica radicale a "tutto il materialismo passato compreso quello di Feuerbach" e sono abbozzate le prime linee di una concezione che, secondo quanto Marx affermava negli scritti precedenti, giunga a realizzare la fusione tra naturalismo e umanismo Contro il vecchio materialismo e, più in generale contro le posizioni del realismo ingenuo, viene mossa I'accusa di fare del soggetto senziente qualcosa di passivo e di puramente recettivo di fronte alla realtà esterna, e quindi, di svalutare l'attività umana, il lato soggettivo, la prassi (valorizzati invece, su un piano astratto, dall'idealismo).

Ma c'è di più. Quando il materialista metafisico parla di materia, egli non allude alla quotidiana realtà fenomenica (le cose, gli oggetti che ci circondano), e neppure allude - a rigore - al concetto di materia quale è postulato dal moderno pensiero scientifico, ma si riferisce ad un Ente Materia, ad una materia come cosa in sè (che fra l'altro non si riesce a capire bene che cosa sia), di cui l'attività cosciente dell'uomo sarebbe nulla più che una accidentale manifestazione.
Il materialismo metafisico fa insomma della materia un principio primo non meglio definito, una essenza del reale altrettanto statica quanto astratta.
Non così il materialismo dialettico. Il carattere materialistico di quest'ultimo è spoglio da ogni sottinteso metafisico; esso vuole rappresentare soprattutto una energica rivendicazione polemica della effettività e concretezza del reale. Più esattamente: vuol essere un netto rifiuto della tesi idealistica che fa riassorbire la realtà del mondo, dell'ambiente, nella realtà del soggetto, dell'io. Ma respinto un dogmatismo, il materialismo dialettico non vuole metterne avanti un altro. Come scrive Antonio Banfi, esso "non pone la materia come realtà assoluta e perciò non pretende di definirla come se si trattasse di una entità in sè sussistente... Lungi dall'essere la teoria di una realtà, in sè, il materialismo dialettico garantisce la realtà quale è sul piano dell'esperienza umana...".

La dialetticità di questo materialismo consiste anzitutto nel riconoscere un rapporto di attiva correlazione tra il soggetto e I'oggetto, tra l'io e le cose, per cui appunto, scrive ancora Banfi, "io sono nel mando in mezzo ad esse a conoscere e ad agire, ed esse si offrono alla mia conoscenza e alla mia azione".
I due termini (soggetto e oggetto, io e mondo) non possono essere presi isolatamente al di fuori della sintesi dinamica che li comprende: il farlo è indice di mentalità antidialettica e conduce inevitabilmente alla metafisica e al dogmatismo. In secondo luogo, tale dialetticità coglie e sottolinea lo sviluppo del mondo storico attraverso le sue stesse contraddizioni; stabilisce un nesso di interdipendenza e di azione reciproca tra i vari molteplici aspetti della realtà (si veda ad esempio come il marxismo concepisce il rapporto fra "struttura" e "sovrastruttura".
È questa dialetticità, questo carattere dialettico, che differenzia recisamente il materialismo marxista da quello tradizionale e che preserva il primo dai gravi difetti dogmatici che viziano il secondo.


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TRATTATO SUL GOVERNO - John Locke

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giovedì 2 agosto 2018

FËDOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKIJ - Vita e opere (Life and Works)


Ritratto di Dostoevskij (1872) Vasilij Perov (Galleria Tret'jakov, Mosca)

FËDOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKIJ

Fëdor Michajlovič Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821 (11 novembre del calendario gregoriano), secondogenito di Michail Andreevič, medico, discendente da un antico ceppo lituano, e di Marija Fëdorovna Nečaeva, figlia di commercianti moscoviti.
I due figli maggiori, Michail e Fëdor, studiano insieme a Mosca e a Pietrroburgo, dove preparano gli esami per l'ammissione all'Istituto militare d'ingegneria.
Dopo la motte della moglie (febbraio 1837) il padre si è ritirato in una piccola proprietà a 150 verste da Mosca; là si abbandona al bere e maltratta i propri contadini, finché un gruppo di questi, esasperato, Io uccide. All'annuncio della sua morte Fëdor, secondo alcune testimonianze, avrebbe avuto il primo attacco di epilessia, il male che lo accompagnerà per tutta la vita.
Nell'agosto 1843, terminati i corsi, Dostoevskij  entra in servizio effettivo presso il Comando d'ingegneria militare di Pietroburgo. Ma dopo un anno rassegna le dimissioni e abbandona la vita militare. Ha appena terminato - scrive al fratello Michail - "un romanzo dell'ampiezza di Eugénie Grandet" (l'opera di Honoré Balzac da lui tradotta l'anno prima): si tratta di Povera gente, un romanzo epistolare che entusiasma i maggiori critici democratici, fra cui l'autorevolissimo Belinskij, e, pubblicato nel gennaio 1846, rende subito celebre il giovane autore, salutato come un nuovo Gogol'.
La sua attività letteraria assume subito un ritmo travolgente: più di un romanzo all'anno (senza contare i racconti), benché la malattia si stia aggravando (il primo forte attacco risale al luglio 1847). Sin dal secondo romanzo, Il sosia, Dostoevskij rivela la propria originalità, allontanandosi dalla "scuola naturale" e dall'esempio di Gogol'; ciò provoca un raffreddamento, e ben presto la rottura, con I'ambiente di Belinskij e dei critici democratici.
Dal 1847 Dostoevskij  frequenta il circolo fourierista di M. V. Petraševskij Butaševič, dove subisce l'influenza del "comunista" Spesnev, che chiamerà "il mio Mefistofele". 
Nel 1849 l'intero gruppo è arrestato e condannato a morte, Dostoevskij e i suoi compagni sono graziati davanti alle armi spianate. Ma era un'atroce commedia: già da qualche giorno Io zar Nicola I aveva commutato la pena nella deportazione.
Il 24 dicembre i condannati partono per la Siberia. Sino al febbraio 1854 Dostoevskij sconta nel penitenziario di Omsk la prima parte della condanna. Poi serve come soldato semplice nel battaglione siberiano di stanza a Semipalatinsk.
Morto Nicola I (febbraio 1855), il nuovo zar Alessandro II concede allo scrittore la nomina a sottufficiale e poi a ufficiale, poi il congedo e l'autorizzazione a tornare in Russia e a pubblicare. Il 6 febbraio 1857 Dostoevskij  sposa Marija Dmitrievna, vedova Isaeva. Nel marzo 1859 arriva finalmente il congedo, per motivi di salute (le sofferenze fisiche e morali hanno aggravato il suo male); in dicembre Dostoevskij si stabilisce a Pietroburgo. Nello stesso anno compaiono su due riviste Il sogno dello zio e Il villaggio di Stepancikovo.
A partire dal settembre 1860 escono a puntate le Memorie di una casa morta, che rievocano con animo cristiano l'esperienza della deportazione; nel gennaio seguente il primo numero di "Vremja" "Tempo), una rivista fondata e diretta da Dostoevskij, comincia a pubblicare Umiliati e offesi.
Dopo un viaggio in Francia, Inghilterra (dove incontra Aleksandr Hetzen), Germania, Svizzera e Italia (giugno-settembre 1862), Dostoevskij inizia la tempestosa relazione (adombrata poi ne Il giocatore) con Apollinarija Prokof'evna Suslova. "Vremja" chiude nel maggio 1863, a causa dell'articolo sulla Polonia di uno stretto collaboratore. 
Dostoevskij viaggia all'estero con la Suslova (agosto-novembre); rientra poi a Mosca, dove la moglie è gravemente malata.
Il 21 marzo 1864 esce il primo numero di "Epocha", fondata e diretta da Michail e Fëdor Dostoevskij. La rivista polemizza vivacemente con i giornali di tendenza democratica. Fëdor vi pubblica, oltre a vari articoli, le Memorie del sottosuolo, dalle quali si può datare la sua fase maggiore.
Il 15 aprile muore la moglie, il 10 luglio il fratello Michail, lasciando la famiglia priva di mezzi e assediata dai creditori. Fëdor, senza esservi giuridicamente tenuto, decide di far fronte ai debiti del fratello con i propri averi, e si mette disperatamente alla ricerca di denaro, anche per tenere in vita la rivista. Ma "Epocha" chiude con il numero del 22 marzo 1865, in cui compare un racconto umoristico di Dostoevskij, Il coccodrillo.
Incalzato dai creditori, Dostoevskij "fugge" all'estero (luglio-ottobre), dopo aver firmato un contratto capestro con l'editore Stellovskij. Durante il viaggio comincia a lavorare a Delitto e castigo e, con procedimento che resterà costante nelle opere successive, lo pubblica a puntate (dal gennaio 1866) mentre è ancora in corso di stesura. Intanto l'impegno con Stellovskij sta per scadere; se non riceverà il romanzo promesso, l'editore potrà pubblicare tutte le opere future di Dostoevskij  senza pagare alcun compenso. Un amico consiglia di ricorrere a una stenografa. Dal 4 al 29 ottobre 1866 Dostoevskij  detta a Anna Grigor'evna Snitkina Il giocatore, e il 1°novembre lo consegna puntualmente.
Il 15 febbraio 1867 Dostoevskij  sposa a Pietroburgo la sua stenografa, che ha vent'anni meno di lui. Sarà una compagna piena d'amore e una collaboratrice preziosa. In aprile i due sposi partono per un viaggio all'estero che durerà più di quattro anni. A Dresda e a Ginevra, in Francia, a Milano, Firenze (novembre 1868 - luglio 1869), Venezia, Vienna, Praga, di nuovo a Dresda (di là tornerà in patria nell'estate 1871), lo scrittore è travolto a più riprese dalla passione per il gioco, e più di una volta si riduce letteralmente alla fame. Ma sono anni straordinariamente fecondi. Negli ultimi mesi del 1867 Dostoevskij  inizia L'idiota, pubblicato a puntate dal gennaio e terminato a Firenze nella primavera 1869; nei due anni successivi scrive L'eterno marito (1870), racconto "umoristico" che gode di un posto a sé nell'ambito della sua opera, e il grande romanzo "contro i nichilisti", I demoni.
Tornato in Russia, Dostoevskij frequenta ambienti governativi e vicini alla corte. Dal 1° gennaio 1873 assume la direzione del "Grazdanin" "Il cittadino), quindicinale di tendenza conservatrice, dove cura le notizie di politica internazionale e scrive una rubrica fissa, il Diario di uno scrittore. Nell'aprile 1874 la rivista annuncia però, adducendo motivi di salute, che Dostoevskij lascia la direzione: in realtà lo scrittore è di nuovo controllato dalla polizia. Dopo L'adolescente (1876), egli scrive e pubblica una nuova rivista, il "Diario di uno scrittore" (1877); intanto comincia a lavorare all'ultimo grande romanzo, l fratelli Karamazov, che esce a puntate dal gennaio 1879.
Nel giugno 1880 Dostoevskij  (dal dicembre 1877 membro dell'Accademia delle Scienze) legge il discorso in onore di Aleksandr Sergeevič Puškin durante le celebrazioni per il centenario della sua nascita. In dicembre escono in volume i Karamazov.
Il 28 gennaio 1881 Dostoevskij muore di enfisema polmonare nel suo appartamento di Pietroburgo. Il 31 gennaio una grande folla accompagna la salma al cimitero dell'Aleksandro-Nevskaja lavra.



ARTHUR SCHOPENHAUER - Vita e opere (Life and Works)

 Ritratto di Arthur Schopenhauer (1815-1818) Ludwig Sigismund Ruhl

ARTHUR SCHOPENHAUER

Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860). Figlio di Heinrich Floris Schopenhauer, proprietario terriero e ricco commerciante, e da Johanna Trosiener, donna di grande sensibilità e intelligenza, frequentatrice di ambienti letterari ed essa stessa scrittrice nota. Dopo la caduta della repubblica di Danzica sotto il dominio prussiano, il padre, di convinzioni repubblicane, si trasferì con la famiglia ad Amburgo, ove intensificò la sua attività commerciale. Preoccupato del carattere chiuso e riflessivo del figlio, Heinrich Schopenhauer cercò di distrarlo con viaggi e permanenze all'estero: dal 1797 al 1799 Arthur abitò a Le Havre, presso un commerciante amico, e successivamente, tra il 1803 e il 1804, compì un lungo viaggio in Olanda, Inghilterra, Francia, Svizzera e Austria. L'intento del padre era anche quello di far conoscere il più possibile il mondo al figlio per prepararlo all'attività commerciale a cui lo aveva destinato e a cui il giovane si dedicò a malincuore, per compiacere il padre. Questi viaggi ebbero però il risultato di aprire la mente del giovane a paesi e culture europee diverse, contribuendo a formarlo ad una cultura europea di vasto respiro e con una grande padronanza delle lingue straniere.
Nel 1805 comincia a lavorare nel commercio; nell'aprile il padre muore suicida, ed il giovane Schopenhauer continua per altri due anni l'attività commerciale, quasi per onorare la volontà paterna. Ma, dotato di un ricco patrimonio finanziario e terriero e privo di preoccupazioni economiche, è ormai in grado di potersi dedicare liberamente ai suoi autentici interessi filosofici, scientifici e letterari.
Nel 1807, infatti, decide di seguire questa sua vera vocazione, incoraggiato in questo dalla madre, e inizia gli studi classici a Gotha per terminarli a Weimar, ove la madre si era nel frattempo trasferita, aprendo un salotto letterario frequentato da intellettuali di primissimo piano, tra cui Goethe e Wieland. Si iscrive quindi all'Università di Cottinga, ove Gottlob Ernst Schulze lo inizia alla conoscenza di Platone e di Kant, che rimarranno i suoi veri maestri filosofici. Nel 18111 segue a Berlino le lezioni di Fichte, maturando però ben presto un distacco dall'idealismo, che si trasforma in opposizione implacabile. Nel 1813 si dedica alla stesura della dissertazione Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, con cui consegue sul finire dello stesso anno il dottorato in filosofia presso I'Università di Jena. Importante, in questo periodo, la conoscenza di Friedrich Majer, orientalista, dal quale viene iniziato alla conoscenza delle filosofie e della cultura orientale, che tanto rilievo avranno nella sua filosofia.
Stabilitosi successivamente a Dresda, nel 1816 pubblica il Trattato sulla vista e i colori e lavora intensamente alla stesura di quello che sara il suo capolavoro, Il mondo come volontà e rappresentazione, che uscirà presso l'editore Brockhaus nel 1818.
Dopo un anno di permanenza in Italia, nel 1820 consegue a Berlino la libera docenza e tiene il suo primo corso libero presso quella università, facendo coincidere, per ostilità con Hegel, le sue ore di lezione con quelle del grande filosofo, allora all'apice del successo. Il risultato assai deludente fu che Schopenhauer dovette interrompere il corso per mancanza di studenti, e da allora maturò un disprezzo - assai giustificato in uno spirito libero, ricco di varia cultura e cresciuto in ambienti di alta cultura - per I'ambiente universitario e la filosofia accademica.
Compì quindi un secondo viaggio in Italia nel 1822, e I'anno successivo, dopo varie permanenze a Monaco, Dresda, Berlino e altri luoghi, decide di stabilirsi a Francoforte sul Meno. Qui dedicherà la sua vita, povera di fatti esteriori, allo studio e alla produzione filosofica, che si fa particolarmente intensa; nel 1836 pubblicala Volontà nella natura e nel 1841 I due problemi fondamentali dell'etica, in cui riunisce due scritti di etica: la Libertà del volere umano, del 1839, scritta per partecipare ad un concorso dell'Accademia norvegese di Trondheim, che fu premiato , e Il fondamento dello morale, del 1840, presentato ad un concorso bandito dalla Società reale di Danimarca, che fu invece contestato.
Nel 1844 pubblica una nuova edizione del Mondo come volontà e rappresentazione, a cui unisce un ponderoso volume di Supplementi, che sviluppano e arricchiscono di nuove riflessioni e tematiche le idee centrali della sua opera principale. Ma anche questa volta come la precedente, I'opera non ebbe successo.
Ma il successo arrivò infine proprio con la pubblicazione dei Parerga e Paralipomena;lo stile limpido e letterariamente pregevole (in cui si nota quanto egli avesse fatto tesoro della frequentazione personale e letteraria di Goethe e degli altri scrittori che aveva conosciuto e letto) e la facilità con cui esponeva problemi filosofici complessi e profondi, insieme a riflessioni morali sulle esperienze di vita, sortirono un effetto che le altre opere non avevano potuto produrre. Un pubblico sempre più vasto comincia ad interessarsi di Schopenhauer; il famoso storico della filosofia Johann Eduard Erdmann (Wolmar, 13 giugno 1805 – Halle sul Saale, 12 giugno 1892)  gli dedica due saggi nel 1853 e nel 1854, mentre, ancora nel 1853, usciva sulla Westminster Review un saggio rilevante di John Oxenford (12 agosto 1812 - 21 febbraio 1877) sul suo pensiero, diffondendone cosi la conoscenza anche all'estero ed inaugurando una serie di studi anche di filosofi accademici sulla filosofia schopenhaueriana. Intanto si moltiplicava la schiera degli amici e dei discepoli, sull'onda di un insperato successo.
Stava attendendo alla riedizione delle sue opere principali quando la morte lo colse, nel pieno del successo, nella sua casa di Francoforte, il 2 settembre 1860.


LE OPERE

Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente (titolo originale: Über die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichenden Grunde), 1813.

Sulla vista e i colori (titolo originale: Über das Sehen und die Farben), 1816.

Il mondo come volontà e rappresentazione (titolo originale: Die Welt als Wille und Vorstellung), 1818/1819, secondo volume, 1844.

Sul volere nella natura (titolo originale: Über den Willen in der Natur), 1836.

Sulla libertà del volere umano (titolo originale: Über die Freiheit des menschlichen Willens), 1839.

Il fondamento della morale (titolo originale: Über das Fundament der Moral), 1840.

Parerga e paralipomena (titolo originale: Parerga und Paralipomena), 1851.


OPERE POSTUME

Aforismi sulla saggezza del vivere (scelti dai Parerga und Paralipomena)

Consigli sulla felicità (antologia dagli Aforismi)

Come pensare da sé. Antologia essenziale per chi vuole usare la propria testa

Il giudizio degli altri

Il primato della volontà

La filosofia delle università

L'arte di conoscere se stessi

L'arte di essere felici esposta in 50 massime

L'arte di farsi rispettare esposta in 14 massime

L'arte di insultare

L'arte di invecchiare

L'arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi

L'arte di ottenere rispetto

L'arte di trattare le donne

L'arte della musica

Memoria sulle scienze occulte

Metafisica dei costumi. Lezioni filosofiche

Metafisica dell'amore sessuale. L'amore inganno della natura

Sulla felicità e sul dolore

Sulla lettura e sui libri

Sulla lingua e sulle parole

Sulla religione (antologia da varie opere)

Sul mestiere dello scrittore e sullo stile


VEDI ANCHE . . . 

ARTHUR SCHOPENHAUER - Vita e opere (Life and Works)

IL MONDO COME VOLONTÀ E COME RAPPRESENTAZIONE (The World as Will and Representation) - Arthur Schopenhauer


mercoledì 1 agosto 2018

VOLTAIRE - Cronologia della vita e opere (Chronology of Life and Works)




CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE DI VOLTAIRE


1694 - 21 novembre -  Nasce a Parigi, da François, notaio allo Chàtelet, e da Matguerite D'Aumard, Frangois-Marie Arouet, che nel 1718 prenderà il nome di Voltaire, anagramma di Arouet l(e) j(eune).

1704 -  Muore la madre di François-Marie Arouet, che entra nel collegio gesuita Louis-le-Grand.

1710 - Agosto. Termina gli studi al collegio Louis-le-Grand. Comincia gli studi universitari in giurisprudenza.

1713 - Al fine di imporgli una disciplina, François Arouet manda il figlio a Caen, poi, in settembre, all'Aia, segretario dell'ambasciatore francese. Il giovane si lega con Olympe Du Noyer. Indirizza a J.B. Rousseau un'Ode sur les malheuts da temps. A fine anno ritorna a Parigi.

1714 - Rimessosi agli studi di giurisprudenza, concorre senza successo al premio di poesia dell'Accademia di Francia con Le Vœu de Louis XIII 

1715 -  Pubblica Le bourbier e L'Antigiton.

1716 - Scrive Œdipe
Il 5 maggio viene accusato di versi satirici contro il reggente, viene esiliato a Sully-sur-Seine. Si lega con l'attrice Suzanne de Livry, poi marchesa di Gouvernet.

1717 - Fa ritorno a Parisi: scrive alcune satire e comincia il poema La Henriade sulle gesta di Enrico IV alla fine delle guerre di religione in Francia (1589-94).
Il 17 maggio viene accusato di versi satirici contro il reggente, viene imprigionato alla Bastiglia.

1718 -  11 aprile. Liberato dalla Bastiglia, è esiliato a Châtenay. Trionfo di Œdipe.

1719 -  Pubblicazione di Œdipe. Voltaire conduce vita mondana al castello di Saint-Ange, alla corte del duca del Maine a Sceaux, a Châtillon, a Blois, ecc.

1720 - Prima rappresentazione di Artémire.

1721 - Novembre. Offre al reggente il manoscritto della Henriade.

1722 - 1° gennaio. Muore Frarçois Arouet.
Luglio..Dopo un oculato investimento dell'eredità paterna, Voltaire parte per Bruxelles con Madame de Rupelmonde.
Scrive Pour et contre.
Dicembre. Incontra lord Bolingbroke, esule in Francia, verso cui nutre un sentimento di profonda stima.

1723 -  Scrive l'Essai sur les guerres civiles, e pubblica  Henriade (con il titolo La ligue), che gli dà immensa popolarità.

1724 - Prima rappresentazione di Marianne.

1725 - Presenta  Fête de Bélébat. Rapptsentazione dell'Indiscret.
6 ottobre. Invia una copia della Henriade  a Giorgio I d'Inghilterra e gli esprime il desiderio di visitare il suo regno.
Novembre. Riceve una pensione sull'appannaggio della regina.

1726 - Aprile. Lite di Voltaire con il cavaliere di Rohan che lo fa bastonare dai suoi servi. Per avere cercato di ottenere riparazione, viene imprigionato alla Bastiglia per quindici giorni. Costretto all'esilio, parte per l'Inghilterra. Vi rimarrà per circa tre anni.

1727 - Comincia la storia di Carlo XII di Svezia.

1728 - Pubblica la seconda edizione della Henriade a Londra. In novembre, probabilmente, fa ritorno a Parigi.

1729 - Termina la prima stesura della Histoire de Charles XII. Scrive Brutus. In maggio è a Luneville, alla corte del duca di Lorena.

1730 - Procede alla stesura delle Lettres philosophiques.

1731 - Gennaio. La Histoire de Charles XII è sequestrata dalla polizia francese. Da questo momento Voltaire prende a scrivere in modo sempre più libero, e le sue opere incontrano quasi tutte la persecuzione aperta o almeno gravi difficoltà da parte delle autorità.

1732 - 7 marzo. Prima rappresentazione di Eriphyle (poi Sémiranis).
Maggio. Comincia a scrivete Le siècle de Louis XIV. Prima edizione di una raccolta di opere di Voltaire.
13 agosto. Trionfo della tragedia Zaïre.
Dicembre. Interrompe la stesura del Siècle de Louis XIV per cominciare Le Temple du Goût.

1733 - Marzo. Pubblicazione de Le Temple du Goût.
Giugno. Cominciano i rapporti tra Voltaite e Gabrielle-Emilie du Châtelet.

1734 - Les Lettres philosophiques sono edite in Olanda.
10 giugno. Il parlamento di Parigi condanna Les Lettres philosophiques a essere arse per mano dei boia. Voltaire si rifugia presso Madame du Châtelet nel castello di Citey, dove - con numerose interruzioni per i vari viaggi, soprattutto nei Paesi Bassi - risiede per circa dieci anni. In agosto il duca Carlo Federico di Holstein, erede presuntivo al trono russo, lo invita al proprio servizio con una ricca pensione. Voltaire rifiuta.

1935 - Lavora al poema La pucelle d'Orléans e al Siècle de Louis XIV.
Viene a conoscenza del caso del curato ateo Jean Meslier (1664-1729).
11 agosto. Rappresentazione della tragedia La mort de Jules César.

1736 - 27 gennaio. Rappresentazione Alzire, ou les Américains.
8 agosto. Prima lettera del principe reale di Prussia, il futuro Federico II, a Voltaire. Pubblicazione dell'Epître à Madame la marquise du Châtelet sur la calomnie.
Novembre. Nuove serie minacce delle autorità lo costringono a partire per i Paesi Bassi.

1737 - Ritorna a Cirey. In dicembre termina la tragedia Mérope.

1738 - Pubblicazione delle Epîtres sur le bonheur e degli Eléments de la philosophie de Newton. Si dedica a studi e a esperimenti scientifici. Battaglia di libelli fra Voltaire e Desfontaines (autore della Voltairomanie).
Scrive i primi Discours sur I'homme e L'envieux.

1739 - Si amplia la polemica sulla Voltairomanie.
Agosto. Vie de Molière. Stesura della Réponse à toutes les obiections principales faites en France contre la philosophie ile Newton.
24 novembre. Sequestro del Recueil des pièces fugitives, che riunisce De la gloire (un dialogo sul  Discours su I'Histoire universelle di Bossuet) e una prima parte del Siècle de Louis XIV.

1740 - Gennaio. Federico di Prussia termina il suo Antimachiavel, che Voltaire si incarica di rivedere e di pubblicare in Olanda. Revisione del Charles XII in base a nuovi documenti.
Settembre. Incontro a Kleve fra Voltaire e Federico II (re di Prussia dal 31 maggio). Voltaire fa un rapido viaggio a Berlino.
Pubblicazione della Métaphysique de Newton, ou parallèle des sentiments de Newton et de Leibnitz.

1741 - Modifica la dedica della Henriade a Federico II, giudicandola inopportuna per le azioni belliche del re ("Laisse les autres rois, ces faux dieux de la terre..., porter de toutes parts ou la fraude ou la guerre:...  de leurs fausses vertus Iaisse-les s'honorer; ... ils désoIent le monde, et tu dois l'éclairer"). Comincia a lavorare attorno all'Essai sur I'histoire générale (poi Essai sur les mœurs).

1742 - Mahomet, recitato alla Comédie-Française, viene proibito dal governo.
Settembre. Incontra Federico II ad Aquisgrana, essendo stato incaricato di una missione ufficiosa presso il re di Prussia per convincerlo a riprendere le ostilità conto l'Austria, sospese l'anno prima, in seguito al trattato di Breslavia, che aveva riconosciuto alla Prussia il possesso della Slesia.

1743 - Si presenta all'Accademia di Francia, ma è respinto.
Giugno-agosto. Parte per i Paesi Bassi e la Prussia, incaricato dal ministro degli esteri di una missione diplomatica.
Ottobre. Federico II lo invita a stabilirsi a Berlino. Voltaire rifiuta.
3 Novembre. È eletto alla Royal Society di Londra.

1744 - Pubblicazione di Mérope. Stesura della Princesse de Navarre.

1745 - A Versailles nei primi mesi dell'anno, è nominato, il 1° aprile, storiografo del re.
Aprile. Comincia la pubblicazione, sul "Mercure de France", della parte iniziale dell'Essai sur les mœurs, con il titolo: Nouvaeau plan d'une histoire de l'esprit humain. La pubblicazione continua fino al giugno del 1746. Pubblicazione del poema La bataille de Fontenoy, per celebrare la vittoria francese dell'11 maggio di quell'anno. Fondandosi su documenti del ministero della guerra, comincia a scrivere, nell'autunno, la Histoire de la guerre de 1741.
15 dicembre. Primo contatto epistolare fra Voltaire e Jean-Jacques Rousseau.
In dicembre stringe rapporti intimi con la nipote, Marielouise Mignet, rimasta vedova I'anno prima di Nicolas Denis.

1746 - 18 marzo. Presenta a Luigi XV il manoscritto della Histoire de la guerre de 1741.
25 aprile. È eletto all'Accademia di Francia, e in giugno a quella di Pietroburgo.
Agosto. Scrive Sémiramis.
Dicembre. Primi contatti con D'Alembert.


1747 - Luglio. Scrive Memnon, che diventerà Zadig.

1748 - A Luneville, alla corte di Stanislao Leszczynski.
Pubblicazione degli Anecdotes sur Louis XIV, degli Anecdotes sur Pierre le Grand, del Panégirique de Louis XV e di Pandore.

1749 - Federico II gli chiede che finisca il Siècle de Louis XIV.
10 settembre. Muore Madame du Châtelet.
Diderot gli invia in lettura la Lettre sur les aveugles.

1750 - Giugno. Parte per Berlino: resterà assente da Parigi ventotto anni: Nel corso di questo viaggio visita i campi di battaglia dell'ultima guerra.

1751 - Longchamps, segretario di Voltaire, gli sottrae a Parigi i manoscritti dell'Histoire générale, del Siécle de Louis XIV e della Guerre de 1741. Alla fine gli vengono restituiti.

1752 - Settembre. Primi screzi di Voltaire con il matematico Maupertuis, presidente dell'Accademia delle Scienze di Berlino.
Ottobre. Terminata la  Histoire de la guerre de 1741, Voltaire ne invia alcune copie del manoscritto alla Pompadour, al conte d'Argenson e al maresciallo di Richelieu.

1753 - Marzo-aprile. In polemica con un'edizione del Siècle de Louis XIV pubblicata da La Beaumelle - amico di Maupertuis - con note "scandaleuses", Voltaire scrive il Supplément au siécle de Louis XIV.
27 marzo. In seguito alla rottura con Federico II, Voltaire lascia Berlino.
Ospite della duchessa di Sassonia-Gotha, comincia a scrivere, per sua richiesta, gli Annales de l'Empire.

1754 - Nella ricca biblioteca del benedettino Calmet, presso l'abbazia di Sénones, lavora alla Histoire générale.
12 dicembre. Arriva a Ginevra.

1755 - Sono pubblicate due edizioni apocrife de l'Histoire de la guerre de 1741. Protesta di Voltaire presso i sindaci della Librairie (l'organismo che in Francia esercita la censura e il controllo delle pubblicazioni) e l'Accademia di Francia.

1756 - Marzo. Pubblica il Poème sur le désastre de Lisbonne, scritto sotto l'impressione delle tragiche notizie su quel terremoto.
Nella Histoire générale depuis Cbarlemagne jusqu'à nos jours, edita dai Cramer, il Siècle de Louis XIV forma I'ultima parte.
Agosto. Esamina il manoscritto delle Annales politiques dell'abate di Saint-Pierre.
Novembre. Propone al conte d'Argenson, ministro della guerra, la costruzione di "carri di combattimento", ispirati a quelli babilonesi.
Dicembre. Inizia una campagna in difesa dell'ammiraglio inglese Byng, ingiustamente condannato a morte.
Scrive l'articolo Histoire per l' Encyclopédie.
Pubblicazione della Histoire générale (Essai sur les mœurs).

1757 - Giugno. Accetta di scrivere la storia di Pietro il Grande e riceve dalla Russia documenti e memorie.
Dicembre. L'articolo Genève dell'Encyclopédie, ispirato da Voltaire, fa grave scandalo a Ginevra, e suscita ripercussioni anche in Francia, la rottura fra Diderot e D'Alembert, che abbandona la direzione dell'opera.
La pubblicazione dell'Encyclopédie è sospesa fino al 1766.

1758 - Ottobre. Acquista Ferney, nei pressi di Ginevra.

1759 - Gennaio. Pubblicazione di Candide.
Termina la prima parte della Histoire de la Russie, che viene pubblicata solo l'anno dopo con l'approvazione della zarina.
Relation de la maladie... du jésuite Berthier, aperta polemica anticristiana.

1760 - Voltaire è a Ferney. Il suo modo di vivere (feste e rappresentazioni teatrali) gli suscitano contro l'ostilità del concistoro ginevrino. Rottura con Rousseau.
Scrive la tragedia storica Tancrède, che dedica alla Pompadour.

1761 - Prende le difese del pastore Rochette, condannato a morte dal parlamento di Tolosa (e giustiziato il 18 febbraio).
Epître à Madame Denis sur I'agriculture. Comincia il Commentaire sur Cornèille.

1762 - Febbraio. Extrait des sentiments ile Jean Meslier.
Sermon de cinquante.
Aprile. Esecuzioni di Jean Calas a Tolosa. Voltaire comincia a interessarsi del tragico processo, dopo avere fatto venire a Ferney i familiari superstiti.
In polemica con Rousseau, scrive le Idées républicaines.

1763 - Traité sur la tolérance. Grazie al suo deciso intervento e alla sua campagna in difesa dei Calas, il parlamento di Tolosa è costretto a rivedere e a cassare nel 1765 il processo contro Jean Calas.
La famiglia ottiene una Pensione.
Agosto. Gibbon visita Voltaire a Ferney..

1764 - Febbraio. Interviene senza successo in favore dei galeotti ugonotti, condannati per ragioni religiose, e propone di stabilire una colonia di protestanti francesi in Guyana.
Giugno. Prima edizione, anonima, del Dictionnaire philosophique portatif.
Dicembre. In polemica con Rousseau, scrive Sentiments des citoyens.

1765 - Maggio. La philosophie de I'histoire, che diventa la prefazione  all'Essai sur les mœurs. Edizioni di Varberg (Amsterdam) del Dictionnaire philosophique, e altre due edizioni, con aggiunte.
Interviene nei disordini scoppiati a Ginevra.


1766 - 1° luglio. Esecuzione del cavaliere de La Barre per empietà e sacrilegio: sul suo cadavere, arso sul rogo, viene bruciata una copia del Dictionnaire philosophique.
15 luglio. Pubblica la Relation de la mort du chevalieir de La Bare, e propone agli intellettuali francesi di rifugiarsi a Kleve, negli Stati di Federico II di Prussia.
Settembre. Commentaire sur le livre des délits et des peines.

1767 - Maggio. Examen important de milord Bolingbroke. Nuova edizione aumentata del Dictionnaire philosophique, e nuova edizione del Siècle de Louis XIV.

1768 - Febbraio. L'homme aux qaarante écus.

1769 - Maggio. Propone a Caterina II, in guerra con i turchi, l'adozione di "carri babilonesi".
Histoire du parlement de Paris.
Nuova edizione del Dictionnaire philosophique, aumentato, con il titolo La raison par alphabet.

1770 - Comincia le Questions sur l'Encyclopédie, riprendendo e sviluppando articoli del Dictionnaire philosophique o dell'Encyclopédie.
Accoglie a Ferney operai ginevrini privi dei diritti di cittadinanza, e crea manifatture di orologi e di calze di seta.
Campagna per la liberazione dei servi di Mont-Jura.

1771 - Appoggia la riforma giudiziaria di Maupeou. Continua le Questions sur l'Encyclopédie.

1772 - Ode per il secondo centenario del massacro di san Bartolomeo.

1773 - Settembre. Fragments historiques sur I'Inde.

1775 - Le cri du sang innocent.
Sostiene calorosamente la politica economica di Turgot, messa in pericolo dagli speculatori di cereali con la cosiddetta "guerra delle farine".

1776 - La Bible enfin expliquée; Lettres chinoises, itdiennes, etc.; Lettres sur Shakespeare.

1777 - Commentaire sur l'Esprit des lois. Prepara la Histoire de l'établissement du christianisne, che uscirà postumo. Risentimento di Voltaire per la mancata visita dell'imperatore Giuseppe II, passato da Ferney.

1778 - 10 febbraio. Si reca a Parigi: l'indomani riceve trecento visitatori. Si propone di confutare Saint-Simon, i cui Mémoires, ancora inediti, gli vengono comunicati.
30 marzo. Seduta in suo onore all'Accademia di Francia.

1778 - 30 maggio. Muore a Parigi, dopo alcuni giorni di malattia. L'autorità religiosa non permette la sua sepoltura in terra consacrata.

1791 - 11 luglio. Per decreto della Costituente, le ceneri di Voltaire vengono solennemente tumulate nel Panthéon,





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